Cervello umano, false credenze e negazionismo

“…Ma l’opinione comune del popolo volle ostinatamente piuttosto credere essere la vociferata pestilenza un’artificiosa invenzione de’ medici per acquistar lucro, anzi che esaminare e chiarire il fatto. Era forse una tal diffidenza l’effetto della lunga serie d’inganni sofferti dalla classe superiore. Inutilmente i medici più istruiti divulgavano le prove degli ammalati che avevano veduti morire di pestilenza, che la plebe sempre li risguardava come autori di una malignamente immaginata diceria….” (Paolo Verri, 1769 – Osservazioni sulla tortura e singolarmente sugli effetti che produsse all’occasione delle unzioni malefiche alle quali si attribuì̀ la pestilenza che devastò Milano l’anno 1630).

Il negazionismo non nasce certo con la pandemia causata dal SARS-CoV-2. Già in occasione della peste del 1630 a Milano e ancora durante la pandemia di influenza spagnola, che causò tra 50 e 100 milioni di vittime tra i 1918 e il 1920, erano diffuse idee che attribuivano la malattia a untori, ai medici o al governo tedesco attraverso la diffusione dell’aspirina. La storia si ripete. Che nel XVII secolo le teorie complottistiche avessero successo ce lo spieghiamo facilmente, un po’ meno all’inizio del secolo scorso. Ma come è possibile che, nell’epoca della diffusione delle notizie in tempo reale, nell’epoca di scoperte scientifiche fino a pochi decenni fa impensabili, certe convinzioni facciano ancora tanta presa sull’opinione pubblica? Possiamo tentare di dare alcune spiegazioni che si basano sulla conoscenza del funzionamento del cervello umano.

Come ci spiegano Vallortigara, Pievani e Girotti in Nati per Credere (Codice, 2008) il nostro cervello tende ad attribuire intenzionalità a ciò che osserva e questo è particolarmente evidente nelle prime fasi dello sviluppo individuale (nei bambini) e nelle culture primordiali (religioni animiste), pur essendo una caratteristica che accompagna ognuno di noi nella vita di tutti i giorni. Se chiedessimo in giro quale sia la funzione delle nuvole, la maggior parte delle persone risponderebbe con sicurezza che esse servono affinché possa piovere. La risposta è sbagliata. Le nuvole non hanno uno scopo. Le nuvole esistono per il verificarsi di una serie di eventi casuali per cui l’acqua evapora, si condensa e successivamente forma le gocce di pioggia. Allo stesso modo possiamo affermare che gli occhi non servono perché possiamo vedere, ma che vediamo perché possediamo gli occhi, sviluppatisi casualmente durante i processi evolutivi. Per lo stesso meccanismo, l’idea che l’attuale pandemia possa essersi sviluppata per caso è di difficile accettazione per alcune persone, piuttosto è più semplice credere che dietro ci sia qualcuno o qualcosa che la abbia scatenata. Se le dieci piaghe d’Egitto (non ci importa in questo contesto che si tratti di storia o leggenda) furono la conseguenza dell’ira della divinità, le epidemie più recenti sono responsabilità dei “poteri forti” che intendono controllare le nostre vite, instaurando una dittatura sanitaria.

Un’altra interessante spiegazione ce la fornisce la conoscenza di alcuni meccanismi neurali che stanno alla base delle false credenze. Nel dicembre del 2020, su Jama, una delle riviste scientifiche più autorevoli, è stato pubblicato un editoriale a firma di Bruce Miller, neuro-scienziato della Università della California, che chiarisce alcuni aspetti di questo fenomeno. Miller spiega che nel nostro cervello ci sono alcune aree che ricevono le informazioni e le elaborano (la corteccia retrospleniale ha la funzione del riconoscimento di volti familiari) e altre che hanno la complessa funzione di monitorare le informazioni e giudicarne la verosimiglianza (la corteccia del lobo frontale). In alcune forme di demenza, in cui queste aree non funzionano correttamente, è possibile che i pazienti sviluppino false credenze, altrimenti detti deliri. Un paziente affetto da demenza potrebbe pertanto non riconoscere il volto del coniuge e sviluppare la falsa idea che sia stato sostituito da un impostore.

