“Vaticash: l’ultimo scandalo”: intervista a Mario Guarino

Mario Guarino è giornalista e inviato, autore di inchieste che hanno scandagliato gli intrecci ambigui tra poteri forti, criminalità e politica. Già collaboratore del settimanale Il Mondo, ha pubblicato diversi libri sulla loggia massonica P2 e su Silvio Berlusconi. Non mancano opere che hanno trattato controverse questioni religiose, come Santo impostore. Controstoria di padre Pio e I mercanti del Vaticano. Dopo Il potere della menzogna. Amore, politica, religione, informazione, pubblicità, scienza: vince chi sa raccontare falsità (Edizioni Dedalo) è uscito Vaticash: l’ultimo scandalo (Koinè Nuove Edizioni).

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Redazione: Il libro è una carrellata, nel tempo e nello spazio, sui comportamenti immorali — e soprattutto sui reati — delle gerarchie ecclesiastiche. Una parte preponderante è riservata alle vicende economiche. Lei ha già pubblicato un libro, nel 1998, intitolato I mercanti del Vaticano. Cosa è cambiato, se è cambiato qualcosa, da allora?

Guarino: Dal 1998, paradossalmente, nella Chiesa è cambiato molto e allo stesso tempo non è cambiato niente. Ora c’è un altro papa, Bergoglio, che parla un linguaggio nuovo, che auspica cambiamenti e maggiore moralità. Ma, finora, a più di un anno dal suo insediamento, si è limitato soprattutto a parlare. A parere di molti, non potrebbe fare altro: perché consapevole che non da oggi la Curia è invasa dal “fumo di Satana”. È la bramosia di denaro a farla da padrone. Comportamenti immorali si verificavano prima, comportamenti immorali si verificano oggi. Del resto, lo insegna la stessa storia del cattolicesimo, definita “criminale” da Karlheinz Deschner. Chi ha letto senza paraocchi le vicende di monsignori, cardinali e papi nella bimillenaria storia vaticana conosce molto: casi di sesso in ogni variante; violenze subite e inferte; smisurato accumulo di denaro, immobili e preziosi; guerre di religione (ne accadono tuttora tra fedeli di credi diversi); simonia ed altro. Sangue, sesso e soprattutto soldi sono le caratteristiche principali dei due passati millenni. Il Vaticano non è solo un’istituzione religiosa, ma anche una multinazionale affaristica.

Una novità è rappresentata dal progressivo aumento dell’influenza esercitata dai nuovi movimenti ecclesiali. Il libro riserva diverse pagine anche ad essi, e in particolare a Comunione e Liberazione. Un’organizzazione che sembra incapace di restare lontana dalle cronache giudiziarie anche nei suoi vertici religiosi: si pensi al caso di “don Mercedes”, Mauro Inzoli, fondatore del Banco Alimentare. Quale opinione si è fatta su questo fenomeno?

I numerosi movimenti paracattolici, come Comunione e Liberazione, hanno un occhio rivolto al Vangelo e l’altro soprattutto agli affari. In pratica, seguono gli esempi della casa madre, ossia la Chiesa. Tra essi, ce n’è qualcuno che surrettiziamente sostiene in vario modo la Chiesa anche con denaro. E incidono sulle elezioni papali. Certi movimenti influenzano fedeli e creduloni, in gran parte disinformati e finiscono per praticare ai neofiti il lavaggio del cervello. Lo hanno documentato alcuni ex affiliati in alcuni libri. La maggior parte dei fedeli crede ancora a paradiso, purgatorio e inferno. Che non esistono, come hanno ammesso pubblicamente Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che li hanno definiti “stati d’animo”! Una grande menzogna, dunque, perpetrata per duemila anni. Quanto a monsignor Mauro Inzoli, a fine 2012 ridotto allo stato laicale, è uno dei tantissimi casi di religiosi che predicano bene e razzolano molto male: peccatori attratti da sesso, denaro e lusso. Dagli Stati Uniti a Malta, dall’Irlanda alla Germania, e in altri Paesi, sono aperti migliaia di procedimenti penali — molti dei quali conclusisi con pesanti condanne — nei confronti di religiosi soprattutto per gravi reati sessuali sui minori. Per non parlare dei reati finanziari.

Un capitolo è dedicato ai rapporti tra la Chiesa e la mafia. Nelle scorse settimane si è fatto un gran parlare della scomunica papale dei mafiosi e delle processioni che continuano imperterrite a rendere omaggio ai boss. Esistono due Chiese?

