La società polacca rivendica la laicità per garantire i diritti delle donne

Nelle cronache venute alla ribalta in Italia sembra che tutto sia cominciato con la controversa decisione del Tribunale costituzionale polacco del 22 ottobre che, se applicata, vieterebbe l’aborto anche in caso di malformazioni del feto e di stupro. Ma questa è stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, in un Paese in cui le forze clericali sono sempre più potenti e pretendono di regolare ogni momento della vita pubblica e privata (si pensi ad esempio al caso delle regioni e città dichiarate LGBTQ-free).

Già nel 2016, in reazione alla proposta dell’istituto Ordo Iuris di Varsavia che voleva rendere illegale l’aborto nel paese, la famosa attrice Krystyna Janda suggerì di imitare l’idea delle donne islandesi che nel 1975 fecero uno sciopero nazionale per rivendicare la parità dei diritti. L’idea venne ben presto messa in azione e in pochi giorni fu organizzato anche in Polonia uno sciopero nazionale delle donne (il “lunedì nero”) che vide la partecipazione di oltre 500mila persone, manifestazioni in 150 città e portò al ritiro del progetto anti-aborto la cui discussione era già iniziata in Parlamento.

Il movimento di protesta delle donne crebbe, venne imitato anche all’estero dalla Russia all’America Latina e alla Corea del Sud, e si diede un’organizzazione stabile che portò ad altre manifestazioni negli anni successivi contro l’inasprimento della legge sull’aborto o, al contrario, per la sua totale legalizzazione.

Quando il 22 ottobre di quest’anno il Tribunale costituzionale polacco (la cui composizione, tra l’altro, è stata modificata dal governo per renderlo meno indipendente dal potere esecutivo) ha decretato l’incostituzionalità dell’aborto anche in caso di malformazioni del feto e di stupro, le donne polacche non si sono quindi fatte trovare impreparate. Hanno iniziato a manifestare contro quest’ultima violazione dei loro diritti, creando un grande movimento di protesta, che ha coinvolto in modo particolare la parte più giovane della società ed esteso le rivendicazioni ad altri temi importanti, quali la laicità dello stato, il diritto alla parità di genere, l’istruzione, la sanità pubblica, il lavoro e la crisi climatica.

In un mese di manifestazioni che hanno coinvolto tutto il paese, sono state raccolte ulteriori idee e proposte, analizzate e discusse in un comitato civico che ha coinvolto in diversi gruppi di lavoro oltre quattrocento persone, i cui risultati sono stati presentati in una conferenza stampa il 24 novembre.

Le proposte operative su cui si può lavorare fin da subito, illustrate in tale occasione, mostrano il forte legame tra le rivendicazioni relative ai diritti civili delle donne e l’esigenza di avere uno stato laico e non clericale. Oltre a tutte le questioni legate al diritto all’aborto e alla condizione della donna nella società, si sono proposte infatti:

  • una campagna di apostasia nazionale, con invito a resistere alla pressione sociale di battezzare i bambini, a sbattezzarsi, a verificare i dati statistici della chiesa (la quale sostiene che il 90% dei polacchi sarebbe cattolico quando invece lo sarebbe solo circa il 25%), facendo pressione sulla chiesa affinché perché renda noto ogni anno il numero degli apostati e dei battesimi;
  • la declericalizzazione del paese (azioni contro l’uso dei simboli religiosi nelle cerimonie nazionali, le messe che accompagnano le cerimonie laiche, l’onnipresenza dei preti in tutti gli eventi pubblici, la genuflessione dei funzionari pubblici davanti ai prelati come se fossero al di sopra della legge, i cappellani pagati dallo stato, i simboli religiosi nei passaporti);
  • proteste contro quella che viene chiamata “giovannipaolizzazione” della sfera pubblica (si pensi alle sempre più numerose strutture pubbliche che portano il nome di Giovanni Paolo II);
  • la laicizzazione della scuola, supportando i giovani che si vedono costretti a frequentare le lezioni di religione contro la loro volontà e facendo pressione per rendere tale insegnamento non più obbligatorio.

Loris Tissino
(con la collaborazione di Ika Puszczykowska)

 

 

Segue una sintesi del documento consegnato in occasione della conferenza stampa del 24 novembre 2020.


INTRODUZIONE

Il Consiglio Consultivo dello Sciopero Nazionale Polacco delle Donne (Ogolnopolski Strajk Kobiet), creato nella fase iniziale dello sciopero per raccogliere richieste, idee e proposte della gente che protesta in strada e, attraverso le mail ricevute, cercare soluzioni, è suddiviso in gruppi di lavoro tematici. In futuro il Consiglio intende occuparsi di come “aggiustare” le cose nel paese dopo il governo del partito Diritto e Giustizia; intanto, oggi presenta soluzioni ai problemi che possono essere affrontati subito, anche in questo momento in cui tale partito è al potere, in sei campi principali che sono: diritti delle donne, istruzione, stato laico, salute, lavoro, crisi climatica.

