Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è del Comune di Chiusa (BZ) e della Provincia di Bolzano che
hanno promosso la costruzione di un ascensore scavato dentro una montagna, dal costo stimato di almeno 27 milioni di euro, per raggiungere il monastero di Sabiona.
L’opera si inserisce in un serie di interventi di riqualificazione dell’area, definiti da una dichiarazione d’intenti sottoscritta da Comune, Provincia e diocesi nel 2024, e dovrebbe consentire ai turisti di raggiungere più agevolmente la struttura, che è quasi disabitata: nel 2021 le ultime monache hanno lasciato il monastero e solo nel 2024 si è insediato un gruppo di monaci cistercensi austriaci. Inoltre non sono mancate polemiche visti i limiti dell’opera e la sua scarsa utilità: l’elevatore potrebbe contenere infatti solo una dozzina di persone, gli ingressi sarebbero contingentati e comunque i pellegrini dovrebbero fare una decina di minuti a piedi per arrivare al monastero a fronte della mezz’ora circa necessaria per percorrere il suggestivo sentiero già presente (denominato “via crucis”).
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
L’Istituto “Veneziano-Novelli” di Monreale (PA) ha rivendicato «come la partecipazione alle iniziative dedicate al Santissimo Crocifisso rappresenti un’importante occasione di crescita umana e formativa, confermando l’impegno dell’istituto nel promuovere valori come accoglienza, solidarietà e partecipazione alla vita della comunità monrealese». Una rappresentanza del coro dell’Istituto “Veneziano-Novelli” di Monreale (PA) ha infatti reso omaggio al Santissimo Crocifisso con l’esecuzione di un inno. Al termine dell’evento uno studente ha donato al parroco e a un frate due piccole sculture raffiguranti il crocifisso realizzate a mano. L’iniziativa rientra nelle attività “formative” promosse per i 400 anni della festa dedicata organizzate dall’arcidiocesi locale.
Le istituzioni comunali dell’Aquila hanno preso parte alla cerimonia religiosa per san Celestino V, compatrono dell’arcidiocesi e della città, presieduta dall’arcivescovo Antonio D’Angelo presso la basilica di Collemaggio.
La Regione Sardegna ha stanziato 270 mila euro per interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza degli spazi dell’oratorio della parrocchia di san Sebastiano a Cagliari, mentre il Comune userà risorse proprie per la manutenzione degli impianti sportivi adiacenti.
Il consigliere regionale del Veneto Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto) ha criticato la proiezione a Palazzo Ferro Fini, sede dello stesso Consiglio regionale, del docufilm Lasciatemi morire ridendo dedicato alla storia di Stefano Gheller, primo veneto a ottenere il diritto al suicidio assistito, polemizzando con il consigliere Carlo Cunegato (Alleanza Verdi Sinistra). Cunegato, presente alla proiezione avvenuta il 13 maggio, aveva riaffermato la laicità dello Stato e criticato la «destra clericale ed estremista» che frena le riforme sull’autodeterminazione. Lovat dal canto suo aveva ribattuto sfoderando il vittimismo clericale: ha accusato Cunegato di «insultare un’intera comunità umana, culturale e religiosa attraverso epiteti offensivi come “destra clericale, omofoba e bigotta”» (che sarebbero «razzisti e sprezzanti») tramite il sito istituzionale, ha ricordato che «uno Stato laico non è uno Stato ateo militante nel quale la sinistra radicale pretende di zittire chiunque non si pieghi alla propria ideologia» dove «le minoranze hanno pari dignità e diritto di parola», compresi i «cattolici giusnaturalisti».
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Il consigliere regionale veneto Davide Lovat ha contestato la proiezione del documentario su Stefano Gheller a Palazzo Ferro Fini polemizzando con la consigliera Elena Ostanel (Alleanza Verdi Sinistra), ha aveva promosso l’evento anche per rimettere il tema in discussione in Veneto e «parlare a quelle consigliere e a quei consiglieri regionali che su questo tema hanno ancora dubbi e paure». Lovat le ha risposto che «non esiste la libertà di ammazzare le persone anche se si vuole chiamarla “assistenza al suicidio”» e «alla cultura dello scarto e della morte, perché di questo si tratta, bisogna rispondere con la cura e la fratellanza».
