God(s) Save the King?

Il Regno Unito oggi è un Paese in bilico tra secolarizzazione, confessionalismo anglicano e identitarismi religiosi (come quello islamico): non mancano tensioni su libertà d’espressione e ruolo politico della religione. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.


«Dio salvi il re» (o «la regina») recita l’inno patriottico che da qualche secolo risuona nel Regno Unito, suggello del legame tra corona e religione cristiana, organico almeno dal 1534. Ovvero quando lo spregiudicato re Enrico VIII divorzia dalla chiesa cattolica per divorziare dalla consorte Caterina d’Aragona, proclamandosi capo della Chiesa locale che sarà nota come anglicana.

Ancora oggi, nonostante la diffusa secolarizzazione del Paese dove ormai circa metà della popolazione non appartiene ad alcuna confessione e la fede anglicana è ai minimi storici, questa Chiesa ha a capo il regnante, è religione di Stato e mantiene un’influenza spropositata. Un peculiare confessionalismo che foggia la legislazione con durature discriminazioni verso i non anglicani, in particolare miscredenti e cattolici. Non a caso le due principali categorie mal tollerate nella sua Lettera sulla tolleranza da John Locke, uno dei padri del liberalismo.

I cattolici, con sprezzo “papisti”, sono banditi dai ruoli pubblici perché ritenuti agenti stranieri – diversi giustiziati come Tommaso Moro, filosofo ed ex cancelliere di Enrico VIII, condannato dal re e canonizzato da Pio XI. Con non credenti, blasfemi ed eretici si applicano spietate leggi anti-blasfemia: l’ultimo condannato a morte è Thomas Aikenhead, studente scozzese ventenne impiccato nel 1697.

L’ultimo messo in galera nel 1921 è John William Gott, attivista socialista e razionalista, per conferenze e pamphlet in cui critica aspramente la religione. Illuminismo e scienza fanno riemergere dall’ombra i non credenti, e mentre in Francia irrompe una laïcité combattiva verso clericalismo e religione, in Gran Bretagna matura il concetto più posato e civico di secularism, coniato dallo scrittore agnostico George Holyoake nel 1851.

In quegli anni Charles Darwin, figura dalla sensibilità umanista, con l’evoluzionismo erode la centralità della religione. Il politico liberale Charles Bradlaugh è il primo non credente dichiarato eletto alla Camera dei Comuni, ramo del parlamento inglese. E il primo a sfidare – prima con decadenze dal seggio e l’arresto, infine vincendo – l’obbligo del giuramento religioso. Fonda nel 1866 la National Secular Society, tutt’oggi tra le principali associazioni laico-umaniste britanniche.

Nei decenni successivi si valuta l’abolizione dell’anacronistico reato di blasfemia, ma la svolta arriva negli anni duemila con la campagna delle organizzazioni laiche come British Humanist Association (oggi Humanists Uk), National Secular Society e altre associazioni per i diritti, che smuove la politica. La riforma laica viene approvata nel 2008 per Inghilterra e Galles grazie a un intergruppo di parlamentari umanisti, in un Paese dove i politici hanno il coraggio di dirsi non credenti e contarsi senza ostentare il senso di inferiorità fantozziano verso la religione tipico di quelli italiani. In Scozia la blasfemia non è reato dal 2020, mentre nell’Irlanda del Nord lo è ancora.

Ma l’abolizione del reato di blasfemia intacca solo in parte il confessionalismo britannico. La presenza di corpose e rumorose minoranze etniche, in particolare musulmane, spinge le istituzioni a garantire loro privilegi. Si pensi al proliferare di faith school (con controversie sull’indottrinamento), di moschee e predicatori integralisti, ai tribunali religiosi che gestiscono questioni familiari in base alla sharia – con violazioni dei diritti civili per categorie come donne, minori, laici e non credenti. Il tutto nel nome di quel liberalismo che per espiare le proprie colpe razziste e coloniali finisce per alimentare un identitarismo religioso di ritorno non di rado ostile all’occidente. L’establishment britannico – dalla corona in giù, passando per i conservatori – allarga il confessionalismo anglicano ormai stantio nel multiconfessionalismo.

