Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.
La buona novella laica del mese di gennaio è il consolidamento della crescita percentuale dei matrimoni civili rispetto a quelli religiosi in Italia. Secondo i dati Istat nel 2024 le nozze civili hanno aumentato il distacco rispetto a quelle religiose: il 61,3% dei matrimoni è stato celebrato con rito civile (l’anno precedente era il 58,9%) nel solco della tendenza del periodo pre-pandemico. Il fenomeno non è solo dovuto all’incidenza di coppie con almeno un partner straniero (che sono in lieve calo e arrivano al 16,9%): il 55,1% dei matrimoni con entrambi gli sposi italiani infatti vede una celebrazione civile, come pure ormai il 50,2% delle prime nozze. Nel complesso i matrimoni continuano a calare (-5,9% rispetto al 2023), ma le nozze concordatarie vedono una diminuzione più netta (-11,4%).
Il Consiglio comunale di Calcinaia (PI) ha bocciato la mozione presentata dal gruppo di minoranza di centrodestra Adesso Calcinaia per chiedere l’intitolazione di una via o di una piazza a Carlo Acutis, giovane cattolico devoto canonizzato nel 2025. L’assessore alle Politiche sociali e alla viabilità Giulia Guelfi, nell’esporre le motivazioni per la bocciatura, ha spiegato che «il gruppo consiliare di maggioranza prende atto del valore che una parte della comunità attribuisce alla figura di Carlo Acutis, considerato quale esempio positivo specialmente per le giovani generazioni», ma ha rilevato che le modifiche della toponomastica «sono una scelta di lungo periodo, che incide sulla memoria collettiva e sull’identità civile della comunità», e che «devono pertanto rispondere preferibilmente a criteri di radicamento territoriali e adeguata sedimentazione storica, affinché gli spazi pubblici rimangano un luogo di rappresentazione condivisa»; non è mancata la menzione anche dei «principi di laicità e parità di genere».
La Cassazione ha condannato la onlus dei papaboys, associazione nata nel 2004 per la “nuova evangelizzazione giovanile”, a risarcire il danno patrimoniale ai genitori di una minore per una foto pubblicata senza consenso sul sito e sui canali social dell’associazione cattolica. La foto ritraeva una bambina piangente con una scritta apologetica (“Non far versare le lacrime a nessuno: Dio le conta”). La famiglia della minore aveva fatto causa, ma la Corte d’Appello aveva escluso sia il danno patrimoniale sia quello non patrimoniale. La Suprema Corte ha però accolto il ricorso riconoscendo il danno patrimoniale, mentre quello non patrimoniale è stato escluso perché la foto non avrebbe leso la dignità della giovane. L’associazione dal canto suo argomentava che non c’era scopo di lucro, ma la Cassazione ha dato torto ai papaboys in quanto si trattava comunque di una forma di pubblicità per ottenere adesioni.
La Cassazione ha condannato in sede civile il medico finito a processo per la morte di Roberta Repetto, 40enne deceduta nel 2020 per un melanoma che si era affidata alle cure “alternative” di un centro olistico. La procura non aveva impugnato la sentenza ma Rita Repetto, sorella della donna e fondatrice dell’associazione “La pulce nell’orecchio” dedicata al contrasto di abusi e manipolazione psicologica, aveva fatto ricorso come parte civile.
Il dottor Paolo Oneda nel 2018 aveva asportato a Repetto un neo operando su un tavolo da cucina del centro olistico Anidra di Borzonasca (GE), senza le necessarie prescrizioni sanitarie, e la donna era morta un paio d’anni dopo. Nel corso del processo erano stati assolti il fondatore del centro olistico Paolo Bendinelli e l’ex rappresentante legale Maria Teresa Cuzzolin. Anche il medico era stato assolto con formula piena dalla Corte d’appello di Milano, dato che per i giudici non c’era un nesso causale tra operazione e decesso e la donna aveva rifiutato i trattamenti della medicina scientifica, circostanza però smentita dalla sorella.
Infine qualche buona novella laica dall’estero.
L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato una risoluzione per chiedere agli Stati membri di vietare le terapie di conversione che pretendono di “curare” l’orientamento omosessuale. L’iniziativa è partita dalla parlamentare britannica Kate Osborne, che al tema ha dedicato una relazione approvata l’anno scorso all’unanimità dal Comitato per l’uguaglianza e la non discriminazione della stessa Assemblea.
