L’efferato omicidio di Charlie Kirk scuote gli Stati Uniti: l’integralista trumpiano diventa martire. Il caso rivela come estremismi politici e religiosi alimentino violenza, polarizzazione e repressione dei diritti. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 6/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
È una tranquilla giornata di settembre sul pratone del campus della Utah Valley University a Orem. Charlie Kirk, giovane e carismatico attivista della destra trumpiana, è sotto un gazebo davanti a migliaia di studenti per uno dei tanti confronti col pubblico che l’hanno reso famoso. Lo studente e attivista democratico Hunter Kozak lo incalza chiedendogli se sappia quante persone transgender abbiano commesso stragi e quante stragi ci sono state negli ultimi dieci anni.
Poi un proiettile sparato da lontano colpisce Kirk al collo. La ferita è letale: muore poco dopo nonostante la corsa in ospedale. La tragedia sconvolge gli Stati Uniti e scava ancora di più il solco tra gli schieramenti. Per l’ultradestra Kirk è un martire la cui brutale uccisione invera paure e giustifica la resa dei conti con i liberal. Parte degli antitrumpiani con ottusità e freddezza invece si bea della morte, sostiene che se la sia cercata per i suoi discorsi di odio.

Il trentunenne Charlie Kirk ha fondato Turning Point Usa, organizzazione che promuove la cultura conservatrice in scuole e università. L’ente raccoglie laute donazioni da ambienti e magnati repubblicani, fino a decine di milioni l’anno: una potente macchina organizzativa che sarà decisiva nel convogliare il voto giovanile, soprattutto dei maschi, a favore di Donald Trump nelle elezioni presidenziali del 2024.
Nella canonizzazione mediatica alimentata dal cordoglio Kirk viene dipinto come un pacifico propugnatore del dialogo, un novello Socrate paladino della libertà e come lui martirizzato (tra l’altro si parla di un suo possibile passaggio al cattolicesimo). Persino in Italia viene esaltato – e usato per ripicche politiche. La realtà è meno solenne: il suo stile riecheggia dinamiche malsane di social e media polarizzati, un anti-intellettualismo ostile alle università accusate di essere esose e corrose dal woke. Ma la sua retorica fa breccia in un Paese dove i debiti universitari soffocano gli studenti e il politicamente corretto censura.
Kirk con spregiudicatezza e vivacità sfonda in college spesso ostili grazie al format «Prove me wrong» (Dimostrami che sbaglio). Da un palco o un gazebo ribatte a ragazzi e ragazze che intervengono per un tempo contingentato. Le riprese sono poi montate e rese virali sui social, spesso in brevi clip. Gran parte dei contenuti dà l’idea che Kirk abbia “asfaltato” interlocutori goffi, nervosi, macchiettistici. I veri dibattiti in cui si cimenta, paritari e moderati, non lo vedono così brillante.
Negli anni Kirk esaspera toni e posizioni. Agli inizi ha un sentore laico e libertario, poi si fa alfiere del nazionalismo cristiano trumpiano. Critica le politiche per l’inclusività, gli atenei progressisti, rinfocola stereotipi verso le minoranze, fa disinformazione sul Covid-19, rigetta la separazione tra Stato e religione, vuole vietare l’aborto (ritenuto «peggiore» dell’Olocausto), si oppone ai limiti sulle armi da fuoco (per lui avere «sfortunatamente alcune vittime» innocenti di sparatorie ogni anno è un compromesso accettabile per salvaguardare il Secondo emendamento, così da «proteggere gli altri nostri diritti dati da Dio»), è contro il matrimonio egualitario, disprezza le persone trans, paventa con toni complottisti una agenda gay e anticristiana, promuove famiglia tradizionale e rigidi ruoli di genere.
Chi ha ucciso Kirk? Viene arrestato Tyler Robinson, ventiduenne dello Utah. Le autorità si sforzano di ridurre l’attentato a una matrice di sinistra, mentre gli anti-Trump enfatizzano sfuggenti caratteri destrorsi oscurando dettagli imbarazzanti. Ma è un profilo contraddittorio, più condizionato da disagi personali che da precise ideologie. Robinson cresce in una famiglia di mormoni, repubblicani schiettamente Maga che hanno molta confidenza con le armi.
