Quasi un giornale su due finanziato dallo Stato ha come editore di riferimento la Chiesa

Tra i 117 giornali e periodici che si dividono la fetta più grossa della torta dei contributi pubblici all’editoria, ben 55 (pari al 47,01%) sono testate e riviste di chiara matrice cattolica se non addirittura organi di stampa che fanno capo ad alcune delle 226 diocesi italiane. In pratica quasi un giornale su due finanziato dallo Stato ha come editore di riferimento la Chiesa.

«Anche se i dati sono regolarmente diffusi dal Ministero non è affatto agevole risalire alla proprietà o al gruppo di controllo delle testate sovvenzionate. Sono infatti una netta minoranza quelle riconoscibili, come ad esempio La vita cattolica, mentre immaginare che ci siano le diocesi dietro a Il Cittadino, il Corriere di Saluzzo o La Libertà è più arduo», commenta Roberto Grendene, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar). «Per questo la nostra associazione ha pensato di iniziare a far luce su questo aspetto del finanziamento pubblico all’editoria, rendendo noto l’elenco delle 55 testate cattoliche beneficiarie del contributo saldato nel 2023 per le “imprese editrici di quotidiani e periodici editi e diffusi in Italia”, aggiungendo per ognuna il diretto proprietario o il controllore».

Si scopre così che su 72 milioni e 300 mila euro, i 55 beneficiari di orientamento cattolico incassano 25 milioni e 915 mila euro, cioè il 35,84% del totale. Sul podio della classifica Famiglia cristiana (6 milioni), Avvenire (5 milioni e 573mila euro) e Il cittadino (1.424.000 euro), una testata diocesana del Lodigiano e del sud di Milano.

«È impressionante che a far man bassa di contributi pubblici sia per l’ennesima volta il mondo cattolico», prosegue Grendene. «Ben il 36% dei 72 milioni che in teoria dovrebbero essere destinati a sostenere il pluralismo dell’informazione vanno infatti a finire in tasca alla stampa controllata da diocesi, congregazioni religiose e gruppi ultra cattolici come Comunione e Liberazione. E il “doping” religioso nella carta stampata non si ferma qui».

«Avvenire, giornale dei vescovi che incassa 5,6 milioni di euro, è dato come quinto quotidiano più seguito in Italia», spiega Raffaele Carcano, direttore della rivista edita dall’Uaar, Nessun Dogma, che alla questione ha dedicato un approfondito articolo di Federico Tulli. «Ma se si controlla meglio si scopre che il quotidiano dei vescovi detiene un discutibile record: l’85% delle copie – cartacee e digitali – è costituito da copie gratis, iperscontate o acquistate da non specificati terzi (con tutta probabilità parrocchie: in un circolo vizioso per cui le vendite lievitano e con esse anche i fondi ricevuti). In pratica con i milioni dei contribuenti può permettersi di circolare gratuitamente o a prezzi di estremo favore, rappresentando così il giornale proporzionalmente meno scelto (rispetto ai fondi ricevuti) da chi vuole spendere qualcosa per leggersene uno. L’ennesimo gigantesco spreco di fondi statali è una volta di più un carissimo regalo alla Chiesa».

Comunicato stampa

Per approfondire:

2 commenti

enrico

sconcertante ma perfettamente in linea con l’andazzo itagliota, consoliamoci con il fatto che non li legge nessuno e servono solo per incartare gli avanzi del pesce.
dovrebbe intervenire la protezione animale….

Diocleziano

Lo stesso dubbio l’ho avuto per l’8×1000 – 5×1000 – 2×1000 : quanti sono, tra i percettori di queste categorie, quelli che sotto varie sembianze e sigle si intrufolano dappertutto e più volte?

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