La redazione

«…L’associazione (i papaboys) dal canto suo argomentava che non c’era scopo di lucro…»
E quando mai i cattolici hanno fatto qualcosa senza scopo di lucro? 😛
L’aumento dei matrimoni civili è senz’altro un fatto positivo. A ridimensionare, sia pure di poco, gli entusiasmi andrebbe però precisato che:
1)A quanto mi risulta sono classificati come matrimoni civili tutti i matrimoni non celebrati con rito concordatario cattolico; una parte di questi matrimoni può comprendere anche matrimoni celebrati con riti di confessioni non cattoliche o nei quali un rito religioso viene celebrato in aggiunta a quello civile.
2)Nell’articolo non viene riportato il dato secondo il quale nelle prime nozze con gli SPOSI ENTRAMBI ITALIANI il matrimonio concordatario resta ancora maggioritario (mi pare circa il 57%; se il dato è inesatto, prego di correggermi); sarebbe da chiedersi quindi quanti divorziati, se la Chiesa lo permettesse, sceglierebbero ancora il matrimonio religioso.
3)D’altra parte andrebbe anche sottolineato che il maggior calo dei matrimoni religiosi fu registrato nel 2020 durante il lockdown, evidentemente perchè molte coppie scelgono il matrimonio in chiesa non tanto per reali convinzioni religiose, ma più che altro per la cerimonia ritenuta più bella o per accontentare le famiglie.
Quanto specificato al punto 1 riguarda gli appartenenti a confessioni o religioni di minoranza, spesso stranieri. Per i punti 2 e 3 è il solito discorso: la maggior parte degli italiani dà un peso molto limitato alla religione, salvo conviverci per conformismo o per amor di folclore.
In ogni modo questi dati provano inequivocabilmente che l’idea di un’Italia prevalentemente cattolica è del tutto infondata. Del resto già Gaetano Salvemini in “Le origini del fascismo in Italia”, scritto negli anni ’30 del ‘900, stimava che in Italia fosse convintamente cattolica non più del 20% della popolazione, figuriamoci 90 anni dopo!
Dai dati Istat per il 2024 in effetti le prime nozze tra entrambi italiani hanno rito concordatario per il 56.3 %, con differenze notevoli tra nord e sud (41.5 % contro 74 %).
Va detto che tra le seconde nozze un 5 % non sceglie il matrimonio civile (non va dimenticata l’esistenza della Sacra Rota che negli ultimi anni ha aumentato gli annullamenti dei matrimoni concordatari), risposandosi quindi in chiesa.
E’ vero che per alcuni che si sposano in chiesa il matrimonio viene scelto non per convinzione, ma per i familiari (immagino che al sud una coppia di non credenti abbia parecchi problemi a non volersi sposare in chiesa), per conformismo o folclore: visto che ci sono addirittura proposte di legge con incentivi a favore dei matrimoni religiosi considerati più costosi ed ancora negli anni ’80 la chiesa contestava apertamente i matrimoni civili.
Probabilmente i matrimoni religiosi sarebbero ancora di meno se la chiesa cattolica non tollerasse le convivenze prima del matrimonio e i matrimoni misti: per esempio oltre 60 anni fa i mie genitori si erano sposati con rito civile perchè la chiesa cattolica non accettava i matrimoni misti ed obbligava alla conversione i coniugi non cattolici e mia madre è straniera e protestante luterana e non ha mai accettato la conversione richiesta. Non so come vengano considerati statisticamente i matrimoni in cui uno solo dei due coniugi segue il rito cattolico, mentre l’altro il rito civile, cosa che una volta la chiesa non avrebbe mai accettato.
E’ vero che senza il fascismo che l’ha rivitalizzata, le ha donato il Vaticano e privilegi, la chiesa cattolica conterebbe di meno e la sua presenza nella società sarebbe minore. Basti pensare quanti anticlericali ufficiali c’erano allora rispetto all’oggi.
Comunque è assurdo che esista il matrimonio concordatario, un residuo del fascismo: in Austria, come in altre nazioni, nonostante le tradizioni cattoliche esiste solo il matrimonio civile per tutti. Dopo chi vuole può fare anche un suo matrimonio religioso che ha valore solo per la sua comunità religiosa, non per lo stato.
Va detto che tra le seconde nozze un 5 % non sceglie il matrimonio civile (non va dimenticata l’esistenza della Sacra Rota che negli ultimi anni ha aumentato gli annullamenti dei matrimoni concordatari), risposandosi quindi in chiesa.
Tra l’altro nelle seconde nozze sono compresi anche i vedovi e le vedove che si risposano.