Silvio Viale, il medico che osa offrire il suo aiuto ai sofferenti

A distanza di meno di un mese il ginecologo Silvio Viale, socio Uaar, si ritrova nuovamente sotto attacco per le sue dichiarazioni. I primi di questi attacchi gli erano arrivati all’inizio di novembre riguardo alla vicenda del neonato affetto da ittiosi arlecchino, malattia gravissima alla quale in genere non si sopravvive, i cui genitori non si sono sentiti di effettuare il riconoscimento dopo il parto. In un coro di condanne ai genitori, Viale è stato forse l’unico a difendere la loro legittima scelta e ad esprimere la speranza che il bambino non sopravviva. Per il resto solo proclami che, dietro la retorica dei buoni sentimenti, nascondono l’imposizione violenta di una visione del mondo astratta e semplicistica a persone che affrontano situazioni concrete, complesse e penose, e che meriterebbero invece di essere lasciate libere di decidere con rispettoso silenzio. Su questa vicenda è stato anche avviato un procedimento disciplinare contro Viale, che il prossimo 16 dicembre dovrà comparire davanti alla commissione disciplinare della Città della Salute di Torino.

Adesso l’argomento è il suicidio assistito, tema caldo del momento e vera spina nel fianco per i sostenitori della vita coatta dopo la recente sentenza della Corte costituzionale. Viale si è detto pronto a dare il suo supporto a quei pazienti che volessero richiedere di poter mettere fine alla loro vita e alle loro sofferenze, aggiungendo che l’ospedale ha il dovere di garantire l’esercizio di questo diritto. In questo caso gli attacchi si sono concretizzati perfino in uno striscione esposto dal settore giovanile di Fdi, seguiti poi da analoga presa di posizione del capogruppo del partito presso il consiglio regionale, Maurizio Marrone, per chiedere nientemeno che il licenziamento di Viale dall’ospedale Sant’Anna di Torino.

Anche stavolta il principio alla base degli attacchi è il solito: quello che definisce la vita non come un diritto bensì come un dovere al quale tenere fede qualunque sia il suo costo. Ma invertendo i termini, chi mai potrebbe voler negare a costoro la libertà di proseguire la loro vita anche in condizioni che per altri sarebbero inaccettabili? Nessuno. O almeno, nessuno che abbia rispetto per la libertà degli altri. Di tutti gli altri, a prescindere dalla condivisibilità delle loro scelte. Non si capisce quindi in base a che cosa si dovrebbe impedire agli altri di scegliere altrettanto liberamente. Non si capisce che senso ha affermare, come ha fatto Marrone, che Viale va licenziato perché venuto meno al suo dovere di medico che secondo loro consiste nel «proteggere la vita ad ogni costo». Viale dovrebbe piuttosto diventare un esempio per tutti, perché proprio in quanto medico il suo dovere dovrebbe essere quello di rispondere positivamente a chi, capace di intendere e di volere e dopo aver valutato tutte le alternative disponibili, chiede il suo aiuto per non soffrire più. Definitivamente.

È chiaro che i diritti e le libertà vengono proclamati sempre declinandoli in funzione dell’ideologia religiosa di riferimento, così che alla fine il risultato sia sempre quello di arrogarseli tutti. Un elogio di quel relativismo che tanto viene avversato, in pratica. Oggi difendo, in base al mio moralismo e perché mi fa comodo per evitare un aborto, il diritto di portare a termine una gravidanza salvo non occuparsi del bambino, domani stigmatizzo chi compie proprio quella libera scelta. Oggi difendo giustamente la libertà di scegliere la vita, domani difendo molto meno giustamente quella di negare a chiunque la libera scelta di non continuare a vivere una vita ritenuta indegna. Oggi difendo la libertà di professare il cattolicesimo, in nome della più ampia libertà di culto (quasi mai anche di non culto), domani difendo quella di imporre usanze e simboli cattolici anche a chi cattolico non è. Spesso poi senza nemmeno capire bene cosa essere cattolici significhi realmente ma solo per mero partito preso, come ha dimostrato il consigliere comunale triestino Tuiach, che evidentemente non seguiva molto le lezioni di catechismo, dichiarandosi offeso perché Liliana Segre ha detto che Gesù era un ebreo. La fede in questi casi non è solo una credenza religiosa, ma diventa un elemento identitario che vuole rivendicare la sua supremazia; si potrebbe parlare della squadra del cuore e non cambierebbe nulla.

Massimo Maiurana

Archiviato in: Generale