Clericalismi a geometria variabile

L’intreccio di interessi tra i rappresentanti istituzionali e politici da una parte e i movimenti religiosi dall’altra è qualcosa di fisiologico. Anzi, ampliando il ragionamento lo stesso discorso vale se al posto della Chiesa o del gruppo religioso di turno si mette una lobby qualunque, perché è appunto questo che fanno le lobby: esercitare pressione sulle istituzioni affinché tutelino gli interessi dei propri rappresentati.

Il problema si pone quando da una legittima richiesta di tutela si passa alla pretesa di vedersi accordati dei privilegi, in particolare il privilegio di negare diritti altrui, e qui purtroppo le lobby religiose si distinguono da tutte le altre. Lo stesso principio vale in tutto il pianeta, quelle che semmai cambiano sono le possibilità che queste pretese possano avere successo; laddove il potere religioso detta legge, come nelle teocrazie mediorientali, non c’è proprio discussione, dove invece c’è una reale separazione tra il civile e il religioso, come nelle laiche democrazie nordeuropee, l’esito è tutt’altro che scontato. Fisiologica è anche la diversa propensione delle varie parti politiche a far proprie o a rigettare le rivendicazioni provenienti dal mondo religioso. In Italia i partiti più clericali si sono storicamente collocati verso destra, e di conseguenza verso sinistra sono stati rilevati comportamenti tendenzialmente più laici, ma questa pseudo classificazione spesso non regge perché molto dipende dallo specifico tema in discussione e soprattutto da un attento calcolo politico.

Prendiamo ad esempio le iniziative dell’attuale amministrazione bolognese nell’ultimo anno, a partire dal referendum sui finanziamenti alle scuole paritarie sostenuto anche dal circolo Uaar del capoluogo emiliano. In quell’occasione il sindaco Virginio Merola (Pd) non solo sostenne il mantenimento dei finanziamenti, facendosi di fatto portavoce della curia, non solo ostacolò in tutti i modi il referendum dislocando pochi seggi in posti fuori mano, ma arrivò perfino a disconoscere l’esito della consultazione. E non si trattava di una semplice petizione, il referendum propositivo è uno strumento previsto dallo statuto comunale.

processione

Indubbiamente il sindaco si guadagnò il rispetto, con annessi e connessi, degli ambienti cattolici, e altrettanto indubbiamente diede adito a malumori tra i sostenitori del referendum, molti dei quali si presume fossero stati anche suoi elettori. Cionostante, a distanza di un anno i finanziamenti alle paritarie sono stati perfino aumentati di ben 200 euro per ogni studente. Nello stesso tempo, a sorpresa, il sindaco del vescovo è diventato anche “antagonista” del vescovo facendosi sponsor della registrazione presso l’anagrafe comunale delle nozze gay celebrate all’estero. Una posizione che di per sé è un atto di civiltà meritevole di plauso, e che non sarebbe nemmeno particolarmente sorprendente se non fosse per l’atteggiamento assunto nei confronti della curia, diametralmente opposto a quello di appena un anno fa. Infatti, secondo quanto riportato dalla stampa, ad esplicita domanda su cosa pensasse della contrarietà della curia per il registro comunale, Merola ha risposto: «Me ne farò una ragione». Un cambio di direzione decisamente radicale e repentino.

E che dire dei rapporti che con la Chiesa hanno gli esponenti della Lega Nord, partito da sempre attento a tradizioni e rituali? Sulla maggior parte dei temi c’è solitamente piena sintonia, pur con ovvie differenze nel modo di trattarli e comunicarli. Basti pensare alle battaglie identitarie a sostegno del crocifisso, che diventa simbolo delle radici cristiane dell’Europa difeso da tutto il partito, piuttosto che alle mozioni parlamentari volte alla cessazione dei rapporti con i paesi dove muoiono i cristiani (gli altri morti non meritano tanto). Oppure ancora all’avversione per i gay, prudente nel caso della Chiesa ma spregiudicata quando cavalcata da gente come Gianluca Buonanno. Eppure c’è almeno un tema su cui Lega e Chiesa non si intendono affatto: quello dell’immigrazione, verso cui il partito auspicherebbe una linea dura, anzi durissima, ma che per la Chiesa rappresenta uno storico cavallo di battaglia.

Perfino il M5s, che ha sempre battuto sul tasto dei costi della Chiesa fin dalla campagna elettorale, che con la senatrice Fucksia ha presentato un disegno di legge per superare la famigerata legge 40 e che con il senatore Cariello ha interrogato il governo sui nuovi regolamenti per il finanziamento dell’edilizia scolastica con l’otto per mille di competenza statale, quando si parla delle aperture domenicali dei negozi non riesce a resistere alla tentazione di sollecitare un nuovo intervento del papa, che tra l’altro era già intervenuto sul tema pochissimi giorni fa in Molise. Evidentemente il sostegno di chi conta puzza ancora meno del denaro.

La redazione

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