Nuova recensione sul sito: “L’Ateismo” di Félix Le Dantec

Una nuova recensione è stata pubblicata nella sezione Libri del sito UAAR.

Il volume è L’Ateismo di Félix Le Dantec.

Recensione a cura di Maria Turchetto.

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32 commenti

Aristarco

Ho notato che sulla copertina del libro in questione c’ un logo molto bello, utile per simboleggiare l’ ateismo e l’ illuminismo.
Qualcuno saprebbe indicarmi dove lo potrei ritrovare ?

Diocleziano

Sembra lo schema dell’atomo di Bohr (manca però il nucleo centrale)

gmd85

Io ho notato che l’orbitale verticale è tagliato, come a voler simboleggiare una A. Penso che sia stato fatto apposta per il progetto grafico dell’opera.

gmd85

@Flavio

Ah, ok. Simbolo che gira in più di una versione, almeno da quello che ho visto sul web.

Diocleziano

Dovrebbe essere che i credenti, per discutere con gli atei, potessero dimenticare di essere credenti, e che gli atei rinunciassero al loro ateismo per discutere il valore della fede. Ora questo è non solo difficile, questo è impossibile, poiché negli uni e negli altri la credenza e l’incredulità fanno parte del meccanismo pensante

E finalmente con questo buttiamo alle ortiche la risibile ‘scommessa’ di Pascal!

La distanza tra un cervello naturalmente predisposto alla fede e uno naturalmente predisposto all’incredulità è tale che addirittura difficile per un ateo ammettere l’esistenza di un vero credente e viceversa: ciascuno pensa che l’altro menta, «reciti la commedia» per ipocrisia o per orgoglio

Su questo non concordo: purtroppo sono convinto che il vero credente sia un vero condizionato il quale, se volesse uscire da quello stato, dovrebbe impegnarsi veramente molto e per molto tempo.

bruno gualerzi

“E in ogni caso atei si nasce: «io sono ateo, come sono bretone, come si è bruni o biondi, senza averlo voluto». L’ateismo, per Le Dantec, non è che una particolare organizzazione del cervello, un peculiare «meccanismo» innato del suo funzionamento, dunque una predisposizione naturale.”

Personalmente non credo affatto che atei si nasca. Ancora meno poi se si fa riferimento a “una particolare organizzazione del cervello”. Intanto, sulla base di quali verifiche sperimentali (le quali tra l’altro a mio parare vanno prese con le molle) Le Dantec – vissuto a cavallo tra otto e novecento – fa questa affermazione? Ci potrà essere una predisposizione che emergerà con lo sviluppo delle capacità cognitive, ma – almeno fino ad ora, nonostante i grandi progressi delle neuroscienze – questa predisposizione non credo sia definibile deterministicamente. Per cui do ancora credito ad una mia convinzione: si nasce prima di tutto nel contesto di una condizione umana determinata dall’evoluzione della specie, la quale – almeno fino ad ora – ‘costringe’ l’individuo prima o poi a rendersi consapevole della precarietà della sua esistenza in quanto individuo, dei bisogni imprescindibili cui deve far fronte per vivere, o semplicemente sopravvivere… ed è sulla base della qualità di questa consapevolezza (e a questo punto l’ipotesi della predisposizione è verosimile, anche se tutta da verificare) che, condizionata fortemente dall’ambiente, può spingere – semplificando al massimo – sia alla ricerca del superamento di questa precarietà (naturale, in quanto ‘voluta’ dell’istinto di sopravvivenza) in una dimensione che dovrebbe trascendere la condizione umana (da cui le religioni), sia nell’accettazione di questa condizione sfruttando tutte le facoltà – istinto razionale in primis – di cui l’ha dotato l’evoluzione, per far fronte ai bisogni.
E qui due sottolineature. Come già detto, credo che il condizionamento dell’ambiente giochi un ruolo determinante; in secondo luogo la ‘scelta’ atea o la scelta teista, hanno come presupposto la stessa esperienza della precarietà dell’esistenza individuale, rispondendovi – sempre schematizzando al massimo – in modi diametralmente opposti. Da qui comunque una valutazione del fenomeno religioso a mio parere troppo semplicistica da parte di tanto pensiero ateo.
Tutto il resto delle posizioni di Le Dantec – almeno per quanto riferito dalla recensione – pur ricche di spunti interessanti, sono a mio parere inficiate da quanto sopra.

francesco s.

mah, io ateo ci sono diventato, semmai sono nato indifferente religioso. Il mio ateismo si è andato formando.

