Mortara e non solo, approfondimenti e questioni aperte

La vita di Edgardo Mortara – bambino nato in una famiglia ebraica rapito dalle autorità dello Stato pontificio, convertito al cattolicesimo e infine diventato prete – offre spunti di riflessione e di studio ancora attuali, come fa notare Andrea Atzeni sul numero 4/2023 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.


Il grande pubblico scopre solo ora la vicenda di Edgardo Mortara grazie al benemerito film che gli ha appena consacrato Marco Bellocchio, Rapito (sul quale la Cineteca di Bologna ha subito pubblicato un utile lavoro collettaneo a cura di Paolo Mereghetti). I cinefili avevano letto di un interesse per lo stesso soggetto anche da parte di Julian Schnabel e di Steven Spielberg (che forse non vi ha del tutto rinunciato).

Mentre gli amanti delle chicche letterarie conoscevano dal 1983 il meritorio romanzo di Pier Damiano Ori e Giovanni Perich, La carrozza di San Pietro. Bologna, 1858: chi ha rapito il piccolo Edgardo Mortara? (ora riedito con una prefazione di David Kertzer come L’ultimo degli oblati. Un romanzo su Edgardo Mortara, il bambino rapito dalla Chiesa), cui quest’anno si è aggiunto Daniele Scalise col prezioso Un posto sotto questo cielo.

Il mondo degli studi non era stato più precoce, se si eccettua il pionieristico Il caso Mortara nel primo centenario (1960) di Gemma Volli (riproposto nel 2016 con una introduzione di Ugo Volli nel volumetto Il caso Mortara, Il bambino rapito da Pio IX), essendo i principali volumi sull’argomento usciti solo nel 1997: David Kertzer, The Kidnapping of Edgardo Mortara (al quale guardava Spielberg), e Daniele Scalise, Il caso Mortara.

La vera storia del bambino ebreo rapito dal papa (cui si è ispirata la sceneggiatura di Bellocchio). Quanto al resto, ci limitiamo a menzionare Gérard Da Silva, L’affaire Mortara et l’antisémitisme chrétien del 2008, e Elèna Mortara (pronipote di Edgardo), Writing for Justice, Victor Séjour, the Kidnapping of Edgardo Mortara, and the Age of Transatlantic Emancipations del 2015, significativamente mai tradotti in italiano.

Già qui sorgono alcuni interrogativi. Non ci si può non domandare per quali motivi, dopo il grande scalpore che all’epoca suscitò in tutta Europa, quello che poteva essere un affaire Dreyfus con trentacinque anni di anticipo fu poi dimenticato, tanto che in Italia si è dovuto attendere un secolo per il primo testo sull’argomento. A leggere le ricostruzioni si apprende anzitutto che non si trattò affatto di un episodio isolato. Per la Chiesa era del tutto normale sottrarre questi bambini alle loro famiglie ignorando le sofferenze che ne derivavano. Era anzi doveroso per il presunto bene degli stessi rapiti, cui si prospettava così la redenzione e la salvazione.

Simili sequestri si ripeterono almeno fino al secondo dopoguerra, quando diversi istituti ecclesiastici si rifiutarono di restituire i bambini “salvati” dalla Shoah. Le assimilazioni forzate degli ebrei peraltro sono un fenomeno ancora più generale (al proposito segnaliamo Marina Caffiero, Battesimi forzati. Storie di ebrei, cristiani e convertiti nella Roma dei papi, 2004, e Susanna Limentani, Opporsi alla conversione. Pacifica Di Castro ebrea romana del XVII secolo, 2021).

Rientrano tra le modalità con cui si è esercitato per due millenni l’odio antisemita consustanziale fin dalle origini al cristianesimo (poi all’islamismo), sul quale non si insisterà mai abbastanza e col quale la Chiesa ha preso timidamente a fare i conti solo col Concilio Vaticano II. Tutto un complesso sistema ipocrita di discriminazioni, segregazioni, deportazioni, espulsioni, intimidazioni, immiserimenti, umiliazioni, e asservimenti era finalizzato a estorcere le conversioni.

