Buone novelle laiche

Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.

La buona novella laica del mese di maggio è il lancio della campagna “Da parte mia”, al fine di sensibilizzare tra i cittadini la donazione del corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, formazione e ricerca scientifica, da parte del Ministero della Salute, della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, della Regione Emilia Romagna e dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Si tratta di una tematica su cui fa informazione da tempo anche l’Uaar.

L’editore Piemme Scuola (Mondadori Education) ha pubblicato Parole alternative. Proposte per l’Attività alternativa all’IRC: un libro di testo in due volumi per l’insegnamento alternativo nelle scuole primarie, uno per le classi dalla prima alla terza e l’altro per quarta e quinta. L’offerta per l’alternativa, vista la crescita degli alunni che non frequentano l’insegnamento della religione cattolica, si allarga: l’Uaar ha infatti da qualche anno ha avviato la campagna “Libri per chi ha diritto di averli” per donare alle scuole che ne fanno richiesta due testi selezionati, AlternativaMente, percorso per le attività didattiche alternative alla religione cattolica (Raffaello Editore) e Intorno a noi, proposte per l’attività alternativa all’Irc (Giunti Editore).

Il consigliere della Regione Veneto Carlo Cunegato (Alleanza Verdi Sinistra) ha sostenuto una riforma per l’autodeterminazione sul fine vita a livello regionale, anche promuovendo la proiezione nella sede istituzionale di Palazzo Ferro Fini del docufilm Lasciatemi morire ridendo, dedicato alla storia di Stefano Gheller, il primo veneto che ha fatto ricorso legalmente al suicidio assistito. Cunegato ha anche sostenuto con coraggio laico le sue posizioni, rivendicando a margine della proiezione: «Siamo in un paese laico, e in un paese laico lo Stato non può imporre a nessuno i valori di un’etica religiosa. La maggior parte dei veneti, potremmo dire quasi tutti, a partire da chi ha assistito al dolore dei propri cari, vuole la legge sul fine vita. Siamo in ostaggio di una destra clericale ed estremista, che nel paese e nella nostra Regione, su questo tema rappresenta solo una sparuta minoranza». Dichiarazioni che hanno suscitato gli attacchi vittimistici del consigliere Davide Lovat (Szumski Resistere Veneto), clericale ostile al riconoscimento dell’autodeterminazione sul fine vita.

Il Tribunale di Brindisi ha respinto la proposta presentata dall’avvocato Augusto Conte di intitolare la struttura a Bartolo Longo, proclamato santo dalla Chiesa cattolica lo scorso ottobre, proprio in nome della laicità delle istituzioni. Il presidente del tribunale Vincenzo Scardia ha infatti spiegato che «il parere è stato unanime, nel senso di non accogliere la richiesta facendo valere il principio della laicità dello Stato»: «Il Tribunale è forse l’articolazione massima della natura laica di tutte le istituzioni pubbliche perché nel momento in cui chiunque si rivolga a un Tribunale deve essere garantito sotto il profilo dell’imparzialità e della neutralità della istituzioni». «Diverso sarebbe stato il caso di santi laici come i martiri della giustizia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, o l’avvocato Giorgio Ambrosoli. Per Bartolo Longo sarebbe significato legare indissolubilmente l’istituzione e la religione cattolica», ha aggiunto, convenendo che «per questo abbiamo ritenuto, con tutto il rispetto – ripeto – per la figura del santo che per l’iniziativa dell’avvocato Conte, che per salvaguardare la neutralità di uno spazio pubblico qual è quello di un ufficio giudiziario, sotto il profilo delle confessioni religiose o sotto il profilo di chi non ha non ha nessuna fede, non fosse opportuno intitolargli il Palazzo di Giustizia».

Una decisione presa, ha assicurato Scardia, con la massima serietà verso la richiesta e previa consultazione della conferenza permanente del tribunale, quindi con i pareri della presidente dell’Ordine degli avvocati Daniela Faggiano, del procuratore facente funzione Antonio Negro e dei dirigenti degli uffici amministrativi.

L’intitolazione della Scuola Superiore di Catania, centro di alta formazione della locale Università, a sant’Agata è stata sospesa dopo la protesta di diversi studenti e alunni. L’iniziativa era già stata approvata dal Consiglio scientifico, con nome scelto dalla presidente Ida Nicotra, senza interpellare Senato accademico, ricercatori, docenti e studenti. Una volta scoperta l’intenzione di ribattezzare inopinatamente alla santa l’istituzione scientifica è partita la protesta con una petizione per contestare il «metodo autoritario» della scelta e per difendere la laicità della Scuola. Una mobilitazione che ha destato imbarazzo nelle alte istituzioni accademiche, tanto che per il momento la decisione, inserita in una generale modifica dell’ordinamento, è stata rinviata.