Aristarco

Io sono nato in una famiglia fanaticamente cattolica e grazie ad un indottrinamento di ferro lo sono stato anch’ io fin circa ai venti.
Uscirne mi è costata fatica, ma soprattutto tanto, ma tanto tempo.
Notevole la circostanza che anche durante la mia fase giovanile di cattolico duro e puro, in qualche modo, non ho mai messo in dubbio l’ evoluzionismo.

gmd85

@bruno

In effetti, l’enunciato mi ha lasciato perplesso. Penso lo si possa considerare solo se si intende dire che si nasce senza alcuna cognizione religiosa o a-religiosa.

giancarlo

Completamente d’accordo. Aggiungo una curiosità un po’ paradossale: a Dantec è intitolato il secondo ospedale più importante di Dakar. Un ateo in un paese mussulmano può diventare un bel problema. Soprattutto a DK dove fu vescovo Lefèvre !!

Frank

Segretario: Felix the Cat, the wonderful wonderful cat. Whenever he gets in a fix, he reaches into his bag of tricks. Felix the Cat, the wonderful wonderful cat……
Papa ufficiale: Ma che razza de canzon estai cantecchiandon?
Segretario: E’ la sigla di “Felix the cat” un cartone animato che guardavo da piccolo, mi è venuto in mente leggendo il titolo dell’articolo di “A ragion veduta”…..
Papa ufficiale: Por què worderful cat?
Segretario: Perchè il protagonista era un gatto.
Papa ufficiale: En gatto? E se fossero estati dos?
Segretario: Sarebbero stati “cats”.
Papa ufficiale: Se non vuoi respondere alle mi domandes puoi dirlo, non es necesario che te ennervosisci…. adios.
Segretario: Ma veramente io…..ma dove sta andando?

Florenskij

L’ateo si dice indifferente alla sua morte, al suo annichilimento individuale perche’, da “umanista-umanitario” trasferisce l’istanza dell’immortalita’ al gruppo: la famiglia, la nazione, l’Umanita’ con la U maiuscola come farebbe un’ape con l’alveare, oppure come un velocista che passa il testimone al compagno di staffetta: lui personalmente e’ spompato, finito, ma la corsa della SUA squadra continua.

Ovviamente agli atei piu’ pensosi non sfugge la precarieta’ anche di questa identita’ collettiva. Come e’ un'”affacciata di finestra” l’esistenza del singolo, cosi’ quella dell’Umanita’ per cause che potrebbero variare dall’impatto di un meteorite, a una guerra atomica, o in ultima istanza alla “morte termica” dell’Universo. Di solito l’improbabilita’ dell’evento catastrofico e la lontananza della “morte termica” bastano a far dimenticare il problema dell’uomo come “zingaro dell’universo” ( Jacques Monod, quello de “Il CASO è la necessita'” – e ribadisco CASO ). Alcuni pero’ se ne rendono conto, e allora assumono un atteggiamento TRAGICO nel senso piu’ nobile del termine: riaffermare eroicamente la dignita’ dell’uomo di fronte a una natura indifferente e maligna. C’e’ poi la risorsa di polemizzare, con umore sarcastico, con i credenzoni illusi e/o in malafede: in questo senso il discorso ateistico vive “parassitando” quello religioso. Nel grande ateo Leopardi, soprattutto in quello de “La ginestra” ci sono tutti questi atteggiamenti.

Pero’ dovrebbe FAR QUESTIONE il fatto che da un universo costituito unicamente di materia-energia inconsapevole punta fuori quello strano QUID che e’ la SOGGETTIVITA’, che emerge via via dall’animale all’umano. Stranissimo: in un universo costituito da elementi fisico – chimici alcuni aggregati CI TENGONO a mantenere la propria forma e anche a migliorarla, facendo per cosi’ dire parte per se stessi, con l’aggiunta dell’esigenza di porsi “di fronte” e “con” altri aggregati non solo per mera mutua utilita’, ma anche per un’altra istanza che si chiama AMORE. Dal mero fatto si passa al VALORE.

