Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.
La buona novella laica del mese di dicembre è l’approvazione da parte del Parlamento Europeo dell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice) della campagna “My Voice, My Choice” per garantire l’aborto libero e sicuro in tutti i Paesi dell’Unione. L’Iniziativa, sostenuta da diverse associazioni, ha infatti raccolto più di un milione di firme in tutta Europa con il contributo decisivo dall’Italia, anche grazie al supporto dell’Uaar, e l’Europarlamento l’ha approvata con 358 sì, 202 no e 79 astenuti. L’intento è sanare le discriminazioni che subiscono le donne in diversi Paesi europei per il mancato o limitato accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Anche il nostro Paese sconta diverse problematiche, come il dilagare dell’obiezione di coscienza e la mancanza di dati ministeriali recenti, nonché l’infiltrazione di organizzazioni integraliste nelle strutture pubbliche e la sponda politica che ricevono dal governo Meloni.
La Corte Costituzionale ha dichiarato non illegittima la legge sul fine vita approvata dalla Regione Toscana, pur evidenziando che alcune parti sono in contrasto con le competenze statali. Con la sentenza 204 depositata il 29 dicembre la Consulta ha accolto solo in parte il ricorso del governo Meloni contro la normativa toscana, riconoscendo che questa «sia riconducibile all’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e persegua la finalità di dettare norme a carattere meramente organizzativo e procedurale». Pur bocciando diverse disposizioni della legge, come l’individuazione dei requisiti per l’accesso al suicidio e l’impegno delle Asl ad assicurare il supporto tecnico e farmacologico e l’assistenza per l’autosomministrazione del farmaco, i giudici hanno concluso che comunque «l’introduzione di una disciplina a carattere organizzativo e procedurale come quella impugnata non possa ritenersi preclusa dalla circostanza che lo Stato non abbia ancora provveduto all’approvazione di una legge».
La decisione del vescovo Antonio Suetta di far suonare ogni sera, dalla sede della curia a Sanremo, una campana dedicata ai “bimbi non nati” come monito contro l’aborto ha destato la perplessità di diversi rappresentanti istituzionali. Il consigliere regionale Pd Enrico Ioculano ha parlato di «atto inopportuno e poco delicato, che rischia di trasformare un tema complesso e doloroso in uno strumento di colpevolizzazione delle donne». «La Chiesa cattolica – anzi no, non voglio cadere in sgradevoli generalizzazioni – quindi: la diocesi Ventimiglia-Sanremo dovrebbe interrogarsi sulle priorità», ha aggiunto: «Non può essere il corpo delle donne, né le loro scelte, il terreno su cui costruire campagne simboliche o identitarie. Il rispetto della laicità delle istituzioni e della libertà di coscienza è un valore fondante della nostra democrazia. Difendere la legge 194 significa difendere la dignità, la salute e l’autonomia delle donne, non promuovere la superficialità o la mancanza di rispetto per la vita». Dal canto suo il consigliere comunale Pd di Imperia Edoardo Verda ha commentato: «una scelta che non parla di cura né di ascolto, ma di colpa. Una scelta che trasforma il dolore in simbolo e il simbolo in accusa». «Ritengo fondamentale che la salute non è, e non può essere, un terreno di battaglia ideologica», ha precisato, «la legge 194 non è “cultura della morte”, ma una legge di civiltà che tutela la salute, la dignità e l’autodeterminazione delle donne. Non è accettabile che una conquista di libertà così importante venga delegittimata da simili iniziative colpevolizzanti. Il rintocco di quella campana non porta conforto, ma alimenta una battaglia ideologica sulla pelle delle persone, calpestando il rispetto dovuto alle storie e alle sofferenze di ognuno». Secondo l’ex candidata sindaca di Ventimiglia Maria Spinosi (lista civica Ventimiglia Progressista) «la campana dell’accusa risuona contro un diritto delle donne. È un atto pubblico, simbolico e reiterato che carica lo spazio cittadino di un giudizio moralistico e accusatorio contro un diritto riconosciuto dallo Stato: l’interruzione volontaria di gravidanza». Per Progetto Comune, che unisce le liste civiche di sinistra di Taggia e Sanremo, si tratta di una «gravissima provocazione. Ricordiamo che esiste una legge, la 194, frutto di una lotta di donne per le donne che rappresenta una forma di libertà in un paese laico». L’associazione Generazione Sanremo che aveva sostenuto la candidatura di Fulvio Fellegara, l’attuale vicesindaco di Sanremo, ha commentato: «Da parte nostra non vi è alcuna negazione della fede né del diritto all’espressione religiosa: ribadiamo però la necessità del rispetto di tutte le coscienze in una società pluralista».
L’approvazione degli emendamenti a favore delle scuole paritarie nella legge finanziaria ha suscitato in particolare le critiche di Barbara Floridia (M5s), che ha commentato: «I soldi che stanno elargendo a chi manda i figli alle scuole private potevano invece essere destinati a cose diverse: per esempio all’educazione digitale, che noi abbiamo inserito e loro lasciano senza finanziamenti».
La redazione

Questo link https://go.uaar.it/brussels2018 dovrebbe essere aggiornato. Se esiste la registrazione del convegno.
Dove l’hai visto il link? Nell’articolo non lo vedo.
Comunque adesso dovrebbe essere corretto, grazie
In risposta al Suetta si dovrebbe suonare, tutte le sere ma anche il mattino, il putipù, che mnemonicamente rievoca l’operato del prete pedofilo, ormai entrato nel folklore italiano. 😛