Ancora un blogger ateo assassinato in Bangladesh

Sul profilo Facebook di Washiqur Rahman spicca l’hashtag #IamAvijit da quando Avijit Roy, noto blogger laico e umanista, è stato assassinato un mese fa in Bangladesh.

La mattina del 30 marzo, lo stesso Washiqur Rahman è stato ucciso in circostanze analoghe, preso a colpi di machete per strada a Dhaka. La brutale aggressione ha avuto luogo nei pressi della casa di Rahman. La polizia avrebbe preso in custodia due uomini, arrestati sulla scena dell’aggressione.

rahman

Bob Churchill, responsabile delle comunicazioni dell’International Humanist and Ethical Union (IHEU) [di cui l’Uaar fa parte] commenta: “Siamo profondamente costernati dal fatto che un’altra voce razionalista sia stata così violentemente messa a tacere, in quella che ormai si profila come una vile caccia alle streghe contro i blogger atei. I nostri pensieri vanno alla famiglia di Washiqur e la nostra solidarietà a ciascuno dei numerosi pensatori e scrittori del Bangladesh che esercitano il loro diritto a mettere in discussione la religione — l’islam in particolare — in modo onesto e critico. La libertà di espressione è un diritto umano che dovrebbe essere rispettato e protetto in Bangladesh, allo stesso modo in cui va rispettato e protetto ovunque nel mondo”.

Asif Mohiuddin, a sua volta vittima di un’aggressione col machete nel 2013 — ma sopravvissuto e attualmente residente all’estero — descrive Washiqur sulla sua pagina Facebook come un “umanista” di brillante intelletto. Ha detto all’IHEU: “Era un caro amico. Passavamo ore davanti a un tè a discutere di vecchi blog, anche di diversi anni fa. Aveva un grande senso dell’umorismo e un modo straordinario di fare satira. Lo avevo soprannominato il George Carlin del Bangladesh! Come persona, era molto gentile, uno squisito essere umano. Desiderava con tutto il cuore un paese davvero laico, dove ognuno potesse esercitare le proprie libertà”.

Arifur Rahman, un altro blogger ateo del Bangladesh, ha recentemente incontrato Washiqur in un social meetup. Washiqur aveva “una personalità mite”, dice Arifur, “e scriveva molto bene. Era molto cauto, ma questo non è bastato a salvargli la vita. La cultura dell’impunità che si è diffusa negli ultimi anni ha chiaramente prodotto risultati deleteri. Attualmente in Bangladesh sembra esserci un consenso, implicito o esplicito, che ‘se fai fuori un ateo in mezzo alla strada, non ti succede nulla, anzi ti tratteranno come un eroe’ . La parola ‘Nastik’ (ateo) ha assunto la connotazione di una calunnia in Bangladesh (come nel resto del mondo musulmano); essendo considerati subumani, è accettabile ucciderli”.

Le parole di Washiqur

Washiqur usava anche l’hashtag #WordsCannotBeKilled, lanciato dalla figlia di Avijit Roy alla morte del padre. Nello stesso spirito, vogliamo condividere alcuni parole di Washiqur Rahman.

A dispetto del suo carattere mite, la satira di Washiqur era spesso incisiva, graffiante e arguta. Nei 52 episodi di una serie pubblicata sul sito satirico bengalese Dhormockery.com, intitolata “Risposte spaccadenti a insolenti commenti degli atei” (vedi: domande 1-20, domande 21-40) riportava una serie di domande sollevate dai critici dell’islam, con le relative risposte più comuni, raggruppando però le domande a due a due in modo da evidenziare come le risposte molto spesso stridessero fra loro, o fossero completamente in contraddizione l’una con l’altra. Per esempio:

Commento insolente 21: L’islam sostiene di essere ‘il migliore e più completo stile di vita’. Ciò significa che la schiavitù è valida in eterno?

Risposta spaccadenti: L’islam è una religione compassionevole. La schiavitù non era proibita all’epoca, date le antiche condizioni di vita. Nell’islam però c’è spazio per il qiyas e l’ijma’ (ragionamento analogico e consenso dei dotti). Sulla base di questo, ogni tradizione può essere abolita.

Commento insolente 22: Perché allora i musulmani non decidono, ricorrendo al qiyas e all’ijma’ , di attribuire un’uguale fetta di eredità anche alle donne?

Risposta spaccadenti: L’islam è ‘uno stile di vita perfetto e completo’. Le sue ‘regole di vita’ sono state formulate per il benessere complessivo di tutta l’umanità. L’islam ha dato alle donne l’onore più alto possibile. Voi volete abolire le leggi di Allah solo per ottenere insignificanti benefici terreni. Questo non è accettabile.

Per il giorno dell’indipendenza del Bangaldesh, Rahman ha composto un lamento poetico in cui elenca quali settori della società sono davvero liberi e quali no. Nel testo espone le sue preoccupazioni per la giustizia sociale, alludendo all’apparente immunità di cui godono per esempio certi proprietari di fabbriche tessili, e le ingiustizie che invece devono subire le classi più povere della società:

আজ বাংলাদেশের স্বাধীনতা দিবস।
মোল্লা স্বাধীন, জঙ্গি স্বাধীন, ছাগু স্বাধীন, মুমিন স্বাধীন, দুর্নীতিবাজ স্বাধীন, রাজনৈতিক নেতা স্বাধীন, পাতি নেতা স্বাধীন, ধর্ষক স্বাধীন, সামরিক বাহিনী স্বাধীন, সুশীল সমাজ স্বাধীন, পিনাকী স্বাধীন, শফি হুজুর স্বাধীন, দলদাস স্বাধীন, গার্মেন্টস মালিক স্বাধীন, লঞ্চ মালিক স্বাধীন…

স্বাধীন নয় কৃষক-শ্রমিক,

স্বাধীন নয় কথিত সংখ্যালঘু-আদিবাসী,

স্বাধীন নয় মুক্তচিন্তার মানুষ,

স্বাধীন নয় মানুষ হতে চাওয়া মানুষগুলো…

Oggi si celebra la liberazione del Bangladesh

I mullah sono liberi, gli estremisti sono liberi, i musulmani sono liberi, i corrotti sono liberi, i leader politici sono liberi, i leccapiedi dei leader politici sono liberi, gli stupratori sono liberi, le forze armate sono libere, la cosiddetta società civile è libera, anche gli intellettuali che giustificano gli islamisti sono liberi, i capi religiosi sono liberi, i proprietari delle fabbriche tessili sono liberi, i proprietari delle imbarcazioni sono liberi.

Non sono liberi: i contadini e gli operai

Non sono liberi: gli indigeni e le minoranze

Non sono liberi: i liberi pensatori

Non sono liberi: tutti coloro che desiderano soltanto essere umani…

Rahman, che su Facebook usava lo pseudonimo di Washiqur Babu, e Shocholayoton su altri blog, pubblicava dei post anche su una bacheca online intitolata Logical Forum. Anche Washiqur Rahman è uno pseudonimo, e noi ci asteniamo dal divulgare il suo nome completo.

Articolo dell’IHEU

Traduzione di Paolo Ferrarini

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