È scomparsa ieri all’età di 92 anni Laura Balbo, presidente onoraria dell’Uaar. Vogliamo ricordarla per il suo contributo pionieristico come sociologa, attivista e ministra per le Pari opportunità a favore dei diritti civili e della laicità e per la riflessione su temi come discriminazione e questioni di genere.
Dopo la laurea in Scienze Politiche all’Università di Padova, si era specializzata all’ateneo californiano di Berkeley, ed era stata tra le prime studiose a diffondere nel nostro Paese una sociologica laica e fondata sui dati, particolarmente attenta ai cambiamenti veicolati dalla modernità in campi come la famiglia, il ruolo delle donne, le dinamiche di genere, le migrazioni. Il suo percorso accademico l’ha portata insegnare alla Statale di Milano, all’Università di Ferrara e all’ateneo di Padova e a dirigere l’Associazione Italiana di Sociologia dal 1998 al 2001.
Il suo impegno non era limitato all’ambito accademico, ma ha avuto anche un’espressione politica e istituzionale. Militante di sinistra, è stata eletta deputata nel 1983 come indipendente in quota PCI alla Camera nel 1983 e nel 1987 nella Sinistra Indipendente. Eletta poi con la Federazione dei Verdi, è stata ministra per le Pari opportunità da 1998 al 2000 nei governi D’Alema, particolarmente impegnata nella lotta alle discriminazioni razziste e omofobe (tanto da assegnare un incarico allo storico attivista lgbt Franco Grillini) e per la promozione di politiche per l’emancipazione e l’impiego lavorativo delle donne, lanciando anche la prima conferenza nazionale sull’occupazione femminile a Napoli.
Nel 2014, in un articolo sulla nostra rivista associativa L’Ateo, Balbo aveva evidenziato l’importanza della laicità e l’emergere dei laici e dei non credenti nell’Italia contemporanea, «non più una minoranza, un gruppo limitato, un elemento di disturbo o comunque anomalo nel quadro complessivo» bensì «“attori” in una società in cambiamento». Un messaggio prezioso che intendiamo valorizzare e portare avanti come associazione per dare voce agli atei e agli agnostici, non più «invisibili.
L’Associazione


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