1) Diritti delle donne

Soluzioni fattibili già ora perché la loro messa in atto non dipende dal governo:

Aborto

  • da parte dei giudici: non applicare la “sentenza” della Corte Costituzionale del 22 ottobre 2020 che vieta l’aborto e rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea in caso di controversie;
  • da parte dei medici: non seguire la “sentenza”;
  • da parte dello Sciopero Nazionale Polacco delle Donne: sostenere, proteggere i medici, i giudici, le persone in caso di persecuzione da parte del potere;
  • da parte degli ospedali: informare le persone su quali sono le strutture dove l’aborto può essere praticato;
  • da parte della Commissione Europea: avviare una procedura legale riguardo la violazione in Polonia dell’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali (“Diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale”);
  • da parte degli europarlamentari: fare pressione sulla Commissione Europea perché avvii la procedura legale riguardo tale violazione;
  • da parte dei cittadini: presentare una petizione al Parlamento Europeo riguardante la violazione dell’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani;
  • da parte dei cittadini toccati direttamente dall’esecuzione della “sentenza”: presentare una protesta al Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Convenzione di Istanbul

  • da parte dei cittadini e dei parlamentari: chiedere le dimissioni del Ministro della Giustizia e di controllare l’implementazione della Convenzione in Polonia (cosa ancora non fatta).

Cure perinatali

  • da parte dei parlamentari dell’opposizione: chiedere l’inclusione nel gruppo parlamentare per le cure perinatali di persone che hanno a cuore i diritti delle donne o creare un altro gruppo, sensibile alle organizzazioni dei cittadini e ai diritti delle donne.

Alimenti

  • di fronte alla totale crisi del sistema della riscossione degli alimenti durante l’attuale pandemia, si chiede che: ogni famiglia unigenitoriale venga immediatamente soccorsa tramite un fondo per gli alimenti; che la questione della riscossione degli alimenti venga aggiunta fra le questioni urgenti gestite dai tribunali nei tempi della pandemia; che vengano semplificate le tabelle alimentari.

2) Istruzione

  • chiedere le dimissioni dell’attuale Ministro dell’Istruzione e della Scienza, incompetente, misogino, omofobo, favorevole alle punizioni corporali come metodo educativo;
  • chiedere lo stop della repressione nei riguardi degli studenti e dei docenti che partecipano alle proteste in maniera diretta o semplicemente attraverso simboli sulle foto del profilo Facebook;
  • da parte di studenti e docenti: rivendicare i diritti costituzionali di ogni cittadino di esprimere la propria opinione, la propria credenza e di manifestare;
  • da parte dello Sciopero Nazionale Polacco delle Donne: sostegno anche legale a tutti gli studenti e docenti che vengono minacciati e intimiditi, i cui dati vengono illegalmente raccolti da parte degli organi del Consiglio di Istruzione;
  • pari diritto per tutti i bambini di accesso alla didattica a distanza;
  • test gratuiti per il personale della scuola e vaccini gratuiti anti-influenzali.

3) Stato laico

  • apostasia nazionale
    • delle persone che non si identificano con la chiesa, invito a resistere alla pressione sociale di battezzare i bambini;
    • per i giornalisti: invito a verificare i dati statistici della chiesa e fare pressione sulla chiesa affinché renda noto ogni anno il numero degli apostati e dei battesimi;
    • per i politici dell’opposizione: diffondere queste questioni;
  • declericalizzazione: azioni contro la violenza religiosa delle cerimonie nazionali piene di simbologia religiosa, contro i simboli religiosi onnipresenti nelle istituzioni, contro le messe che accompagnano le cerimonie laiche, contro onnipresenza dei preti in tutti gli eventi pubblici, contro i funzionari pubblici che si inginocchiano davanti ai religiosi come se fossero al di sopra della legge, contro i cappellani pagati dallo stato, contro i simboli religiosi nei passaporti (violenza simbolica);
  • i cittadini sono chiamati a protestare contro la “giovannipaolizzazione” della sfera pubblica (il fatto che le strutture pubbliche portino il nome di Giovanni Paolo II) e verranno supportati dallo Sciopero;
  • per una scuola laica: supporto ai giovani che vengono costretti a frequentare le lezioni di religione dai genitori; appello ai genitori e ai giovani che non si avvalgono di tale insegnamento affinché facciano pressione sulla direzione scolastica per collocare le ore di religione fuori dall’orario ordinario; campagna sui social media per informare del fatto che si può rinunciare all’ora di religione in ogni momento dell’anno scolastico.