Concediamo pure che i tutti i fenomeni psichici siano concomitanti a fenomeni fisici-neurologici; pero’ con questo non si e’ ancora spiegato che cos’e’ la soggettivita’, perche’ il soggetto non e’ una “cosa”, ma una “relazione”, come i numeri, che non sono “cose”, eppure hanno una estrema dignita’ ontologica, oltre che logica. Il che porta “credenzoni” da decondizionare quale e’ il sottoscritto a esplorare come non inconsistente la DIMENSIONE PLATONICA dove c’e’ un Dio che “sempre geometrizza”.

Giorgio Pozzo

Jacques Monod, quello de “Il CASO è la necessita’”

No, attenzione: spero sia un banale errore di battitura. Il titolo è “Il caso e la necessità”.
Il significato e il messaggio del libro ne sarebbero completamente travisati. Nell’universo abbiamo sempre un miscuglio di caso e necessità. Un miscuglio continuo, non discretizzabile e che rifiuta ogni dualismo.

eppure hanno una estrema dignita’ ontologica

Questo problema è di una estensione e complessità talmente enormi che tende a diventare addirittura irrilevante. Come una inflazione talmente elevata che porta il valore a zero.
L’ontologia è una delle più grosse bolle di sapone fuffologiche di tutta la filosofia occidentale (per quel che ne so, nella filosofia orientale non esiste nulla del genere). Curioso come questa menata (mi scuso per il termine, ma vorrei persino utilizzarne uno più forte) sia tirata in ballo, e accanitamente difesa, da filosofi atei o credenti simultaneamente.
Un oggetto X va definito in base alle proprie qualità e attributi, e non ha senso attribuirgli un valore fittizio, virtuale, al di fuori della sua definizione.

Florenskij

@ Giorgio Pozzo. Ovviamente “Il caso E la necessita'” con E non accentata. Colpa del correttore automatico che non riesco a disinnestare e a cui vorrei dire $#@*&€£¥₩#÷ ! e un sacco di altre parolacce ; inoltre problemi di vista. Citazione fatta perche’ recentemente mi si e’ detto che non capisco niente, avendo indicato il caso come uno degli elementi fondamentali del meccanismo esplicativo del Darwinismo. Non so com’e’, ma in un articolo su Corsera del14/9/2014, a firma Sandro Modeo , argomento “L’alchimia della vita” l’ immagine dell'”orologiaio cieco” e’ indicata come metafora della visione RADICALMENTE CASUALISTICA di Richard Dawkins ( il massimo alfiere massmediatico del (neo)darwinismo ).

Quanto all’ontologia come fuffologia, non dubito che sia l’impressione immediata dei piu’, ma penso che dopo un certo “scavo” nel profondo si artivi ad affermarne il valore e la “tenuta” come elemento ineliminabile del sapere.
Quanto ai numeri, da laureato in Lettere e non in Filosofia, dunque non teoretico specializzato, le propongo un pensamento a spanne. Tutti abbiamo visto nient’altro che gruppi o serie di quattro oggetti concreti e tangibili, oppure la cifra indicante il 4; pero’ nella nostra mente alberga l’idea pressoche’ insopprimibile che l’entita’ “quattro” esista realmente, e che esisterebbe anche se nell’universo non fosse apparso nessun essere capace di riflettere e operare intellettualmente. DOVE? In una qualche indefinibile zona dell’Essere.

Quanto al resto, ho l’impressione che in lei si riveli una fortissima propensione a dichiarare non esistente e “fuffologico” ogni discorso che non possa essere inquadrato in categorie scientifiche consolidate. Mi scusi, ma questa tendenza riduttiva mi sembra una specie di meccanismo di difesa.

