Processo a Marco Cappato: il rinvio della Corte è un monito che la politica deve ascoltare

«La decisione di ieri della Consulta è un segnale importantissimo che — insieme alle parole del presidente della Camera, Roberto Fico — l’Uaar non può che accogliere con favore. Cinque anni fa infatti abbiamo contribuito — insieme all’associazione Luca Coscioni e ad altre realtà impegnate sul tema — a raccogliere 67mila firme in calce a una petizione popolare per l’eutanasia legale e il testamento biologico, poi depositata in Parlamento, chiedendo in buona sostanza ai nostri rappresentanti di legiferare a riguardo: proprio ciò che chiede ora la Corte Costituzionale».

Stefano Incani, segretario dell’Uaar commenta così il rinvio deciso ieri dalla Corte costituzionale nell’ambito del processo a Marco Cappato imputato per il reato di aiuto al suicidio in merito alla vicenda di Fabiano Antoniano (Dj Fabo): la Consulta, che doveva decidere, su richiesta dei giudici di Milano, se è conforme alla Costituzione l’articolo 580 del codice penale, che punisce l’istigazione al suicidio, ha rinviato la decisione al 2019 chiedendo che nel frattempo il Parlamento intervenga con una nuova legge.

«Certo, il legislatore cui al momento è affidata questa valutazione, viste le derive teo-leghiste di questi mesi, non ci lascia grandi margini di speranza: difficilmente pensiamo che questo governo coglierà questa occasione per colmare il profondo gap tra classe politica e società civile. Ma ciò nulla toglie all’importanza della decisione della Corte, la quale ha rilevato che l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti».

«A Cappato — conclude Incani — va ancora una volta la nostra vicinanza e solidarietà, nonché le nostre felicitazioni per questa prima vittoria. Una vittoria che non sarebbe stata possibile senza dj Fabo e tutte quelle persone che in questi anni hanno messo le loro vite, i loro stessi corpi in questa battaglia di civiltà».

Comunicato stampa

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4 commenti

VHEMT

Si, ma la politica non ascolterà il monito della Corte, e non farà nulla. Le anime contrapposte della maggioranza, per non parlare di questa specie di opposizione, non permetteranno di votare un testo condiviso.
Inoltre ci sono molti politici in parlamento che non hanno interesse a scontentare le forze clericali.
Per tutti questi motivi nessuno si prenderà la briga di dar vita ad una legge che finirebbe per scontentate per un verso o per un altro, molta gente.
Più comodo perciò, disperdersi in un dialogo senza fine e poi lasciar fare alla Corte.

Diocleziano

La cosa migliore sarebbe un referendum; credo che la società se ne freghi delle astrattezze della chiesa e degli interessi di bottega dei politici: di fronte all’eventualità che possa toccare a ciascuno di noi ci penseranno bene a non vietare l’ultimo ‘aiutino’.

Thomas

Lo credo anch’io, ma purtroppo anche i politici (soprattutto quelli più clericali) lo credono, ed è per questo che il referendum non si farà mai.

VHEMT

Anche perché, dopo l’esperienza dei refererendum sul divorzio e sull’aborto non conviene mettere in moto “meccanismi pericolosi”.
Meglio le manovre sottobanco in transatlantico.

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