Convertiti formalmente i genitori, si poteva poi contare sulla “spontanea” conversione dei loro figli. Torna a questo punto la questione circa la vera natura della credenza, della conversione e dell’appartenenza religiosa nelle loro varie forme, tra minacce, ricatti più o meno palesi, riti di iniziazione per infanti senza possibilità di recesso, manipolazioni, plagi, indottrinamenti, ambiguità o più banali pregiudizi e conformismi. Bellocchio, per tornare al film come esempio illuminante, mostra grande sensibilità nel tratteggiare la natura ambivalente della fede di un Mortara pur ormai adulto e apparentemente libero, dopo essere uscito dalla Casa dei catecumeni e dal seminario.

Il nostro discorso qui potrebbe facilmente allargarsi al trattamento che colpì i popoli extraeuropei scoperti alle soglie della modernità. Dal Canada all’Australia, come è stato recentemente documentato, le cosiddette “generazioni rubate” da istituzioni religiose con la connivenza di quelle statali arrivano fin quasi ai giorni nostri.

In Europa per parziale analogia possiamo menzionare almeno i maltrattamenti e le adozioni coatte degli orfanotrofi dell’orrore irlandesi, dove entravano in gioco ulteriori meccanismi paternalistici e patriarcali col loro carico di sessuofobia e misoginia. Per non parlare dei tassi notoriamente altissimi di violenza sessuale e di mortalità infantile registrati in tutti questi contesti.

Oggi la sottrazione violenta dei minori dal loro ambito originario e il loro ricondizionamento identitario sono universalmente condannati come delitti di gravità assoluta, ed evocano le politiche genocidarie e di pulizia etnica praticate da diverse tirannie imperialiste, dalla Turchia alla Cina e alla Russia, fino al regime di Putin, condannato dalla Corte penale internazionale dell’Aja proprio per il trasferimento illegale dei minori ucraini. Resta da capire perché invece nel sentire comune questo unanime biasimo non colpisca con altrettanta nettezza il dispotismo religioso.

Quando ad esempio le gerarchie cattoliche o chi per loro, per giustificare sempre nuove intromissioni nella vita privata dei cittadini, si appellano a una venerabile linea di continuità storica (paradossalmente giudaico-cristiana) oltre che a principi eterni dei quali deterrebbero da sempre esclusivo monopolio, e sentenziano di famiglia tradizionale, di benessere dei bambini, di diritto a un padre e una madre, di primato dei genitori naturali, di un loro ruolo esclusivo nell’educare i propri figli, nel trasmettere loro valori, credenze, legami comunitari, viene da chiedersi se e come qualcuno possa ancora dare davvero loro credito in buona fede.

Andrea Atzeni

 


Iscriviti all’Uaar Abbonati Acquista a €2 il numero in digitale

Sei già socio? Entra nell’area riservata per scaricare gratis il numero in digitale!

18 commenti

laverdure

Un piccolo dettaglio, : all’origine della storia vi fu la domestica cristiana della famiglia Mortara,che battezzo “surrettiziamente” il bambino,gravemente malato,temendo che potesse morire senza “Grazia di Dio”,e in seguito si lascio’ “scappare ” il suo operato,che arrivo’ a orecchie ecclesiastiche.
Dato che casi simili si erano gia verificati,vi chiederete perche’ una famiglia ebraica dovesse esporsi a simili rischi,anziche servirsi di una domestica ebrea .
Motivo semplicissimo . una domestica ebrea non avrebbe potuto lavorare di sabato !
Ennesimo esempio di handicap religiosi sfociati in gravi conseguenze.

Mixtec

Qualche profeta dell’epoca del Secondo Tempio avrebbe fustigato i Mortara per “ipocrisia”, per aver aggirato il divieto di lavorare il sabato, ed avrebbe detto che la vicenda del bambino era la giusta punizione loro inferta da YHWH.

laverdure

Come sapete un tratto tipico della cultura ebraica e’ una forte memoria storica,a differenza della nostra che e’ paragonabile a quella del pesce rosso.
Con questa premessa,che valore date al carisma del Papa presso le comunita ebraiche e beninteso presso la popolazione israeliana ?
(Personalmente ,a dire il vero,non ci vedo una grande differenza nemmeno presso
le culture islamiche.)

