#FreeRahaf, chi “rinuncia” alla religione non deve essere rimpatriato in stati che perseguitano gli “apostati”

Le peripezie affrontate da una ventenne saudita, che sta chiedendo asilo in Australia, nel weekend sono diventate virali con l’hashtag #FreeRahaf.

La International Humanist and Ethical Union (IHEU) si appella in maniera accorata a tutti “i governi che rispettano i diritti affinché si impegnino insieme per garantire la sua incolumità e la sua libertà”.

Rahaf Mohammed al-Qunun ha lanciato l’allarme sui social media dopo che le era stato impedito di salire su un volo diretto dalla Thailandia all’Australia. Con una serie di messaggi ha comunicato di essere stata minacciata di morte per questioni “di poco conto” da membri della sua famiglia e in un video ha detto: “… Io, Rahaf Mohammed, sto chiedendo formalmente lo status di rifugiata a qualsiasi paese possa proteggermi dall’essere intimidita o uccisa per l’abbandono della mia religione e dall’essere torturata dalla mia famiglia”.

Alla BBC ha detto di aver “abbandonato la religione”. Inoltre, Rahaf ha sottolineato di aver ricevuto presunte minacce di morte dal cugino e la posizione politica del padre ha destato ulteriori preoccupazioni per l’influenza che può avere la famiglia al fine di farla espellere.

Sebbene alcuni account Twitter sauditi abbiano affermato che Rahaf è una “ragazzina” e dovrebbe essere riportata dalla sua famiglia, la stessa Rahaf ha twittato (in arabo): “Ho vent’anni e posso vivere da sola, libera e indipendente da chiunque non rispetti la mia dignità e non mi ha rispettato in quanto donna”. Mentre alcuni resoconti hanno sostenuto che vivesse con la famiglia in Kuwait e che dovrebbe quindi essere ricondotta in quel paese, dal suo account ha affermato di vivere in Arabia Saudita. Teme quindi violente rappresaglie dalla famiglia, che venga deportata in Kuwait o in Arabia Saudita.

Stando alle indiscrezioni, Rahaf avrebbe parlato con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e durante una recente conferenza stampa il capo dell’ufficio immigrazione thailandese, il tenente Surachate Hakparn, ha affermato che Rahaf non sarà espulsa con la forza: “Se rimpatriarla portasse alla sua morte, certamente non vorremmo farlo”. Quindi ha promesso: “dal momento che la Thailandia è la ‘terra dei sorrisi’, sicuramente non manderemo qualcuno a morire”.

Il presidente dell’IHEU, Andrew Copson, ha commentato:

Se è vero che le autorità thailandesi hanno promesso di non espellere Rahaf Mohammed al-Qunun in un qualsiasi paese dove rischia di essere controllata in maniera oppressiva o può subire minacce di violenza e morte per i propri valori e credenze, questa è una buona notizia. Ci appelliamo in maniera accorata ai governi che rispettano i diritti affinché si impegnino insieme per garantire la sua incolumità e la sua libertà.

Il caso inoltre evidenzia la necessità sempre più urgente di riforme legali negli stati in cui “rinunciare alla religione” è considerato un crimine, anche passibile di pena capitale, sulla base di leggi contro “blasfemia” e “apostasia”, o dove le consuetudini sociali vogliono che le donne in particolare vedano la propria vita intima controllata dai membri della famiglia e godano di limitati diritti quando subiscono coercizione e violenza domestica.

Sulla base del principio internazionalmente riconosciuto del “non respingimento”, i rifugiati e i richiedenti asilo non dovrebbero essere deportati in paesi dove la loro “vita o libertà” sia minacciata per motivi di “razza, religione, nazionalità, appartenenza a particolari gruppi sociali oppure opinione politica”. L’Arabia Saudita mette fuori legge l'”apostasia”, considerandola un crimine passibile della pena capitale sulla base di leggi che fanno riferimento agli hudud [i reati più gravi per la legge islamica n.d.t.], e definisce reato di terrorismo la “promozione del pensiero ateo”, punibile anche con la morte.

L’IHEU critica sistematicamente l’oppressione delle donne e altre violazioni dei diritti umani in diversi stati, compresa l’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita si distingue come peggior paese al mondo per i diritti dei non religiosi, come documentato nel Freedom of Thought Report 2018 dell’IHEU, rapporto che monitora le forme di discriminazione legalizzate e di persecuzione contro umanisti, atei e non religiosi in tutto il mondo.

L’IHEU ha contestato la posizione assunta dall’Arabia Saudita nel Commissione delle Nazioni Unite per i diritti delle donne nel 2017, mettendo in chiaro che, “vi sia dietro questa decisione una manovra politica o un compromesso strategico, questo atto porta discredito alle nostre preziose istituzioni internazionali”.

 

Traduzione dell’articolo #FreeRahaf – Those who ‘renounce’ religion must not be deported to states that persecute ‘apostates’, pubblicato il 7 gennaio sul sito della International Humanist and Ethical Union, organizzazione mondiale laico-umanista di cui fa parte anche l’UAAR.

