Esce il n. 3/2022 della rivista Nessun Dogma: tra comunitarismo, Arabia Saudita e congresso Uaar

È in uscita il nuovo numero del bimestrale dell’Uaar Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano. Con interviste, rubriche, recensioni per conoscere l’impegno di uomini e donne, dell’Uaar e non solo. Con uno sguardo laico umanista su temi come diritti, etica, filosofia, politica, scienza. Sessanta pagine dedicate a chi vuole cambiare il mondo per renderlo più laico, più umano, più assennato. Con gli approfondimenti e le storie che non trovate altrove.

La copertina del numero 3/2022 creata da Paolo Ferrarini è dedicata al tema del comunitarismo, che può rappresentare un fil rouge tra diversi contributi, con rilanci all’Arabia Saudita e al recente congresso nazionale dell’Uaar. Riflettori puntati sul paese arabo, che appare sfavillante ma dove il confessionalismo islamico nega diritti e libertà: una situazione ben inquadrata dalla panoramica che ne fa Paolo Ferrarini. Un caso emblematico è quello di Raif Badawi, l’attivista saudita condannato a dieci anni di carcere e mille frustate per aver creato un sito per promuovere il liberalismo, le cui vicissitudini sono raccontate da Valentino Salvatore. Spazio anche al congresso nazionale dell’Uaar, che si è tenuto ad Abano Terme (PD) il 9 e il 10 aprile, con un resoconto informale di Anna Bucci. Questo congresso ha visto l’elezione del segretario nazionale Roberto Grendene e del nuovo Comitato di coordinamento. Nel corso della due giorni è intervenuto in videoconferenza l’ex deputato di Forza Italia Elio Vito, che è stato intervistato proprio da Grendene sulla sua proposta per superare il Concordato con il Vaticano.

In questa uscita abbiamo affrontato anche altre tematiche. Come l’islam, con un commento della responsabile iniziative legali Adele Orioli a una recente sentenza italiana sul digiuno del Ramadan imposto a un minore e l’intervista alla giornalista e scrittrice Giuliana Sgrena per l’uscita del suo ultimo libro Donne ingannate. Il velo come religione, identità e libertà, curata da Valentino Salvatore. Nel momento in cui la guerra è così vicina a noi, il direttore Raffaele Carcano ripercorre inoltre la complessa storia religiosa di Russia e Ucraina e le divisioni confessionali che contribuiscono a esacerbare il conflitto. Un articolo di Emma Park ripreso dal New Humanist descrive la situazione delle scuole confessionali britanniche. Da Skeptical Inquirer un pezzo di Melanie Trecek-King sull’importanza di un insegnamento che vada oltre il nozionismo. Giovanni Gaetani invita a riflettere sulle relazioni, oltre la monogamia. Micaela Grosso esamina con ironia la serie tv Superstore. Dal circolo di Venezia arriva un ricordo della giornalista Luciana Boccardi, scomparsa all’inizio del 2022. Ospitiamo anche due tavole dalla graphic novel Preti. Il mistero della fede di Astutillo Smeriglia.

Non mancano le rubriche ricorrenti del bimestrale. L’Osservatorio laico dedicato a leggi e sentenze in Italia e all’estero, positive o negative. Impegnarsi a ragion veduta a firma del segretario Roberto Grendene per ricordare ciò che l’Uaar fa in concreto. La carrellata delle attività dei circoli sul territorio a cura della responsabile Cinzia Visciano. Il “giro del mondo” per rilanciare iniziative di altre associazioni laico-umaniste, del responsabile relazioni internazionali Giorgio Maone. La rassegna di studi accademici su religione e non credenza che ci presenta Leila Vismara. Le proposte di lettura per segnalare tre libri recenti che ci sono sembrati interessanti. La sezione Arte e ragione in cui Mosè Viero rilegge con sensibilità laica un’opera d’arte per ogni uscita. Infine il riflettore di Agire laico per un mondo più umano, su piccoli e grandi fatti che ci raccontano l’impegno per la laicità e i diritti nel mondo.

Vi proponiamo intanto il redazionale di questa uscita, intitolato Comunità.

L’enfasi sull’identità ha ormai raggiunto da tempo vette insostenibili. A ben vedere, essa è sempre al servizio degli interessi dei leader della comunità che la veicola. Qualunque comunità: una nazione, una religione, un’organizzazione. Persino quando sono soltanto immaginate, secondo la fortunata formula di Benedict Anderson.

Di reale, però, ci sono le conseguenze per chi non ne vuole far parte. In questo numero diamo ampio spazio al nazionalismo religioso, a un simbolo come il velo, alla repressione di chi non vuole conformarsi ai dogmi/diktat. È una contrapposizione che è iscritta nel nostro dna, e che molto probabilmente risale già alla prima tribù umana, e oggi è dunque estesa al mondo intero. Proprio per questo, però, occorre cominciare a metterla seriamente in discussione, se vogliamo vivere in un pianeta pacifico e abitato da miliardi di persone quantomeno non troppo insoddisfatte della loro vita.