Il lobo frontale è l’area cerebrale che nell’essere umano ha raggiunto il massimo sviluppo evolutivo e che è responsabile di una serie di funzioni particolarmente elaborate, che sono quelle che ci distinguono dal resto del mondo animale. Secondo il principio che l’ontogenesi ricapitola la filogenesi, il lobo frontale umano è una delle aree cerebrali che si sviluppa più tardivamente nei singoli individui. Come è noto, il grado di maturazione individuale e di complessità delle strutture cerebrali e delle loro funzioni dipende in gran parte dall’esperienza e dall’educazione. L’idea è che, se ad un soggetto che non ha ricevuto una educazione (scientifica) adeguata si presentano dati di difficile interpretazione (grafici, curve, indici di contagiosità), questo tende a non riconoscerli come verosimili e a trovare altrove le possibili spiegazioni del fenomeno. Una mente razionale e “scientifica”, invece, trova più logico pensare che un virus possa, per una mutazione casuale, effettuare il salto di specie (spillover). Questo ragionamento può spiegare il fenomeno della negazione della casualità della pandemia, così come la negazione del reale rischio della stessa o ancora l’idea che terapie realmente efficaci siano “occultate” dai governi e dalle multinazionali perché poco costose a fronte di altre meno efficaci ma potenziali fonti di guadagni colossali. Da ultimo, l’idea che i vaccini siano addirittura piú pericolosi dell’infezione. Quest’ultima idea ha una storia che val la pena di essere ricordata: nel 1998 The Lancet pubblica un articolo che mette in relazione alcuni vaccini con certe patologie, tra cui l’autismo. Nonostante l’articolo sia stato ritirato e l’autore accusato di aver incassato denaro da avvocati che sostenevano cause contro le aziende produttrici dei vaccini, l’idea dell’associazione tra vaccini e autismo è rimasta viva nell’opinione comune.

I meccanismi fin qui descritti hanno in comune l’idea che il cervello umano sia fisiologicamente incline a farci fraintendere la realtà. Ma, se le false credenze sono un fenomeno fisiologico, dobbiamo chiederci come mai alcune persone tendono a negare le evidenze mentre altre no. Miller, nel suo editoriale, cita un lavoro effettuato su un numero cospicuo di soggetti americani (9654 intervistati), da cui è emerso che il 48% di quelli che avevano dal diploma di scuola superiore in giù credevano in una qualche forma di teoria complottistica relativa alla attuale pandemia, contro il 15% di chi possedeva una laurea (a un titolo superiore). L’istruzione ha quindi un ruolo fondamentale. Miller scrive: «Rather than engaging with information that is difficult to “see” and that may require changes in behavior, it may be easier to take in data that are simple and reassuring». In effetti, modificare i propri comportamenti o le proprie idee radicate, comporta uno sforzo che risulta antieconomico per il cervello in termini metabolici. Questo può spiegarci perché, al di là di chi cavalca il negazionismo a fini propagandistici, anche persone con una cultura scientifica adeguata possono avere delle difficoltà ad accettare idee che necessitano di un ragionamento non immediatamente intuitivo.

Bisogna pertanto che la comunità scientifica faccia uno sforzo importante per riuscire a comunicare le informazioni, mostrando quello che la ricerca scientifica effettivamente è: un processo di conoscenza dei fatti, che procede con metodi rigorosi per ipotesi e verifiche, basate su dati oggettivi. Il ricercatore deve essere sempre pronto a mettere in dubbio le proprie idee e ipotesi, per non trasformare la ricerca scientifica in una ulteriore religione. Se la gente avesse questa idea della ricerca, probabilmente sarebbe più incline ad ascoltare con fiducia i ricercatori, ma se questi non avranno la capacità di comunicare le informazioni in modo universalmente comprensibile sarà difficile colmare questa distanza.

Tommaso Piccoli

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31 commenti

Diocleziano

«…Bisogna pertanto che la comunità scientifica faccia uno sforzo importante per riuscire a comunicare le informazioni…»

Sì, certo. Ma il problema in soldoni è che, nonostante il lobo frontale e la cultura scientifica, si assiste continuamente a un ostinato ladrocinio da parte di chi è preposto a difendere il cittadino.
Spostare e mischiare vecchietti con infettati nelle RSA aveva un fine comprensibile per una mente di livello superiore? Io avevo pensato che inizialmente non avessero valutato la gravità del morbo e, semplicemente, pensavano di ‘cavalcarlo’. Oggi si parla di una tangente di 70milioni di € sulle mascherine, taroccate per giunta. Non la faccio tanto lunga perché gli esempi sono infiniti e ancora sotto gli occhi di tutti. C’è chi ha detto “Tutti abbiamo visto i cinesi mangiare topi vivi!” Però tutti abbiamo visto chi mentiva sull’economicità e la validità del siero iperimmune. Né uno né l’altro fanno del bene alla comunicazione. Lo sforzo importante deve essere, innanzitutto, nel guadagnarsi la fiducia. Anche di chi non ha fatto studi scientifici.

