Religioni e Costituzione. Nuovo corso, nuovi corsi?

Sono sei le Università italiane (Bologna, Bari, Calabria, Salerno, Firenze e Pisa) che, consorziatesi fra loro appoggiandosi alla Fondazione Flaminia, si sono aggiudicate i 92 mila euro stanziati dal Viminale per un progetto innovativo volto alla prevenzione della radicalizzazione e “all’esercizio della libertà religiosa in coerenza con i valori fondanti della società di accoglienza”.

Progetto che prevede un corso universitario di educazione civica e conoscenza della Costituzione, che inizierà proprio questo mese a Ravenna, sotto la direzione di Giovanni Cimbalo.

Ne parliamo con uno dei docenti, Marco Croce dell’Università di Firenze.

Orioli: Professor Croce, apprendiamo dai media come si tratti di un “corso per imam”. Può spiegarci chi saranno quindi i vostri “studenti”?

Croce: Lo scopo del progetto è quello di concorrere a formare persone esponenziali di comunità religiose che però non fanno parte, a vario titolo e per varie ragioni, del circuito “tradizionale” della politica ecclesiastica italiana. Non solo imam, quindi, ma anche rappresentanti di nuovi movimenti religiosi che a oggi non hanno ottenuto il riconoscimento come confessione o sono comunque rimasti esclusi dalla “concessione” dell’intesa. In generale, si può dire che il progetto mira a coinvolgere i nuovi gruppi religiosi che si sono affacciati in Italia soprattutto in virtù dei flussi migratori e che possono in qualche misura rappresentare un problema, se e in quanto portino con sé un’alterità culturale che non consenta loro di comprendere e adeguarsi ai principi dello Stato costituzionale di diritto. Proprio per questo non si parlerà solo di Costituzione, ma anche di storia e sociologia. Naturalmente verrà dato ampio risalto alle problematiche giuridiche che ruotano attorno all’esercizio della libertà religiosa, l’edilizia di culto in particolare ad esempio. Saranno moduli da otto ore, in lingua italiana, nella giornata del sabato, riservati a stranieri residenti in Italia da almeno cinque anni, anche se gli appartenenti a paesi dell’Unione Europea potranno comunque partecipare come uditori. L’obiettivo è ovviamente quello di preparare adeguatamente queste persone al mondo giuridico italiano, attraverso la diffusione dei valori della nostra Costituzione.

Eppure è impossibile negare come ci sia una particolare attenzione all’islam. Anche questo progetto si inserisce nella scia inaugurata a Novembre 2015 tra l’amministrazione penitenziaria e l’Ucoii sulla presenza di imam “qualificati” in otto carceri italiane e precede di poco il recentissimo Patto nazionale per un islam Italiano fra numerose comunità islamiche e il Ministero dell’Interno. Una sua prima impressione di questo Patto?

È ovvio che, attualmente, il bando sia di fatto rivolto a formare soprattutto imam, vuoi perché l’islam ormai rappresenta il terzo gruppo religioso per numero (dopo cattolici e ortodossi), vuoi perché gli altri gruppi religiosi di matrice extra occidentale sono ormai stati quasi tutti inseriti nella realtà giuridica italiana tramite le intese (ortodossi, induisti e buddisti dal 2012). In realtà questa strategia del Ministero dell’Interno nei confronti dell’Islam è ben più risalente: all’epoca di Giuliano Amato ministro dell’Interno venne elaborata la “Carta dei valori e della cittadinanza”, da far sottoscrivere alle diverse sigle rappresentative dell’islam in Italia: da lì il progetto di costruzione di un Islam italiano unitario con il quale poi giungere all’intesa. Da allora non mi pare che la “politica ecclesiastica” sia mutata al mutare dei diversi governi e sia il bando di cui siamo risultati vincitori, sia il Patto firmato dal Ministro Minniti l’altro giorno mi paiono in piena continuità rispetto a quell’idea iniziale. Una strategia che presenta anche delle criticità, perché potrebbe sembrare volere imporre un canale diverso e più gravoso per il solo slam rispetto agli altri gruppi religiosi che hanno già ottenuto l’intesa. Ovviamente la ragion pratica, in questo momento di tensione terroristica e di crescenti istanze securitarie, impone in qualche misura di intraprendere azioni come queste. Tuttavia bisogna far attenzione a non scivolare verso una sorta di “educazione dell’infedele” al quale poi concedere, dopo giuramento di fedeltà, la stessa misura di libertà alla quale lo stesso avrebbe diritto in virtù dei principi costituzionali. Sicuramente non è questo lo spirito che anima il gruppo che abbiamo creato per concorrere al bando e per parte nostra cercheremo di evitare ogni sbandamento di questo tipo nel corso del processo di formazione.