Dal canto suo anche una certa sinistra cavalca il multiculturalismo confessionale per difendere le minoranze dal razzismo, tacendo sulla loro deriva settaria e sulle contraddizioni rispetto a lotte progressiste su temi laici e lgbt+. Proprio nel 2025 diversi laburisti defezionano per fondare Your Party, formazione socialista animata anche dall’ex leader del partito laburista Jeremy Corbyn e dalla giovanissima Zarah Sultana, musulmana di origine pakistana che si esprime però a favore dei diritti delle persone trans, in contrasto con altri correligionari del nuovo partito.

I conservatori rimangono abbastanza laici (specie quando si contesta l’islam) ma monta una destra apertamente identitaria e cristianista ostile alle minoranze di origine straniera, che esalta la religione “autoctona” come baluardo delle libertà e di coesione nazionalista, dimenticandone la natura totalitaria e oppressiva dispiegatasi nei secoli prima che venisse temperata da liberalismo e laicità.

Questi umori, simili a quelli del nazionalismo cristiano in voga negli Usa a trazione trumpiana, trovano sfogo nella manifestazione “Unite the Kingdom” a Londra nell’ottobre del 20251. Tra i promotori c’è Tommy Robinson, controverso militante di estrema destra con trascorsi da hooligan, noto per battaglie contro immigrati, moschee e politicamente corretto, che guadagna consensi anche a causa dell’omertà istituzionale verso le problematiche concrete legate all’integrazione. Ora si proclama cristiano dopo l’intensa lettura della Bibbia durante la sua ultima detenzione.

In questo clima non sorprende che si tema il rientro dalla finestra delle disposizioni anti-blasfemia con il pretesto della lotta al razzismo. Un caso detonante è quello di Hamit Coskun, cittadino turco ateo di origine curda e armena che chiede asilo nel Regno Unito: dà fuoco al Corano davanti al consolato turco a Londra come gesto di protesta nei confronti del regime islamico di Erdogan. Durante l’azione viene raggiunto da un musulmano residente in zona, Moussa Kadri, che lo minaccia di morte e aggredisce con un coltello. Secondo il procuratore, in maniera surreale, il fatto che Coskun venga attaccato dimostrerebbe che rappresenta un pericolo. Il tribunale nel giugno del 2025 multa Coskun per turbativa dell’ordine pubblico con aggravante religiosa2.

Solo in settembre l’assalitore viene condannato, ma la pena è molto lieve e il giudice tesse le lodi dell’imputato3: prima dei fatti ha sempre mostrato un «carattere esemplare», è molto rispettato per l’attività di volontariato, buon marito e padre di famiglia. Una doppietta di pronunciamenti che minimizza le reazioni contro i “blasfemi”: si colpevolizza la vittima e si blandisce l’aggressore.

Fortunatamente a ottobre Coskun, sostenuto in aula dalla National Secular Society, è assolto in appello. La Southwark Crown Court riconosce che la libertà di espressione «deve includere il diritto di esprimere opinioni che offendono, scioccano o disturbano» e che «non esiste il reato di blasfemia nel nostro ordinamento». Il tribunale sottolinea che bruciare il Corano può essere offensivo per molti musulmani ma il diritto penale «non è un meccanismo che cerca di evitare che le persone siano turbate»4.

Nel mentre però il governo laburista di Keir Starmer costituisce un gruppo di lavoro per la definizione istituzionale di islamofobia. L’esecutivo rassicura, ma da più parti si teme che sarà brandita per limitare la libertà di critica. Di fronte alle perplessità anche da parte laica si abbandona il controverso termine “islamofobia”, rimpiazzato da quello di «ostilità anti-musulmana», che «incoraggia atti criminali» ed è «la stereotipizzazione e la razzializzazione pregiudiziale dei musulmani» al fine di «suscitare odio».

Le associazioni umaniste sono ancora dubbiose. Stephen Evans, direttore della National Secular Society, infatti plaude sì al cambio di terminologia, ma rileva5 che «la bozza usa ancora un linguaggio vago per i concetti di “stereotipizzazione” e “razzializzazione”, esponendola a un uso improprio per soffocare le critiche legittime all’islam, inclusi il dibattito sui diritti delle donne, la libertà di espressione e il ruolo della religione nella vita pubblica». D’altronde il comportamento descritto ricadrebbe già nelle norme penali e nell’Equality Act, la legge generale contro le discriminazioni approvata nel 2010.