Giorgio Pozzo

Флоре́нский,

in effetti, almeno per quello che ne so io, piú che il caso, la base dell’evoluzione (e della storia del mondo) é la contingenza. Come dicevo prima, un misto inscindibile di caso e necessitá.

nella nostra mente alberga l’idea pressoche’ insopprimibile che l’entita’ “quattro” esista realmente

É proprio questa la “menata” alla quale accennavo prima. Il numero quattro é un’entitá mentale, un concetto metafisico prodotto dalla nostra mente, che non possiede alcuna valenza reale. Appioppare a delle entitá astratte delle qualitá concrete e “reali”, é puro misticismo. Non nego che molti matematici, di impostazione pitagorica, siano dei mistici (la matematica ha un suo fascino mistico proprio perché si scopre e non si inventa), ma io fondamentalmente direi che, pur lasciando inalterati i valori dei concetti astratti come quelli concreti, con il misticismo non si va molto lontano nella comprensione del mondo.

ho l’impressione che in lei si riveli una fortissima propensione a dichiarare non esistente e “fuffologico” ogni discorso che non possa essere inquadrato in categorie scientifiche consolidate

Impressione valida, direi. Penso quindi che abbia colto nel segno, ma devo dire che (non credo a mia difesa, ma per amore di chiarezza) le devo dar ragione fino a un certo punto. E il punto é che posso sicuramente ammettere che la scienza non sia tutto. Non nego né esistenza né importanza a valori non scientifici, come i sentimenti e l’arte, solo per fare due esempi.
L’ontologia si rivela una menata sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista dei valori soggettivi come sentimenti e arte, appunto.

Diocleziano

con questo non si e’ ancora spiegato che cos’e’ la soggettivita’, perche’ il soggetto non e’ una “cosa”, ma una “relazione”, come i numeri, che non sono “cose”, eppure hanno una estrema dignita’ ontologica, oltre che logica

Il soggetto è una relazione sì, ma solo in entrata. I numeri non sono cose ma non sono neanche soggetti, semmai ‘oggetto’ (e non ‘soggetto’) è ciò a cui il numero dà una quantità. Pensiamo magari che la soggettività è la funzione vitale (che i numeri non hanno) di elaborare sensazioni in ‘entrata’, attitudine peculiare degli organismi viventi e aventi cognizione di sé.

bruno gualerzi

“Pero’ dovrebbe FAR QUESTIONE il fatto che da un universo costituito unicamente di materia-energia inconsapevole punta fuori quello strano QUID che e’ la SOGGETTIVITA’, che emerge via via dall’animale all’umano.”

Certamente ci sarà tra gli autori della tua sterminata biblioteca anche chi è già giunto da tempo a questa conclusione, o a qualcosa di simile… e sicuramente dicendolo meglio di quanto possa dirlo un filosofastro come me. Comunque ecco cosa mi porta a riproporre quanto sopra ripreso del tuo commento: TUTTO nell’universo è STRANO, se solo ci si ferma un attimo a chiedersi PERCHE’ le cose sono così come sono e non diversamente. E non si vede perchè ‘l’animale uomo’, e proprio anche con questi suoi ‘perchè’, debba essere meno strano di tutto il resto di cui è costituito l’universo.
Certo che la cosa più strana di tutte è che esista chi ritiene… non solo che si possa dare una RISPOSTA DEFINITIVA a questo ‘perchè… ma di sapere proprio dove si trovi e quale sia. E cosa bisogna fare per conoscerla.

Florenskij

@ Bruno Gualerzi. Se tutto l’universo e i singoli elementi che lo costituiscono sono caratterizzati dalla stranezza, non vedo perche’ non possa essere verificata, sia pure a tentoni, l’ipotesi che sia valida la metafisica di tipo platonIco; concezione che io, non so con quanta esattezza terminologica, definirei “metafisica dall’alto”, secondo la quale il “prius” e’ l’Assoluto, da cui per qualche motivo da esplorare, e’ disceso i’insieme degli enti contingenti.; con un movimento di EXITUS e REDITUS.

