Buone novelle laiche

Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.

Da Novara arriva una sentenza importante contro l’invadenza confessionale nei rapporti familiari. Un uomo, dissociatosi dai Testimoni di Geova, si è dovuto rivolgere al tribunale perché l’ex moglie e i familiari aderenti a questa confessione lo avevano isolato completamente dalla figlia piccola. La bambina veniva inoltre condotta agli incontri religiosi dei testimoni senza il suo consenso, indotta a non chiamarlo “papà” e a non consumare pasti con lui. I giudici di Novara hanno dato ragione al padre, confermando che egli possa vedere la figlia alcuni giorni al mese, durante le festività scolastiche e per il suo compleanno (ricorrenza non festeggiata dai Testimoni di Geova). Il tribunale ha chiarito che la frequentazione “anche per meri fini ricreativi, di riunioni alla Sala del Regno costituisce serio pregiudizio per mantenere e sviluppare un sano rapporto con entrambe le figure genitoriali”, poiché sussiste il rischio che la bambina “venga ivi educata e indotta a considerare il padre come una persona da tenere lontana in considerazione della sua scelta di abbandono della fede”. Il pronunciamento è rilevante perché non ammette la possibilità di discriminare o causare grave danno nel rapporto tra genitori e figli sulla base di precetti religiosi fondamentalisti. Ma situazioni del genere, vale la pena di ricordarlo, interessano anche altre confessioni. In Italia soprattutto quella cattolica, che però non sembra ricevere dai tribunali lo stesso trattamento: l’imposizione dell’educazione religiosa sui figli da parte di un partner credente viene talvolta legittimata dai giudici e contribuisce spesso a deteriorare i rapporti tra i figli stessi e i genitori “apostati”, non credenti o non osservanti.

In un contesto tradizionalista come quello italiano, desta ancora scandalo se un politico osa separare in senso laico l’ambito politico da quello religioso, non presenziando in veste ufficiale a manifestazioni confessionali elevate a simbolo della “comunità” (in realtà solo dei cattolici osservanti). Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, non ha partecipato alla tradizionale processione della Via Crucis durante il venerdì santo, ricevendo critiche pesanti dai clericali. Il primo cittadino ha spiegato, con pacatezza e buon senso, che in quanto “laico non credente” rispetta i riti religiosi ma non si è sentito in dovere di partecipare. Un atteggiamento non ipocrita né opportunista, vista la facilità con cui invece tanti suoi colleghi cercano consensi calcando passerelle clericali. Come sindaco, ha ricordato, non ha mancato però di curare i rapporti con la diocesi e le associazioni religiose, ringraziandole per le attività svolte nel sociale: che è ciò che conta per venire incontro alle esigenze di tutta la cittadinanza, a prescindere dall’appartenenza religiosa e dall’ossequio formale dei riti.

Nel contrasto alle pseudoscienze in campo medico, che prevedibilmente possono avere conseguenze nefaste per la salute, è da citare l’impegno dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha dedicato una sezione del proprio portale al tema “Bufale e falsi miti”. Questa risorsa ha già smascherato 150 nozioni ingannevoli.

Talvolta le amministrazioni che sostengono iniziative confessionali tornano sui propri passi. La Regione Marche aveva concesso il patrocinio gratuito a una serie di eventi organizzati dall’Associazione culturale “Oriente Occidente”, un ciclo di incontri dal titolo Dio, patria e famiglia caratterizzato da propaganda confessionale, populista e nazionalista. Ciò aveva destato le proteste di diverse associazioni, tra cui l’UAAR e l’Anpi. Il consigliere Fabio Urbinati (PD) chiesto in aula di togliere tale patrocinio, poi ritirato. La Regione, in una nota ufficiale, ha confermato la revoca “ribadendo la totale adesione ai valori di inclusione, tolleranza e laicità dello Stato”. A evidenziare quanto fosse imbarazzante l’iniziativa, persino l’arcivescovo di Ancona-Osimo, Angelo Spina, ha giudicato inopportuno che tali eventi si svolgessero nella sala conferenze di una chiesa, location ottenuta grazie ai buoni uffici di un prete, e ha revocato il permesso a pochi giorni dal primo incontro.

Non mancano in queste settimane iniziative e sentenze che tutelano le persone omosessuali. L’Anagrafe di Torino ha negato la trascrizione dell’atto di nascita di due gemelli, nati in Canada tramite gestazione per altri e figli di due uomini, perché l’assenza di una legge non consentirebbe di integrare il genitore non biologico. Il Comune per dirimere la questione ha chiesto all’Avvocatura dello Stato di fornire linee generali chiare, tenendo conto delle recenti sentenze (come la n. 12878/2017 della Cassazione) che consentono queste registrazioni anagrafiche per le coppie gay, e ha interpellato Ministero dell’Interno e Anusca (Associazione nazionale ufficiali di stato civile e d’anagrafe). L’amministrazione ha inoltre valutato di costituirsi parte civile nei ricorsi presentati su tale questione e Marco Giusta, assessore per le Pari Opportunità della città, ha asupicato che il riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali diventi “prassi consolidata in tutte le amministrazioni comunali”.

A Trecastelli, in provincia di Ancona, una donna era stata licenziata due mesi dopo aver celebrato l’unione civile con la sua compagna. Lavorava da quasi dieci anni in un bar e l’esercente, senza preavviso, le aveva inviato lettere di licenziamento adducendo come giustificazioni crisi e calo del lavoro. La donna ha però vinto il ricorso ed è stata reintegrata: il giudice non ha riconosciuto come fondate le ragioni del licenziamento.

