Come se non bastassero l’8×1000 dell’Irpef – devoluto alla Chiesa cattolica dallo Stato grazie alla scelta di alcuni contribuenti –, i controversi oneri di urbanizzazione secondaria – gestiti dai comuni –, e la serie di regalie e privilegi – statali, regionali, ecc. –, l’edilizia di culto, riparativa/ricostruttiva in questo caso, può contare da oggi su un ulteriore privilegio statale, nuovo di zecca, concepito nel contesto del sisma 2009 dell’Aquila.
Grazie a un provvidenziale intervento del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, il governo ha infatti eliminato un presupposto normativo che finora impediva di intervenire sugli edifici di culto non sottoposti a vincolo di interesse storico-artistico. Il legislatore infatti ha stabilito che i soldi di tutti possano essere impiegati nella ricostruzione post-sisma in ambito pubblico e privato: in questo secondo caso, ad esempio, per le prime abitazioni. Nell’ottica di una laicità più o meno compiuta aveva anche stabilito il principio sacrosanto per cui gli edifici di culto – prevalentemente cattolico – rientravano nel finanziamento statale solo nella misura in cui fossero di interesse storico-artistico: questo perché la legge tutela, in generale, il patrimonio culturale italiano. Recita l’articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica […] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Con questa mossa del Governo, invece, la legge di bilancio 2026 ha stabilito, con il comma 621 dell’articolo 1: «All’articolo 1, comma 255, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, le parole da: “di interesse storico-artistico” a: “del medesimo articolo 12,” sono soppresse».
E cosa dice il comma rimaneggiato (della legge di bilancio 2014)? Eccolo (in grassetto le parole soppresse):
Nella ripartizione delle risorse […], come rifinanziate dalla presente legge, il CIPE, sulla base delle esigenze rilevate dagli uffici speciali per la ricostruzione, può destinare quota parte delle risorse stesse anche al finanziamento degli interventi per assicurare la ricostruzione e la riparazione degli immobili pubblici e delle chiese e degli edifici di culto di proprietà di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, di interesse storico-artistico ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, o qualora tale interesse sia presunto ai sensi dell’articolo 12, comma 1, del suddetto codice, anche se formalmente non dichiarati tali ai sensi del medesimo articolo 12, purché utilizzati per le esigenze di culto, la copertura delle spese obbligatorie, connesse alle funzioni essenziali da svolgere nei territori della regione Abruzzo, colpiti dagli eventi sismici del 6 aprile 2009, nonché la prosecuzione degli interventi di riparazione e ricostruzione relativi all’edilizia privata e pubblica nei comuni della regione Abruzzo situati al di fuori del cratere sismico.
Con questo colpo di mano, quindi, lo Stato ha deciso di finanziare direttamente il culto, in quanto tale. Parole di giubil(e)o dal sindaco Biondi: «Un passaggio atteso da tempo dalle comunità locali che consente di rimuovere un ostacolo formale che aveva finora impedito di intervenire su edifici che rappresentano luoghi centrali di culto, identità e aggregazione».
A noi l’ostacolo sembra sostanziale! In ogni caso, questo risultato permette ora di riattivare concretamente il percorso di restauro di tre chiese – Santa Maria Mediatrice a Valle Pretara, Madonna del Carmine a Genzano di Sassa e Santa Maria e San Biagio a Tempera – bloccato per anni. Per informare ufficialmente i fedeli, il sindaco ha scritto all’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo, e ai parroci.
Non meno giubilante il presidente della Commissione Territorio del Comune dell’Aquila, Guglielmo Santella: «Grazie all’azione del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e alla sensibilità del governo, si sblocca finalmente la ricostruzione di edifici di culto importanti per la comunità».
La “sensibilità” di questo governo verso la Chiesa e il clero la conosciamo fin troppo bene! «La ricostruzione della propria chiesa rappresenta la restituzione dell’anima stessa al paese», spiega il Presidente Santella: «Parliamo di un edificio che riveste un valore sociale inestimabile: è il cuore pulsante dell’aggregazione e dell’identità locale, un punto di riferimento che il sisma del 2009 aveva strappato ai cittadini, distruggendolo completamente. Restituire questi luoghi alle frazioni e ai quartieri consolida quel tessuto sociale che è la vera forza della nostra città».
Santella sottolinea l’importanza del superamento dell’argine legislativo: «Fino ad oggi, una rigidità normativa impediva di intervenire su queste strutture. Il lavoro sinergico tra il sindaco e il governo nazionale ha permesso di sanare questa ferita. Come Commissione Territorio, seguiremo con estrema attenzione i prossimi passaggi operativi, […] ribadendo l’impegno dell’Amministrazione comunale nel garantire una ricostruzione completa, equa e condivisa».
Insomma, un chiaro aiuto contrario alla laicità della spesa pubblica si fa passare per «restituzione dell’anima al paese», e l’unico vincolo che impediva timidamente questo scempio lo si definisce «rigidità normativa», «ferita». Una terminologia decisamente orwelliana.
Fabrizio Facchini
Referente Uaar L’Aquila
Fonti:

Dai dati Istat sulla pratica religiosa dichiarata in Abruzzo nel 2024, circa il 20 % delle persone va regolarmente a messa, mentre una persona su 4 non ci va mai. Questi dati non sono molto differenti dalla media nazionale ed inoltre sono basati sulle dichiarazioni e non sulla misura della pratica effettiva che è sempre decisamente inferiore. Visto il numero di chiese disponibili in Abruzzo (60 attive nel solo centro storico di L’Aquila) non mi pare che manchino chiese per la pratica religiosa rispetto ad un numero di fedeli praticanti che è contenuto. Quindi perchè lo stato e la regione dovrebbero darsi da fare per aggirare le regole e poter finanziare anche le chiese senza valore artistico, visto che questi soldi vengono poi sottratti agli altri cittadini per attività decisamente più importanti per sostenere un culto a cui non mancano le strutture per praticarlo?
È un caso di accanimento terapeutico su un cadavere in completo disfacimento.
Tutto sta a capire quale sia il grado di putrefazione oltre il quale anche il più ottuso dei credenti direbbe: “Vabbè, prendiamone atto e finiamola lì!”.
L’accanimento è evidente dall’insistenza nell’infilare in tutti i TG “cosa ha detto papa14”, l’apertura del sinodo/la chiusura del sinodo, l’inizio del giubileo/la fine del giubileo, un mondo astruso di baggianate senza concretezza, un vocabolario di termini sconosciuti ai più.
Spero che sia solo un intervallo e poi riprenda la trasmissione della realtà.