Non direi però che gli occhi si sono sviluppati casualmente: se si sono sviluppati per motivi evolutivi si esclude la casualità. Occhi che non vedono potrebbero essere casuali, ma non ne ho mai visti.

laverdure

Veramente per quanto riguarda gli occhi e’ stato fatto un esperimento al computer.
Partendo da un elementare organo sensibile il programma aggiungeva
una minima modifica del tutto casuale,dopodiche un “sistema esperto” valutava se essa avrebbe migliorato l’efficenza,e la manteneva solo in caso affermativo.
Si e’ arrivati in un tempo sorprendentemente breve ad un organo incredibilmente complesso ed efficente.
E’ quindi ragionevole pensare che la selezione naturale,anche se in molto piu’ tempo,abbia potuto ottenere lo stesso risultato nello stesso modo.

pendesini alessandro

Le persone ovviamente cooperano per un benefit reciproco (egoismo ragionevole) e, come risultato di questa reciprocazione, si ritrovano a star meglio che se non si fossero aiutate (egoismo triviale). Ma lo scambio sociale non avrebbe potuto evolversi nelle varie specie, se prima non si fosse sviluppata l’abilità di capire chi ci imbroglia, ovvero chi trae vantaggi dagli altri senza ricambiare, strumentalizzandoli o addirittura danneggiandoli.

pendesini alessandro

…..I meccanismi fin qui descritti hanno in comune l’idea che il cervello umano sia fisiologicamente incline a farci fraintendere la realtá…….Dice l’articolo.

Il miglior modello scientifico non potrà mai dare una descrizione esaustiva della realtà, che, ovviamente esiste !
Il nostro encefalo non funziona sui dati del mondo, ma sulle variabili biochimiche o neuronali che segnalano ciò che è importante nel mondo, delle variabili intermedie.
L’errore consiste nella confusione fatta tra i nostri modelli e la realtà. L’idea che noi abbiamo della realta, che ci permette di stabilire una corrispondenza con lei, non è necessariamente paragonabile alla realta stessa. Per vocazione la scienza pensa l’Universo, ma sarebbe assurdo ridurre l’Universo a questo pensiero.
Il potere che abbiamo, utilizziamolo: è quello di consentire alla conclusione che la scienza ci porta a formulare, che la nostra immaginazione non riesce a capire i perché del mondo olisticamente inteso, la ragione del nostro incredibile isolamento, e quindi in grado di assegnare un senso alla nostra esistenza….C’est ici que le bât blesse !
La nostra percezione del mondo e di noi stessi, è una costruzione complessa, parziale e altamente soggettiva che, tuttavia, appare come una “realtà oggettiva”. Le nostre decisioni, nostre azioni procedono anche loro da meccanismi dei quali abbiamo un accesso molto limitato attraverso l’uso della nostra introspezione. In breve, non siamo tranparenti a noi stessi.

–Siamo l’unica specie che si situa simultaneamente in un mondo duale, quello naturale, l’altro fantasmatico. L’unica che è stata capace di alterare profondamente l’ambiente reale per soddisfare le sue esigenze, ma anche di sognare un’altra nicchia per calmare le sue ansie e darsi l’illusione di capire l’Universo. Questa costruzione ci soddisfa perché la capacità inventiva della neocorteccia che appoggia sulla capacità del cervello limbico crea di sana pianta certezze assolute spazzando via qualsiasi dubbio.
NB : il nostro cervello non è di natura « istruzionista » bensi « opportunista ». Non ha evoluto per capire cosa sia la realtà…..

Romy

Specialmente a così pochi giorni dal Darwin day, è inquietante vedere quanto poco la massa si sia evoluta nelle sue reazioni, anche e a volte, soprattutto, dove almeno l’educazione primaria è alla portata di tutti! Concordo che il mondo scientifico e accademico in generale debbano imparare a comunicare meglio con i non addetti ai lavori, ma questa è principalmente una sconfitta del sistema scolastico. L’educazione è la chiave e vista l’ignoranza dilagante, è evidente che qualcosa sia andato terribilmente storto

pendesini alessandro

La fabbrica dell’ignoranza – Scandalo e disinformazione, cosi come l’insufficente ma a volte confusa o distorta informazione non si limita solamente alla scuola. Il più famoso degli esempi riguarda l’industria del tabacco. I rischi del fumo sono ormai noti e riconosciuti, ma ci sono voluti diversi decenni prima che prendessero piede nell’inconscio collettivo. E questo non è un caso. Con l’età d’oro della pubblicità passata, la scienza ha preso il sopravvento. Mentre una certa scienza si proponeva di dimostrare l’aspetto dannoso del tabacco, doveva nuotare contro le ondate di disinformazione accreditate da altri studi pretesi scientifici … commissionati dagli industriali. È qui che è nata l’agnotologia (la scienza della “produzione di ignoranza”). Sulle ceneri di un dibattito impercettibile, dove le false informazioni, considerate come riferimenti, sono controllate da chi ha largamente i mezzi per riprodurle e diffonderle.
Dal caso del tabacco, molte questioni essenziali devono fare i conti con questi falsi studi scientifici che hanno ingannato l’opinione pubblica e distorto la nozione di verità. Cambiamenti climatici, perturbatori endocrini, pesticidi, medicinali dannosi, a volte letali, alimenti ultra trasformati ecc … Un problema che va assolutamente compreso in quest’epoca di reti sociali e di polarizzazione delle opinioni. Lo scandalo Diesegate: nel 2015 Volkswagen ha finalmente ammesso di aver truccato i risultati delle prestazioni di carburante di oltre 11 milioni di veicoli. Sei anni dopo, nessuno ha pagato. Ma uomini, ingegneri, clienti o avvocati, hanno protestato e combattuto per essere risarciti. Perché le multinazionali non possono sempre vincere!