Per tornare quindi al corso… Costituzione, libertà religiosa… si parlerà anche di laicità, quindi?

Certo. Non può esistere alcun reale discorso sulla libertà religiosa che non ruoti anche attorno al principio di laicità dello Stato, che rappresenta, se realizzato (e in Italia siamo ancora parecchio distanti da una sua piena realizzazione), la premessa necessaria affinché la libertà religiosa possa essere davvero una realtà capace di far convivere in armonia i diversi. Nel corso tratteremo sicuramente della giurisprudenza costituzionale che lo ha dichiarato e sviluppato, e ovviamente se ne parlerà anche in termini storico-culturali, per far comprendere il cammino lungo e faticoso che anche in seno all’Europa cristiana si è dovuto compiere per giungere all’attuale assetto laico liberal-democratico di organizzazione del potere.

Eppure è un principio che non è sempre difeso o condiviso, e non dagli “stranieri”, ma dalla nostra stessa classe politica, dalle nostre istituzioni. Dovrebbero fare qualche lezione anche loro, insomma…?

La realtà italiana presenta un deficit di laicità sia in senso culturale che in senso politico. L’assenza da questo punto di vista di insegnamenti costituzionali nella scuola dell’obbligo e nella scuola secondaria fa sì che larga parte della popolazione non sia stata formata ed educata alla laicità. Anzi, la perdurante presenza di privilegi materiali e simbolici per il cattolicesimo (ora di religione, crocifissi in classe) tende proprio a suggerire il contrario, ossia a far pensare che la “normalità” in Italia sia essere cattolici. Con tutto quel che ne consegue poi quando ci si viene a relazionare con persone non cattoliche o non religiose. Gli stessi commenti agli articoli che hanno dato la notizia della nostra vittoria in relazione al bando, intrisi spesso di venature violente contro la religione “diversa dalla nostra”, dimostrano come forse di progetti di formazione come questo ci sarebbe un gran bisogno anche per larga parte del popolo italiano.

Adele Orioli, responsabile iniziative legali Uaar

Articolo pubblicato sul blog di MicroMega l’8 febbraio 2017

 

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12 commenti

Diocleziano

Speriamo in bene…

Che i nostri politici abbiano urgente bisogno di un corso di recupero in ‘laicità’ è sotto gli occhi di tutti. Non vorrei però che questi corsi siano percepiti solo come un’occasione per spartire tutti gli spazi tra i vari dei. Deve essere chiaro che il padrone di casa è lo stato laico.

Mi piacerebbe, per esempio, che questi ripetenti della società civile fossero illuminati da idee nuove, come il proporre l’abolizione dell’umiliante balzello dell’8×1000. Alla perenne ricerca di denaro per sbarcare il lunario statale, è mai possibile che questa ovvia possibilità non sia mai presa in considerazione?

mafalda

Sono un po’ scettica…non che le intenzioni non siano buone, ma credo che a questa gente tonacata interessi arrivare agli stessi privilegi dei cattolici. Mi chiedo se si discuterà dei diritti della donna, tanto per cominciare.

