Nell’anno 2024/25 cresce dell’1% il numero degli studenti che scelgono di non avvalersi dell’Irc: 42mila in più dell’anno precedente. Sorpasso laico in 3 Comuni. L’Uaar invita a fare la scelta educativa migliore.
I prossimi governi prima o poi dovranno pensare a una riforma seria dell’Insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica. Il numero degli studenti che scelgono di non avvalersi dell’Irc cresce infatti in maniera costante e al ritmo di circa l’1% annuo. E anche nell’anno scolastico 2024/25 sono cresciute dell’1% le scelte di non frequentare le lezioni impartite dal docente nominato dal vescovo: il 17,7% in più, contro il 16,7% dello scorso anno. L’aumento è di 42mila studenti, dato ancora più significativo a fronte del calo di 120mila unità della popolazione studentesca complessiva. Una tendenza che, se confermata anche nei prossimi anni, vedrà sempre meno adesioni all’insegnamento facoltativo targato Conferenza episcopale italiana.
I numeri, che l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) ha chiesto per il quarto anno consecutivo, sono ufficiali e provengono dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dalle province autonome di Trento e Bolzano.
A differenza della Cei, l’Uaar non si limita a comunicare il dato nazionale. Tanto è vero che il fenomeno è stato analizzato in dettaglio a vari livelli territoriali. Emerge così un’Italia a due velocità, con aree di forte allontanamento dall’ora di religione cattolica e altre dove sembrano esserci fattori che lo impediscono.
In sette regioni più di uno studente su quattro non si avvale dell’Irc: Valle d’Aosta (34,46%), Emilia Romagna (30,65%), Toscana (30,60%), Liguria (30,10%), Lombardia (27,22), Piemonte (27,02%) e Friuli Venezia Giulia (26,74%).
Per le province, in sei casi si sale ad almeno uno su tre: Firenze (40,33%), Bologna (38,91%), Prato (36,65), Trieste (36,31%), Aosta (34,46%) e Gorizia (34,27%). Rispetto all’anno precedente l’aumento è generalizzato, con 16 province che registrano un incremento che supera i due punti percentuali e solo in cinque casi si ha una lieve flessione.
Focalizzando l’analisi sui Comuni con più di 25mila abitanti si registrano tre casi di sorpasso laico: Monfalcone (Go, 57,48%), Pinerolo (To, 54,66%) e Firenze (50,85%). Altri sei Comuni mostrano percentuali superiori al 45%: Sesto Fiorentino (Fi, 49,56%), Lugo (Ra, 49,11%), Bologna (46,92%), Casalecchio di Reno (Bo, 46,86%), Aosta (46,50%) e Scandicci (Fi, 45,29%). In fondo alla classifica troviamo per le regioni la Basilicata (3,26%) e per le province Potenza (2,71%). Tra i Comuni con almeno 25mila abitanti ci sono cinque casi in cui a non frequentare le lezioni confessionali è meno dell’1% degli studenti: Castellammare di Stabia (Na), Adrano (Ct), Casoria (Na), Volla (Na) e Gragnano (Na).
«Sempre più famiglie e studenti – dichiara Roberto Grendene, segretario dell’Uaar – scelgono di non frequentare l’ora di religione cattolica, nonostante l’esercizio di questo diritto troppe volte sia ostacolato dalla mancanza di valide alternative e da pressioni anche interne al sistema scolastico. Per la Cei si tratterebbe di una libera scelta ma non è affatto così: mettiamo l’Irc in orario extrascolastico, come capita a tutte le attività facoltative, e vediamo come va a finire».
Ieri hanno preso il via le iscrizioni all’anno 2026/27 la cui scadenza sarà il 14 febbraio. «Invito i genitori – conclude Grendene – a compiere la migliore scelta educativa: dire no all’insegnamento della religione cattolica. E se incontrano difficoltà, avranno l’Uaar al loro fianco».
Comunicato stampa
Note
L’Uaar aderisce alla campagna #datiBeneComune. Alla pagina https://uaar.it/dati-no-irc sono disponibili tutti i dati sulla non frequenza dell’Irc, con elaborazioni grafiche (per regione, provincia e tipo di scuola), elenchi delle scuole per provincia scaricabili in formato Csv per ulteriori elaborazioni, fino alla consultazione della scheda di dettaglio di ogni singola scuola con la serie storica degli ultimi anni.
Nel repository GitHub dell’associazione:
https://github.com/UnioneAteiAgnosticiRazionalisti/dati-no-irc
sono messi a disposizione tutti i file originali ricevuti dal Ministero e dalle province autonome di Trento e Bolzano.
Nell’elaborazione delle statistiche nazionali e provinciali in via prudenziale non sono stati considerati i dati di 357 scuole su 40346 ritenuti inattendibili per percentuali di non avvalentisi fuori scala (probabilmente dovuti a errori di input). Se fossero stati considerati i dati originali le percentuali di non avvalentisi sarebbero state leggermente più alte.

«…I prossimi governi prima o poi dovranno pensare a una riforma seria dell’Insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica…»
Non scherziamo: pensare che sia il governo a elaborare una riforma… ma riforma di cosa!?
La Città del Male va buttata fuori dalle scuole statali senza se e senza ma!
Inorridisco solo al pensiero di quali porcate potrebbero essere concepite dai politici
appecoronati alla babbuccia papale!.