Romy

Concordo, per questo l’educazione è così importante e non solo per fornire un tot di conoscenza base, ma far sviluppare nelle persone un senso critico che quantomeno non li faccia gettare tra le braccia delle più assurde teorie solo perchè le hanno letto su internet. Qui si parla di gente che crede che un virus possa trasmettersi con il 5G o che i vaccini contengano microchip o nella terra piatta e nelle scie chimiche…Gli esempi da lei citati sono gia ad un livello superiore. Alcune delle teorie che girano oggigiorno presuppongono una tale mix di ignoranza, distacco dalla realtà e arroganza che soprattutto in rapporto al livello di scolarizzazione fa davvero paura

Adelchi

Non voglio metter in dubbio la preparazione dell’autore dell’articolo relativamente alla materia su cui svolge le sue ricerche; ma alcuni dubbi generici nel mio cervello, sicuramente poco educato, sorgono spontanei (quasi fisiologicamente generati) quando leggo: «Le nuvole esistono per il verificarsi di una serie di eventi casuali per cui l’acqua evapora, si condensa e successivamente forma le gocce di pioggia» (se sono eventi casuali, come mai li elenca in una precisa sequenza?), o «vediamo perché possediamo gli occhi, sviluppatisi casualmente durante i processi evolutivi», oppure «Una mente razionale e “scientifica”, invece, trova più logico pensare che un virus possa, per una mutazione casuale, effettuare il salto di specie», o ancora quando l’autore parla di «casualità della pandemia». Poi, però, si passa ai «meccanismi neuronali» (sono casuali anche questi, pur essendo «meccanismi»?). Infine si afferma che la ricerca scientifica è «un processo di conoscenza dei fatti, che procede con metodi rigorosi per ipotesi e verifiche, basate su dati oggettivi».

È straordinario come i dati «oggettivi» esaminati e verificati rigorosamente dal ricercatore, il quale è convinto (si badi: sempre nel suo cervello) di sfruttare al meglio i meccanismi neuronali del cervello umano «fisiologicamente incline a farci fraintendere la realtà», alla fin fine siano sempre ri(con)ducibili alla casualità (a meno che, ovviamente, non si tratti dei dati prodotti dai «meccanismi neuronali» del cervello dei ricercatori).

Mi chiedo (casualmente) quale fiducia può pretendere chi prima fa capire che l’idea di multinazionali che sfruttano la pandemia come potenziale fonte di guadagni colossali sia solo frutto di «meccanismi neuronali» di cervelli poco maturi e non educati scientificamente, e súbito dopo dice che l’autore d’un articolo su vaccini e autismo ha ritrattato e è stato accusato d’incassare denaro da avvocati a sostegno di cause contro le aziende produttrici di vaccini per divulgare una certa idea infondata. Ma forse anche quest’accusa è frutto di un delirio a cui il cervello umano vuol credere. Incassare denaro per diffondere un’idea scientificamente infondata? suvvia… quando mai?!

pendesini alessandro

@Adelchi
Da come critica l’autore dell’articolo sembra che lei sia più un filoisofo che, diciamo, scienziato. Avrei delle risposte razionali –quindi scientifiche da darle, ma andremmo sicuramente off topic….
Mi limitero’ a farle notare che « Incassare denaro per diffondere un’idea scientificamente infondata? suvvia… quando mai?! » contrariamente a quello che lei crede NON è una bufala o battuta da frequentatori di bar, bensi una VERITA’ indiscutibile che si è avverata centinaia di volte in diverse multinazionali, principalmente in quelle farmaceutiche ma non solamente !

Adelchi

Mi scusi, ma quel che lei afferma pensavo d’averlo sottolineato in modo ironico; a quanto pare, però, l’ironia non era cosí evidente e riuscita. È chiaramente possibile diffondere idee fasulle per denaro; proprio per questo (e altro) critico l’autore dell’articolo che accoglie la possibilità che chi ha scritto su vaccini e autismo sia stato subdolamente pagato, mentre sembra considerare frutto d’una mente ottenebrata dall’ignoranza scientifica il fatto (ancor piú probabile, a mio avviso) che si possa speculare e ottenere lauti guadagni in modo non proprio trasparente da parte delle multinazionali, farmaceutiche e no, in relazione alla pandemia. Non si tratta di coltivare l’idea d’un complotto, si tratta d’un’ovvietà.