4) Salute

  • innalzamento del finanziamento in sanità pubblica ai livelli europei;
  • aumento dei test per il Covid;
  • gestione più razionale dei posti letto e aumento dei posti letto, creazione di ospedali temporali e altro;
  • approvazione della legge anti-Covid con una modifica del Senato che sia favorevole per il personale medico e immediato pagamento dei salari, anche per far fronte alla fuga delle professioni mediche all’estero;
  • miglioramento delle cure perinatali;
  • accesso libero e gratuito ai metodi anticoncezionali;
  • educazione sessuale nelle scuole (con approccio scientifico);
  • accesso a controlli gratuiti e di alta qualità durante la gravidanza.

5) Lavoro

  • contrastare il fenomeno dei “contratti spazzatura” e dell’instabilità del lavoro (che per le donne significa mancanza di diritto alla maternità, garantito dall’art. 33 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali);
  • rafforzare il sistema di controllo e di pena per datori di lavoro disonesti;
  • i contratti brevi su commissione dovrebbero esistere solo nel caso in cui il lavoro autonomo possa essere svolto in qualsiasi luogo e tempo (con diritto alla pensione, ferie e benefici sanitari);
  • eliminazione degli stage gratuiti o semigratuiti attraverso una retribuzione minima oraria per ciascun stagista/apprendista;
  • diritto al sussidio di disoccupazione per i giovani in cerca del primo lavoro;
  • parità di retribuzione per le donne, in particolare nei settori delle cure, educativo e sociale;
  • trasparenza dei salari nel settore amministrativo, finanziato dallo stato e dagli enti locali e nel settore privato commissionato dallo stato.

6) Crisi climatica

  • creazione, entro tre mesi, da parte del parlamento, di una Tavola rotonda nazionale sulla questione climatica con scelta del modello di trasformazione pro-climatica, soprattutto per quanto riguarda la transizione energetica, che richiederà grande risorse di budget e coinvolgerà tutta la società. Lo scopo e il campo tematico della Tavola verranno decisi all’interno del workshop cui parteciperanno rappresentanti del governo, organizzazioni non governative (anche lo Sciopero), università e movimenti sociali dal basso impegnati nella lotta contro i cambiamenti climatici. La Tavola durerà 3-4 mesi e sarà composta di 100 persone più 10 supplenti. Criteri per la composizione demografica: sesso, età, livello di istruzione, residenza (campagna / città piccola / città grande con più di 100 mila abitanti), regione, atteggiamento verso i cambiamenti climatici). La Tavola si svolgerà in 3 fasi:
    • educativa (partecipazione alle lezioni degli esperti, che saranno trasmesse in diretta e registrate);
    • integrativa (conoscenza reciproca fra i partecipanti e discussione del problema);
    • elaborazione delle raccomandazioni (parte non pubblica): le raccomandazioni riconosciute da almeno l’80% dei partecipanti verranno considerate vincolanti e il governo deve intraprendere tutte le possibili azioni per implementarle al più presto.
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4 commenti

G. B.

Non sono mai stato comunista, ma penso che se fossi polacco rimpiangerei il comunismo. La situazione della Polonia dimostra chiaramente come TUTTE le religioni, quando siano saldamente insediate al potere, portino solo oscurantismo e repressione. Certo nel cuore dell’Europa di oggi non si può fare come in Iran o in Pakistan, ma se potessero i fondamentalisti cattolici non sarebbero da meno degli islamisti.

laverdure

Concordo,solo tu dimentichi che il Comunismo stesso altro non era che una religione che pretende ufficialmente di non essere tale,pur avendone tutte le caratteristiche,
perfino l’uso delle reliquie :vedi la carcassa di Lenin esposta per generazioni alla venerazione dei credenti.
E in quanto a oscurantismo e repressione non scherzava,vero ?

G. B.

Non voglio certo fare l’apologia del comunismo, ma i polacchi sono proprio caduti in basso. L’unico vantaggio che hanno oggi è che da questo governo possono sperare di liberarsi senza che avvengano cambiamenti epocali a livello mondiale come fu la crisi e la dissoluzione dell’URSS.

Michael Gaismayr

Mi auguro che avvenga in Polonia un cambiamento dal basso in direzione del progresso simile a quello che ha fatto perdere alla città del male un dominio che sembrava inattaccabile sulla ormai ex “cattolicissima” Irlanda, dove sono stati eletti alle massime cariche dello stato dei personaggi assolutamente mal visti dalla chiesa e dove sono stati approvati a larga maggioranza dei referendum contro ogni aspettativa.
Nel 2015 sul matrimonio omosessuale vince il sì con il 62,1%.
Nel 2017 Leo Varadkar, gay dichiarato e militante, diviene capo del governo.
Nel 2018 viene abrogato dell’articolo 8 della Costituzione con il 66,4% (principio di equiparazione fra diritto alla vita del nascituro e della madre).
A dimostrazione del fatto che la freccia della libertà e del progresso civile e sociale va in una direzione ben precisa.

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