Stipendi per i preti in corsia, sui giornali l’inchiesta dell’Uaar

C’è anche lo stipendio per i sacerdoti assunti negli ospedali per prestare assistenza spirituale, tra i privilegi concessi alla Chiesa cattolica. Un servizio che, sebbene sia decantato come volontario, non sia medico e serva a dare conforto spirituale a chi crede, viene finanziato da tutti i cittadini. Mentre i tagli alla sanità colpiscono i servizi essenziali, certe rendite di posizione sopravvivono. Nelle varie regioni, come stima l’inchiesta Uaar sui costi della Chiesa, la spesa è di almeno 35 milioni l’anno. Una situazione simile a quella dei cappellani militari, inquadrati nell’esercito con tanto di gradi e annessi stipendi, già salita qualche mese fa agli onori delle cronache per un’inchiesta de Le Iene.

A portare alla luce la situazione in Emilia-Romagna è stata un’approfondita ricerca del circolo Uaar di Bologna su alcune Ausl della regione, che evidenzia le prebende elargite. Non solo, ma anche le concessioni e agevolazioni garantite ai religiosi in base agli accordi stipulate con le cliniche: come alloggi e uso esclusivo di locali, servizio pulizia, mensa, parcheggio, pubblicità su siti e spazi della clinica, possibilità di far entrare persone e accedere a dati personali. Il tutto per personale che è alle dirette dipendenze dell’autorità vescovile e si prodiga in attività religiose.

Per il policlinico Sant’Orsola-Malpighi del capoluogo emiliano sono in vigore due convenzioni, una stipulata con l’arcidiocesi e firmata dal cardinale Carlo Caffarra, l’altra con le suore dell’Immacolata Concezione. La convenzione con la curia inquadra cinque assistenti religiosi con trattamento economico di settimo livello per un totale di quasi 128 mila euro l’anno: somma tra l’altro girata a rate trimestrali direttamente all’ordinario diocesano e non ai religiosi interessati. Per le suore non si parla di compenso, ma hanno garantito vitto, alloggio e altro.

L’Ausl di Bologna ha stipulato una convenzione, contenuta in una deliberazione del 2005 e rinnovata tacitamente anno dopo anno, per nove assistenti religiosi. Nel 2006 per questi assistenti l’Azienda sanitaria ha versato 268 mila euro alla curia, che fanno circa 30 mila euro per ogni sacerdote. Confrontando i dati forniti con le tabelle dei compensi e la legge regionale in merito, il circolo nota una discrepanza di qualche migliaio di euro in eccesso a favore degli assistenti. Il passaggio nel 2005 al regime di convenzione, che ha sostituito l’assunzione in organico, comporta inoltre l’erogazione del contributo non più agli interessati ma direttamente alla curia. Nonostante i tagli il numero di assistenti, che dovrebbe essere proporzionale ai posti letto, non sembra sia stato ridotto.

preti-ospedale

Anche la Ausl di Imola garantisce finanziamenti per gli assistenti spirituali. Nel 2009 l’azienda delibera la stipula di due convenzioni, con validità quinquennale (fino al 31 dicembre 2014), con spesa di 105 mila euro ogni anno a favore della diocesi (senza contare agevolazioni varie). Si parla di 70 mila euro per due assistenti all’ospedale di Imola e altri 35 mila per un assistente alla clinica di Castel San Pietro Terme.

Se per Modena e Ferrara si spendono rispettivamente 200 mila e 137 mila euro per i preti in corsia ogni anno, come ricostruito dagli attivisti Uaar si parla di 136 mila euro a Ravenna e 250 mila euro a Parma (qui tra convenzione di Ausl e diocesi e spese dell’Azenda Ospedaliero-Universitaria). Ricapitolando, per le sole province di Bologna, Modena, Ferrara, Ravenna e Parma la somma erogata per i pochi assistenti religiosi allo stato attuale ammonta a un milione e 229 mila euro l’anno. L’inchiesta è stata ripresa su diversi giornali, prima sulla stampa locale (Il Resto del Carlino, Il Corriere di Romagna), quindi su testate nazionali come Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Corriere della Sera.

Anche la politica ha cominciato ad interessarsi, con due interrogazioni in consiglio regionale. Una a risposta scritta di Stefano Cavalli (Lega Nord), nella quale si evidenziava che i valdesi si assumono i costi dell’assistenza religiosa ai propri fedeli. L’altra di Franco Grillini (LibDem), particolarmente attivo nella difesa della laicità e dei diritti degli omosessuali, che si è interessato proprio all’inchiesta Uaar e ha chiesto quanto è  effettivamente costato a livello regionale il servizio religioso tra il 2010 e il 2013.

Il sottosegretario Alfredo Bertelli ha snocciolato le cifre: circa 2,2 milioni di euro ogni anno, per un totale di 8,8 milioni nel periodo 2010-2013. Ha ricordato che la presenza di sacerdoti è prevista dalla legge del 1978 che ha istituito il servizio sanitario nazionale e blindata dal nuovo concordato con il Vaticano del 1984; la Regione, con legge del 1989, lascia alle Ausl la facoltà di stipulare accordi con le diocesi. Grillini, che ha denunciato lo sperpero di denaro pubblico e le discriminazioni di fatto verso non credenti e fedeli di altre religioni, ha quindi preannunciato la presentazione di una risoluzione che chieda un impegno concreto alla giunta: ridurre la spesa a favore dell’assistenza religiosa cattolica, spropositata se si considera il numero di sacerdoti e la supposta “gratuità”. Anche gli alleati del Pd hanno chiesto di tagliare tali costi, ma il partito di maggioranza relativa ha risposto che “c’è ben altro” a cui pensare.

Stupisce che ancora oggi servizi di solidarietà e volti ad affrontare il disagio dei malati negli ospedali siano appaltati ai religiosi — e di fatto solamente a quelli di una sola religione, la cattolica. Quando dovrebbero piuttosto dare spazio, come suggeriamo, agli operatori dei servizi sociali, ai volontari del servizio civile, a tirocinanti di facoltà universitarie e in generale a persone formate per gestire queste situazioni, in maniera laica e davvero inclusiva.

Non si vuole di certo impedire ai malati di cercare un sostegno religioso, se ciò viene richiesto dall’interessato. Ma dovrebbe essere gratuito, come lo è il servizio prestato dall’Uaar in alcuni nosocomi. D’altronde chi frequenta gli ospedali sa bene che i preti hanno le porte aperte, sono molto presenti, talvolta hanno garantita una sistemazione all’interno della struttura e non sono rari i casi in cui purtroppo si mostrano invadenti, circostanza che può risultare sgradevole visto che si sta parlando di persone sofferenti. Un ospedale dovrebbe dare priorità, anche nei bilanci, alle cure mediche e a un tipo di assistenza che possa essere fruibile da tutti e non che sia religiosamente caratterizzata. Chi invece continua a sostenere la necessità di retribuire l’assistenza cattolica non sta purtroppo facendo gli interessi dei cittadini.

La redazione

AGGIORNAMENTO DEL 31 GENNAIO. L’inchiesta Uaar è stata ripresa anche dall’Unità.