Non sono uno scienziato e neppure un filosofo; cerco solo di considerare in modo critico, col «fedele consiglio della ragione», le affermazioni di chiunque, sia egli/ella un ricercatore, un docente universitario, il papa, il dalai lama o un premio Nobel. Tutti possiamo dire castronerie, soprattutto quando ci allontaniamo dall’ambito della nostra specializzazione. Mi sono solo permesso di evidenziarne alcune secondo il mio parere.

Ma la «VERITÀ indiscutibile» di cui parla nel suo intervento è un’ironia o è derivata da oscuri «meccanismi neuronali»?

RobertoV

La scienza ha, però, gli anticorpi per combattere le truffe e le falsità.
La ricerca scientifica viene fatta in tante nazioni e da tante aziende che hanno interessi contrastanti, da tanti scienziati con interessi ed ambizioni contrastanti, in forte competizione, ed in genere in paesi democratici e trasparenti con sistemi di controllo e agguerrite associazioni di consumatori. Inoltre ciò che affermi deve essere confermato da altri sulla base di dati oggettivi. Basta pensare al caso della fusione fredda scoperta negli anni ’90 da due laboratori, ma che altri non riuscivano a riprodurre. La stessa truffa della Volkswagen è stata scoperta ed ha avuto un danno economico e tanti farmaci sono stati ritirati dal mercato.
L’articolo sull’autismo era un presunto studio su solo 12 persone: un po’ poco per ricavarne deduzioni generali ed altri laboratori non sono infatti arrivati a tali conclusioni e si è scoperta la truffa. Trovo sempre curioso questo atteggiamento da Voyager in cui la maggior parte della comunità scientifica dice altro ed uno dice l’opposto e diventa automaticamente più credibile e disinteressato, una povera vittima, un novello Galileo, mentre gli altri sarebbero tutti al soldo di poteri forti e di complotti vari.
Per fortuna che le multinazionali hanno interessi economici e sono in competizione, altrimenti il vaccino lo avremmo visto tra anni.

Romy

L’autore sta semplicemente citando il meccanismo che porta l’essere umano a valutare tutto a propria misura, immagine e somiglianza come in una delle teorie preferite dei religiosi, il disegno intelligente. Secondo loro tutto è troppo perfetto perchè possa essere frutto del caso, senza considerare che quel “perfetto” in un’ottica macroscopica, non ha il minimo senso. L’uomo ha bisogno di acqua e ossigeno per sopravvivere e vede il ciclo della pioggia o la fotosintesi clorofilliana come un meccanismo perfetto per le esigenze, ma ad un livello di atomi, di struttura dell’universo, il fatto che noi respiriamo è totalmente ininfluente. Se l’uomo e gli animali si estinguessero domani, quegli stessi meccanismi continuerebbero ad esistere senza essere perfetti per nessuno. Siamo noi ad esserci sviluppati per quei meccanismi, non il contrario. L’egocentrismo dell’uomo non può accettare che la natura possa mutare e non essere più così “perfetta” per noi da un momento all’altro, perchè questo significherebbe non essere più il centro dell’universo. Per uno scienziato invece, è generalmente un concetto più facile da accettare perchè sono più consapevoli di quale caccola micro-infinitesimale noi siamo. Motivo per cui le religioni vanno tanto forte e la scienza è così invisa.

Adelchi

Il discorso è molto complicato, ma davvero molto complicato. Vi sembra intelligente l’idea che «chi crede alla necessità dei fenomeni è un tarato mentale che non sa che cosa sia la vera scienza, la quale riconduce tutto al caso»? A me pare sia tanto intelligente quanto affermare che «chi non crede in Dio è una persona infelice che si rifiuta di riconoscere nella causa prima l’unica fonte di felicità e porto di salvezza possibile».

Si passa da un estremo all’altro, in una continua contrapposizione: bene contro male, scienza contro religione, caso contro necessità, scienziati contro ignoranti, &c. Ma vi pare cosí accettabile scientificamente quest’affermazione: siccome le nuvole non hanno uno scopo, allora esistono per il verificarsi di una serie d’eventi casuali? per poi passare a enumerare una successione ordinata di eventi non poi cosí casuali? Le nuvole non avranno uno scopo in sé, ma sicuramente non si formano per caso. Il fatto che il numero di variabili che determinano un fenomeno o un evento non sia completamente dominabile dalla nostra mente non significa che avvenga per caso (non mi pare che le previsioni del tempo siano riconducibili alla divinazione del futuro). Al contrario sarebbe assurdo parlare di princípi e leggi fisiche, o sviluppare modelli matematici; tanto tutto è accidentale e imprevedibile. Invece non è cosí: benché un fenomeno non sia necessario in sé non significa che non si verificherà necessariamente date le condizioni. Sennò di che
diavolo di «meccanismo» si può mai parlare?

