Monsignor Sigalini: “se denuncio preti pedofili violo privacy”, ma il Garante lo smentisce

La difesa d’ufficio della Chiesa cattolica che ricorre per giustificare la mancata collaborazione con la giustizia sui casi di abusi sessuali da parte di preti è sostenere che i prelati non possono denunciare di propria iniziativa, altrimenti violerebbero la riservatezza delle vittime. Ma l’assunto viene clamorosamente smentito da Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante per la Privacy.

Il vescovo di Palestrina, monsignor Domenico Sigalini, interviene a Radio Anch’io​ su Rai Radio1 per affrontare il tema degli abusi, recentemente tornato alla ribalta con il film Il caso Spotlight, premiato con l’Oscar. Come aveva fatto in passato durante il programma Piazzapulita su LA7​ destando scalpore per il tenore delle uscite, il religioso ribadisce che “è il nostro codice a prevedere che se c’è un minore di mezzo è il papà che deve denunciare perché se io denuncio violo la privacy della sua famiglia e metto il figlio in piazza”. In qualità vescovo, a suo dire può solo istituire un processo canonico interno e nel caso ridurre il reo allo stato laicale.

Considerazioni che hanno spinto il Garante per la privacy Soro a una secca ed esplicita replica al prelato: “è necessario precisare che denunciare, doverosamente all’autorità giudiziaria, gli abusi subiti da minori non vuol dire affatto mettere i bambini ‘in piazza’, ma tutelarne i diritti fondamentali”. “Ovviamente il Codice privacy non prevede alcun divieto o limitazione in tal senso”, chiarisce Soro, dato che “accorda ai minori una tutela rafforzata”. Il garante auspica: “su questi temi occorre essere precisi per non ingenerare false convinzioni”.

Il vescovo che sostiene che la legge sulla privacy impedisce di denunciare i pedofili – neXt Quotidiano