Di recente, molti giornali e perfino alcune importanti ma timidissime tv si sono occupati delle soste delle processioni dinanzi alle abitazioni dei boss. Alla buon’ora! Sono decenni che questo avviene. Ma non risulta che nessuno abbia fatto notare che tali avvenimenti vengano spesso finanziati dagli stessi mafiosi. Chiesa e mafia — attraverso i rispettivi referenti — vanno a braccetto da più di cento anni. Basta seguire le cronache e leggere qualche buon libro sul tema. Al di là di questo, contravvenendo al principio biblico ed evangelico “Non avrai altro dio all’infuori di me”, ancora nel 2014 si venerano e adorano — con il beneplacito della Chiesa — statue e immagini di Cristo, madonne e santi vari. Sì, esistono due Chiese: quella dei preti di periferia, che vivono secondo i dettami evangelici e tra i quali alcuni sono rimasti vittime della mafia, e quella di monsignori e cardinali. Questi ultimi sono però in nettissima maggioranza e dettano legge.

Il testo contiene una vera e propria mappatura delle proprietà immobiliari di molti importanti prelati. C’è chi non possiede nulla e chi poco, ma non sono pochi quelli che possiedono tanto, anche tra chi ha fama di “moralizzatore”. Nulla di illegale in tutto questo, fino a prova contraria. Ma dal punto di vista della coerenza?

Per il mio ultimo libro, Vaticash — che l’editore Koinè ha coraggiosamente pubblicato — ho voluto documentare le proprietà private di una cinquantina di importanti prelati in Italia: uliveti, vigneti, interi boschi, fabbricati, appartamenti per decine di vani, ville, il tutto intestato personalmente a preti, monsignori e cardinali. Si tratta di documenti pubblici dell’Agenzia delle entrate. Tra i casi più clamorosi, quelli di Nunzio Scarano e dell’ex presidente della Cei, Camillo Ruini, entrambi intestatari di numerosi appartamenti; del cosiddetto “moralizzatore” Carlo Maria Viganò, proprietario di almeno 25 terreni, appartamenti e fabbricati nei pressi di Milano; del cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, intestatario di una ventina di appartamenti, fabbricati e terreni. Recentemente, il prelato pare non abbia molto gradito l’occupazione di strutture religiose in disuso, a Palermo, da parte di famiglie di senzatetto. Il caso più macroscopico è quello di monsignor Liberio Andreatta, da anni a capo dell’Orp (Opera romana pellegrinaggi): a suo nome il catasto rilascia ben 38 fogli, su ciascuno dei quali sono annotate tre, quattro diverse proprietà immobiliari. Quanto al richiamo alla coerenza, meglio lasciar perdere. Del resto, finora nessun governo italiano ha fatto pagare il dovuto (per le immense e prestigiose proprietà immobiliari vaticane a Roma e nel resto d’Italia). Anzi. A parte lo scandalo dell’8 per mille, lo Stato, cioè i cittadini contribuenti, paga anche gli stipendi, per fare un esempio, alle migliaia di cappellani militari. Del resto, forse pochi hanno fatto caso, per citare i politici più importanti degli ultimi anni, che Bossi, Prodi, Monti, Berlusconi, Renzi e Grillo non attaccano mai lo strapotere del Vaticano, che s’ingerisce spesso e volentieri negli affari italiani.

Il libro comincia e finisce menando sferzate agli atei ossequiosi e agli acritici apologeti del papa, particolarmente numerosi proprio tra i suoi colleghi giornalisti. Lei scrive che “dopo più di 2000 anni sarebbe ora far seguire le parole ai fatti”. Lo farà Bergoglio? Qual è il suo pronostico?

Molti giornalisti, tra i quali i cosiddetti “vaticanisti”, e teologi, della carta stampata e delle tv (particolarmente della Rai) preferiscono parlare e scrivere di temi assai vasti e eterei, come speranza, fede, carità. Vanno capiti: fatta qualche eccezione, sono pappa e ciccia con i prelati. Molti di essi ignorano apposta le questioni più scottanti: i gravissimi reati di pedofilia, gli scandali finanziari, i privilegi e le esenzioni fiscali di cui il Vaticano gode dagli anni Venti, la fame nel mondo, per debellare la quale forse basterebbe che il Vaticano si spogliasse un po’ delle sue immense ricchezze. Si tratta di una colossale operazione di depistaggio culturale. Quasi tutti i media giornalmente ospitano pareri su questo o quel tema di teologi e presunti esperti, mai che intervistino rappresentanti di chi non crede: non solo in Italia, ma nel mondo, atei e agnostici sono tantissimi. Ma, non apparendo nè sui giornali né in tv, risultano “invisibili”, ossia inesistenti. Quanto a papa Bergoglio, come dicevo, per ora si limita a parlare. Il pronostico è semplice: non potrà fare molto.