La clericalata della settimana, 37: il presidente del Consiglio comunale di Trieste appende il crocifisso per “laicità”

Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è del presidente del Consiglio comunale di Trieste Francesco Panteca che

appende il crocifisso nella sala istituzionale della Quarta circoscrizione, motivando così: «Lo facciamo perché il crocifisso rappresenta la nostra laicità, la nostra storia, la nostra cultura e i nostri valori».

Il simbolo religioso cattolico era stato tolto dal presidente della circoscrizione Marco Rossetti Cosulich. Da notare che la Provincia di Trieste è tra i primi posti per i “no” all’IRC, in base alle statistiche raccolte da Uaar in collaborazione con #DatiBeneComune: quasi un terzo degli studenti non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica.

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

L’assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata Donatella Merra ha annunciato nell’ultima seduta della Giunta una serie di interventi per un totale di 4,5 milioni di euro per gli immobili religiosi delle diocesi lucane, in accordo con i vescovi locali. Merra promette «un ampio programma straordinario che ricomprenderà tutti gli interventi urgenti da realizzare per salvaguardare il patrimonio ecclesiastico della nostra cultura e tradizione religiosa».

Il Comune di Brescia collabora all’incontro con il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano, presso la Sala dei Giudici del Palazzo della Loggia, sede del Comune. Il tema è “San Paolo e Paolo VI. Un dialogo sull’esistenza cristiana”, in occasione della pubblicazione di un libro del prelato. Presenti all’evento anche la sindaca Laura Castelletti e il vicesindaco Federico Manzoni.

Il Comune di Lucca, come da tradizione, partecipa anche all’organizzazione della festività della Santa Croce con tanto di pagina dedicata alle modalità per iscriversi alla «parte religiosa della Processione», a quella «civile» dedicata ad enti pubblici, istituzioni, uffici governativi, regionali e provinciali, rappresentanze varie o a quella «storica». Per «incrementare» la Luminaria del 13 settembre invita inoltre cittadini e commercianti che hanno casa o negozio lungo il percorso della processione della Santa Croce a ritirare i lumini, distribuiti gratuitamente (ovvero, a spese dei cittadini?) da posizionare all’esterno.

Il Comune di Colli al Metauro (PU) concede il patrocinio alle iniziative per la festa della Santa Croce organizzate da una parrocchia: catechesi per adulti, lectio divina per giovani, confessioni per adulti, messa e celebrazione delle cresime presiedute dal vescovo Andrea Andreozzi.

Il Comune di Cazzago San Martino (BS) organizza in collaborazione con una parrocchia alcuni eventi in ricordo di don Piero Verzelletti, parroco originario della locale frazione di Bornato e fondatore di una cooperativa: tavole rotonde, concerto, messa in ricordo e inaugurazione di una piazza dedicata al parroco. L’iniziativa ha anche il plauso del vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia ed ex sindaco di Brescia Emilio Del Bono.

Per la chiusura della festa di san Lorenzo e san Teodoro d’Amasea a Brindisi, con ritorno delle statue nelle chiese, il sindaco Pino Marchionna partecipa alla processione con fascia tricolore, insieme a quasi tutti i componenti della Giunta e il vicesindaco Massimiliano Oggiano.

Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.

Il preside dell’Istituto Levi Montalcini di Lucignano (AR) Cristiano Rossi ha organizzato un ritiro spirituale per il personale docente e non nella struttura religiosa della pieve di Romena, a Pratovecchio Stia, con l’intento di creare “spirito di squadra” e gestire meglio relazioni e conflitti. 

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara annuncia una riforma delle sospensioni e della condotta, prevedendo per gli studenti sospesi l’obbligo di fare volontariato anche di tipo religioso. Valditara chiarisce che gli uffici scolastici regionali stipuleranno convenzioni con soggetti come Caritas e case di riposo e le scuole sceglieranno dove far svolgere le attività agli studenti sanzionati. «L’obiettivo è far capire al giovane il valore di far parte di una comunità, il rispetto verso gli altri e la solidarietà che questa appartenenza comporta, così l’errore diventa occasione di maturazione e crescita», chiosa.

