Il prete polacco e gli ammanchi nelle casse della Basilica di Santa Maria Maggiore

Nel marzo del 2013 il cardinale Abril Santos y Castillo, nuovo arciprete di Santa Maria Maggiore, si rivolge alla gendarmeria vaticana per far aprire la cassaforte del camerlengo di quella basilica, monsignor Bronislaw Morawiec. Vengono riscontrati ammanchi di centinaia di migliaia di euro. La magistratura vaticana rinvia a giudizio Morawiec per reati quali truffa e appropriazione indebita.

Si scoprono condotte scorrette del prete, che aveva usato i soldi per investimenti non trasparenti diversi anni prima. Arriva la condanna del tribunale del Vaticano a 4 anni, poi ridotta poiché incensurato.

Il prelato polacco, che deve il suo incarico a papa Wojtyla, era all’epoca segretario del cardinale Bernard Francis Law, già arciprete della stessa basilica. Proprio Law, il vescovo di Boston travolto dallo scandalo per gli insabbiamenti dei casi di preti pedofili di cui parla il film Il caso Spotlight, nel 2004 era stato spostato a questo incarico più discreto a Roma (la basilica gode dell’extraterritorialità).

Ora, superati gli 80 anni, è stato messo in pensione in un alloggio presso il Palazzo della Cancelleria, in zona extraterritoriale. Il prelato statunitense, per il quale Bergoglio avrebbe manifestato viva antipatia tanto da non volerlo incontrare, non era stato coinvolto a livello giudiziario per gli ammanchi a opera di Morawiec ma criticato per la mancata vigilanza.

Il processo di appello riconferma le imputazioni a Morawiec, ma la Cassazione del Vaticano declassa la truffa ad appropriazione indebita. In pratica, conclude Il Giornale, Bronislaw “non deve restituire un euro del maltolto e torna libero e riverito ‘monsignore'” nella natia Polonia”.

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