L’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche spagnole è ancora un obbligo concordatario. Gli Accordi firmati tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede nel 1979, in piena transizione democratica, impongono tutt’ora al sistema di istruzione di offrire l’insegnamento della religione cattolica nell’orario scolastico ufficiale, con docenti scelti dalle autorità ecclesiastiche e pagati con fondi pubblici.
L’ultima legge educativa in vigore, la LOMLOE (Legge Organica di Modifica della Legge Organica sull’Istruzione), approvata nel dicembre 2020 dal governo di coalizione progressista PSOE-Unidas Podemos, rappresenta il tentativo più recente di ridefinire il peso della religione nel sistema scolastico, introducendo modifiche sostanziali rispetto al regime precedente:
- riduce l’Insegnamento della religione cattolica a un’ora settimanale, il minimo consentito nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado
- esclude la materia dal computo della media accademica, eliminando il vantaggio che in precedenza favoriva chi si iscriveva rispetto a chi non lo faceva
- introduce l’educazione civica (Valores Cívicos y Éticos), che viene impartita in uno degli ultimi anni della primaria e in uno della secondaria, indipendentemente dalla scelta religiosa.

Il nodo più controverso della LOMLOE riguarda l’ora alternativa: la legge non prevede una materia alternativa all’insegnamento della religione cattolica e la collocazione della materia nell’orario scolastico viene lasciata interamente alle amministrazioni regionali. Il risultato pratico è che gli studenti che non si iscrivono alla religione non possono utilizzare quell’ora per avanzare o recuperare contenuti curriculari. In concreto, ogni scuola e ogni regione ha trovato soluzioni proprie, spesso improvvisate: in alcuni istituti l’ora viene dedicata a lettura libera o studio autonomo; in altri si organizzano attività non valutabili; in altri ancora gli studenti restano in aula con un docente di sorveglianza senza un programma definito.
Le differenze tra le regioni sono marcate: Madrid e Murcia hanno utilizzato la loro autonomia per portare la religione a due ore settimanali in alcuni corsi della secondaria, Navarra, Catalogna, Galizia, Castiglia-La Mancha, Cantabria e Asturie hanno mantenuto il minimo di un’ora, ridistribuendo il tempo guadagnato tra altre materie. Castiglia e León ha inserito la religione in un blocco di materie opzionali, in concorrenza con Cultura Scientífica o Seconda Lingua Straniera. La Galizia ha creato una materia alternativa propria — il Proxecto Competencial, ossia una didattica per competenze. Si tratta di un approccio pedagogico in cui gli studenti sviluppano un tema o un problema concreto dalla fase iniziale di ideazione fino alla presentazione finale, lavorando in modo interdisciplinare e collaborativo.
Il risultato complessivo è una mappa disomogenea in cui il trattamento dell’ora di religione — e soprattutto il destino di chi sceglie di non avvalervisi — varia da regione a regione, da istituto a istituto, senza una norma uniforme che garantisca parità di condizioni. La LOMLOE ha irritato entrambi i fronti senza soddisfarne nessuno: il fronte cattolico ha contestato la perdita di peso accademico e la riduzione oraria; il fronte laicista la considera una mezza misura che non affronta il problema reale. È su questo terreno, quello di una legge che ha riformato senza trasformare, che la piattaforma Escuela Laica (Scuola Laica) rilancia nel 2026 la sua campagna.
Chi è Escuela Laica e cosa chiede.
Il 2 marzo 2026, in coincidenza con l’avvio del periodo di iscrizioni scolastiche, 70 organizzazioni — associazioni laiciste, femministe, sindacati— hanno presentato pubblicamente la Campagna Unitaria 2026 a Madrid. Tra i firmatari: Europa Laica, la Confederazione delle Associazioni di Genitori CEAPA (la principale confederazione nazionale delle associazioni di genitori degli studenti della scuola pubblica spagnola, che raggruppa centinaia di associazioni locali e regionali di genitori e si batte per la difesa della scuola pubblica, laica e gratuita), la Confederazione dei Sindacati degli Insegnanti STEs-i (vicina, per cultura sindacale, a realtà come COBAS Scuola o i sindacati di base del settore: meno istituzionale, più orientato alla mobilitazione diretta), la Federazione Insegnamento del sindacato “Comisiones Obreras” (il confronto italiano più immediato è con la CGIL: stessa origine storica legata alla sinistra e al movimento operaio, stessa struttura confederale con federazioni di categoria, stesso ruolo nei tavoli di concertazione nazionale), Izquierda Unida e Podemos (forze parlamentari di sinistra).
