Avvenire e la civiltà dell’amore (proprio)

A volte capita di essere fraintesi. Di recente è successo al papa, che nel suo contrapporre in peius credenti ipocriti e non credenti  ha mandato in sollucchero iperglicemico i media e anche tanti atei devoti. Non era né un’apertura né un complimento, povero Bergoglio che nessuno capisce (o pare voler capire, sennò perde fascino nazionalpopolare). Così come la nostra reazione non era stata certo di entusiasmo, ma di ironica constatazione di come siamo e restiamo “i peggiori bar di Caracas”, il babau da agitare quando si vuole colpevolizzare il proprio gregge.

Ma, appunto, capita di essere fraintesi. E lo è stato anche il nostro comunicato stampa, apprendiamo dalle lettere al direttore di Avvenire, il quotidiano dei vescovi.

Da un lato un monsignore scrive di stare attenti ai media, perché in realtà “il papa dice che se noi odiamo gli altri o sparliamo degli altri viviamo come se fossimo atei”, dall’altro un infervorato lettore spezzino sputa fuoco e fiamme contro un pontefice che va con l’anticristo Scalfari, con la Bonino e i suoi sei milioni di aborti, con Maometto con i suoi 380 milioni di infedeli uccisi e oggi persino con l’Uaar che si complimenta con lui, quei “falsi atei visto che adorano la dea ragione” (sic!).

Verrebbe da sorridere, non fosse per la serissima risposta del direttore Marco Tarquinio, che evidenzia nel comportamento del lettore superficiale, che disprezza per sentito dire e non verifica le fonti, un “abbandono al lato oscuro della stessa religione”.  No, non Darth  Vader, maliziosi e blasfemi coloro i quali l’abbiano pensato!

Certo un po’ di effetto fa, quantomeno è un’ammissione non da poco. Non è tutto oro quello che è sacro. Prendiamo nota e proseguiamo. Tarquinio va oltre infatti, specificando come “dentro e fuori la Chiesa c’è chi si ingegna ad aumentare la confusione e sfrutta ogni mezzo della modernità per perseguire il proprio obiettivo”.  E con chi se la prende? Indovinato. “Non stupisce più di tanto che lo facciano i signori dell’Uaar, ahiloro sempre pronti a scagliare invettive e anatemi (laicissimi ci mancherebbe!) contro coloro che hanno una fede e, come noi, credono al dialogo […]”.

Ma non eravamo quelli che si erano complimentati? Torniamo seri.

Come Uaar siamo i primi a combattere la tendenza dei media di distorcere le parole del papa, semplicemente perché, prese per quelle che sono, mostrerebbero tutta la falsità di un mito costruito artificiosamente, quello del papa buono, innovatore e di apertura, che non ha alcun riscontro nella realtà. Ma in ogni caso quello che a noi davvero interessa è l’attitudine più o meno laica (meno, purtroppo) delle istituzioni italiane. Le offese dottrinali ci arrivano da millenni e non ci stupiscono.

Anzi, come non credenti siamo costantemente subissati di insulti a cuor leggero, non certo solo dal papa che fa pur sempre il suo mestiere di sommo divisore del mondo in noi e loro, ma persino da esponenti istituzionali (il recente Matteo Salvini del “gli manca qualcosa” solo uno fra tanti). Sfido tuttavia a trovare una sola iniziativa della nostra associazione che non si traduca in una semplice richiesta di parità di trattamento, di cessazione delle discriminazioni in corso fra visioni del mondo privilegiate e altre meno, di rispetto dei diritti umani fondamentali.

Il  tutto senza gli oltre sei miliardi di euro annui elargiti dallo stato alla Chiesa e senza i cospicui finanziamenti per l’editoria che intasca lo stesso Avvenire.

Accettazione dell’altrui diversità, all’interno del pieno ed equanime rispetto dei diritti umani fondamentali, dicevamo. Sono queste le basi del nostro dialogo, sempre aperto e sempre pronto. Ma forse sono proprio queste a voler essere negate in radice: nel mentre, infatti all’Onu il rappresentante vaticano ha presentato richiesta ufficiale per espungere il diritto a non avere una fede, il diritto di non credere, dal novero dei diritti umani fondamentali. Certo, se la nostra stessa esistenza viene considerata offensiva non vedo dove starebbe il percorso comune verso la “civiltà dell’amore” tanto cara al direttore di Avvenire.

Qui effettivamente potrebbe sorgere la tentazione di una piccola invettiva.  Ma mi contengo, non sono “uno dei signori dell’Uaar”, sono una Signora.

Adele Orioli, Segretario Uaar

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5 commenti

mafalda

Brava Adele, ma non c’è possibilità di dialogo con questa gente, almeno finché non si sentiranno in pericolo di perdere il loro denaro (prevalente motivo per cui la politica ne è succube). Quello che pensano di noi non deve minimamente importarci.

RobertoV

Se uno ha bisogno continuamente di ripetere la parola amore, civiltà dell’amore dimostra solo di star facendo propaganda, retorica per nascondere i propri interessi. Uno lo fa e basta, sono gli altri che devono poi definirlo sulla base dei risultati e su dati oggettivi. Basta pensare al Berlusconi ed al suo partito dell’amore.
Le lettere al direttore e la risposta del direttore dimostrano bene proprio l’opposto. Curioso il lettore che inizia la sua invettiva definendo Scalfari l’anticristo: un’affermazione chiaramente oggettiva ed equilibrata, come dimostra tutto il resto…..Quindi le persecuzioni da parte dei cattolici non esisterebbero, sarebbero dovute a polemisti recenti (certo prima avrebbero rischiato parecchio grazie all’amore dei cattolici …..). Secondo il nostro le fonti sarebbero inventate, mentre quella dei dati forniti da lui oggettive. Lutero avrebbe ucciso 20 milioni di cattolici e quanti i cattolici ….

Diocleziano

*…Uno lo fa e basta…*

Qualche giorno fa hanno dato risalto al gesto di umiltà del Banale, che ha telefonato personalmente a una famiglia colpita da vari lutti; tanto umile da farsi riprendere da una telecamera. Il famoso ”Non sappia la destra…”.

Non ci sono più gli umili e nemmeno i banali di una volta.

RobertoV

Pensa solo a quelle persone che hanno aiutato gli ebrei nella II guerra mondiale e le cui gesta sono state scoperte solo molti anni dopo. Non hanno pensato di farsi pubblicità dopo la guerra, invece la chiesa cattolica da subito si è autopromossa la più fiera oppositrice del nazismo e salvatrice di ebrei. Dovevano far dimenticare il passato.

Manlio Padovan

Era proprio L’Avvenire che si incazzava per lo scoppio della pace tra Eritrea e Somalia. Ci dicano, loro che lo sanno, chi sobilla gli africani del Sudan perché ci sia la guerra tra sud e nord del paese al fine di dividere i musulmani del nord dai cattolici del sud sui quali hanno “agito” i padri comboniani. Sempre approposito di ammmore!

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