Sacerdoti fuori controllo (in piena pandemia)

Non più tardi di tre giorni fa abbiamo ricordato l’inaccettabile privilegio di poter celebrare messe in zona rossa. Teatri, cinema e auditorium sono infatti chiusi ormai da ottobre, e chissà se e quando riapriranno: auguri di cuore. Milioni di bambini non hanno potuto recarsi a scuola per essere istruiti, ma hanno potuto godere del dubbio “diritto” di essere catechizzati. Due pesi e due misure sotto gli occhi di tutti, ma senza che qualcuno protesti. Sono questioni di cui abbiamo già scritto innumerevoli volte, lo sappiamo bene: ma visto che non ne scrive pressoché nessuno, ci corre il dovere civico di continuare a farlo. Perché è esattamente un dovere civico denunciare ogni attentato alla salute e ogni delirio di onnipotenza. E diverse prodezze compiute negli ultimi giorni da rappresentanti del clero rientrano pienamente in entrambe le definizioni.

La seconda Pasqua pandemica è purtroppo stata caratterizzata da una sempre più sfacciata espressione di un’impunità endemica. Nonostante la diffusa omertà sono stati segnalati numerosi assembramenti religiosi (da Comiso e Reggio Calabria su su fino a Parigi). Se fossero soltanto quelli, il male sarebbe minore: anche perché, in fondo, erano l’unico “svago” concesso ai cittadini. Ma che dire del cappellano dell’ospedale di Lodi (Lodi!), che se ne è andato «stanza per stanza» a portare la benedizione pasquale a tutti i degenti, «nessuno escluso»? I malati non possono vedere i propri familiari, qualcuno di loro morirà in completa solitudine, ma tutti sono stati costretti a sorbirsi il prete. Il cappellano di Sora è andato persino oltre; ha allestito un altare nel pronto soccorso. E quello di Lucca ci ha organizzato la via crucis, insieme all’arcivescovo e al consiglio pastorale.

E che dire dell’ex cinema di Fiorano appositamente aperto per trasmettere una messa in diretta? Il parroco si è giustificato sostenendo che «non era mica un film» (sic). Era così preso dal suo cristocentrismo che non gli è neanche passato per la mente che doveva chiedere un permesso, anche perché «lo hanno fatto anche altri parroci». E il sindaco, ovviamente, si è prontamente schierato al suo fianco.

Sono stati talmente abituati a non ricevere critiche che, se l’Uaar si azzarda a far notare che i salesiani di Livorno «hanno organizzato un raduno religioso di ore e ore con falò, rituali e intrattenimento musicale dal vivo», con tanto di immagini a comprova, c’è subito il sito cattolico che strilla contro la «fake news» contenuta nel «tweet cristianofobico». Anche se tale sito non riesce a smentire proprio nulla: anzi, mette addirittura a disposizione ulteriori dettagli. Ma siccome si è trattato «di una delle solenni liturgie», allora ok, tutto è permesso.

Perché in effetti pressoché tutto è stato permesso alla chiesa, grazie a decreti e ordinanze clericali: se i proprietari di cinema, teatri e auditorium mettessero un crocifisso sullo schermo o sul palco, forse potrebbero legalmente riaprire anch’essi. E del resto, chi ha voglia di contestare l’andazzo, quando il presidente del consiglio sceglie come messa pasquale a cui partecipare proprio quella celebrata dal presidente dei vescovi? Ma non era stato il suo governo di destracentrosinistra a introdurre quantomeno la regola di partecipare alla messa più vicina? Se questo è l’esempio che arriva dai tanto osannati «migliori» (non per noi), è inevitabile che anche i fedeli pensino che tutto è permesso. Vandalizzare manifesti Uaar in zona rossa, per dirne una. Chissà cosa c’era scritto sulla loro autocertificazione – ammesso e non concesso che ne avessero una.

Ci sono ovviamente anche gli effetti collaterali. Il focolaio che ha colpito una casa di riposo di suore biellesi, o quello di Borso del Grappa scaturito da un coro in chiesa senza mascherina, tanto per limitarci ai casi più eclatanti degli ultimi giorni. Il numero di sacerdoti caduti in prima linea è senz’altro rilevante, e dati alla mano è superiore alla già tragica media nazionale. Del resto, poche settimane fa è uscito un libro apologetico dedicato ai preti «che hanno dato la vita», presentato dal solito card. Bassetti (che ha a sua volta rischiato di essere inserito nel martirologio).

Solo il virus sembra in grado di fermarli. Tanto che vien da pensare che, avanti di questo passo, finiranno per estinguersi da soli. Ma c’è da dubitarne. Il Vaticano dovrebbe aver già interamente vaccinato tutta la sua popolazione: il primo stato al mondo a riuscirci. Arroganti, privilegiati, impuniti – ma assolutamente non fessi.

Raffaele Carcano

 

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