Vorrei farle presente che sono perfettamente consapevole della apparentemente scandalosa ridicola assurdita’ della PRETESA CRISTIANA di essere la portatrice unica della verita’ assoluta. Pero’ ho sentito promanare da essa un fascino ( incentrato sulla figura evangelica di Gesu’ ) che si e’ mantenuto negli anni, nonostante la consapevolezza della montagna, anzi della Himalaya di obiezioni contro. Comunque esiste la modalita’ della FIDES QUAERENS INTELLECTUM, e dalla volonta’ di seguirla, senza dare il cervello all’ammasso in nessun punto del sistema e’ derivata la mia “sterminata biblioteca”. Mi considero un san Tommaso ( quello del Cenacolo, non certo il d’Aquino ) all’ennesima potenza.
Comunque il discorso che ho fatto verteva principalmente sul discorso dell’ateo intelligente che s’impipa della morte, allegramente o almeno serenamente: filosofia morale, non teoretica.

E’ stato scritto che la presenza di obiettori rende il blog piu’ frizzante; dunque eccomi qua.

bruno gualerzi

“Comunque esiste la modalita’ della FIDES QUAERENS INTELLECTUM, e dalla volonta’ di seguirla, senza dare il cervello all’ammasso in nessun punto del sistema e’ derivata la mia “sterminata biblioteca”.

“Credo ut intelligam” – “intelligo ut credam”, intercambiabili, in corrispondenza biunivoca. Non so di preciso chi l’abbia detto, in quali precisi termini, e soprattutto se li ha posti in corrispondenza biunivoca … ma per me questo, non altro, è il circolo vizioso sul quale si basa tutta la pretesa ‘razionalità’ della fede: il ragionamento ‘apre’ alla fede, la quale ‘conferma’ la validità del ragionamento! E’ questo, per altro, anche il senso del cosiddetto argomento ontologico: “se posso ‘pensare’ Dio in quanto tale (con le sue caratteristiche), Dio non può non essere esistente”.
Ci si può crogiolare all’infinito in questo girare su se stessi… ma causa ed effetto si rimanderanno sempre senza che si possa mai stabilire veramente quale sia la causa, quale l’effetto.
Come ho consigliato tante volte, non sarebbe più onesto – per continuare col latinorum – un bel ‘credo quia absurdum’?

PS:

Florenskij

@ Bruno Gualerzi. Prima l’uovo o la gallina ( e viceversa ) ? No, non si tratta di teoresi pura o pretesa tale, come per sant’Anselmo, benche’ la sua “prova ontologica” mi dia il sentore di qualcosa che non e’ del tutto fasulla. Ci sono ANCHE dati empirici da valutare. Ci sono miracoli ( si’, miracoli ) e fenomeni mistici con una documentazione molto solida, anche tenendo nel debito conto il “wishful thinking”. C’e’ ad esempio il fatto che il “miracolo del sole” di Fatima, per quanto spiegabile anche con un fenomeno atmosferico naturale di una potenza assolutamente eccezionale ( e osservato anche da chi a chilometri di distanza era intento a ben altro ) si verifico’ nel giorno e nell’ora previsti da tre bambini ( il che non prova in assoluto, ma DA’ DA PENSARE ); ci sono “ragioni del cuore”, consonanze affettive che, facendo la tara del “gusto” individuale, corrispondono a un “bello oggettivo”, a un bello sostanziale. Che l’ accordo di do maggiore suoni all’orecchio come perfetto dipende dal fatto che E’ perfetto, secondo leggi oggettive di consonanza “pitagorica”.
Quando rileggo il “discorso della montagna” in Matteo o la “Preghiera semplice” attribuita a san Francesco ( “O Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace… ) oppure la preghiera di san Bernardo alla Vergine nel “Paradiso”( “Vergine madre, figlia del tuo figlio / umile ed alta piu’ che creatura” ) sento
una tale inaudita, ossimorica compresenza di umile e sublime, da non riuscire a pensare diversamente da: “Troppo bello per non essere vero”. Poi, certo, c’e’il vaglio della razionalita’, usato con la massima acribia ad esempio l’esegesi storico-critica, o il confronto sistematico con fenomeni analoghi in altri ambiti culturali ( e da qui l’esigenza di enciclopedismo ).
Pero’ il punto fondamentale e’ una questione di estetica nel senso piu’ alto: puo’ la forma dare quel senso di perfezione che somiglia a uno “splendore” ( quello che San Tommaso chiamava “claritas”) se non traduce una oggettiva “armonia”, una “congruenza delle parti fra loro e con il tutto”, una “consonanza” o comunque la si voglia chiamare? Il discorso si applica anche nell’ambito della psicologia sociale e delle culture: possono concetti fasulli plasmare personalita’ come quelle di certi santi ? ( E qui mi vien da pensare a santa Caterina da Siena, la donna del sangue e del fuoco, e alla sua lettera sull’accompagnamento alla morte di un condannato). Ovviamente, occorrera’ basarsi su agiografie critiche, non sui “santini”.
Puo’ un essere umano, fragile e malmesso, produrre la Bellezza se non è ‘ visitato e inabitato da una
forza superiore, che si puo’ chiamare “genio” o “ispirazione dall’alto”? Tutto questo lo ripeto, non esclude il vaglio della critica, anzi lo esige: non ci si gioca la propria vita ( e l’educazione dei propri figli, di cui non si vuol fare dei fanatici o dei disadattati ) su un percorso che sia incerto, sconnesso, continuamente a rischio crollo.