Abbandona l’università, inizia a isolarsi e passa molto tempo nelle comunità on line legate a videogiochi cooperativi. Si imbeve di una subcultura fatta di meme e trolling, in voga anche in ambienti web dove pastura l’estremismo di destra. Come i cosiddetti groyper, capeggiati dallo streamer (creatore di contenuti online) ultracattolico Nick Fuentes, che attuano azioni di disturbo nei comizi di Kirk (le cosiddette “Groyper wars”) ritenendolo troppo moderato. Quando Kirk viene ucciso si diffondono speculazioni poi smentite sulla matrice groyper del delitto.
Sui proiettili rinvenuti sul luogo dell’attentato sono incisi messaggi all’apparenza antifascisti (persino “Bella ciao”), in realtà citazioni di videogiochi e meme. Secondo i familiari Robinson negli ultimi tempi si è politicizzato e ha criticato aspramente Kirk. Ed emerge che l’assassino ha una relazione con Lance Twiggs, persona transgender, collaborativa con le autorità e a quanto pare estranea ai fatti.
Anche Twiggs, come Robinson, cresce in una famiglia di mormoni: i rapporti si deteriorano, viene etichettata come indemoniata e cacciata di casa. Non può sfuggire che entrambi siano reietti di famiglie osservanti, accusati di odiarle, odiare la religione e di essersi ideologizzati. Robinson confessa alla compagna di aver maturato il delitto una settimana prima, e di aver usato il fucile del nonno che gli era stato regalato: «Ne avevo abbastanza del suo odio. Con certo odio non puoi scendere a compromessi».
La storia degli Stati Uniti è percorsa dalla violenza, anche politica, con un tasso di omicidi alto per l’occidente e numerose stragi – complice la diffusione abnorme di armi esaltata come libertà. L’omicidio Kirk viene usato dai trumpiani per intensificare la campagna di demonizzazione verso una indistinta sinistra, criminalizzare gruppi di opposizione e instillare conformismo tra media e istituzioni.
Ai funerali di Kirk, in uno stadio gremito, la devota vedova Erika distrutta dal dolore perdona l’assassino «perché è ciò che ha fatto Cristo e quello che Charlie avrebbe fatto». Ma la funzione diventa anche un comizio in cui sfilano tra gli altri il presidente Trump, il suo vice JD Vance, il ministro della guerra Pete Hegseth. Trump proclama Kirk «martire», si scaglia contro la sinistra e sentenzia: «odio i miei oppositori». Vance esalta il familismo cristiano e le posizioni anti-aborto di Kirk. Il neocrociato Hegseth – che ha bandito le persone trans dall’esercito – esalta la vittima quale «guerriero di Cristo».
Ma diverse ricerche sul terrorismo negli Usa rilevano che gli attentati compiuti da estremisti di destra sono molto superiori a quelli da sinistra, a parte gli islamisti che tristemente giganteggiano con l’11 settembre. Solo qualche mese prima in Minnesota un uomo prova a uccidere il senatore democratico locale John Hoffman e sua moglie, e riesce a freddare la deputata democratica Melissa Anne Hortman e il marito.
È Vance Luther Boelter, fondamentalista evangelico ostile all’aborto e ai diritti Lgbt+, già predicatore in Africa. Altro caso eclatante nel 2022: un uomo entra in casa della speaker democratica Nancy Pelosi, non la trova e aggredisce il marito ultraottantenne Paul. È David DePape, quarantenne che promuove teorie cospirazioniste alt-right come QAnon e Pizzagate.
Come risentimento politico e complottismo alimentino la violenza è evidente dall’assalto a Capitol Hill nel gennaio 2021. I manifestanti accorrono per Trump – allora presidente uscente – il quale continua testardamente a sostenere che le elezioni vinte da Joe Biden siano state “rubate”. E Trump stesso subisce un tentativo di assassinio nel giugno del 2024 durante la campagna elettorale che lo incoronerà presidente. Gli spara Thomas Crooks, un ventenne con una storia politica contraddittoria, ma Trump scampa: proclamerà di essere stato salvato da Dio per condurre la sua missione politica.