L’autore dell’articolo, alla fine, si augura di non trasformare la ricerca scientifica in un’ulteriore religione. Questo è importantissimo! Mi sembra, però, che la richiesta di fiducia che la «gente» dovrebbe avere nei confronti dei «ricercatori» e il periodo conclusivo dell’articolo assomiglino tanto all’auspicio che i «pastori» della Chiesa Cattolica Apostolica Romana ripetono cosí spesso per farsi comprendere meglio dal «gregge». Ovvio che devi dare fiducia a chi ha studiato piú di te in un dato àmbito; ma il grado di fiducia non può mai essere elevato (men che meno assoluto), proprio perché nessuno
domina completamente un argomento, per quanto limitato; e l’uomo è sempre limitato anche se ha un dottorato di ricerca e anni d’esperienza alle spalle; e è bene sempre rammentare che, oltre alla scienza, ha anche altri interessi…

RobertoV

Anche chi critica ed ha dubbi pretestuosi e per partito preso ha altri interessi ….
Oltre magari a non comprendere la terminologia scientifica (che è diversa da quella popolare e della lingua parlata) ed il modo di pensare scientifico: già mettere sullo stesso piano scienza e religione e parlare di fideismo la dice lunga sulla sua scarsa conoscenza del modo di procedere scientifico, che è basato sul dubbio, ma ragionato e dimostrato.
Comunque lo si è visto bene in questa pandemia: l’incapacità di molte persone di comprendere semplici discorsi scientifici ed il modo di procedere della scienza, ma questo non impediva loro di imbastire pretestuose contestazioni e critiche. Preferivano i tuttologi, quelli si che non sono mossi da interessi ….

Romy

@Adelchi Io non ho detto che chi crede alla necessità dei fenomi sia un tarato mentale, semplicemente bisogna sempre temperare le nostre osservazioni con la consapevolezza che l’uomo ragiona entro i limiti della sua natura.
La casualità non va intesa in senso negativo, casualità non significa caos. Il fatto che una particolare concatenazione di eventi e situazioni abbia portato allo sviluppo degli esseri umani come sono oggi, è una casualità, ma questo non significa che all’interno di questa casualità non esistano leggi fisiche o modelli matematici .
“…benché un fenomeno non sia necessario in sé non significa che non si verificherà necessariamente date le condizioni..” Certo. Il punto è che l’origine di quel fenomeno non ha uno scopo né una funzione nel modo inteso dai creazionisti. Il fatto che gli atomi che compongono l’universo si siano aggregati nella forma di esseri umani invece che di pere giganti, non ha la minima influenza sull’andamento dell’universo, né da un punto di vista macroscopico né da un punto di vista microscopico.
Atomi, stelle, galassie e nuvole, esisterebbero anche senza di noi. Naturalmente questo non rende meno vero il fatto che le nuvole “servono” per fare la pioggia, nè che attraverso osservazioni e calcoli non si possano prevedere determinati risultati, perchè noi esistiamo e dal nostro punto di vista, esiste un ordine, esistono causa ed effetto, esistono un prima e un dopo e spendere un’esistenza intera a studiare questo non sarebbe un’esistenza sprecata, perchè tutto ciò rappresenta la nostra natura, la nostra realtà. Tuttavia non si può dire che le nuvole creano la pioggia perchè noi abbiamo bisogno d’acqua e per un atomo, il nostro concetto di tempo non ha senso. Sono pure casualità, come è una casualità che la composizione dell’aria e dell’acqua si siano assestate in una combinazione favorevole alla nascita di queste forme di vita. Questa realtà è solo una delle infinite possibilità disponibili.
L’importante è non dimenticare che ciò che vale per noi, non vale per tutto l’universo.

Adelchi

Guardate, io mi scuso davvero d’aver dato un contributo cosí poco scientifico alla discussione. Non succederà piú.

Ammetto di non possedere la teminologia scientificissima usata da altri nella discussione (tipo: «Dal punto di vista evolutivo, siamo dei GLORIOSI incidenti di un processo imprevedibile»; mamma mia, quant’è scientifico!).

@RobertoV
«già mettere sullo stesso piano scienza e religione e parlare di fideismo la dice lunga sulla sua scarsa conoscenza del modo di procedere scientifico, che è basato sul dubbio, ma ragionato e dimostrato».

Evidentemente i miei non erano ragionamenti (logici), erano frutto d’una totale ignoranza del modo di procedere scientifico. Come mi sono permesso di mettere sullo stesso piano la scienza e la religione in un blog dell’UAAR?

Per quanto mi riguarda, mi scomunico da solo: chiudo súbito il mio account del sito UAAR, cosí ci sarà uno meno che disturberà inutilmente le vostre scientificissime discussioni (detto altrimenti: continuate pure a raccontarvela senza di me).

RobertoV

Adelchi
Solita tecnica, vittimismo e fuga dal confronto quando non si hanno argomenti.
Totale ignoranza del modo di procedere scientifico: assolutamente d’accordo.