Diversi politici della Regione Piemonte hanno contestato le uscite del consigliere Roberto Ravello (Fratelli d’Italia) ostili alla proposta di garantire l’accesso alla contraccezione gratuita per i giovani e donne in condizioni di disagio economico. «I contraccettivi gratuiti sono un colpo di grazia alla natalità in Piemonte», aveva tuonato Ravello durante la discussione per lo stanziamento di 900 mila euro per l’accesso a profilattici e pillole alle persone sotto i 26 anni e alle donne in difficoltà. 

«Farneticazioni, ed anche della peggiore specie», ha detto la capogruppo del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato, «FdI spera nelle gravidanze indesiderate per far sì che aumentino le nascite, una perversione politica, etica e morale. Una deriva profondamente preoccupante, mentre le malattie veneree crescono: il governatore Cirio e l’assessore Riboldi prendano le distanze». 

Chiara Appendino, deputata M5S, ha contestato: «Parole ignoranti e pericolose. Chi ragiona così mette a rischio non solo il diritto all’aborto ma anche alla salute, bocciando proposte come i contraccettivi gratuiti, finanziando le associazioni antiabortiste con soldi pubblici, depotenziando i consultori. E a livello nazionale lo vediamo con la legge 194, applicata sempre più a singhiozzo nelle regioni governate dalla destra. Questo modo di pensare normalizza l’idea che il corpo delle donne sia uno strumento demografico e legittima una cultura che poi si traduce in ostacoli concreti: meno diritti e meno libertà».

La leader di Alleanza Verdi Sinistra in Piemonte Alice Ravinale ha aggiunto: «Ravello conferma che nell’idea tossica della destra la rincorsa alla natalità è in antitesi al diritto all’autodeterminazione delle donne, come già dimostra il Fondo vita nascente. Queste affermazioni da Medioevo sono classiste, contro i giovani e contro le donne. Contraccezione significa genitorialità consapevole e prevenzione da malattie sessualmente trasmissibili: se vogliono sostenere la natalità pensino ai servizi per le famiglie assolutamente carenti».

La Corte d’Appello di Bari per la prima volta in Italia ha riconosciuto la genitorialità di tre persone per un bambino di quattro anni: si tratta di due uomini che lo stanno crescendo e la madre biologica che l’ha fatto nascere. Il caso non riguarda la gestazione per altri ma è una forma di co-genitorialità allargata: il bambino infatti è nato da un rapporto tra uno dei due uomini, sposato in Germania da dieci anni con un cittadino italo-tedesco, e la donna, amica di lunga data della coppia. Quindi il minore è stato riconosciuto da entrambi i genitori biologici e affidato alla coppia di uomini con il consenso della madre, venendo adottato anche dall’altro uomo. Il Comune di origine di uno dei due ha però negato la trascrizione dell’atto in Italia sospettando una «maternità surrogata mascherata», ipotesi però smentita dalla ricostruzione dei fatti e dalle relazioni dei servizi sociali tedeschi in sede di ricorso. I giudici di Bari hanno quindi applicato la normativa dell’adozione in casi particolari nell’interesse del minore.

Alcuni rappresentanti istituzionali della Campania hanno criticato la diffusione di volantini dai toni omofobi nel campus di Fisciano dell’Università di Salerno da parte del gruppo integralista “Crociata Cattolica”. L’assessore campana alle Pari opportunità Claudia Pecoraro (M5S) ha detto: «Quanto accaduto all’Università di Salerno è grave e non può essere minimizzato. Distribuire volantini che definiscono le persone omosessuali “contro natura” o “impure” non significa esprimere un’opinione: significa colpire la dignità delle persone e alimentare odio e discriminazione. Messaggi del genere feriscono, creano paura e isolamento, soprattutto tra le ragazze e i ragazzi più giovani. E sappiamo bene quanto l’omotransfobia possa trasformarsi dalle parole ai fatti. È ancora più grave che tutto questo sia avvenuto in un luogo che dovrebbe rappresentare libertà, crescita e confronto. Una società civile si riconosce dalla capacità di proteggere la dignità umana. Nessuno deve sentirsi sbagliato o meno degno di rispetto per ciò che è. Le istituzioni hanno il dovere di reagire ogni volta che l’odio prova a presentarsi come verità».