La Camera dei lord, il senato con sede nel palazzo di Westminster a Londra, è un istituzionale pezzo da museo nobiliare e clericale. Composto attualmente da 822 membri, di cui 667 nominati a vita, vede 26 seggi riservati ai cosiddetti “lords spiritual”, i soli vescovi della chiesa anglicana religione di Stato, che finito il mandato vengono spesso spostati negli scranni dei “lords temporal” dove continuano a esercitare influenza. Un residuo confessionalista di cui le associazioni laico-umaniste chiedono il superamento, vista la palese incongruenza in uno Stato laico e moderno.

Un piccolo segnale di cambiamento arriva dalla piccola isola di Man6. Il consiglio legislativo del parlamento isolano (Tynwald) è composto da 11 membri, di cui 8 elettivi e 3 permanenti: tra questi ultimi c’è Tricia Hillas, l’attuale vescova della diocesi anglicana di Sodor e Man, che detiene lo scranno ereditario come esponente della confessione. Nel 2023 il deputato mannese Lawrie Hooper propone una riforma costituzionale per togliere al vescovo la facoltà di votare nell’assemblea.

L’iniziativa è approvata all’unanimità, emendata in modo che la vescova tenga il suo posto fino alla fine del mandato o a cinque anni dalla controfirma reale del provvedimento. Anche qui non è mancata l’ingerenza clericale della religiosa per tentare di bloccare e annacquare la riforma e allungare i tempi di decadenza. Già nel 2018 e nel 2023 ci sono stati tentativi per abolire il seggio del vescovo, non andati a buon fine. Questa riforma è comunque un precedente che guarda a Westminster.

Dall’Irlanda del Nord, dove ormai circa un quarto della popolazione non appartiene ad alcuna religione, arriva un pronunciamento storico. La Corte suprema del Regno Unito infatti riconosce nel novembre del 2025 che l’educazione religiosa nelle scuole locali non rispetta la legge7. Nel Paese infatti quella che viene denominata Religious Education (Re) è obbligatoria nelle scuole finanziate dal pubblico, ma non rientra nel programma curricolare nazionale, i genitori possono ritirare i figli e c’è discrezione in base a zona e natura religiosa della scuola.

La famiglia coinvolta nel contenzioso, non religiosa, fa ricorso per l’indottrinamento e gli atti di culto nella scuola statale frequentata dalla bambina tra i quattro e i sette anni. Nel 2019 il padre protesta, la scuola risponde che quell’insegnamento, genericamente cristiano, è «fondato sulla Bibbia». La Corte evidenzia che il programma non è svolto in «maniera obiettiva, critica e pluralista», sebbene metta le mani avanti sostenendo che la sentenza «non riguarda la laicità del sistema educativo» e «nessuno suggerisce che Re non debba essere offerta nelle scuole dell’Irlanda del Nord». Parlare di “laicità” (magari la tanto vituperata “francese”) rimane un tabù.

Ma comunque la sentenza riconferma quanto stabilito dall’Alta corte di Belfast nel 2022 e segna un punto a favore per le famiglie non credenti. Infatti i giudici per sostenere le proprie argomentazioni fanno riferimento anche al caso Lautsi, il ricorso dell’Uaar alla Corte europea dei diritti umani contro l’imposizione del crocifisso in classe. Pure la corte inglese riconosce che le convinzioni non religiose dei genitori sono protette ai sensi dell’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo con la stessa dignità di quelle religiose, e che il diritto all’istruzione deve rispettare anche il diritto di non credere.

Da questo mosaico di episodi emblematici emerge oggi un Regno Unito in bilico: tra secolarizzazione di massa, elitari paludamenti regali e clericali e l’emergere di agguerrite minoranze identitarie.

Valentino Salvatore

Approfondimenti

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  2. go.uaar.it/4kdptgw
  3. go.uaar.it/oeo1rpo
  4. go.uaar.it/h2ewd82
  5. go.uaar.it/aoo6ye5
  6. go.uaar.it/pqm8b3s
  7. go.uaar.it/y59yzl1

 


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