Perché prima di morire Kirk si sente chiedere quante stragi sono state compiute da persone trans? Perché proprio Kirk e una pletora di commentatori, politici e influencer conservatori hanno montato una psicosi collettiva verso le persone transgender. Non solo per questioni come bagni, palestre e scuole. La nuova frontiera dell’omofobia integralista è instillare il sospetto che certe persone non solo siano viscide, raccapriccianti e disturbate, ma un pericolo per l’incolumità della gente “normale”. Si diffondono bufale su stragi compiute da persone trans (o presunte tali) per creare allarmismo. In realtà la percentuale di queste aggressioni è infima – senza contare che i transgender sono molto più spesso vittime, nonché discriminati.
Ma proprio l’omicidio di Kirk, compiuto da chi aveva legami sentimentali con una persona transgender e appiattito su una matrice Lgbt+, avvera questa “profezia” e rischia di legittimare una criminalizzazione istituzionalizzata. L’Fbi e il Dipartimento della giustizia nella prima metà del 2025 elaborano una nuova catalogazione per atti terroristici: “Nihilistic Violent Extremism” (Nve) i cui esecutori sarebbero mossi «principalmente dall’odio per la società in senso lato e da un desiderio di provocarne il collasso seminando caos indiscriminato, distruzione, e instabilità sociale».
E si fanno sentire le lobby confessionaliste, come quella dietro al famigerato Project 2025 che punta a stravolgere l’impianto istituzionale Usa – laicità e diritti compresi. Spingono per inserire un fumoso “Transgender Ideology-Inspired Violent Extremism” (Tive) tra le matrici, al fine di incentivare la repressione contro persone o movimenti trans con l’accusa che promuovano odio.
Negli ultimi anni si registrano omicidi in cui una travagliata identità Lgbt+ può avere un peso. La disforia di genere, cioè il disagio che provano persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso di nascita, si accompagna a maggiore probabilità di disturbi psicologici. Qualche settimana prima dell’assassinio di Kirk, Robin Westman spara durante la messa in una chiesa cattolica a Minneapolis e uccide due bambini.
L’attentatore, poi suicida, è un 23enne transgender “pentito”, depresso e con manie suicide e omicide che ha frequentato la scuola della chiesa, dove la madre ha lavorato. Gli investigatori trovano sue frasi di stampo antisemita, razzista, contro Trump. «Non è un attacco alla chiesa o alla religione, non è quello il messaggio», si legge tra l’altro, «il messaggio è che non c’è un messaggio».
Tra i pochi casi simili inquietanti c’è quello dei cosiddetti “Zizians”, coinvolti in alcuni omicidi. Un gruppuscolo di nerd capeggiato dalla transgender Ziz LaSota (poi arrestata assieme ad altri) con una spiccata presenza di trans vegani, che radicalizza le tesi della corrente “razionalista” in voga nella Silicon Valley, quella che promuove ottimisticamente logica, tecnologia transumanista ed effective altruism (inteso come ottimizzazione del bene collettivo). La congrega anarcoide di LaSota si rifà alla “religione” sith (i cattivi di Star Wars), è ossessionata dai rischi dell’intelligenza artificiale e accusa i razionalisti mainstream di non rispettare i diritti di animali e persone trans.
Non serve un’empatia affettata per intuire che un assassinio come quello di Kirk è un disastro umano e una sconfitta per la democrazia e i valori laici e liberali. Sdoganare odio e violenza come forma di lotta alza la tensione, scava fossati e genera martiri che alimentano la reazione. Se c’è una differenza tra umanisti e integralisti sta, forse, nel rifuggire guerre sante, manie apocalittiche, demonizzazioni e giustificazionismi (razionalmente controproducenti) per un presunto bene morale superiore. Facendosi venire qualche dubbio. E qualche scrupolo.
Valentino Salvatore
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