Buona Festa della Liberazione

C’è da festeggiare, tutti, la Festa della Liberazione. Ma diventa ancora più difficile quest’anno, visto che per la prima volta abbiamo a capo del governo chi in campagna elettorale sosteneva che «Dio, Patria e famiglia non è uno slogan politico ma il più bel manifesto d’amore che attraversa i secoli». E per la prima volta la seconda carica dello Stato ha affermato che l’antifascismo non è nella Costituzione.

D’altra parte è lo stesso Ignazio Benito Maria La Russa che da ministro augurò la morte agli attivisti Uaar per la laica richiesta di togliere il crocifisso dalle aule, ossia quel simbolo della religione cattolica che, come ha stabilito la Cassazione nel 2020, «costituiva un fattore di unità della nazione per il fascismo» e la cui esposizione autoritativa «nelle aule scolastiche non è compatibile con il principio supremo di laicità dello Stato».

Se la sinistra e in generale le opposizioni al governo in carica hanno decisamente più chiaro il significato per l’intera nazione del 25 Aprile, altrettanto nettamente hanno qualche problema a ricordare lo stretto legame tra fascismo e Vaticano, i relativi dannosi effetti che persistono ancora oggi e soprattutto di agire per rimuoverli per essere, tutti, liberi davvero.

Senza cadere nella retorica dell’intoccabile “Costituzione più bella del mondo” sarebbe doveroso invece ricordare che sulla base dell’articolo 7 e del Concordato firmato da Mussolini ancora oggi lo Stato concede alla Chiesa cattolica uno status privilegiato e considera atei e agnostici cittadini di serie Z.

Una Liberazione incompiuta, dunque, finché non verranno aboliti l’art.7 della Costituzione e il Concordato.

Finché non cesseranno le discriminazioni infantili nella scuola pubblica per la presenza dell’insegnamento della religione cattolica «impartito in conformità della dottrina della Chiesa».

Finché le religioni non saranno finanziate dai loro fedeli senza attingere tramite corsie preferenziali alla fiscalità generale.

Finché atti di culto e simboli religiosi non saranno più imposti sul lavoro, a scuola, nei luoghi istituzionali e nelle strutture obbliganti.

Finché ogni Comune non garantirà la presenza di sale per funerali civili e di luoghi solenni per matrimoni e unioni.

Finché il conforto negli ospedali e nelle carceri sarà gestito laicamente senza onerose convenzioni per retribuire a spese della collettività gli assistenti religiosi scelti dal vescovo.

Finché non sarà possibile essere liberi davvero di autodeterminarsi relativamente alle scelte di fare figli o non farne, di interrompere una gravidanza o ricorrere a fecondazione assistita, di costituire famiglie tutte con gli stessi diritti a prescindere dal genere e dall’orientamento sessuale, di porre fine alla propria vita se si versa in condizioni di sofferenza considerate inaccettabili.

Una Liberazione incompiuta finché l’Italia non sarà realmente uno stato laico.

Dobbiamo ancora resistere e impegnarci per essere liberi davvero. E proprio per questo facciamoci i migliori auguri di buona Festa della Liberazione.

Roberto Grendene
Segretario nazionale Uaar

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