Fiducia degli italiani: in forte crescita Stato e scienza, molto meno il papa

Da diversi anni, per l’esattezza dal 1998, l’istituto di ricerca Demos & Pi pubblica un rapporto statistico commissionato da La Repubblica sulla percezione che i cittadini italiani hanno dello Stato e delle istituzioni, laddove per istituzioni vengono intese non solo gli enti pubblici, ma anche vari enti e servizi non statali o non gestiti direttamente dallo Stato. Tra questi la Chiesa cattolica e, dal 2013 a oggi, il papa. Che essendo il 2013 l’anno di elezione di Jorge Bergoglio significa che l’istituto ha pubblicato i dati sull’apprezzamento degli italiani solo con l’attuale papa.

Il rapporto sull’indagine del 2020 è stato pubblicato di recente e mostra un incremento del consenso rispetto all’anno precedente verso quasi tutte le istituzioni. Tale incremento non è ovviamente proporzionale per tutti: lo Stato in senso generale ha guadagnato la bellezza di undici punti percentuali, seguito dalle associazioni degli imprenditori che ne guadagnano dieci, mentre le forze dell’ordine e la scuola risultano le uniche due istituzioni ad aver perso terreno rispettivamente di quattro e due punti. Questo tenendo conto del dato della scuola come istituzione, perché se invece la si considera quale servizio il rapporto ci dice che la privata scende di quattro punti e la pubblica di tre, mentre il divario tra le due passa da cinque a sei punti. È l’effetto della pandemia, secondo lo stesso istituto, o meglio il senso di timore e di insicurezza da essa indotto ad aver determinato il riavvicinamento tra cittadini e istituzioni, con particolare attenzione verso quelle maggiormente in grado di fornire una risposta: Protezione civile e scienziati.

Anche la Chiesa e il papa beneficiano di questo clima. Tuttavia, la sensazione che si tratti di un beneficio indotto dalla tendenza generale è fortemente avvalorata dall’esiguità dell’aumento rispetto al 2019. Il guadagno è un po’ più marcato per la Chiesa, che cresce di quattro punti, e molto meno per il papa che si ferma a un solo misero punto, ma arriva dopo una serie negativa consolidata negli anni precedenti che non può quindi far pensare nemmeno lontanamente a una inversione di tendenza. In particolare Bergoglio, che grazie alla sua performance dell’88% nel 2013 era stato motore di una momentanea ripresa dei consensi verso l’istituzione ecclesiastica, ha sempre perso percentili in tutti gli anni successivi fino al 2019, quando ha totalizzato il punto più basso con il 66% degli apprezzamenti. Oggi passato al 67% e superato da Protezione civile e scienziati che balzano entrambi al 75%. Non siamo al 54% raggiunto nel 2009 da Ratzinger, unico dato ante 2013 fornito da Demos & Pi, ma la tendenza è comunque discendente.

Le ragioni dell’iniziale successo di Bergoglio sono note, quelle del suo progressivo declino appaiono abbastanza chiare. Ratzinger aveva impostato il suo pontificato sulla ferrea difesa della dottrina e dell’etica cattolica. Molta filosofia unita a scarsa attenzione versi i temi sociali rispetto ai quali la Chiesa è sempre stata palesemente anacronistica. Non esattamente quello che si aspetterebbe la maggior parte dei fedeli, che almeno dagli anni sessanta sono parte attiva nella stagione di rivendicazione di quei diritti che la Chiesa, la loro Chiesa, ha sempre disconosciuto. In altre parole, i cattolici hanno nel tempo sviluppato una coscienza civile slegata dai precetti religiosi, poi la Chiesa ratzingeriana ha cercato in qualche modo di far girare all’indietro le lancette dell’orologio. Da qui la progressiva perdita di contatto tra vertici ecclesiastici e base cristiana.