Diocleziano

Non so se la “forte memoria storica” degli ebrei sia da considerare un pregio: in questi giorni riemerge la favola che Israele è un dono del loro dio. Sorvolando sul fatto che quel territorio, all’epoca del presunto ‘regalo’ si chiamasse Palestina, nome derivato dagli antichi abitatori: i Filistei; popolo che gli ebrei hanno provveduto a diffamare fin da allora. Chi fa gli stessi errori, avrà gli stessi risultati.

laverdure

Io invece credo che sua per loro molto utile : non hanno dimenticato l’Olocausto nazista,che lascio’ indifferenti o quasi i paesi occidentali,compreso,ovviamente il Vaticano,durante il suo svolgersi.
Non hanno dimenticato come una massa di ebrei fini nei lager come un branco di pecore,senza la minima resistenza,a parte casi isolati come il ghetto di Varsavia.
Addirittura molti si mostrarono restii perfino a tentare la fuga prima dell’arresto,sebbene in molti casi fosse possibile.
Non hanno dimenticato il famoso motto “pace ad ogni costo” che costo caro anche a molti altri,e non solo agli ebrei.
E quel ricordo gli ha spinti a cambiare registro : da dove credete che nasca la combattivita dei militari israeliani ?
Anche i generali,sebbene non manchino certo tra di loro le rivalita che affliggono ogni esercito,non arrivano certo a farsi i dispetti tra loro,dei quali e’ ricca la nostra storia militare recente,perche sanno che sarebbe un tagliarsi i coglioni da soli.
Provate a immaginare come sapremmo affrontare NOI situazioni critiche simili,con tutta la nostra decantata “resistenza”,che vista da vicino fu in realta una guerra civile ricca di porcherie da entrambe le parti,completamente dimenticate,grazie alla nostra labile memoria storica.
Come abbiamo dimenticato come il fascismo ebbe per un ventennio la simpatia delle grande massa degli Italiani,e che buona parte dei “dissidenti” stravedevano per un regime,quello staliniano,del quale parecchi “compagni” ivi emigrati sperimentarono sulla loro pelle la vera faccia.
Una vera “memoria da pescioino rosso”,aka “analfabetismo funzionale”,aka “pura ignoranza asinina” !

RobertoV

Secondo un censimento degli anni ’30 gli ebrei in Italia erano solo poco più di 40000, valore molto basso rispetto ad altre nazioni. Una spiegazione possono essere l’intolleranza e le persecuzioni da parte della chiesa cattolica e dei re cattolici: solo nel 1849 con le leggi Patenti fu posto fine nel regno sabaudo alle persecuzioni delle altre religioni, con una dura opposizione da parte della chiesa cattolica che continuò a perseguitarli nello stato Pontificio fino alla presa di Roma, con buona pace della pretesa civiltà giudaico-cristiana. I primi due ghetti furono costruiti proprio in Italia a Roma e Venezia. Le persecuzioni, discriminazioni hanno favorito anche la conversione forzata o indotta di molti ebrei, di cui il caso Mortara è solo quello più noto, d’altronde la chiesa cattolica oggi cerca di derubricare il suo antisemitismo secolare in antigiudaismo, cioè in lotta per la conversione “con ogni mezzo” degli ebrei al cattolicesimo, così come si è sempre preoccupata di fare con gli altri ed hanno sempre considerato i battezzati cattolici come di loro proprietà. Anche durante le leggi razziali le sue critiche riguardavano la tutela soprattutto degli ebrei “convertiti” ed hanno sfruttato l’olocausto per “convertire” altri ebrei, rifiutandosi alla fine di restituire i bambini “battezzati” ai loro famigliari sopravvissuti.
Questi comportamenti, come segnalato nell’articolo, li hanno avuti anche con altri popoli sottomessi come da scoperte recenti per esempio in Canada: quanto amore e tolleranza nell’evangelizzazione! Sarà stato questo il metodo utilizzato anche per la famosa evangelizzazione dell’Europa e dei pagani per tramutare l’Europa in cristiana, radici di cui oggi vanno così fieri?

