Scuola: al governo Renzi piace proprio privata

Il nostro governo sta litigando con quasi tutti gli altri governi europei per poter sforare i vincoli di stabilità. I governi europei farebbero però bene a sapere per quali scopi verrebbero impiegate le spese supplementari. È infatti fresca la notizia che cento milioni verranno destinati a finanziare le scuole private.

Cento milioni che si aggiungono ai cinquecento già stanziati ogni anno, e al miliardo circa erogato dagli enti locali. Non male per un settore in crisi e in cui si diffonde la “disaffezione”, come ammette anche il portale ciellino Il Sussidiario. I cento milioni saranno in parte destinati all’accoglienza dei disabili, in parte alle materne.

Matteo Renzi ha investito molto del suo storytelling sulla buona scuola. Alla prova dei fatti, sembra ritenere che il buono risieda soltanto nel comparto privato, per due terzi cattolico. Per il resto, i risultati latitano. Solo un mese fa l’Ocse ha bacchettato nuovamente (ma ancora più duramente) la scuola italiana.

Perché genera giovani che non studiano né lavorano. Perché i soldi investiti sono pochi. Perché i docenti sono anziani e sottopagati. Perché le borse di studio sono assolutamente inadeguate. Gli italiani se ne sono accorti: un sondaggio pubblicato una settimana fa da Repubblica li ha visti assegnare alla buona scuola renziana una sonora insufficienza. Mentre i troppo strombazzati stanziamenti per la ristrutturazione delle scuole insicure sono ancora fermi al palo.

Un quadro deprimente. Ma non per le scuole private, che dall’attuale esecutivo si erano già viste piovere il regalo dello sconto-Imu e altri 12 milioni, già a maggio, sempre per l’accoglienza dei disabili (ma l’accoglienza non era un valore cattolico? Sembra quasi che lo sia solo quando a pagare è lo Stato). Ma non poteva andare diversamente, con un sottosegretario come il ciellino Gabriele Toccafondi: che ha prontamente commentato l’ultimo stanziamento sostenendo che “le famiglie avranno libertà di scelta educativa”. A ragionar così, lo Stato potrebbe anche regalare Ferrari a chi vuol avere libertà motoria.

Ma non poteva andare diversamente anche perché l’incarico di ministro è tuttora ricoperto da Stefania Giannini, le cui idee sono ben rese dalla prefazione a un libro che chiedeva tagli alla scuola pubblica fino al 40%. Un appoggio non certo incidentale, visto che è stato ribadito soltanto pochi giorni fa.

“Sostenere le scuole paritarie significa sostenere la scuola pubblica”, ha dichiarato Giannini. Significa invece, e soprattutto, sostenere scuole ideologiche di controversa qualità che discriminano nell’accesso. La buona scuola dovrebbe essere quella di tutti e per tutti. Il governo Renzi la pensa ormai in maniera diametralmente opposta.

Raffaele Carcano, coordinatore culturale Uaar

Articolo pubblicato sul blog di MicroMega il 21 ottobre 2016

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23 commenti

Sandra.

Mentre nelle scuole paritarie calavano gli iscritti …
w w w.tuttoscuola.com/portali/paritarie/100-mila-alunni-in-meno-nelle-paritarie-nell-ultimo-triennio-39294.html

Diocleziano

Forse scopriremo che i tanti soldi gli servono per pagare le famiglie affinché gli mandino i loro pargoletti.

La verità è che dio è solo il testimonial di una multinazionale che vive su una rete di servizi: scuole, ospedali, turismo, apparizioni…