brunogualerzi

“Tutto questo lo ripeto, non esclude il vaglio della critica, anzi lo esige: non ci si gioca la propria vita ( e l’educazione dei propri figli, di cui non si vuol fare dei fanatici o dei disadattati ) su un percorso che sia incerto, sconnesso, continuamente a rischio crollo.”

Immagino ti riferisca alla vita del credente in senso fideistico, quale che sia l’oggetto della propria fede. Fosse pure una fede ‘atea’.
Hai mai assaporato lo ‘splendore’ del libero pensiero, la libertà che permette di vivere, prima fra tutte quella di sentirsi sciolto da qualsiasi assoluto? Dall’alienazione che ne costituisce il rovescio della medaglia? Per non parlare del bisogno (alla fine questo resta, come ultima disperata ancora di salvezza nel naufragio della ragione) del ‘miracolo’?

Diocleziano

il “miracolo del sole” di Fatima, per quanto spiegabile anche con un fenomeno atmosferico naturale di una potenza assolutamente eccezionale (e osservato anche da chi a chilometri di distanza era intento a ben altro)

Già molto abbiamo detto in passato per confutare questo ‘miracolo’, ma hai riflettuto sul fatto che uno sballottamento del sole non si sarebbe visto ‘a chilometri di distanza’ bensì su tutta la superficie del pianeta esposta in quel momento?

Florenskij

@ Diocleziano. Non sballottamento del Sole, ma dell’IMMAGINE del Sole.
In una zona non troppo vasta. Lo scienziato e monaco benedettino Stephen Jaki, defunto pochi anni fa, ha avanzato l’ipotesi di un fenomeno di rifrazione della luce a causa del formarsi di una gigantesca lente per compressione atmosferica di una intensita’ e ampiezza straordinaria, evento piu’ unico che raro. L’asciugamento degli abiti dei presenti si verfico’ non per tutti, ma per quelli disposti in una certa striscia, il che avvalorerebbe tale ipotesi. Con cio’ non e’escluso il miracolo, in quanto per la teologia Dio puo’ compierli servendosi di “cause seconde” con modi e intensita’ particolari. L’ipotesi dell’allucinazione collettiva e’ esclusa dal fatto che il fenomeno fu visto a chilometri di distanza da persone intente ad altro e non partecipi del clima di attesa della folla, ne’in condizione di udire la frase “Guardate il Sole !” pronunciata da Lucia Dos Santos. Certo e’ che da mesi i bambini avevano preannunciato un evento straordinario, che si verifico’ nel giorno e nell’ora previsti, e questo dovrebbe DARE DA PENSARE. Mi meraviglio che vi accontentiate di “confutazioni” cosi’ sommarie e puerili.

@ Bruno Gualerzi. Ho notato lo “splendore” di quel libero pensiero in grandi personaggi come Leopardi, a cui l’orgoglio di non ricorrere a palliativi religiosi o umanitari-progressisti faceva da estrema risorsa. Pensiero libero di rifiutare con ostinazione inveterata qualsiasi elemento tale da avvalorare minimamente l’idea che l’esistenza umana non sia solo un'”affacciata di finestra”. Davvero un bello splendore. Non le viene in mente che l’avvocato difensore potrebbe far funzionare il cervello ed essere portato a vagliare rigorosamente tutti gli elementi non meno dell’avvocato accusatore? Crede che il “reazionario nostalgico” Dante Alighieri sia meno intelligente del rivoluzionario Karl Marx o del critico sardonico Arthur Schopenauer ?

