8×1000 alla Chiesa: firme in calo in tutte le regioni italiane

Si avvicina il momento di presentare la dichiarazione dei redditi e la pubblicità della Chiesa cattolica invade ogni canale di comunicazione. Un investimento milionario che la Cei può tranquillamente permettersi, grazie al miliardo che sottrae ogni anno alla fiscalità generale, ma che si trova anche costretta a pianificare in maniera così massiccia per arginare il costante calo di firme a proprio favore. Calo dovuto a una crescita altrettanto costante delle firme per lo Stato, che si sono impennate da quando i contribuenti possono esprimere la preferenza tra sei tipologie di intervento e tra queste scelgono le destinazioni più laiche: edilizia scolastica di proprietà pubblica e interventi per far fronte alle calamità naturali.

Nella più recente ripartizione dell’8×1000, avvenuta nel 2025 e relativa ai redditi 2021, le firme per la Cei sono diminuite di circa 250 mila rispetto all’anno precedente, passando dal 70,37% al 69,51% delle scelte espresse valide (dal 28,67% al 27,95% sul totale dei contribuenti). Ma vediamo cosa accade a livello territoriale, consultando le statistiche messe a disposizione dal Mef nel dataset del “Dettaglio regionale delle scelte per anno di erogazione”. Per una volta l’Italia delle regioni si scopre compattamente unita in direzione laica. Dal Trentino Alto Adige alla Sicilia, dalla Valle d’Aosta alla Puglia si registra un saldo negativo nelle preferenze per la Chiesa. Parlando sempre in termini di percentuali relative ai soli contribuenti che compilano la scheda dell’8×1000 (la maggioranza, circa il 60%, lascia la scheda in bianco), la diminuzione più significativa si registra nella provincia autonoma di Bolzano (-3,06 punti percentuali), quindi Valle d’Aosta e Veneto (-1,79 e -1,13 rispettivamente). La diminuzione più tenue è in Basilicata (-0,06), ma sempre di variazione negativa si tratta.

Tabella 1

Per comprendere i dati è necessario consultare la tabella 1. Assumendo che le firme per la Chiesa cattolica siano un indicatore di clericalismo possiamo dire che la regione più laica è l’Emilia Romagna, dove la percentuale di chi firma nell’8×1000 e sceglie di sottrarre fondi pubblici per destinarli ai vescovi si ferma al 55,03%. Seguono Toscana e Liguria, con il 58,50% e il 58,65% rispettivamente. In fondo alla classifica Puglia, Sicilia e Calabria, con valori pro Cei che superano l’80%. La Calabria è anche l’unico caso in cui la percentuale di firme per lo Stato segna un calo, per quanto quasi irrilevante. In tutte le restanti regioni lo Stato è invece in aumento, più marcatamente a Bolzano (+2,90 punti percentuali rispetto all’anno precedente), Valle d’Aosta (+1,61) e Abruzzo (+0,93).

Tabella 2

La natura ingannevole dell’8×1000 impone che venga valutato anche sotto un’altra prospettiva, quella delle percentuali di firme sul totale dei contribuenti. Se si include la maggioranza silenziosa di chi non firma per nessuno si ottiene la tabella 2. Le preferenze sono notevolmente ridimensionate e sorprendentemente la classifica della disaffezione per la Chiesa vede in testa la Sardegna (dove solo il 21,67% dei contribuenti firma per le gerarchie ecclesiastiche), poi Umbria (21,72%) e Lazio (21,87%), mentre il record di preferenze è raggiunto in Puglia (35,35%). Se accadesse come per il 2×1000 e il 5×1000 sarebbero queste le percentuali utilizzate per la ripartizione del gettito. Ma si sa, la nostra classe politica è molto generosa nell’offrire finanziamenti pubblici alle confessioni religiose e così le fette della torta vengono tagliate usando le percentuali gonfiate di tabella 1, secondo la diabolica logica della ripartizione dell’inespresso. Dalla Sardegna arriva così a sostegno dei vescovi il 66,03% di tabella 1 e non il 21,67% delle reali preferenze di tabella 2, mentre dall’Emilia Romagna il 55,03% di tabella 1 e non il 24,85% di tabella 2. Se non è tutto chiarissimo (l’abbiamo detto che il meccanismo è diabolico e ingannevole) e si ritiene che drenare ulteriori risorse pubbliche a favore dei vescovi sia un danno per il Paese allora in sintesi si deve tenere presente la classifica di tabella 1 e ricordarsi di non lasciare mai in bianco la scheda dell’8×1000 quando è il momento della dichiarazione dei redditi.