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12 commenti

Manlio Padovan

Letto questo post e ricordando il precedente sulla supercoppa, mi chiedo e vi chiedo se non sia il caso di pensare ad una qualche azione, la più efficace possibile, contro l’Arabia saudita: là da loro e qui da noi prendendo di mira la sua ambiasciata e i cacciatori di dollari che la appoggiano; un po’ come il boicottaggio contro Israele.
L’UAAR dovrebbe essere in grado di pensare ad una azione eclatante.
Importiamo prodotti da quell’incivile paese?

RobertoV

Secondo dati elaborati dall’ambasciata italiana, l’import nel 2018 è aumentato mentre l’export è diminuito rispetto al 2017:
import: 2017: 3.4 miliardi di euro, gen-sett 2018: 3.7
export: 2017: 3.94 miliardi di Euro, gen-sett. 2018: 2.27

Manlio Padovan

Ma ci sono prodotti sul commercio dei quali noi potremmo intervenire direttamente rifiutandoli?

Gérard

M. Padovan
Fuorchè il petrolio e derivati, non vedo cosa potrebbe esportare questo paese desertico . So che stanno producendo molta frutta e verdura vicino al mare in campi irrigati con l’ acqua dessalinata dell’ oceano indiano . Però questa produzione è limitata e, visto che gli impianti di dessalinizzazione dell’ acqua sono carissimi, questi ortaggi sono poco competitivi per arrivare su nostri mercati .

mafalda

Il buon gesuita non se la sente di parlare a favore della ragazza? Forse non è stato messo al corrente, povero Bergoglio.

Diocleziano

La ragazza ha lasciato la sua religione ma non si sa se ne abbia abbracciata un’altra. Nel qual caso, se è semplicemente atea, sia con il Banale sia con la triade alla menta-banana non troverà accoglienza.

Gérard

Secondo un rapporto di Amnesty Int. vecchio di soltanto un mese e mezzo, molte donne militanti dei diritti umani sono state sottoposte alla tortura con metodi barbari come per esempio con shocks elettrici ( alcune di loro non sarebbero piu state in grado di camminare sempre secondo Amnesty ) . Nelle prigioni del regno ci sono migliai di detenuti politici, molti dei quali senza processi e condannazioni ( ricordatevi di Raif Badawi fra tanti altri…) .
Ma tranquilla Mafalda, i ns calciatori, venditori di armi, stilisti ( penso a D. &G che ha fatto anni fa una collezione di abayas e hijjabs destinati a coprire le forme e le teste delle donne in questo paese…) non si faranno mai domande su queste cose : l’ unica preoccupazione per loro è di essere sempre piu ricchi .

mafalda

Gerard
Bisogna assolutamente mettere al corrente il Bergoglio dei rapporti di Amnesty! Il poveretto parlerebbe sicuramente di quelle donne militanti, detenute politiche, durante i suoi appelli, forse non lo sa… Lui che si batte così strenuamente per i diritti e per l’uguaglianza, come faceva il mitico palestinese crocifisso!

Gérard

Mafalda
Quelli che gestiscono la diplomazia vaticana saranno di sicuro al corrente cosa accade nelle prigioni dell’ Arabia Saudita ( probabilmente anche meglio di noi…) visto che molti media occidentali ne hanno parlato abbastanza spesso . In merito agli sforzi che fanno ( diplomatici vaticani ) onde avvicinare le religioni monoteistiche fra di loro non credo che l’ uguaglianza fra uomo e donna sia un tema che interessa tanto il Vaticano .
Però quelli che mi disgustano di più sono certi stilisti che non hanno la minima etica morale e banalizzano vestiti religiosi che imprigionano il corpo delle donne anzichè liberarlo . Questo è uno schiaffo a tutti quanti cercano ad aiutare le donne di questo paese ( Arabia Saudita ) ad accedere a più liberta !( Avevo letto un intervista di Stefano Gabbana ad un giornale saudita quando ha lanciato la sua linea di hidjabs…. Da vomitare ! ) .

mafalda

Gerard
Infatti il mio commento era sarcastico. I mercanti sono mercanti, moltissimi non hanno scrupoli, basti vedere cosa fanno agli animali per vendere sempre più carne. Stupisce Dolce e Gabbana, visto che dovrebbero essere a conoscenza di quello che significa discriminazione sessuale. Vero è che non si sono mai distinti per la difesa dei diritti, anzi sono piuttosto conservatori.

Gérard

Mafalda

Piu che conservatori, S.G. ha sempre dimostrato di essere una persona cinica, che ama soltanto le persone belle, giovane e magre… e i soldi . Non si è mai visto in qualsiasi azione di solidarieta verso qualcosa di umanitario .

bardh

La International Humanist and Ethical Union (IHEU) si appella in maniera accorata a tutti “i governi che rispettano i diritti affinché si impegnino insieme per garantire la sua incolumità e la sua libertà”, mentre il 9 gennaio la BBC Asia con un tweet poi cancellato chiedeva si suoi followers se “l’adolescente musulmana” fuggita dall’Arabia Saudita “debba essere ucciso per aver lasciato l’Islam”!!!

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