Diocleziano

Flo
Affermazioni puerili si confutano con affermazioni puerili.
Il monaco Jaki, non essendo stato presente, su cosa fonda le sue ipotesi, dato che propone un fenomeno ”più unico che raro”, in pratica sconosciuto alla scienza, e comunque non riconosciuto dai presenti?

Stefano ™

@ Florenskij

Le cose sono due: o non legge le obiezioni che le si muovono o non ne vuole tenere conto perché le fa comodo.
Credo di averle risposto già quattro volte in merito ai soli: non ha mai replicato.
E continua a riproporre miracoli del sole come “prova” di qualcosa…
Non ha alcun senso.
In merito all’evoluzione il caso ha un ruolo nella mutazione genetica: da lì in poi la selezione avviene secondo una precisa regola. Alcune delle differenze genetiche aumentano la capacità di sopravvivere e di riprodursi. Quindi nella generazione successiva la modifica genetica che porta a maggiori capacità di sopravvivenza e riproduzione sarà relativamente più presente nella popolazione rispetto alla variante meno vantaggiosa. Nel tempo, quindi, la popolazione con la variante genetica più adattiva diventerà sempre più numerosa.
Non è il caso a guidare la danza, è la regola.
Ancora, ammesso, ma assolutamente non concesso, che la prova ontologica avesse qualche validità ,da essa non deriverebbe assolutamente il castello di favole chiamato “cristianesimo”. Quindi la prima non può essere portata a sostegno del secondo, essendo questo, a prescindere dalle prove ontologiche, un cumulo di contraddizioni e illogicità.
A partire dalla presunta caduta, passando dal presunto rimedio per finire al presunto risultato.
E la prova ontologica non cambia una virgola a tutto questo.

La montagna di obiezioni che è possibile muovere al cristianesimo (o a qualsiasi altra religione) è prova che esso non è opera di una divinità, a meno che esse debbano considerarsi entità inette.
La probabilità di esistenza di tali divinità è inversamente proporzionale agli sforzi apologetici necessari per difenderle. Che sono appunto grandi come montagne.

Stefano ™

@ Florenskij

Gli splendori, da una parte o dall’altra, non contano niente, se non per un sistema cognitivo che vuole credere quel che desidera. Conta se una credenza è vera e ben supportata.
Come ha fatto notare George Bernard Shaw, l’eventuale felicità di un credente non ha più valore del fatto che un ubriaco sia più allegro di un sobrio. Anzi la felicità a buon mercato derivante dalla credulità è di tipo veramente pericoloso.
Florenski, considerazioni estetiche o emotive non aggiungono una virgola a come stanno le cose. A questo riguardo sono assolutamente ininfluenti. A meno che non si voglia credere proprio a causa di quelle, in spregio alla verità. E questo sì che vuol dire accontenatarsi di spiegazioni puerili.

Stefano ™

@ Florenskij

Mi spiega in cosa consisterebbe un “miracolo”? E in che modo, se ambiguo (non ne esiste uno obiettivo, visto che ogni religione ha i suoi e ignora bellamente gli altri), dovrebbe costituire una “prova” da prendere in considerazione in qualsiasi discorso? Già Hume fece notare che tra una sospensione dell’ordine naturale delle cose e un abbaglio è di gran lunga più probabile il secondo.
Per vincere tale presunzione occorrerebbero prove straordinarie e lei cosa tira fuori? Una ipotesi risibile e senza alcun fondamento del monaco Jaki. Questa sarebbe una prova straordinaria che vince la presunzione di abbaglio? O è piuttosto il desiderio di utilizzare qualsiasi supporto, anche il più tenue e sballato per tenersi il giocattolo? E accusa gli altri di confutazioni puerili?