Manlio Padovan

https://www.lacittafutura.it/editoriali/il-virus-padano

Se quanto riportato nell’articolo di cui sopra do il link è vero, il virus non è nato per caso ma c’è dietro proprio qualcosa.
Il qualcosa è il tradimento della agricoltura.
Inutile è prendersela col pangolino o col pipistrello, essi sono vittime di nostri comportamenti. E in regime liberistico tutto è ammesso…anche presentare dei vaccini in pochi mesi al solo scopo di fare soldi. E i cialtroni della politica stanno al gioco.
E per quanto riguarda gli scienziati posso assicurare che di seri ce ne sono pochi: a loro basta pubblicare. Lo so per esperienze di famiglia.

iguanarosa

Non credo che si dia la “colpa” ai pipistrelli.
Se vogliamo individuare colpe, si dovrebbe puntrare al sovrappopolamento di umani sul pianeta. E quindi all’invasione di aree selvagge che prima erano riservate sono agli animali selvatici.

RobertoV

Direi che l’articolo linkato fa un minestrone di cose per critiche pretestuose.
Confrontare il dato sui morti in questo modo è scorretto perché presuppone che il virus si sia diffuso nello stesso modo in tutto il mondo e che i paesi siano simili e che registrino i dati in maniera analoga. Per esempio il Brasile ha un’età media della popolazione di 29 anni contro i 53 dell’Italia che fa una bella differenza per una malattia dove quasi il 99 % dei morti è avvenuta tra gli over 50: cioè con una popolazione di 18 milioni di over 65 contro i 14 nostri sono riusciti ad avere oltre 250 mila morti. Inoltre hanno un clima caldo, senza inverno, che sembra rallentare la circolazione del virus ed una densità di popolazione di 10 volte inferiore, cioè statisticamente meno contatti. Inoltre quanto siamo sicuri che nelle zone povere le morti per covid siano state registrate, per di più con un presidente che ha sempre cercato di minimizzare il problema? Lo stesso discorso lo farei per l’India. Anche gli USA hanno densità basse. La famosa Svezia oltre alla bassa densità della popolazione a parte Stoccolma, dove infatti c’è 1/3 dei morti, ha un’organizzazione della società che limita i contatti con metà della popolazione in smart working grazie all’elevata digitalizzazione ed al tipo di lavoro ed il 50 % delle persone single, cioè che non infetteranno i famigliari conviventi. Se guardiamo all’Italia notiamo differenze notevoli tra nord e sud. E comunque i comportamenti adottati dall’Italia non sono poi così differenti dalle altre nazioni europee nella 2° ondata, mentre lo erano nella prima, e nella 2° ondata non sono così differenti i risultati (guarda quanti morti anche in Germania e Austria nella 2° ondata).
Per quanto riguarda l’Italia direi che guardando a ciò che succede coi terremoti o le alluvioni direi che non siamo capaci di affrontare le emergenze e che siamo strutturati per massimizzarne i danni. Resta la considerazione amara che i danni sono anche legati al fatto che, comunque, anche le chiusure più rigide non sono mai state così rigide come si è raccontato (anche nel 1° lockdown circa il 40 % della popolazione continuava a muoversi per lavoro) e nel 2° caso le limitazioni alle attività produttive e di mobilità sono state limitate, oltre alla scarsa propensione degli italiani ad applicare o comprendere semplici regole di prevenzione, mentalità completamente differente da quella dei popoli asiatici che hanno ottenuto risultati decisamente migliori.
Riguardo alle cause gli esperti già da dieci anni almeno denunciavano i rischi di pandemie e prevedevano un po’ quello che sarebbe successo. Su le Scienze si poteva vedere una mappa mondiale del 2015 con indicate le zone a rischio di partenza di pandemie e a parte l’ovvietà della Cina con la sua elevatissima densità di popolazione e sviluppo rapido senza regole c’erano anche parecchie zone europee e dell’Italia.
Sull’origine non sarà facile capire visto che mancano probabilmente molti dati ed informazioni La Cina ha statisticamente più probabilità visto che una persona su 5 al mondo è cinese ed ha parecchie zone a rischio ed è stata la prima a scoprirlo.

RobertoV

“anche presentare dei vaccini in pochi mesi al solo scopo di fare soldi.”
Veramente lo scopo è sconfiggere una pandemia che causa morti, sofferenze e danni economici in tutto il mondo.
Se ci sono motivazioni e soldi i problemi si risolvono molto più rapidamente del normale, basta pensare alla conquista della Luna.
Le cause non sono risolvibili in tempi brevi e saranno oggetto per il futuro: ad oggi per risolvere l’emergenza attuale in tempi “rapidi” abbiamo solo la medicina.