Il vice capogruppo di Fratelli d’Italia al Comune di Ravenna, Renato Esposito, sollecitato da un cittadino, ha presentato un question time al sindaco per lamentarsi di un cartello presente all’ingresso di un consultorio della Circoscrizione seconda: nel poster c’è infatti scritto “Perché vuoi sapere se sono MASCHIO O FEMMINA?”. Per il politico ciò sarebbe una forma di ideologia “gender” e diventa il pretesto per una imbarazzante intemerata: «quale sembra essere la priorità del nostro consultorio? Ribadire la “fluidità dei generi” come se la faziosità ideologica possa ribaltare ciò che la natura ha creato», «non si discute l’orientamento sessuale di ciascuno, ma non possiamo accettare lo stravolgimento delle stesse leggi della natura. Per chi crede sono le “leggi del Creato”».

La redazione

16 commenti

Diocleziano

“…in accordo con i vescovi locali…”
Come dire: in accordo con il gatto e la volpe, che sappiamo quanto siano umili e disinteressati.
Ma è lecito che la regione più ricca d’Italia -ha ha haaaa- regali milioni al più grande immobiliarista dopo che questi già incassi favolose prebende proprio per la manutenzione dei loro show-room?
Il governo non ha niente da obiettare?

RobertoV

Secondo i dati ISTAT nel Friuli Venezia Giulia nel 2022 solo il 15 % della popolazione va regolarmente a messa, mentre il 37 % non ci va mai. Questi dati sono basati su sondaggi e si sa da studi all’estero che le dichiarazioni tendono a sovrastimare la realtà (come anche confermato da uno studio del patriarcato di Venezia di qualche anno fa), quindi è probabile che solo il 10 % o meno vada effettivamente regolarmente a messa e che probabilmente più della metà della popolazione non vada mai a messa (probabilmente diverse persone considerano l’andare a messa partecipare a matrimoni e funerali di altri). Tra l’altro nei comuni la percentuale è in genere inferiore a quella della provincia. Quindi dubito che i cittadini sentano molto l’esigenza del crocifisso, men che meno i giovani.
Certo ci vuole un bel coraggio a spacciarlo per singolo laico, ma il verso senso si comprende bene dalle parole del sindaco che dice chiaramente “la nostra laicità”, cioè il concetto di laicità dei clericali, così come il loro concetto di valori e la loro falsificazione della storia.

RobertoV

correggo …”ci vuole un bel coraggio a spacciarlo per simbolo laico, ma il vero senso si comprende”….

laverdure

Forse il signore in questione crede nell’omeopatia,e ,come Hahnemann, crede che una piccola dose di un agente capace,in dosi elevate, di provocare effetti negativi (in questo caso il bigottismo)possa curare la patologia.
Per cui un piccolo crocifisso puo’ stimolare il laicismo.

Diocleziano

laverdure,
credo che la genialata del Valditara sarà molto più laicogena, in quanto schiferà a tal punto gli sfortunati che ne saranno vittime da non mettere mai più piede in chiesa.

Mi domando quale ‘occasione di crescita’ ci possa essere nell’essere obbligati a frequentare degli ambienti culturalmente deformanti. E poi parliamo di ragazzi/e minorenni: li mettiamo a contatto di soggetti potenzialmente deviati sessualmente (avete capito di chi parlo)?

Alabarda 17

Chissà se il sig. Panteca(na) ha letto su “IL Piccolo” del 11/09/23 l’articolo :
Sempre meno fedeli a messa: appello delle diocesi di Trieste e Gorizia per invertire la rotta
Presenze dimezzate nelle parrocchie nel giro di 20 anni.

laverdure

Ricordate quanto detto poco tempo fa ?
L’ora di religione non corre certo il rischio di forgiare molti Soldati di Cristo,perche’ si e’ trasformata nell'”ora del parrucchiere”,dedicata solo a chiacchiere e pettegolezzi.
Il guaio e’ che questo e’ solo parte di un fenomeno che ha coinvolto da anni tutto l’insegnamento : lo stesso disinteresse colpisce tutte le altre materie,dalla matematica alla letteratura,dalla fisica alla storia.
Analogamente l’abbandono di tradizioni come la messa domenicale e’ parte di un fenomeno molto piu’ vasto,e non certo positivo nel suo complesso,di disinteresse per doveri sociali ben piu’ importanti della messa,basta vedere il calo dei votanti in ogni elezione importante.