Ancora, se quel che sarebbe successo a Fatima non è tanto un oggettivo movimento del sole quanto piuttosto la visione del sole provocata nei presenti da dio, come distinguere questa ipotesi da quella che chi credeva in dio ha visto il sole muoversi in quanto questo è possibile per la propria (ma non le altre) divinità?
E come la mettiamo con i presenti che non hanno visto niente? E con il caso simile verificatosi negli Stati Uniti dove i presenti hanno visto il sole roteare e uno scettico presente ha filmato tutto senza che si vedesse un accidente? Colpa della sua mancanza di fede o di quella della telecamera? Chissà perché a controlli zero risultano esserci le più fantasiose mirabilie e a controllo 100 evaporano come neve al sole.

Stefano ™

@ Florenskij

Ancora, perché uno dei suoi esempi favoriti, quello di Fatima appunto, dovrebbe costituire un’eccezione ad un fenomeno provato sperimentalmente da Solomon Asch, in condizioni peraltro più prosaiche di quelle di un evento di fede, il conformarsi alle dichiarazioni del gruppo?

Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7 collaboratori/confederati dello sperimentatore all’insaputa dell’ottavo (soggetto sperimentale), si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva presentato come un normale esercizio di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede con tre linee di diversa lunghezza in ordine decrescente mentre su un’altra scheda vi era disegnata un’altra linea, di lunghezza uguale alla prima linea della prima scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici, quale fosse la linea corrispondente nelle due schede. Dopo un paio di ripetizioni “normali”, alla terza serie di domande i complici iniziavano a rispondere in maniera concorde e palesemente errata.

Il vero soggetto sperimentale, che doveva rispondere per ultimo o penultimo, in un’ampia serie di casi iniziava regolarmente a rispondere anche lui in maniera scorretta, conformandosi alla risposta sbagliata data dalla maggioranza di persone che aveva risposto prima di lui. In sintesi, pur sapendo soggettivamente quale fosse la “vera” risposta giusta, il soggetto sperimentale decideva, consapevolmente e pur sulla base di un dato oggettivo, di assumere la posizione esplicitata dalla maggioranza (solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente e non ciò che sentiva di “dover” dire).

Ancora, come le ho più volte fatto notare:

Most of what’s popularly reported about the sun incident, such as the colors and the spinning, comes from Father John de Marchi, a Catholic priest who spent years interviewing eyewitnesses to build evidence supporting the miraculous event. But more objective assessments of the eyewitness accounts have found very little evidence of a single shared experience . Author Kevin McClure, who also compiled eyewitness accounts, reported that he had
“never seen such a collection of contradictory accounts in any of the research I have done in the past 10 years.”
If you were there, as a devout Catholic (otherwise you wouldn’t be there), you fully believed in a miracle happening that day (otherwise you wouldn’t be there), whether you personally saw anything or not you’d support the majority opinion, and probably go to your grave insisting that a miracle happened there. There’s no surprise that Father de Marchi was able to form a consensus description of a spinning color wheel of a sun, and no need for any actual event to justify his consensus.

Ammesso che le dichiarazioni di de Marchi e Kevin McClure si elidano a vicenda, cosa rimane a prova di un miracolo? La fede di coloro che credono sia un miracolo?

bruno gualerzi

“Davvero un bello splendore. Non le viene in mente che l’avvocato difensore potrebbe far funzionare il cervello ed essere portato a vagliare rigorosamente tutti gli elementi non meno dell’avvocato accusatore?”

S’, certo… ma poi bisogna pur arrivare alla sentenza, e in questo caso chi sarebbe il giudice legittimo? Tu l’hai identificato in dio (quello cristiano, ovviamente, e l’unico che può far apparire ‘splendido’ tutto ciò che accade in nome suo… magari anche una bella, ‘didascalica’, catastrofe naturale purificatrice)’, quindi trascendente le umane facoltà… altri nella propria autonoma capacità di giudizio, certamente piena di limiti, ma non alienata, non svenduta. E gratificante, ‘splendida’, proprio in questo.
In quanto all’orgoglio, o presunzione che dir si voglia, lascerei perdere: chi è più presuntuoso di colui che ritiene di conoscere – sia pure per benigna concessione – la causa prima, o verità ultima, di tutto?

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