Mixtec

Gli Ebrei in Italia saranno stati pochi, ma di cervello fino: dei venti Nobel assegnati ad italiani, cinque sono stati conquistati da Ebrei. Tre per la Medicina: Luria, Levi Montalcini e Capecchi; uno per la Fisica: Segrè; uno per l’Economia: Modigliani. Per la Letteratura invece solo Indoeuropei occidentali (e sono solo sei, inoltre).

laverdure

@Mixtec
“Gli Ebrei in Italia saranno stati pochi, ma di cervello fino…”
E lo stesso discorso vale,da generazioni,anche per gli ebrei stranieri.
Quindi i casi sono due : o,in senso diametralmente opposto a quanto sostenuto da Hitler, gli ebrei sono si una “razza diversa”, ma superiore,oppure piu’
semplicemente la loro intelligenza media e’ la stessa di qualunque altra etnia,e la differenza sta solo nel fatto che loro il cervello lo usano !!
Incoraggiati in questo dalla loro cultura (nel senso di tradizione).
Tanto per fare un paragone,non credo che salmodiare per ore il Corano,come si insegna nelle madrasse islamiche,stimoli intelligenza ed elasticita mentale.
Senza contare che l’atteggiamento di simili culture verso le donne esclude
dall’istruzione masse enormi.

RobertoV

Lo studio e la cultura hanno sempre fatto parte degli ebrei, soprattutto occidentali. Avevo letto che all’inizio del ‘900 a Vienna la popolazione ebraica rappresentava il 9 % della popolazione della città, ma ben la metà della popolazione universitaria.
Già nel medioevo i principali medici erano ebrei.

laverdure

@Roberto V
“!Già nel medioevo i principali medici erano ebrei.”
Ebrei ed arabi.
Non neghiamolo,la cultura araba per secoli aveva superato quella cristiana nelle arti e nelle scienze,per poi battere il passo.
E non credo che il preteso “ritorno alla purezza delle origini” acclamato dai vari Khomeini e soci in epoche recenti abbia migliorato le cose,direi piuttosto che i miglioramenti verificatisi in parecchi paesi islamici siano avvenuti NONOSTANTE l’integralismo,che non riesce a fermare il corso della storia ma solo rallentarlo.

laverdure

Un altro dettaglio che risalta e’ che gia nella seconda meta dell”800 nel Regno di Sardegna che in altri stati del nord esisteva una borghesia ebraica che comprendeva anche individui di elevato livello sociale,mentre negli Stati della Chiesa le comunita ebraiche erano formate in prevalenza da “popolani” di estrazione economica relativamente bassa,a causa degli ostacoli che le autorita creavano ad una loro emancipazione.
Sembra che l’esercito piemontese contasse una relativamente numerosa presenza ebraica tra gli ufficiali,come se molti volessero in tal modo dimostrare la loro integrazione e la loro fedelta al paese.

Mixtec

Nell’antichità, almeno fino all’epoca ellenistica, non è che gli ebrei emergessero tanto, per qualità intellettuali. Erano normali discendenti di un ceppo mitannico-hurrita (da Abramo e Sara a Giacobbe, lia e Rachele) cui si era innestato uno egizio (le mogli di Giuseppe erano egizie; Moses e Aronne e la maggior parte della tribù di Levi) ed un bel po’ di semiti vari.
Nel periodo ellenistico cominciarono a diventare mercanti, letterati ed artigiani, e le specializzazioni aumentarono successivamente: cfr Botticini ed Ecstein, “I pochi eletti. Il ruolo dell’istruzione nella storia degli ebrei, 70 – 1492,” Università Bocconi Editore, 2016.
Su altre particolarità, cfr il capitolo 8, Gli adattamenti degli ebrei, di “Una scomoda eredità,” di Nicholas Wade, Codice, 2015.

