La laicità del pensiero

Valerio Pocar

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«La nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando; ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza; e non solo il dubbio giova a scoprire il vero, ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio, e chi dubita sa, e sa il più che si possa sapere.»

Giacomo Leopardi, Zibaldone

Le parole ‘laico’ e ‘laicità’ hanno più significati. Laico è colui che non è ordinato sacerdote di una religione o non esercita una certa attività per professione, laico è colui che non sa, rispetto a chi sa. Laiche sono le istituzioni che osservano una posizione equidistante o indifferente rispetto alle opinioni religiose. Altri significati ancora registra il dizionario, qui però voglio parlare di un significato particolare della laicità, di carattere privato e individuale, il quale tuttavia si collega con quelli che ho citato e anzi, proprio della laicità delle istituzioni, che è invece questione pubblica e politica, rappresenta il presupposto.

La laicità è anche un modo di pensare, una forma del pensiero umano. È il modo di pensare fondato sullo spirito critico, per cui ogni informazione deve essere vagliata e accettata solo in capo a una verifica ragionata, rifiutando il principio di autorità. Beninteso, in capo a questo processo non si giunge alla verità, ma si giunge a un’opinione non mutuata da altri, dai mezzi d’informazione, dalla tradizione, dall’insegnamento o da una qualche autorità, ma a un’opinione frutto del nostro sforzo di conoscenza e del nostro pensiero critico, un’opinione che non si fonda sulle pretese certezze che ci vengono proposte da altri, bensì nasce dal dubbio. È anche ovvio che, considerando la difficoltà e l’impegno che questo processo di vaglio comporta, riserveremo questa faticosa impresa alle questioni che la meritano, quelle che riteniamo tali da condizionare la nostra vita e la nostra concezione della vita medesima. Non ci fermeremo, emuli dell’asino di Buridano, incerti tra bere e mangiare, ma piuttosto …


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2 commenti

iguanarosa

I fatti dovrebbero essere accertati prima di dare notizie e certezze. Alcuni fatti però non sono accertabili con certezza e proprio là è più probabile che credenze e superstizioni prevalgano sulla sospensione del giudizio.

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