Diocleziano

«… L’obiettivo è ovviamente quello di preparare adeguatamente queste persone al mondo giuridico italiano, attraverso la diffusione dei valori della nostra Costituzione… »

Questo è il punto fondamentale. Dopo duemila anni la chiesa è ancora convinta di essere al di sopra delle leggi dello Stato, per questi qui ci vuole qualcosa di più che dei corsi tipo ”università della terza età”. E prima dei rappresentanti delle varie religioni, andrebbero preparati i politici italiani notoriamente proni alle sottane vaticane.

RobertoV

Da incorniciare:
“Anzi, la perdurante presenza di privilegi materiali e simbolici per il cattolicesimo (ora di religione, crocifissi in classe) tende proprio a suggerire il contrario, ossia a far pensare che la “normalità” in Italia sia essere cattolici. Con tutto quel che ne consegue poi quando ci si viene a relazionare con persone non cattoliche o non religiose. Gli stessi commenti agli articoli che hanno dato la notizia della nostra vittoria in relazione al bando, intrisi spesso di venature violente contro la religione “diversa dalla nostra”, …
Quando si cerca di toccare qualche privilegio o si fa qualche semplice critica all’opportunità di certi comportamenti considerati “normali” la reazione è proprio caratterizzata da questi commenti violenti contro la religione “diversa dalla nostra”, con un utilizzo identitario del noi contro loro, o sei con noi o contro di noi (col classico atteggiamento della mentalità guerresca) in difesa dei presunti “nostri valori”, come se a difenderli sia la religione/chiesa cattolica che avrebbe bisogno anche lei, invece, di partecipare a questo corso. E’ proprio la laicità, l’assenza di privilegi per una religione, l’essere tutti veramente uguali, la migliore garanzia che le richieste/pretese di altre religioni non possano essere accolte. Difficile, però, per certe religioni di poterlo accettare.
Quello che temo è che anche l’islam (se non lo ha già capito) capirà quanto in Italia il rispetto delle regole sia un optional, a maggior ragione per chi fa parte di certe religioni. Fare un’intesa con buoni propositi che poi si violano con qualsiasi pretesto.

dissection

Infatti… c’è qualquadra che non mi cosa: nell’abbondante parlare di laicità, forse si è perso di vista un punto che ritengo abbastanza focale: e cioè, che per una vera laicità, non si dovrebbe perseguire lo scopo di riconoscere tutte le fedi uguali di fronte allo stato, con il rischio di estendere privilegi inappropriati già elargiti a chi sappiamo, a chi vorrebbe venir qui a batter cassa senza pagar pegno; quanto piuttosto batter i pugni affinché anche i privilegi sin qui elargiti principalmente alla confessione “storica” vengano ridimensionati, quand’anche non tolti (so che sarà dura…), e fare in modo che impari essa stessa a fare di necessità virtù, ma soprattutto a senza reclamare in causa entità strane & metafisiche allo scopo di ricavare liquidi normali & reali, e finalmente farsi mantenere liberamente da chi ha a cuore certe cose, e non forzosamente da tutti, consapevoli o meno. O no?

Manlio Padovan

“La realtà italiana presenta un deficit di laicità sia in senso culturale che in senso politico. L’assenza da questo punto di vista di insegnamenti costituzionali nella scuola dell’obbligo e nella scuola secondaria fa sì che larga parte della popolazione non sia stata formata ed educata alla laicità.”
A me importa sottolineare questo punto. Io sono vecchio e non sono al corrente di cosa si studi oggi di letteratura; ma penso spesso che se tra le letture venissero indicate anche opere straniere avremmo qualcosa da imparare. Sto leggendo, oggi! a ottantanni, il “Viaggio in Italia” di Goethe: quanto saremmo più orgogliosi del nostro paese se ce lo avessero proposto allora, invece delle solite menate idealistiche!

Manlio Padovan

Naturalmente io scrivo della mia modestissima scuola: in Istituto Tecnico Industriale dove la lettaratura era più un impiccio che una materia di studio.