Marco Tullio

Ogni ragionamento circa le scuole non gestite dallo Stato o da Enti Territoriali va fatto chidendosi se un Istituto operi, o no, in un contesto territoriale che offra all’utenza l’alternativa di scuole statali analoghe: se così non è, è ovvio che lo Stato, se non può prontamente dotare in proprio quel territorio d’una possibilità educativa richiesta dalla popolazione, debba provvedere, finanziando chi riesce a farlo. Ora, questo caso, raro, per la verità, in Italia, quanto a scuole elementari, medie e superiori, è, invece, frequentissimo quanto alla scuola materna.
Si potrà deplorare quanto si vuole tale circostanza, se ne potranno maledire all’infinito i responsabili (per lo più ormai dceduti, perrché la faccenda ha radici antiche) … ma è così: in moltissime realtà territoriali italiane la scuola materna statale (o comunale) non esiste, oppure ha un numero di posti inferiore alle necessità. Istituire nuove scuole materne statali o comunali sarebbe desiderabile, ma estremamente costoso, poiché non solo si dovrebbero assumere migliaia d’insegnanti e altri addetti, ma anche si dovrebbero acquisire idonei edifici.
E’ fuor di dubbio che l’Ordinamento Giuridico in vigore non consente d’espropriare senza indennizzo gli edifici scolastici esistenti che appartengano a chicchessia. Del resto, se lo si facesse (beninteso con l’indennizzo prescritto dalla Costituzione e dalle Leggi) … nient’altro si farebbe se non arricchire quei privati o quegli Enti (per lo più ecclesiastici) che sono proprietari di tali immobili, mettendo loro in mano del magnifico denaro contante senza i problemi gestionali che la proprietà d’Istituti Scolastici e di beni immobili comporta.

Mauritius

La domanda che ti poni tu è falsata per vari motivi. Il primo è che lo Stato è tenuto a erogare servizi ai cittadini, naturalmente pluralisti, e nel caso della scuola questo obbligo è presente nella stessa Costituzione all’articolo 33. La seconda è che nel corso degli anni si è proceduto al progressivo smantellamento dell’istruzione statale per far posto all’istruzione privata, quindi di fatto è stato intrapreso il percorso che tu ritieni dannoso ma al contrario. Il terzo è che di una scuola pluralista giova l’intera comunità, perché che la scuola privata sia di livello nettamente inferiore lo dicono tutti gli indicatori a partire da quelli dell’Ocse, quindi la scuola non va vista come un servizio a perdere ma come un investimento.

Marco Tullio

@ Mauritius – Nel mio scritto non c’è nessuna domanda, nessun giudizio di valore circa i “percorsi” passati in questa materianè nessun auspicio circa il futuro: analizzavo solo il presente, osservando che reputo difficilissimo far sorgere come funghi scuole statali di questo o quel tipo (ma il problema riguarda soprattutto le materne) dove non ce ne siano o siano quantitativamente insufficienti. Ne deducevo che bene fa il Governo (anzi: adempie a un suo preciso e grave dovere), in tal casi a finanziare la scuola non statale.

Mauritius

@Marco Tullio
Il tuo commento iniziava con “ogni ragionamento… va fatto chiedendosi”. Quella è quindi una domanda, retorica e da rivolgere a se stessi, ma sempre domanda è 🙂

Diocleziano

MT
Tu consideri come fosse la normalità la situazione attuale, uno stato debole e una chiesa che infetta. È solo nella tua testa l’idea che solo la chiesa possa occuparsi di certi servizi: se per svolgere quei servizi la chiesa deve essere finanziata dallo stato è evidente che lo stato potrebbe fare da solo. Ma tu dici che è anche perché solo la chiesa possiede edifici ecc… ma la chiesa senza favoritismi e mancanze colpevoli non potrebbe fare proprio nulla. Dici che non si possono espropriare senza lauti risarcimenti? Se dipendesse da me ti farei vedere che in perfetta legalità e senza sborsare un centesimo porterei via alla chiesa fino all’ultimo mattone: basterebbe tassare in maniera progressiva i grandi patrimoni immobiliari con regole e codicilli che colpirebbero praticamente solo la chiesa, lo stesso per le eredità, rendicontazione di tutte le entrate di parrocchie, conventi, seminari ecc.

Obbligarli inoltre ad accogliere i bambini disabili nella stessa percentuale delle scuole pubbliche e, naturalmente, l’obbligo a coprire il fabbisogno scolastico delle zone disagiate o isolate. Immagina che meraviglia una scuola privata cattolica adiacente allo Zen… Il va sans dire che tutto ciò senza finanziamenti statali.

Penso a quei poveretti di Renzi e Padoan che in questi giorni si stanno affannando per quadrare i conti alla ricerca di un miliardo e sei, quando basterebbe cancellare l’infame balzello dell’8×1000.