In tutte le regioni italiane la Chiesa perde sostenitori tra i contribuenti e le colonne uniformemente rosse delle tabelle 1 e 2 lo mostrano chiaramente. Di fronte alla voglia di laicità che unisce il Paese e alla crescente manifestazione di sostegno allo Stato nell’8×1000 il governo sembra però voltarsi dall’altra parte, precisamente verso Oltretevere. Come giudicare altrimenti la scarsità di spot pubblicitari per l’8×1000 statale programmati dall’esecutivo e l’assoluta mancanza di dichiarazioni pubbliche di rappresentanti delle istituzioni, in particolare i sedicenti patrioti e nazionalisti, affinché i contribuenti scelgano il nostro Paese e non il Vaticano?

Roberto Grendene

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4 commenti

galileo

In effetti pur volendo accettare e rispettare lo storico principio democratico secondo il quale la maggioranza decide mentre la minoranza subisce le decisioni altrui …questa faccenda del 60% dei “non votanti” i quali diventano subdolamente “votanti” per lo più senza esserne consapevoli, è semplicemente obbrobriosa.

Diocleziano

Ma il 60% È la maggioranza e paradossalmente lo stato non dovrebbe procedere ad alcuna spartizione… no? Inoltre quei soldi ci sono stati estor… hem richiesti come tasse e quindi il non espresso deve restare nelle casse dello Stato, non nella capiente cassa delle elemosine chiesastiche.

Diocleziano

Ho appena ricevuto l’orrido modulo e salta all’occhio l’unica voce “STATO” contro le 13 (TREDICI!)
voci delle varie conventicole religiose! La voce ‘stato’ si disarticola in 6 sub-alternative che danno modo di eludere la volontà donatore essendo tutte esposte al pericolo di ‘interpretazione’ da parte dei bigotti infiltrati nello Stato sulla effettiva destinazione finale del malloppo.

RobertoV

C’è chi difende l’otto per mille sostenendo che comunque è una votazione e che è giusto che decida chi vota, chi non vota ha torto e si deve adattare alle scelte della maggioranza ed evidentemente gli va bene così (anche se un 60 % di non votanti dovrebbe essere considerato un grosso problema).
Il problema è che tale votazione non è per niente democratica e corretta.
E’ noto che il partito di maggioranza gode di notevoli vantaggi nel promuoversi e, quindi, nel meccanismo elettorale democratico si introducono dei correttivi per cercare di dare spazio anche ai piccoli partiti e cercare di riequilibrare la possibilità di promuoversi per esempio con la par condicio.
In tale votazione questi meccanismi non esistono, anzi addirittura lo stato ha per concordato le mani legate, così la chiesa cattolica può autopromuoversi senza limiti, spendendo decine di milioni di euro, con pubblicità ingannevoli (facendo credere per esempio che l’aiuto al prossimo sia la sua attività principale, quando è solo la terza voce di ripartizione e che senza di lei lo stato sociale crollerebbe) e con una pubblicità indiretta grazie all’onnipresenza nei media ed al supporto delle istituzioni. Cioè c’è una disparità notevole nella possibilità di promuoversi tra la chiesa cattolica e gli altri: quanti sanno per esempio che i piccoli valdesi da soli fanno quasi il 20 % dell’attività umanitaria della potente e ricca chiesa cattolica?
Inoltre per contratto lo stato italiano non può promuovere le proprie attività umanitarie e già il solo fatto di aver fatto un po’ di chiarezza sulle destinazioni (contestato dalla chiesa cattolica) ne ha aumentato notevolmente le scelte.
Riguardo al 60 % che non esprime una preferenza va considerato che una parte lo fa per ignoranza (cioè non sa come funziona il meccanismo di ripartizione pensando che sia come per il 5 per mille) e comunque una parte di questi non esprimendosi indica che non è un entusiasta sostenitore della chiesa cattolica.
Resta l’assurdità di un sistema che stabilisce una torta di valore crescente con l’aumento delle tasse da spartirsi solo tra le religioni ammesse alla ripartizione (cioè non seguendo un vero concetto di libertà religiosa tanto è vero che alcune non piccole ne sono escluse) e questo avviene nonostante il minor interesse delle persone per le religioni, con lo stato utilizzato come foglia di fico per legittimare il sistema studiato per la religione cattolica (infatti il sistema è stato escogitato di comune accordo solo tra la chiesa cattolica e lo stato italiano, gli altri sono stati aggiunti dopo col contagocce).
Resta la domanda: perché uno stato dovrebbe preoccuparsi del finanziamento di associazioni private, a maggior ragione quando esiste già il meccanismo del 5 per mille?

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