Francesco S.

Non so quanto possa funzionare un corso a cui si partecipa su base volontaria. Non vorrei sembrare massimalista ma per me per fare il ministro di culto di una fede e gestire luoghi di culto si dovrebbe avere una licenza con esamino di stato vertente sui principi base di diritto, poi si organizzino seminari o scuole equivalenti per la formazione dei ministri purché siano obbligati a fornire nel programma di formazione dei punti minimi essenziali a cui segua una verifica per il rilascio della licenza. Se un ministro si radicalizza predicando cose contrarie a quei requisiti minimi di civiltà gli si sospende la licenza.

RobertoV

Sono d’accordo sulla debolezza di una partecipazione volontaria. Tra l’altro questi dichiarano di rappresentare il 70% dei musulmani, ma non essendoci in Italia un censimento a riguardo possono dichiarare quello che vogliono come si è verificato anche all’estero.
Ma anche una obbligatorietà di partecipazione non ci tranquillizzerebbe. Perché una obbligatorietà dovrebbe implicare controlli e penali, revoca della licenza, cose abbastanza difficili da applicare, ancora di più in Italia. E verrebbe ovviamente impugnata con cause giudiziarie con la scusa della tolleranza e della libertà di religione, della discriminazione (perché la chiesa cattolica può dichiarare di non essere democratica e che mai lo sarà, può ritenersi al di sopra delle leggi dello stato italiano, ecc., godere di privilegi e gli altri no?). Questi imam come si vede anche nelle altre nazioni vengo istruiti e fanno riferimento a paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, il Pakistan, difficile aspettarsi da persone del genere che vengano qua e d’incanto rispettano le regole democratiche. Tanto basta dichiarare quello che si vuole per avere la licenza, poi chi controlla e chi punisce?

Gérard

” Quello che temo è che anche l’islam (se non lo ha già capito) capirà quanto in Italia il rispetto delle regole sia un optional, a maggior ragione per chi fa parte di certe religioni. Fare un’intesa con buoni propositi che poi si violano con qualsiasi pretesto. ”

Ho espresso spesso, anche su questo sito, le mie preoccupazioni in merito . Alcune persone, criticando la mia ostilita a simboli religiosi nei luoghi pubblici, mi hanno fatto notare che nessun straniero di fede musulmana critica la presenza di crocefissi e altri simboli cristiani nelle scuole, aule di giustizia etc .
E proprio vero . Però questa assenza di laicita è oro per loro . Sara, al contrario di quello che accade in Francia, piu facile di imporre le proprie regole e valore quando saranno piu numerosi Cercare rifugio poi nel identitarismo di stampo religioso ( cattolico ) non potra che provocare scontri probabilmente violenti !!
Non dimenticare che l’ UCOII è vicina ai Fratelli musulmani, visceralmente ostili ad una societa laica …

mafalda

Concordo perfettamente. Ripensandoci, questa iniziativa mi sembra una perdita di tempo e di denaro. Non è intervenendo sui preti (di qualsiasi religione) che si promuove la laicità, anzi. La costituzione va insegnata agli italiani e agli stranieri e tutti dovrebbero fare un corso obbligatorio. Altrimenti escono perle come quella che mi hanno riferito essere stata detta durante un corso di aggiornamento per insegnanti (al quale PURTROPPO non ho partecipato): “e giusto proibire l’uso del velo perché interpretato come simbolo di ostentazione religiosa? Non è questa una LAICITA’ che appiattisce, che cancella le differenze, che “impone”?”
C’era anche altro ma ve lo risparmio.

Gérard

Forse un giorno questa gente paghera la sua stupidita …
Proprio la scuola dove si impara ad essere cittadini tutti uguali …!!!
( ” una laicita che appiattisce “…dopo la laicita aperta, chiusa, nuova, generosa, ecco la laicita che appiattisce !!! – buona questa…) .

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