Marco Tullio

@Diocleziano. Lascio a te le tue fantasie da Basso Impero, limitandomi ad osservare che non siamo più ai tempi del tiranno cui t’ispiri e che nel frattempo sono state inventate la democrazia rappresentativa, la Costituzione (a proposito: voterò NO alla riforma … perché … non si sa mai: l’appetito vien mangiando) e la Corte Costituzionale.
Comunque è evidente che l’attuale Governo non può certamente fare alcunché di quello che tu auspichi (e se, per assurdo, volesse tra il prooposito e l’attuazione passerebbe un bel po’ di tempo). E allora ti domando: secondo te dove scuole statali di questo o quel tipo (ma il problema riguarda soprattutto le materne) non ce ne siano o siano quantitativamente insufficienti, ma vi siano corrispondenti scuole non statali che coprano il fabbisogno, che cosa dovrebbe fare ORA il Governo.? Non mi ripondere, per favore, che dovrebbe obbligare gli Enti proprietari di tali scuole a gestirle in perdita … perchè (in attesa d’una tua ascesa al sommo potere) proprio non si può. Non si può neppure probire ai suddetti Enti di chiuderle e di fare più proficuo uso degli immobili.
Quanto all’8 per mille, proprio non capisco la tua tesi. “Cancellare l’infame balzello” significherebbe diminuire dell’ 8 per mille l’IRPEF. Ma allora in che modo si contribuirebbe “a quadrare i conti”?

Diocleziano

Spero che tu abbia colto il tono paradossale del mio dire (ma neanche tanto paradossale: ogni tanto la storia ci presenta congiunture favorevoli e bastano poche persone per capovolgere situazioni che paiono granitiche; pensa alla Russia di venticinque anni fa, e non era messa peggio della chiesa di oggi come credibilità. Qualcosa si sta muovendo).

Ti faccio notare che pagare tutte le tasse si usa ancora oggi, e non solo nel basso impero. Comunque lo sai anche tu che la chiesa, se rispettasse le leggi dello stato e non fosse favorita subdolamente, durerebbe ben poco.

Sandra.

Hai confermato che per la scuola materna molti cittadini italiani non hanno libertà di scelta, la famosa libertà educativa, dato che non c’è alternativa alle scuole gestite da suore e preti: in certe realtà esiste il monopolio della scuola parrocchiale. Non so se ti rendi conto di quanto sia grave per uno Stato derogare a un privato quello che sarebbe un suo dovere: l’alternativa deve essere offerta.

Marco Tullio

@Sandra. Quello ch dici è vero. E’ anche vero che non vedo grandi manifestazioni di scontento per la necessità di fatto (obiettivamente presente in alcuni luoghi) di avvalersi di scuole (prevalentemente materne) non statali in mancanza della statale corrispondente (o in carenza di posti in essa), Tutt’al più la gente si lamenta dell’onere economico … e il Governo l’accontenta riducendo tale onere familiare con il finanziamento pubblico. Non so quanti plaudirebbero al grave incremento di spesa pubblca (ben superiore al finanziamento da voi lamentato) che sarebbe necessario per ovviare in tempi brevi a tale situazione.
Non mi ripondere, per favore, che dovrebbe scaricare la spesa sulla Chiesa, magari coi fondi dell’8 per mille … perchè (a Costituzione vigente) … proprio non si può.

Sandra.

MT
Ok non ci sono abbastanza scuole materne, che tra l’altro sono extra obbligo scolastico. C’è però l’esigenza di servizi, e allora lo Stato cosa potrebbe fare? Beh, la cosa ovvia ma stupida è concedere il monopolio di fatto a un ente ideologicamente orientato come la Chiesa, che si sa ai controlli è sempre stata piuttosto refrattaria. Nell’interesse dei cittadini invece si sarebbe dovuto mettere tutti nelle stesse condizioni. Considerato che la Chiesa cattolica parte con vantaggi non indifferenti – patrimonio immobiliare e personale religioso a costo ridotto – lo Stato avrebbe potuto incentivare l’iniziativa privata con misure eccezionali, che so, niente tasse per i primi anni, o prestiti superagevolati: questo da un lato avrebbe creato condizioni di concorrenza più sane, dall’altro avrebbe dato ossigeno all’economia e allo spirito imprenditoriale. Magari gruppetti di maestre che sono finite a lavorare a contratto annuale, magari sottopagate, in istituto di santa maria addolorata o del cuore benedetto, avrebbero potuto creare qualcosa di meglio, per sé e per i bambini.