laverdure

Volete un altro esempio ?La scomparsa dei “movimenti studenteschi ” che infiammarono il ’68, e dove,almeno nel nostro caso,sotto slogan roboanti e
violenza in abbondanza non c’era la minima idea concreta,non e’ certo da rimpiangere.
Ma in buona parte e’ dovuta al fatto che masse di giovani sembrano piombate in una crescente abulia,dove gli unici stimoli vengono da smartphone ultimo modello, marjuana e “simboli” analoghi.

RobertoV

La minor partecipazione alla messa è dovuta alla fine della religione di stato ed al diminuire del potere della chiesa cattolica sulle persone. 60 anni fa la chiesa cattolica come con i coniugi di Prato poteva rovinare la vita a delle persone, oggi difficilmente può farlo, inoltre non può più controllare le persone come una volta quando ti entrava pure nelle case e non è più ufficialmente un funzionario di stato come ai tempi della religione di stato. Inoltre la raccomandazione del prete non ha il potere di una volta, quindi la gente sceglie e questo è un processo che avviene in tutti i paesi evoluti e democratici. Non è un caso che i clericali cerchino di difendere tutti i privilegi storici ed economici non avendo più il potere di controllare le persone.
Non è vero che i giovani e la scuola siano così negativi come i luoghi comuni e la propaganda pretendano di descriverli. Oggi molti più ragazzi si laureano e se parecchi vanno all’estero è perchè la nostra scuola nonostante tutti i tentativi di smantellarla riesce a dare un livello decente. Riguardo all’informatizzazione ed ai cellulari sono molto più bravi ad utilizzarli, cosa che noi ci sogniamo, lo vedo chiaramente dai mie figli universitari e dai loro amici: non facciamo gli anziani che criticano un mondo semplicemente perchè non riescono a comprenderlo con i loro parametri superati. I ragazzi viziati figli di papà c’erano anche ai nostri tempi e pure la droga, come l’alcool.
E non ho nessuna nostalgia dell’attivismo politico di estremisti di destra e di sinistra e di scontri di piazza alle manifestazioni politiche. I ragazzi di oggi viaggiano molto di più ed hanno una mentalità molto più aperta della nostra generazione legata ai nazionalismi ed a mentalità “tradizionali” che tanti danni hanno fatto nei secoli. Sulla partecipazione alle elezioni non mi pare che sia un problema dei soli giovani visto che l’astensionismo è stato simile a quello di persone più anziane e forse il problema è che in una società con mentalità e politici vecchi non trovano chi li rappresenta.

enrico

“il disinteresse per i doveri sociali” lascia che spezzi una lancia a favore di quei giovani che sono invece coinvolti in molteplici organizzazioni di volontariato. Personalmente, pur non essedo giovane, sono un volontario della protezione civile e posso testimoniare che se non ci fossero tanti giovani che in qualsiasi momento sia di giorno che di notte si mettono con entusiasmo a disposizione per qualsiasi eveneinza (soprattutto incendi), tante situazioni rimarrebbero in forte deficit. Questo vale anche per la CRI e innumerevoli altre forme di partecipazioni sociali tant’è che mi sento di affermare, senza tema di smentita, che se in Italia non ci fosse un volontariato di spessore questo paese sarebbe molto meno civile e solidale. Così tanto per non fare di tutta un’erba un fascio, pur rimanendo molto critico e critico.