Le dimissioni di Ratzinger e l’arrivo di Bergoglio hanno fatto pensare ai fedeli, o comunque a chi si riconosce nella cultura cattolica, che si stesse assistendo a un radicale mutamento della linea vaticana in senso più attuale. L’idillio però è iniziato a scemare da subito, come certificato dalle indagini di Demos ma anche da ricerche come quelle di Franco Garelli, noto e autorevole sociologo cattolico che pure aveva rilevato una maggiore efficacia delle prese di posizione ecclesiastiche sui grandi temi dei valori piuttosto che sull’esortazione alla pratica religiosa. Ma se il declino c’è comunque stato significa che quei temi non sono stati adeguatamente affrontati. Oppure che lo sono stati solo in parte.

La parte realmente affrontata non riguarda affatto le questioni che hanno a che fare direttamente con il cittadino medio, quello le cui aspettative sono state deluse. La posizione della Chiesa verso i diritti civili, a cominciare da quelli riproduttivi sessuali e biologici, non è sostanzialmente mutata. Il modo di comunicarla invece sì, quello è mutato nella speranza di far credere ai fedeli che un cambio di rotta esistesse realmente, ma è evidente che questa strategia non sta funzionando come Bergoglio forse si aspettava. I temi al centro della propaganda ecclesiastica sono invece quelli che hanno a che fare con pauperismo e diritti dei migranti, cosa che accresce l’appeal di Bergoglio tra chi si colloca politicamente a sinistra ma al tempo stesso lo mette in cattiva luce verso chi invece sta più a destra. E al contrario di Bergoglio e della Chiesa, le destre vedono accrescere i loro consensi.

Massimo Maiurana

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7 commenti

mafalda

Non mi sembra ci sia molto da gioire, la chiesa e il suo capo hanno sempre alte percentuali di fiducia.

Diocleziano

Dal grafico appare che, nonostante la risalita di quest’ultimo anno,
il Banale è ancora sotto al Razzinger nel momento del suo siluramento.

Franco Ajmar

Fa una certa impressione notare come una lettera di cittadini americani ( Arcidiocesi di New Orleans, Louisiana, USA) che invitano il “Santo Padre Francesco” a intervenire a favore delle vittime di abusi sessuali da parte del clero locale, lettera che occupa un’intera pagina di Repubblica dell’11/12/20, sia stata totalmente ignorata da tutti i mezzi di comunicazione.

Diocleziano

Infatti anch’io non ne ho sentito parlare.
Sua Banalità probabilmente risponderebbe “Chi sono io per…”

RobertoV

Francamente il dato di un 2 italiani su tre che apprezzano l’attuale papa mi sembra la classica sovrastima da ipocrisia, cioè che gli italiani non osino dichiarare apertamente il loro non gradimento.
Visto che si dice che la destra sia maggioranza nel paese mi sembra che tra le fila di leghisti e fratelli d’Italia le simpatie per questo papa non ci siano, loro preferiscono quello precedente. Ed anche tra i grillini non mi pare che vi siano grandi simpatie. Questo papa piace solo ad una parte della sinistra e dei cattolici allineati.
In Germania ed Austria i dati sugli abbandoni hanno continuato alla grande anche nell’era di questo papa ed anzi in Germania l’anno scorso hanno raggiunto la cifra record di 300 mila in un solo anno.
Una indagine del genere fatta da Repubblica, giornale apertamente schierato a favore di Bergoglio, non mi sembra molto credibile.

RobertoV

Ho dei dubbi anche sul fatto che il 75 % degli italiani abbia fiducia nella scienza, mentre mi sembra veritiera la continua perdita della scuola pubblica. Sono anni che cercano di danneggiarla a favore del privato. Certo che quei geni che hanno fiducia nella scienza e non nella scuola, come pensano che si diventi scienziati? Navigando in internet o seguendo dei talk show con tuttologi? Quale è la loro idea di scienza?

mafalda

“in Germania l’anno scorso hanno raggiunto la cifra record di 300 mila in un solo anno”: la tassa da pagare, questo è l’unico sistema per vedere quanti fedeli hanno le varie confessioni. Chissà quando arriverà anche in Italia…

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