La piattaforma chiede:
- l’uscita immediata della religione confessionale dall’insegnamento
- la cessazione del finanziamento pubblico dell’indottrinamento religioso in qualsiasi istituto
- il potenziamento della rete pubblica con eliminazione progressiva dei finanziamenti alle scuole private convenzionate
- la denuncia e abrogazione degli Accordi con il Vaticano, definiti la base legale dei privilegi della Chiesa nel sistema educativo.
Le organizzazioni denunciano la sottomissione dei governi agli interessi della gerarchia cattolica, i cui privilegi rappresenterebbero il principale ostacolo affinché la scuola pubblica diventi l’asse portante del sistema educativo, riducendo così anche i tassi di segregazione scolastica nel paese. L’ora di religione non è una necessità pedagogica, è una scelta politica.
Secondo Sergio López, coordinatore della campagna, la percentuale di studenti non iscritti alla religione nelle scuole pubbliche ha già raggiunto il 57,15%. Ancor più significativo è il confronto con le scuole “concertate” (istituti privati che hanno ottenuto il riconoscimento statale e ricevono finanziamenti pubblici): lì la quota scende al 13,15%, in istituti dei quali sette su dieci sono cattolici, dove le famiglie sarebbero condizionate o addirittura costrette nella scelta.
Siamo in un sistema che produce esiti opposti a seconda del contesto istituzionale: dove le famiglie sono libere di scegliere, la maggioranza sceglie di non iscriversi. Dove la pressione istituzionale è più forte, quasi nessuno rinuncia.
La campagna ha denunciato una contraddizione numerica difficile da ignorare: mentre le iscrizioni alla religione sono diminuite di 600.000 unità tra il 2013-2014 e il 2022-2023, il corpo docente assegnato alla materia è aumentato del 43%. Nel 2013-2014 c’erano 3,5 milioni di studenti iscritti e 25.000 insegnanti; dieci anni dopo gli iscritti sono scesi a 2,9 milioni ma i docenti sono saliti a 36.000.
In molti casi il personale di religione svolge funzioni di coordinamento di biblioteche, tutoraggio, in qualche caso assume anche la direzione di dipartimento. Si tratta di funzioni retribuite con denaro pubblico, assegnate a persone scelte dal vescovo diocesano competente per territorio. Lo Stato paga, la Chiesa decide chi insegna, cosa insegna e quando smette di farlo.
Europa Laica stima che il costo complessivo di questi docenti ammonti a circa 800 milioni di euro annui.
Tra le proposte della campagna 2026, una merita attenzione particolare perché tocca un nervo scoperto: la richiesta di un Libro Bianco sulla laicità nel sistema educativo. Sumar e Compromís (due coalizioni di sinistra che siedono all’opposizione del governo Sánchez, pur essendone stati parte) hanno presentato al Parlamento una mozione che include l’elaborazione di un Libro Bianco che analizzi il grado di confessionalità dell’insegnamento e il suo impatto.
Non esistono dati ufficiali e sistematici su quanto la confessionalità costi, distorca e condizioni il sistema educativo spagnolo nel suo complesso. Non solo l’IRC come materia, ma l’insieme di pratiche, simboli, finanziamenti e strutture che mantengono la presenza ecclesiastica dentro la scuola pubblica. Prima di cambiare le norme, si chiede di quantificare e rendere visibile ciò che decenni di inerzia istituzionale hanno oscurato.
Esiste tuttavia un ostacolo strutturale: la LOMLOE non affronta la radice concordataria della questione. Gli Accordi fra Stato spagnolo e Santa Sede hanno rango di trattato internazionale, cioè non si modificano con una legge ordinaria. Per eliminarli occorre una denuncia formale, un atto politico di portata straordinaria che nessun esecutivo ha finora avuto la volontà di compiere. La piattaforma ha chiesto che la visita di Leone XIV in Spagna, prevista a giugno 2026, serva per riaprire la questione concordataria, ricordando che Pedro Sánchez se ne era fatto promotore nel 41° Congresso socialista del 2024.
Sua Santità troverà un paese in cui la maggioranza degli studenti delle scuole pubbliche ha già smesso di seguire la sua materia.
Federica Marzioni

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