Da insegnante ed educatore (in pensione), non posso che essere d’accordo con te. La Scuola deve formare lo studente, in toto, compresi gli skills per imparare, pensare e giudicare autonomamente. La religione non educa, opprime. Non ti fa pensare autonomamente ma ti insegna la sottomissione ad un’autorità invisibile ed inesistente (islam significa sottomissione, btw). Tarpa le ali ai voli della tua creatività, della tua fantasia, del tuo pensiero libero e critico. Che dire? Ringrazio dio per avermi fatto ateo. LOL!!!!!!
L’ora di religione aveva una sua logica quando c’era la liberticida religione di stato, in cui degli stati non democratici avevano bisogno di una religione di stato per creare dei “buoni sudditi”.
Per fortuna gli stati democratici sono giunti faticosamente alla libertà di religione e di scelta e a non identificare uno stato con una religione anche se, purtroppo, in Italia vediamo tra i nostri politici una marea di nostalgici e orfani della religione di stato.
Una volta accettato il principio che non c’è una religione di stato e della tolleranza religiosa e libertà di scelta non si capisce perché uno stato dovrebbe occuparsi della educazione religiosa, cioè di fare gli interessi di una associazione privata che ha all’interno della sua visione del mondo un dio, educazione che dovrebbe essere solo a carico dell’associazione direttamente interessata presso le sue strutture. Con questa logica dovremmo anche istituire corsi per vegetariani o vegani, perchè anche loro hanno una visione del mondo.
Quindi l’ora di religione è un residuato del passato, un privilegio concesso alla religione più diffusa (in altre nazioni si è giunti ad avere più ore di religione inseguendo la presenza sul territorio di religioni prima impedite).
Ma quale sarebbe il valore aggiunto in una scuola dell’insegnamento a parte della religione, al di fuori di quello che si può fare in storia, filosofia, letteratura e arte? Di certo non lo spirito critico necessario ad uno studente visto che le religioni pretendono di dividere in gruppi di tifosi e non tollerano la libertà di scelta. Una delle affermazioni più assurde che viene ripetuta dalla chiesa cattolica è quella che loro non obbligherebbero, ma che bisognerebbe “obbedire volontariamente” (anche se in tutta la loro storia hanno combattuto la libertà di scelta e di pensiero e lo spirito critico condannati apertamente anche da un papa). Don Bosco uno dei “modelli educativi” per bambini e ragazzi della chiesa cattolica sosteneva che non dovessero discutere con gli altri, ma dovessero fidarsi dei loro preti e vescovi e lasciare a loro la discussione con “gli altri”. Dove sarebbe la capacità critica?
«…I prossimi governi prima o poi dovranno pensare a una riforma seria dell’Insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica…»
Ritengo che l’IRC resterà com’è.
Semmai sarà introdotto un insegnamento di “religioni e culture” per tutti. Già Valditara promuove la conoscenza della Bibbia, e alcune Università hanno istituito corsi di laurea in “Religioni e Culture” o cose simili (anche se, per ora, senza grande successo, mi par di capire, forse perchè troppo adagiati sulla Chiesa Cattolica).
Il dato sulla partecipazione all’ora di religione è destinato a continuare a diminuire perché palesemente gonfiato sia per il retaggio storico della liberticida religione di stato che per i condizionamenti, ricatti identitari, le informazioni false e la propaganda a riguardo, oltre agli ostacoli frapposti dalle istituzioni spesso denunciati. Non è un caso che la percentuale di avvalentisi sia decisamente inferiore nelle città ed al nord dove questi meccanismi funzionano meno. Conosco gente che fa fare religione cattolica ai propri figli perchè teme che possano essere discriminati o che si sentano emarginati (ed immagino che questo problema possa essere reale in provincia o in certe zone del sud ed abbiamo visto pure interventi delle istituzioni favorevoli a queste discriminazioni).
E falsa la presentazione come ora delle religioni: quanto è credibile un’ora delle religioni dove a parlare delle altre religioni e della non credenza possa farlo solo un propagandista cattolico, scelto ed approvato esclusivamente da un vescovo cattolico.
Inoltre non è accettabile il ricatto che bisogna preservare le “nostre tradizioni”, quando quelle presunte tradizioni sono frutto di comportamenti oppressivi e discriminatori del passato, ne che per comprendere la nostra cultura sia necessario conoscerne la religione, niente di più di quello che si può fare all’interno di filosofia o storia, o arte. Con questa logica dovremmo studiarci la religione protestante o ortodossa se andiamo in una nazione protestante o ortodossa (o se abbiamo a che fare con persone di quella cultura), o se andiamo a vedere una chiesa valdese (studiandoci pure le persecuzioni subite) o studiarci la religione greco-romana se andiamo a vedere costruzioni greco-romane o le varie forme di paganesimo celtico o germanico.
In altre nazioni più avanzate si fa l’ora di etica che avrebbe molto più senso (ma chi la insegna poi?). Ed in un mondo tecnologico perchè dovremmo perdere tempo ad incrementare gli studi umanistici? Che se li facciano quelli che scelgono tali percorsi.
Osservando le vicende tragiche e le proteste popolari in Iran, non si puó fare a meno di notare una somiglianza con la teocrazia italiana. Certamente di tratta di una teocrazia di grado moderato e soft, ma l’impronta e’ la stessa.