Il tribunale di Perugia ha ordinato la trascrizione dell’atto di nascita presso l’anagrafe del capoluogo di un bambino figlio di due donne. La registrazione era stata negata dal sindaco, Andrea Romizi, poiché ritenuta “contraria all’ordine pubblico”, ma il consiglio Comunale aveva approvato una mozione per chiedere al primo cittadino di effettuare la trascrizione.

Il Comune di Trento, con l’assessore Andrea Robol, ha concesso il patrocinio al Dolomiti Pride, la prima manifestazione di massa per i diritti delle persone lgbt in Trentino. La città di Trento ha chiesto anche alla Provincia autonoma e alla Regione di dare il patrocinio, ma il governatore provinciale Ugo Rossi lo ha negato.

La redazione

7 commenti

RobertoV

Apprezzo la considerazione dei giudici: “la frequentazione “anche per meri fini ricreativi, di riunioni alla Sala del Regno costituisce serio pregiudizio per mantenere e sviluppare un sano rapporto con entrambe le figure genitoriali”, poiché sussiste il rischio che la bambina “venga ivi educata e indotta a considerare il padre come una persona da tenere lontana in considerazione della sua scelta di abbandono della fede”.
Temo che a questa giusta considerazione siano giunti solo perché religione minoritaria ed abbastanza disprezzata. E se si fosse trattato della religione cattolica o dell’islam? Partecipare alle attivittà didattiche di indottrinamento per queste religioni non comporterebbe rischi analoghi?
Quando i cristiani erano minoranza non si comportavano in modo analogo tra gli adepti? Non erano a caso definiti anche loro una setta dai romani? E questi comportamenti divisivi li possiamo riscontrare fino a non molti decenni fa e sopravvivono in parte ancora oggi. Il fatto che la religione cattolica non abbia comportamenti apparentemente così aggressivi come i Testimoni di Geova è dato dal fatto di essere stata ed esserlo di fatto ancora religione di stato con tutti i privilegi e la propaganda del caso. Non hanno bisogno di isolare i loro fedeli (anche se lo hanno fatto e lo farebbero ancora) per evitare il confronto perché si muovono in una società “amica”.
Proprio ieri il papa ne ha dato una dimostrazione: leggevo della notizia del bambino che piangeva per la morte del padre “ateo”. Il papa, presentata come una grande apertura e tolleranza dai media, è riuscito a sottintendere che se sei ateo sei una cattiva persona, un minorato che non possiede il dono della fede, ma se fai battezzare i figli allora puoi essere considerato buono ed anche approvato da dio. Insomma l’ateo buono è quello che si sottomette comunque alla chiesa, ne ha una grande considerazione e non la ostacola. Quindi un ateo sposato con una cattolica che vuole per coerenza che i figli possano decidere da grandi e non essere indottrinati sin da piccoli sospendendo il tutto è cattivo, mentre chi si sottomette alla moglie cattolica no. Eppure la sentenza sui Testimoni di Geova ha detto il contrario. Ma si sa che il cattolicesimo è buono per definizione e non “indottrina”, lui “propone”, però stranamente non gli piace che la proposta, “il dono” venga fatta ad un adulto, perché le possibilità di successo calano drasticamente, nonostante la società “amica”.

Diocleziano

Sto leggendo un libro di Adler: ”La conoscenza dell’uomo nella psicologia individuale”, scritto ormai da un secolo, dove si sottolinea l’importanza della formazione soggettiva che avviene nei bambini fin dai primissimi anni di vita, formazione che si imprime in maniera indelebile nel carattere dell’individuo e ne sarà il fondamento. Sappiamo che questo principio è ben conosciuto dalla chiesa e ne abusa sfacciatamente, ma mi chiedo perché chi potrebbe agire per contrastare questo stato di cose non lo fa: in Italia ci sarà pure un’associazione degli psicanalisti e degli psicologi che potrebbe, dovrebbe, farsi carico di ‘consigliare’ per il meglio la società. Magari prestando loro anche solo una frazione di quell’attenzione che viene concessa alle quotidiane banalità che ci giungono dalla Città del Male.

dissection

Non credo che lo guarderò. Già solo il titolo è vomitevole.

Frank

Se ascolti quello che dice Ciccio I nel video vedrai che… hai perfettamente ragione.

Franco Ajmar

Papa e papà: Per consolare il piccolo Emanuele, che ha perduto il padre , Papa Francesco dice: ”Tuo padre andrà in cielo anche se era ateo” . (Repubblica del 16/4, pag.23). L’uscita papale mi pare di dubbio gusto. Sappiamo che la manipolazione religiosa ha grande efficienza se iniziata sui più piccoli; però mi sembra inappropriato approfittare di situazioni dolorose per applicarla. Si può consolare un bambino piangente in altri modi, senza approfittarne per pubblicizzare il proprio credo. Forse il Papa non ha grande esperienza con i bambini o forse non sa quanto sia sgradevole aggiungere in loro il tormento del dubbio, sottolineando che anche se il padre aveva sbagliato tutto, il Papa, con una raccomandazione a Dio, avrebbe potuto salvarlo.

Diocleziano

A detta di Scalfari, il banale gli aveva confidato che l’inferno non esiste; ora dice che anche gli atei vanno in paradiso…

Una sola cosa è certa: non ha il senso del ridicolo. E nessuno dei boccaloni presenti ha percepito l’orrore del condizionamento perpetrato su un bambino di 5 o 6 anni che si tormenta sulla sorte che toccherà a suo padre, sorte partorita dalle menti marce che su quelle menzogne ci campano da secoli.

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