laverdure

E se la Diaspora da un lato ha comportato gravi disagi e vere tragedie,che culminarono nell’Olocausto nazista,preceduto per generazioni da numerosi pogrom anche in altri paesi,direi che ha avuto il grande merito di conferire alla cultura ebraica,sulla spinta della necessita,una “elasticita” che viceversa manca totalmente a quella islamica.
Sebbene non manchino frange “tradizionaliste”,per non dire integraliste,sia in Israele che nelle comunita ebraiche all’estero,questa elasticita si e’ manifestata in un notevole sviluppo culturale,che ha prodotto nei secoli un gran numero di artisti e intellettuali in tutte le branche di scienza e cultura.
Per non parlare ad esempio dell’emancipazione femminile e del rispetto degli omosessuali,campi nei quali Israele e’ anni luce avanti a parecchi dei paesi confinanti.

laverdure

Riguardo al caso Mortara,c’e’ un altro piccolo dettaglio : si legge che la Curia aveva fatto una “offerta di conciliazione” alla famiglia : restituirgli il bambino a condizione che TUTTI si convertissero al cristianesimo.
Cosa che avrebbe immancabilmente provocato la loro messa al bando dalla comunita ebraica,e probabilmente anche la rovina economica,senza peraltro evitare la diffidenza della cominita cristiana verso i “marrani”.
Offerta che fu rifiutata.
Che difficili questi ebrei,vero ?

laverdure

La cosa paradossale nell’antisemitismo dilagante in occidente e’ chela maggior parte degli autori di gesti di intolleranza,senza il minimo dubbio,in tutta la loro vita non hanno mai incontrato ebrei riconoscendoli come tali,cosa che penso valga per la maggior parte dei membri del forum come degli Italiani.
Perche gli Ebrei piu’ che una etnia sono una cultura,quindi spesso privi di tratti somatici caratteristici,e riconoscibili quindi solo da eventuali cognomi caratteristici,come “Cohen”,o dal vestire nel caso di religioso praticanti.
Cosa che non si puo’ certo dire per gli immigrati islamici in numero sempre crescente,e che,a differenza degli ebrei,onorano spesso le cronache di comportamenti poco edificanti,magari ai danni di proprie mogli o figlie.
Che dietro queste intolleranze ci sia in realta qualche campagna “sotterranea” di propaganda,”condita” di finanziamenti a vari gruppuscoli estremistici di tutti i colori ?

Mixtec

Barbra Streisand e Bob Dylan, si vedono a occhio che sono ebrei; anche io, guardandomi allo specchio, vedo le mie ascendenze marrane.
Ma, come ho riportato sopra, gli ebrei hanno origine variegata. Davide, il re, aveva i capelli rossi. Però Gesù e la Madonna, e anche san Giuseppe, non vengono rappresentati dai cristiani con i tratti somatici che la rivista sulla “Difesa della razza” attribuiva agli ebrei. Peccato.

Diocleziano

Il grosso della mistificazione dell’estetica biblica è opera del rinascimento italiano; l’arte bizantina se ne era già allontanata alquanto dal tipo di etnia semitica. Un esempio è lo pseudo-Leonardo del ‘salvator mundi’.

RobertoV

Infatti durante il nazismo diversi ebrei si salvarono vivendo in mezzo agli altri con documenti contraffatti. Cioè nonostante tutti i loro studi sulla razza e la fisiognomica degli ebrei i nazisti li scoprivano solo dai documenti, dalle delazioni o dal modo di vestire o pratiche religiose (ma molti ebrei non erano religiosi o “si erano convertiti”).
Vorrei ricordare, però, che alcune pratiche islamiche sono derivate dalla bibbia ebraica visto che Maometto per il suo Corano l’ha usata come fonte: tipo la lapidazione, la discriminazione delle donne. I fanatici religiosi sostenitori di Netanyau non sono poi così diversi dagli islamici. Per fortuna sono minoranza tra gli ebrei.
Per quanto riguarda la raffigurazione di Gesù, della Madonna e degli apostoli nel cristianesimo non a caso solo negli ultimi decenni si parla espressamente della riscoperta del Gesù ebreo, cioè per quasi 2 mila anni la nuova religione ne aveva rimosso l’origine.

Commenti chiusi.