mafalda

Tenendo conto che i piccoli dai 2 anni e mezzo ai 5 sono una popolazione sempre più variegata a livello culturale e religioso, rinforzare le scuole confessionali è ancora più grave. Molti genitori stranieri devono, per motivi di lavoro, lasciare i figli all’asilo; altre famiglie tengono a casa i bambini impedendo in questo modo alle madri di frequentare il mondo del lavoro e di integrarsi nella comunità. In entrambi i casi è un problema: i bambini stranieri in una scuola cattolica sono sottoposti alla pubblicità confessionale prevalente, visto che nessuno può garantire l’obiettività dell’agire delle insegnanti; i bambini che restano a casa arrivano alla scuola primaria con notevoli lacune, soprattutto linguistiche, rispetto al resto degli alunni. Poiché la percentuale di stranieri nelle classi è sempre molto alta, il livello generale inevitabilmente si abbassa, con grande fastidio dei genitori italiani.
Conclusione: le scuole private non hanno ragione di esistere, specie quelle confessionali. Non solo non permettono di risparmiare, ma non portano vantaggi dal punto di vista culturale, semplicemente barattano un servizio con la loro pubblicità.

Marco Tullio

@Mafalda. Le tue considerazioni sono interessanti, ma non rispondono ad alcune semplici domande:
– Come potrebbe lo Stato cerare dall’oggi al domani le migliaia di posti alunno attualmente mancanti, tanto più che non è pensabile avvalersi gratuitamente degli immobili non statali attualmente adibiti ad uso scolastico su ognuno dei quali qualcuno vanta un diritto di proprietà costituzionalmente garantito?
– Esiste nell’opinione pubblica l’anelito ai sacrifici che un piano, anche a lunga scadenza, concepito in questo senso comporterebbe?

Mauritius

@Marco Tullio
Alla situazione attuale ci si è arrivati con il progressivo smantellamento della scuola pubblica, con il dirottamento di risorse verso le private, con la riduzione degli organici, eccetera. Mi spieghi perché adesso dovrebbe essere così difficile fare il percorso all’inverso? O non farlo con il pretesto che non si può farlo dall’oggi al domani? Lo si faccia con la necessaria gradualità, che problema c’è? Ci sono già un mucchio di immobili pubblici non utilizzati, ovunque hanno chiuso ospedali e tribunali che potrebbero essere riconvertiti, e dove necessario si costruisce, si acquisisce, come si fa per tutti gli altri servizi. O vogliamo appaltare pure i consigli e le giunte comunali ai privati perché così risparmiamo sui palazzi di città? Ti rendi conto che se lo Stato eroga X alle scuole private, e queste sono in grado di mantenere l’immobile necessario allo scopo, è evidente che quell’X è servito anche per gli immobili e che quindi risparmiandolo si possono gestire immobili di proprietà pubblica? O vogliamo dire che le scuole private lavorano tutte rimettendoci?

mafalda

Marco Tullio
A me sembra invece che la risposta sia semplice.
I soldi destinati alle scuole private, alla costruzione di nuove chiese, di moschee, quelli dell’8xmille, possono essere benissimo utilizzati per la costruzione di nidi e di scuole materne statali. Per quel che riguarda l’opinione pubblica, credo sia non un anelito ma una richiesta sempre più concreta: le famiglie hanno bisogno di spazi sicuri in cui lasciare i figli e le insegnanti hanno bisogno di uno stipendio dignitoso. Lavorare per meno di 10 euro l’ora non credo ti sproni a dare il meglio di te.

gmd85

@Marco Tullio

Intanto dimostra che le scuole private sono tutte in zone dove lo “Stato non riesce”. Che se ci facciamo un giro per il territorio è probabile che la maggior parte si trovi nelle città.
Istituire nuove scuole sarebbe costoso perché i soldi si danno alle private, le quali, tra l’altro, sottopagano o non pagano i docenti che assumono. Di che stiamo parlando?