Paradossalmente, anche per farlo è necessario (ma per scelta assolutamente libera!) partecipare e impegnarsi in qualche comunità di resistenti, se non di veri e propri oppositori. Già è difficile aver successo restando uniti, figuriamoci da soli. L’Uaar è un po’ questo: una comunità di “differenti” che hanno in comune la volontà di costruire un mondo migliore. L’abbiamo ricordato in un congresso che è stata anche una bella occasione per rivedersi. E lo ricordiamo ovviamente anche in questo numero. Auspicabilmente, in ogni sua pagina.

Buona lettura!

Leila, Micaela, Mosè, Paolo, Raffaele, Valentino

 

La redazione

 


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2 commenti

RobertoV

Fa piacere che una persona di destra come Vito si sposti su posizioni laiche e proponga l’abolizione del vergognoso concordato. Ci sarebbe bisogno anche in Italia di una destra non clericofascista e non identitaria cattolica.
Il concordato con lo stato fascista aveva imbarazzato parecchi cattolici all’epoca, mentre oggi viene esaltato. Lo credo perché una chiesa cattolica in decadenza e progressivamente estromessa dalla società è stata grazie al concordato rivitalizzata ed è penetratata pesantemente all’interno delle strutture politiche (addirittura nella costituzione) ed economiche limitando le perdite dovute alla secolarizzazione.

Prima del concordato fascista la religione cattolica era stata progressivamente equiparata alle altre religioni, la sua funzione pubblica ridimensionata, i cappellani sostanzialmente aboliti e la religione cattolica progressivamente estromessa dalla scuola e sopravviveva come facoltativa nelle elementari. Inoltre senza il fascismo non ci sarebbe mai stato lo stato del Vaticano perché i Savoia erano contrari. In pratica erano più laici allora nonostante i Savoia fossero cattolici (per quale ragione una religione dovrebbe avere uno stato?). Il matrimonio civile era stato già reso possibile dopo l’unità d’Italia, mentre 100 anni dopo grazie al fascismo e la connivenza dei nuovi governi clericali la chiesa cattolica era ancora in grado di ostacolarlo, vedi coniugi di Prato.
Ecco un po’ di informazioni dell’epoca:

Gramsci
In Italia l’apparato ecclesiastico del Vaticano si comporta di circa 200.000 persone; cifra imponente, soprattutto quando si consideri che essa comprende migliaia e migliaia di persone dotate di intelligenza, cultura, abilità consumata nell’arte dell’intrigo e nella preparazione e condotta metodica e silenziosa dei disegni politici. Molti di questi uomini incarnano le più vecchie tradizioni d’organizzazione delle masse e, di conseguenza, la più grande forza reazionaria esistente in Italia, forza tanto più temibile in quanto insidiosa e inafferrabile.

Il sacerdote don Enrico Pucci, uomo vicino alle autorità Vaticane esprime il punto di vista di buona parte della stampa controllata dalla Santa Sede: “il ristabilimento della religione e dei valori cattolici in Italia rientravano sin dai primi mesi di governo nel progetto politico mussoliniano ….. in aperta opposizione con la passata tradizione liberale che aveva fatto di tutto per allontanare la Chiesa dallo spazio pubblico, relegandola alla sola sfera privata.”

Monsignor Sale afferma di Mussolini: giunto al potere, continuò a corteggiare la Chiesa concedendole unilateralmente privilegi e accogliendo le richieste presentategli dall’autorità ecclesiastica. Egli affermò di voler fare del cattolicesimo uno dei pilastri della vita nazionale ….

Il papa non transigeva affatto nelle materie che assicuravano alla chiesa una presenza significativa nella società civile.

Alcide De Gasperi che non era certo un fascista: «… di fronte a Mussolini che picchiava forte alla porta di bronzo, il Papa non poteva non aprire.
Croce era contrario a trasformare l’Italia “nel condominio della chiesa cattolica”.

“Il trattato, inoltre, riportando una norma contenuta nello statuto albertino, stabiliva che la religione cattolica era la sola religione dello stato italiano (mentre le altre confessioni erano soltanto tollerate).” Comportamento differente dai governi precedenti che avevano teso ad equiparare le varie religioni.

Penso che il primo passo sarebbe effettuare una fotografia statistica affidabile e dettagliata con un democratico censimento di quanto cattolici siano gli italiani oggi e di quanto siano praticanti. Questo dovrebbe portare a prendere coscienza che l’identificazione italiano = cattolico da autoproclamatisi rappresentanti del popolo sia falsa. Poi via tutti gli assurdi privilegi e vantaggi, concessioni e lotta al monopolio costruito in modo antidemocratico e liberticida, per riaffermare l’uguaglianza e la libera concorrenza.

Diocleziano

«…una fotografia statistica affidabile e dettagliata con un democratico censimento di quanto cattolici siano gli italiani oggi e di quanto siano praticanti…»

Sarebbe come fotografare l’unicorno invisibile: la città del Male ha ormai raggiunto uno stato
surreal-metafisico impalpabile e sfuggente molto vicino alle dottrine che spaccia come verità.
L’unico indizio di presenza concreta è nei danni arrecati: condizionamento infantile, pedofilia,
ingerenze, drenaggio senza fine di risorse finanziarie, parassitismo sociale.
A breve non dovranno nemmeno fare finta di esistere, si limiteranno a incassare i tributi.

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