Legge Zan in approvazione: una riflessione.

Legge Zan. Legge su – o contro – l’ omo-lesbo-bi-trans-fobia e la misoginia. Poi diventata legge anche contro le discriminazioni nei confronti delle disabilità. O, ancora, più precisamente: “modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di sesso, di genere, di orientamento sessuale o di identità di genere”, il nome esatto del testo votato in Camera l’altro ieri. Un testo che nasce dall’incontro tra cinque testi proposti da cinque parlamentari diversi (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) e che ha dovuto affrontare le peripezie di qualsiasi legge che riguarda diritti civili progressisti in Italia.

Ricordando sempre che questo Paese è considerato da molti il giardino del gran palazzo Vaticano, ogni volta che in Italia si tratta di argomenti scomodi per la Chiesa Cattolica si genera un gran trambusto, mediatico e non, dove ogni argomentazione basata su logica e scienza viene annullata da valanghe di ignoranza e miscredenza, spesso urlate, talvolta sottilmente introdotte negli editoriali delle più grandi testate giornalistiche.

Da anni ormai leggiamo di inviti alla difesa dal bavaglio del gender o avvertimenti contro l’avanzata di questo demonio dal nome inglese, e le voci parlanti sono tra le più svariate: da professoroni ospitati da programmi televisivi al prete di turno a cui viene dato il microfono, da Radio Maria al quisque de populo che sbraita in una piazza no-vax, per finire poi con i fantastici personaggi della politica dell’insulto (Salvini, Binetti, Adinolfi, Meloni e tutto il resto della ciurma) o della lobby anti-gender (Amato, Gandolfini, Pillon).

A mio avviso quando c’è tanto rumore la prima cosa da fare è un po’ di chiarezza, stabilire dei punti fermi.

La cd. Legge Zan è innanzitutto un disegno di legge penale. Ciò vuol dire che, quando divenuta legge, andrà a incidere sulla sfera dei comportamenti e delle azioni dei singoli e delle singole, imponendo divieti o obblighi perentori, cioè non derogabili, e coercibili. In parole povere, lo Stato, con la propria forza di Polizia, può agire per fare rispettare ciò che ci sarà scritto in questa legge. E, soprattutto, può punire sulla base di questa, attraverso il proprio sistema giudiziario.

E’ proprio questa la ragione alla base della paura dei detrattori della legge, e cioè la forza e l’autorità con cui quei concetti finora messi in discussione dalla massa ignorante degli anti-gender (come sesso, genere, identità di genere, orientamento sessuale) attraverso l’approvazione di questa legge diventano concetti giuridici – e, quindi, categorie giuridiche.

Su questi temi le associazioni LGBTQ+, le comunità scientifiche e accademiche, lavorano da anni. Nelle università migliori del mondo ci sono cattedre e corsi dedicati ai gender studies, gli studi interdisciplinari sui generi, ai women’s studies, in relazione all’esperienza donna, men’s studies, in relazione all’esperienza uomo, e queer studies, in relazione alle altre identità di genere e agli orientamenti sessuali (in USA le prime cattedre sono degli anni 80).

Da ormai una cinquantina d’anni si stanno esplorando delle cose che sono state per secoli tabù intoccabili per il veto della Chiesa, per la paura che questi argomenti fuorviassero dall’unico credo possibile, quello per la trinità divina. Questi tabù, dal piacere sessuale alla conformazione dei genitali, dall’identità di genere al ruolo di genere, adesso sono ogni giorno di più sdoganati. E questa esibizione, questa libertà causa ancora tanta violenza. Per secoli noi persone queer abbiamo vissuto la repressione. Adesso che siamo libere di essere, dobbiamo calcolare per bene il contesto in cui vogliamo essere libere: città o provincia, periferia o centro, famiglia o amici?

E’ qui che i Paesi civili hanno deciso di intervenire: tutelare la diversità, perché la diversità – per colpa dei vissuti, dell’ignoranza, del passato, della Chiesa – ingenera violenza in alcuni spettatori.

Tra questi spesso ci sono i familiari, come nel caso di Caivano: un ragazzo si mette alla guida della propria auto, insegue la sorella in scooter con il ragazzo, corre fino ad investirli e la uccide. Perché quest’odio smodato e incontrollabile? Perché il desiderio di morte? Ciro, il ragazzo di Maria Paola è un ragazzo trans. L’assassino di Maria Paola verrà condannato come omicida. Non si parlerà nel processo delle aggravanti ulteriori, delle ragioni dell’odio dell’assassino per Ciro e Maria Paola. Verrà condannato come un qualsiasi omicidio. Ma questo è un crimine commesso solo e soltanto nel nome di un odio inspiegabile verso una categoria ben precisa, e non verso i singoli, e cioè un crimine transfobico.

Questa legge estende le aggravanti delle pene per una lunga sfilza di reati a tutti quei casi in cui il reato è commesso sulla base di una discriminazione per genere, identità di genere, sesso, orientamento sessuale. E la legge viene anche in aiuto ai giudici, nell’interpretare questi termini, fornendo della documentazione accessoria che ritengo utile alla collettività.

Queste 4 parole o insiemi di parole possono causare fastidio, prurito, confusione: sono dei concetti che ci hanno insegnato a disprezzare o a ritenere inutili, inferiori, ridicoli. E’ bene invece che, adesso che finalmente sembriamo in dirittura d’arrivo per l’approvazione di una legge che li definisce, in questo Paese, che si acquisisca confidenza con questi. Noi, come UAAR, timidamente facciamo già la nostra mini divulgazione scientifica con una rubrichetta gestita dal gruppo Giovani: #AngoloQueer, su Instagram e su Facebook.

Andrea Ruggeri

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