Atei e credenti non sono diversi sotto il profilo della salute mentale

È opinione corrente che le persone religiose siano mentalmente più sane degli atei. A prima vista sembra avere un senso, per via del loro sentimento di appartenenza a una comunità e dell’idea che un potere supremo vegli su di esse. Una recente ricerca, tuttavia, mostra che in definitiva questa supposta differenza non esiste.

In un articolo pubblicato in “Psychology of Religion and Spirituality” (“Psicologia della religione e spiritualità”) – Università di Louisville – Mark M. Leach e Jon T. Moore (del Dipartimento della Salute Mentale di Palo Alto – Settore Affari dei Veterani) sostengono che un aspetto del problema è che i precedenti lavori non solo hanno mancato di includere gli atei nelle loro ricerche, ma hanno considerato i cristiani come del tutto rappresentativi di tutte le religioni:

Le passate ricerche che hanno indagato sugli effetti positivi della religiosità sulla salute mentale hanno ampiamente escluso i laici… Alcuni studi in questo settore hanno messo a confronto persone molto religiose e persone poco religiose… mentre altri studi hanno considerato come un gruppo unico i poco religiosi e i laici… in base all’assunto che essere poco religiosi ed essere laici sia la stessa cosa. Però è presumibile che i laici siano differenti dai poco religiosi, perché si suppone che i secondi si identifichino con una specifica religione, abbiano una qualche credenza legata a una dottrina religiosa, e/o siano coinvolti in qualche attività religiosa.

Un altro difetto metodologico dei precedenti lavori è che molto di quanto si conosce sulla psicologia della religione riguarda la psicologia del cristianesimo, perché i cristiano sono stati studiati in modo più ampio… e gli studiosi hanno immaginato che i costrutti associati al cristianesimo siano ampiamente generalizzabili…

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Così, Leach e Moore hanno messo insieme atei, agnostici e un certo numero di credenti di varie religioni — molti tratti da gruppi Facebook e Reddit — hanno chiesto loro di dichiarare quanto fossero devoti, e poi gli hanno fatto compilare una serie di questionari diversi correlati alla salute mentale.

Cos’hanno scoperto?

Tra i partecipanti che hanno fornito un numero soddisfacente di risposte sull’apposita scala, sono stati messi a confronto i teisti acclarati (n=348) con gli atei acclarati (n=515) e dopo aver effettuato un controllo sulla varianza…

… è risultato che, tra quelli assolutamente certi che Dio esista e quelli assolutamente sicuri che non esiste, i livelli di salute mentale sono molto simili.

È possibile che, quando sei realmente convinto che Dio esista o non esista, il senso di comprensione e consapevolezza si allarghi agli altri ambiti della tua vita. Ne consegue che sia peggio essere ambivalenti sulla questione dell’esistenza di Dio.

… forse una persona convinta che l’esistenza di Dio non possa essere stabilita, non si trova più in uno stato di sospensione dell’identità (per cui debba ancora cercare di trovare un’identità personale appropriata) mentre una persona che è solo fino a un certo punto convinta dell’esistenza o della non esistenza di Dio sta ancora attraversando una sospensione dell’identità, sperimentando di conseguenza il distress associato a tale stato.

Vedremo se tutto ciò verrà confermato da studi successivi, ma combacia di certo con la mia esperienza. Anche senza avere una chiesa, la maggior parte degli atei che sono alla ricerca del senso di appartenenza a una comunità possono trovarlo in altri luoghi.

Hemant Mehta

Traduzione di Flaviana Rizzi. Post originale: Contrary to Previous Research, Study Finds That Atheists and Believers Have Similar Levels of Mental Health

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