Recovery Fund per edifici di culto? Il governo si concentri su scuola e ricerca

«Destinare un miliardo di euro al patrimonio privato di un’organizzazione già miliardaria – la Chiesa – che potrebbe e dovrebbe usare le sue risorse per salvaguardare i propri edifici di culto? Sarebbe meglio che il governo si concentrasse su scuola, ricerca e patrimonio pubblico».

Il segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), Roberto Grendene, commenta così la notizia che tra i progetti candidati a entrare nel piano italiano per il Recovery Fund – il fondo di aiuti che l’Unione europea mette a disposizione degli stati membri per l’emergenza Covid – c’è anche la messa in sicurezza antisismica degli edifici di culto, per un miliardo in tre anni.

«Non vogliamo mica che il patrimonio artistico cada a pezzi», precisa Grendene. «Vogliamo però evitare che lo Stato, non contento di regalare alla Chiesa tasse già riscosse ai contribuenti, si metta addirittura a far debiti (che i contribuenti dovranno ripagare) per ristrutturare proprietà immobiliari private. Sarebbe come ristrutturare a spese dei contribuenti ville di proprietà privata che sono patrimonio artistico. Perché quello che sembra non essere chiaro è che la Chiesa è una multinazionale miliardaria. E allora che ristrutturi a spese sue, visto che ha i soldi e sue (e sotto la sua gestione, visto che le usa per le funzioni religiose) sono le proprietà in questione».

Comunicato Stampa

2 commenti

iguanarosa

L’assalto alla diligenza, per quanto confuso e arruffato, è cominciato in piena estate.
Purtroppo i politici più clericali del mondo non riescono a esimersi dalle regalie al pretame, Cei e amici vari. Non resta che sperare che si distribuisca anche alle categorie disagiate come i pensionati e i lavoratori dipendenti.
Grendene ha fatto benissimo a protestare, per questa cifra alla chiesa e anche per la cifra del tutto sproporzionata per l’inutilità delle istituzioni religiose. Al dissesto idrogeologico quanto è stato destinato?

RobertoV

Come al solito quando arrivano tanti soldi per una emergenza, parecchi soldi finiscono in interventi che non c’entrano con quella emergenza.
Cosa c’entrano interventi antisismici su luoghi di culto con l’emergenza Covid? Quali danni avrebbero ricevuto dal Covid?
Nelle linee guida si parla di infrastrutture per la mobilità: non mi pare che le chiese vi rientrino. E neanche nel Green Deal.
Tenendo conto che la chiesa cattolica spende non più di un centinaio di milioni di euro all’anno per la manutenzione del suo patrimonio immobiliare, e solo in minima parte per interventi antisismici, darne ben un miliardo in tre anni per interventi antisismici è veramente una grossa regalia. Non riuscirebbero neanche a farli. Tra l’altro lo stato prevede già un consistente sismabonus per sovvenzionare tali tipi di intervento ai privati.
Visto che purtroppo una parte delle chiese è di proprietà di comuni o dello stato, ma la chiesa ne ha la piena disponibilità senza pagare, sarebbe interessante capire a chi andrebbero effettivamente questi soldi e come verrebbero ripartiti. La cifra stanziata equivarrebbe a mettere in sicurezza una fetta significativa delle chiese: per gli altri invece le briciole?
Temo che li abbiano associati all’antisismica per nascondere poi ciò che effettivamente faranno.

Lascia un commento