Inoltre Lovat per l’occasione ha deciso di indirizzare una lettera aperta agli elettori del presidente regionale Luca Zaia per criticare le sue aperture sul fine vita. «Sono convinto che il suicidio assistito non sia un diritto, anzi è un disvalore fondato su una falsa compassione e che la storia ha già dimostrato essere l’anticamera delle stragi massive e sistematiche compiute dal nazismo», ha proclamato Lovat. Ha criticato quindi l’iniziativa di voler calendarizzare i lavori del Consiglio regionale sulla questione in estate, «periodo buono, quando l’opinione pubblica è più distratta o in vacanza», chiedendo a Zaia una smentita o una conferma ufficiali. «Nel frattempo, pensiamo sia doveroso rivolgerci direttamente agli elettori del Presidente della massima Assemblea rappresentativa veneta perché, soprattutto sul suicidio assistito, ci ragionino su», ha aggiunto. Ha quindi concluso la sua filippica contro «tanta superficiale grettezza d’animo, incapace di rinvenire l’ideologia nazista dello scarto dietro l’idea che vi siano vite talmente indegne di essere vissute da dover introdurre per legge la facoltà al suicidio al posto dell’amorevole assistenza e cura di ogni sofferenza. In Veneto abbiamo anche noi i nostri campioni di cinismo e di falsa pietà».
La redazione

Il suicidio assistito e l’eutanasia sono diritti civili. Ai talebani cattolici non si deve dare un minimo di manovra, sui diritti individuali di ciascuno di noi.
Il fanatico religioso e complottista (leggetevi il suo curriculum) Lovat utilizza il solito gioco sporco, di chi non ha argomenti validi, di tirare in ballo il nazismo riguardo al suicido assistito, un jolly che va bene per qualsiasi argomento vogliano contestare.
Il suicido assistito c’è in Svizzera dal 1941 e nel Benelux dal 2002 e niente di quello paventato da Lovat si è verificato (che evidentemente non distingue anche tra una democrazia ed una dittatura). Questi dimenticano che tali leggi non impongono niente, ma permette di scegliere, e Lovat e i suoi sostenitori sono liberi di vivere la loro vita fino al termine naturale anche se sono malati terminali. Curioso che tiri in ballo la fratellanza uno che vuole imporre un’unica religione cattolica (è contrario al pluralismo religioso), condannare a tortura obbligatoria i malati terminali e che è contrario anche alla fecondazione assistita e alle vaccinazioni.
Questi fanatici del “dolorismo spinto” dovrebbero dare l’esempio e aderire a un elenco di rinunciatari al suicidio assistito. Se toccasse a loro avrebbero la garanzia di godersi tutta l’agonia fino in fondo, alleviata solo da interminabili e ossessive maratone di preghiera. Delirio puro!
Lui era contro il vaccino e si è fatto un mese in ospedale per il covid, ma continua ad essere contro i vaccini.
Evidentemente gli è piaciuto stare in terapia intensiva. Che a lui piaccia è un problema suo, anche se poi siamo noi a pagare i costi delle sue decisioni e poi mancano i soldi per curare altre persone che ne hanno bisogno, ma non può pretendere che anche ad altri debba essere imposto per una sua decisione.
Per fortuna che ha ringraziato i medici, non come spesso fanno questi personaggi di ringraziare dio e di parlare di miracolo.
Il monastero di Sabiona è di proprietà della diocesi di Bolzano-Bressanone, cioè è una proprietà privata.
La ricca chiesa cattolica aveva chiuso il convento per mancanza di suore e solo recentemente vi si sono insediati dei monaci austriaci. Per quale ragione la regione dovrebbe spendere così tanti soldi (ben 27 milioni di euro considerati comunque ottimistici) per un accesso contingentato a tale opera. Se è così importante per la cattolicità ci pensi il proprietario o trovi dei finanziatori privati, per di più per risparmiare solo 20′ di cammino ai fedeli (che comunque 10′ se li devono fare comunque).
Visto che qualche settimana fa lo IOR ha distribuito i dividendi e a papa14 è toccata una ‘fetta’ di €24.000.000 possono chiedere a lui, no? Come si dice ‘braccino corto’ nello slang degli yankee? 😛