Manlio Padovan

E mi permetto di aggiungere anche questo che proviene persona certamente impegnata.
SOBERANA: il vaccino del popolo!
di Gino Strada *

Cuba produce l’unico vaccino anticovid pubblico, ovvero finanziato, sviluppato e prodotto interamente dallo stato, diventando l’unica nazione autonoma da questo punto di vista in tutto il mondo.

Inoltre si prepara a distribuire entro sei mesi cento milioni di dosi ai paesi che non hanno le risorse per procurarselo, avviando la più colossale campagna di solidarietà internazionale della storia dell’umanità.

Bizzarro che proprio un “paese comunista”, con tutti i limiti e le contraddizioni da superare, sia lo stato più evoluto del mondo.

22 Febbraio 2021 – © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: 22 Febbraio 2021, ore 7:01

RobertoV

Proprio ieri su un giornale tedesco leggevo che la Russia cederà ben 300 milioni di dosi ai paesi in via di sviluppo ed anche la Cina sta facendo cose analoghe. Pensi che questo sia per solidarietà o per geopolitica? Inoltre gli standard di sicurezza nei paesi in via di sviluppo sono decisamente inferiori ai nostri come si può ben vedere anche dai farmaci anti aids dell’India dati ai paesi in via di sviluppo e, quindi, farmaci che in occidente non useremmo diventano accettabili per i paesi in via di sviluppo dove la mortalità è più alta e la possibilità di complicazioni non è documentabile grazie a governi non democratici e trasparenti.

Diocleziano

«… Pensi che questo sia per solidarietà o per geopolitica? …»

La seconda che hai detto: da un punto di vista puramente utilitaristico sarebbe più intelligente provvedere per le popolazioni più ‘redditizie’ in quanto possono dare ai poveri, ma salvare per primi i poveri… Qualche mese e poi avrebbero più fame e più figli.

Gérard

” Gli Stati non hanno amici . Hanno soltanto interessi . ” dixit Ch. De Gaulle .

Mixtec

Secondo Monod, oltre al Caso, ci vuole anche la Necessità. L’ambiente, selezionando le mutazioni, determina un percorso, che può essere ricostruito (da noi, come conoscenza), anche se non determina un indirizzo futuro. In ogni caso però le mutazioni riguardano qualcosa che si è già determinato. I vertebrati hanno quattro arti: ne possono perdere un paio, anche tutti e quattro, ma non potranno mai averne sei. I centauri, se vogliono esistere, devono ripartire dai Tunicati, e non è cosa facile.

pendesini alessandro

Di tutta evodenza e fino prova contraria, la comparsa della specie umana rientra nell’ambito della contingenza, non della necessità.
Dal punto di vista evolutivo, siamo dei gloriosi incidenti di un processo imprevedibile che non testimonia alcuna tendenza verso una maggiore complessità, e non il risultato prevedibile di principi evolutivi destinato a produrre una creatura capace di capire i meccanismi della sua propria creazione.
Quindi prodotti della selezione naturale, vittime di una stranezza genetica che ci ha dato l’intelligenza e l’abilità sufficiente per conquistare il mondo, per creare macchine sofisticatissime certe delle quali ci hanno permesso di andare sulla Luna e probabilmente su Marte, ma non abbastanza raziocinio per gestire i frutti delle nostre discutibilissime osannate vittorie !

RobertoV

Basterebbe guardare all’evoluzione umana in cui in passato abbiamo convissuto ed eravamo in competizione con altre specie umane simili, con cui abbiamo anche avuto rapporti fisici e da cui abbiamo ereditato dei geni, specie poi non sopravvissute, ma che magari con altre condizioni avrebbero potuto prendere il nostro posto.
Inoltre, nonostante i miliardi di anni di evoluzione, dominano ancora sempre le specie viventi più semplici, come virus e batteri per non parlare degli insetti.

Mixtec

Segnalo, come utili letture, gli articoli di Coyne e di Corteggiani su Nessun Dogma. Molto istruttiva la figura rappresentante l’albero della vita, ovvero un riassunto dell’evoluzione degli esseri viventi, da cui si vede che i pomodori sono altrettanto “evoluti” degli umani, o delle mosche.

pendesini alessandro

Infatti !
Un uomo non è meglio riuscito di un coleottero, di un topo o elefante ! Si è adattato solamente a un altro tipo di vita, a seguito di una storia diversa.
In termini di successo, i batteri che esistono da circa 3,7 miliardi di anni, che occupano tutte le nicchie ecologiche, in ogni angolo della Terra, compresi su di noi e dentro noi, non hanno nulla da invidiarci !
La nostra epoca è anche quella degli insetti e mammiferi, ma la nostra specie è probabilmente più minacciata –se continuiamo a comportarci come stiamo facendo attualmente di scomparire molto prima del resto della biosfera, sicuramente prima dei batteri…

Mixtec

Per “Nessun Dogma” si intende il N° 2 di quest’anno, intorno ed in seguito alla pag. 30

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