RobertoV

Purtroppo queste poche informazioni vengono generalmente oscurate. Non è un caso che in Italia non si facciano censimenti sull’appartenenza religiosa o indagini accurate sulla religiosità degli italiani e la tendenza nel tempo. Così i propagandisti clericali possono continuare ad affermare per ipse dixit che gli italiani sono cattolici e tali devono rimanere con buona pace di quel popolo a cui a parole dicono di fare riferimento.
Comunque la stessa chiesa ha detto espressamente che la politica deve aiutarla nella rievangelizzazione degli italiani e degli europei in generale, cioè la classica evangelizzazione dall’alto del popolo praticata dal potere nei secoli, con buona pace della democrazia e della libertà di scelta. In Germania la chiesa cattolica ha sostenuto che anche se i fedeli calano comunque loro restano un riferimento valoriale a cui lo stato deve fare riferimento perchè così è stato nei secoli (quando l’idea di scelta e di democrazia non esisteva).

Diocleziano

“… la classica evangelizzazione dall’alto del popolo praticata dal potere nei secoli, con buona pace della democrazia e della libertà di scelta…”

Ti segnalo un argomento poco conosciuto: le Crociate Livoniane (vedi wikipedia) che farebbero parte a pieno titolo del capitolo ‘crociate’ ma ne vengono separate, nella speranza che cadano nel dimenticatoio.

Maurizio

Il crocifisso è simbolo di laicità quanto la svastica è simbolo di libertà e democrazia.

Gérard

Credo che fu nel 2005 o 2006 che dopo la polemica venuta fuori con l’ atto coraggioso della Sig.a Lautsi che scoppiarono un pò dapertutto in italia le discussioni sul crocefisso nelle scuole .All’ epoca, un prete della diocesi di Livorno pubblicava sul giornale regionale ” Il Tirreno ” lettere, volendo insegnare ai lettori del giornale cosa fosse la laicità vera e che il crocefisso avevva ” una funzione altamente educativa …idoneo ad esprimere l’ elevato fondamento dei valori civili ” e che delineava i valori laici dello Stato ” ” e che queste cose sono state polemiche sollevate da persone malate di protagonismo “( sic… mi sono tenuto l’ articolo nel mio archivio ) .
Ovviamente di fronte a tanta malafede ho risposto con un articolo apparso sullo stesso giornale dove ho risposto che nessun simbolo religioso entra nel concetto di laicita e che essa precisamente la separazione dello Stato, cioe la scuola pubblica e della religione, sfera privata e che la presenza di studenti musulmani ( ci fu la polemica all’ epoca che si voleva togliere i crocefissi per via dei studenti musulmani ) non entrava per niente in questo discorso ma che questa neutralità permetteva alla Francia di non accettare presenza di simboli di altre religioni .
Non ho mai avuto risposta ….

RobertoV

L’assurdità è che sono i diretti interessati, in palese conflitto di interessi, che pretendono di stabilire come, guarda caso, il loro simbolo araldico di potere vada interpretato e come vada interpretata la laicità e guai agli altri a dissentire. Già l’idea di un simbolo sostenuto da una parte che venga imposto a tutti denota quanto poco universale, tollerante e laico sia quel simbolo di potere. Ovviamente devono arrampicarsi sugli specchi per giustificarlo perchè c’è tutta la storia a smentirli, ed anche i comportamenti attuali non li aiutano e non esiste nessun riconoscimento internazionale a riguardo. Quel simbolo non è unificante neanche tra gli stessi cristiani visto che i valdesi erano favorevoli alla rimozione. Poi ci vuole una bella dose di malafede per accostarlo ai nostri diritti, per i quali non dobbiamo proprio ringraziare il crocifisso, e men che meno i suoi sostenitori che li hanno duramente combattuti. D’altronde B XVI riusci ad andare in Sud America a dire alle popolazioni locali che aspettavano la liberazione del cristianesimo, milioni di morti e inaudite violenze per imporgli il nuovo credo ed ordine sotto alla croce.

Diocleziano

RobertoV,
a tutto ciò si aggiungano tutte le altre scempiaggini accettate supinamente dallo Stato,
in realtà dagli interessi che di volta in volta si trovano a gestire il potere, per esempio il cosiddetto ‘patrono d’Italia’ e la sua versione femminile: cosa c’entrano con le istituzioni
dello Stato? Lo stato laico adora figure folcloristiche che, nel caso concreto, sono più
casi da manuale psichiatrico?

Io sono sempre in attesa che l’inquilino del Quirinale faccia togliere quel patibolo estraneo tra i simboli istituzionali.

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