La sindaca di Baronissi e dirigente del Partito Democratico Anna Petta ha denunciato: «Quanto accaduto all’Università degli Studi di Salerno, con la distribuzione presso il campus di volantini dai contenuti fortemente divisivi e ritenuti discriminatori da molti studenti, merita una riflessione seria ma equilibrata. Non si tratta di un attacco all’Ateneo, che continua a rappresentare un luogo di formazione, confronto e crescita civile per migliaia di giovani. UNISA resta uno spazio aperto e inclusivo, che ogni giorno accoglie sensibilità, idee e percorsi diversi. Comprendo che ciascuno abbia diritto alle proprie convinzioni personali, religiose e culturali. Ma allo stesso tempo bisogna essere consapevoli che alcuni messaggi possono creare disagio, divisioni e far sentire qualcuno messo in discussione per ciò che è o per chi ama. Per questo le istituzioni, proprio in quanto laiche, hanno il dovere di garantire equilibrio, rispetto e tutela dei diritti di tutti, senza alimentare contrapposizioni o discriminazioni. La libertà di pensiero è un principio fondamentale e va sempre difesa, ma deve convivere con il rispetto della dignità delle persone».

Il Partito Socialista Italiano, nell’ambito degli incontri dello “Scuola Grand Tour” ha affrontato le tematiche della laicità, dell’educazione sessuo-affettiva e della parità di genere nelle istituzioni scolastiche, nonché della revisione della distribuzione delle quote non espresse dell’8×1000.

Il Comune di Livorno ha istituito una “stanza del silenzio” presso il locale ospedale, dedicata a meditazione, preghiera, riflessione per credenti e non credenti e aperta ai pazienti e ai loro familiari e amici. L’iniziativa è stata lanciata nel corso di un incontro nello stesso ospedale con il sindaco Luca Salvetti, la direttrice generale dell’Azienda Usl Toscana Nord-Ovest Maria Letizia Casani e Angela Rafanelli, assessora alla Cultura con delega al Tavolo delle religioni e spiritualità. Tra le associazioni che da anni hanno promosso l’apertura della sala c’è anche il circolo Uaar di Livorno.

La Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità per le coppie omosessuali coniugate all’estero anche prima della legge sulle unioni civili, superando la disparità di trattamento della normativa in vigore. La sentenza n. 91 ha infatti dichiarato illegittimo il diniego della reversibilità in una famiglia lgbt nel caso in cui uno dei coniugi sia deceduto prima dell’entrata in vigore della legge sulle unioni civili del 2016. Un diniego che faceva riferimento a un regio decreto-legge del 1939. Dopo il ricorso di un coniuge superstite sposato all’estero contro l’Inps la Cassazione aveva sollevato la questione. Quindi la Consulta aveva ribadito la mancata equiparazione con il matrimonio delle unioni civili, riconoscendo però in questo caso la reversibilità perché il matrimonio celebrato all’estero e il decesso del coniuge erano avvenuti prima dell’entrata in vigore della legge sulle unioni civili.

La Giunta della Regione Toscana ha approvato una delibera per garantire un più ampio accesso alla contraccezione gratuita per i giovani, abbassando l’età minima dai 25 ai 13 anni. La misura prevede la possibilità di accedere ai metodi contraccettivi e alla contraccezione d’emergenza direttamente presso i consultori, senza prescrizione medica. Al contempo viene confermata la gratuità per le persone tra i 26 e i 45 anni con reddito inferiore ai 30 mila euro, abbassato però rispetto al limite dei 36 mila degli anni precedenti, e per le donne della stessa fascia di età entro i 12 mesi dal parto o i 24 mesi da un aborto, nonché gli studenti iscritti alle Università di Firenze, Pisa, Siena e all’Università per Stranieri di Siena fino ai 25 anni.

Il consigliere della Provincia di Bolzano Paul Köllensperger (Team K) ha contestato lo stanziamento di almeno 27 milioni di euro per la costruzione di un ascensore scavato dentro una montagna per rendere più accessibile il monastero di Sabiona, quasi disabitato e comunque già raggiungibile con una mezz’ora di sentiero: «27 milioni per un ascensore mentre nel capoluogo le persone non trovano casa a causa dei prezzi?», si è chiesto il politico.

La redazione

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