Marco Tullio

@gmd85. Non è detto che il “non riuscire” dello Stato consista solamente nella lontananza topografica della scuola richiesta dalla popolazione (sebbene anche questo accada). Può anche verificarsi (e di fatto succede, in prevalenza proprio nelle grandi città, soprattutto per le materne) che le scuole statali ci siano, ed ottime, e ben distribuite sul territorio ma non abbiano posti sufficienti per far fronte alle richieste d’iscrizione. Di conseguenza è giocoforza finanziare (e subito, perché le famiglie non possono aspettare) chi il servizio lo svolge, motivo per cui il potenziamento della scuola statale esigerebbe necessariamente una spesa aggiuntiva, ingente – come ho detto – perché dovrebbe comprendere anche l’acquisizione degli immobili e dei mobili stumentali.

gmd85

@Marco Tullio

Faccio mia la risposta di Mauritius sulla gestione delle finanze. Come esistono i fondi per le emergenze, si trovano i soldi per costruire nuove scuole. Anche evitando di elargirne a iosa ai privati, visto che la Costituzione è chiara su questo punto. Il problema del sovraffollamento è relativo, non è la norma. Tra l’altro, nella scuola dell’infanzia (non materna, che diamine) le o gli insegnanti hanno il supporto degli assistenti scolastici in ogni sezione.

Sandra.

MT
Ci sono stati più casi in Piemonte in cui la Fism – federazione scuole materne facente capo alla Cei – ha posto il veto all’apertura di scuole dell’infanzia statali già costruite!

Marco Tullio

@gmd85. So che “scuola dell’infanzia” e – meglio ancora – “scuola del grado preparatorio” sono dizioni più esatte che non “scuola materna”, ma so anche che non tutti sono specialisti in materia, perciò in una pubblica discussione uso il termine più comune (Mafalda ha addirittura scritto “asilo” … e ha fatto bene). So anche che esistono gli assistenti scolastici, e infatti avevo parlato d’insegnanti e “altri addetti”.
Nella scuola dell’infanzia (per la verità anche nelle altre, ma in queste in modo particolare) non può esservi “sovraffollamento”, per evidenti ragioni di sicurezza: i posti ci sono o non ci sono (e se non ci sono si fanno le graduatorie … e chi non rientra resta fuori, con le conseguenza giustamente espresse da Mafalda). E che ne manchino – nelle scuole statali o comunali – in molti luoghi, è, purtroppo, vero, e se altrove i posti ci sono o si potrebbero reperire (Mauritius propone gli ex Tribunali … bah) … le scolaresche infantili mica si possono spostare come la Celere! E non è ragionevole credere (come mostra di credere Mauritius) che gli immobili utilzzati dalle scuole non statali vengano dal finanziamento pubblico: generalmente sono sorti da tempo grazie ai fondi genrali della Chiesa, a donazioni specifiche, a lasciti, alle rette di chi ha mandato i propri figli alle scuole private pagando per intero la retta, al lavoro quasi gratuito del personale ecclesiastico. Ora quegli immobili ci sono: quelli nuovi dello Stato o degli Enti Territoriali andrebbero acquisiti o, meglio, edificati ex novo.
Ho scritto nel mio prima intervento che “istituire nuove scuole materne statali o comunali sarebbe desiderabile” e non mi disdico, aggiungendo che disapprovo in pieno qualsiasi iniziativa di chiunque, direttamente interessato alla penuria di posti nelle scuole materne statali (o degli Enti Territoriali), trova da ridire circa provvedimenti che tendano a risoverla, e, intanto, la attenuino. Ma resto del parere che sarà impresa lunga, difficile e costosa, da finanziare con denaro aggiuntivo rispetto a quella che necessariamente l’Erario deve sostenere per rimediare nell’immediato. Temo che un eccesso di zelo in questo senso non sarebbe ben visto dall’opinione pubblica: fatevene una ragione.

Mauritius

Mauritius propone gli ex Tribunali … bah

Perché, che hanno gli ex tribunali che non va? Non sono fatti di mattoni come gli altri edifici? Si demolisce qualche tramezzo e con due uffici fai una bella aula. Ci sono perfino già i crocifissi 😀

E non è ragionevole credere (come mostra di credere Mauritius) che gli immobili utilzzati dalle scuole non statali vengano dal finanziamento pubblico

Non è ragionevole credere il contrario, semmai. È una questione di semplice matematica: se la scuola riesce a produrre utile, o è una scuola d’eccellenza per cui si pagano fior di rette (e in qualche caso è anche vero, ma parliamo di una minoranza) o il contributo statale consente il pagamento dell’affitto. Occhio che nel contributo va compreso tutto, anche l’esenzione Ici per le scuole religiose.

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