Scoop divino

Dedicare a Dio, anzi alle sue prove, addirittura a “tutte” le prove della sua esistenza, un mensile generalista, di quelli che si trovano esposti nelle comuni edicole, è stata una scelta assai originale per Millennium, il magazine del Fatto quotidiano.

Sulla copertina del numero di maggio si legge, a lettere cubitali, “Tutte le prove dell’esistenza di Dio – la caccia al pezzetto che manca per spiegare la vita e il Big Bang – Ecco gli scienziati che dicono: l’unica risposta è un essere superiore”. Proprio così, testuale. Dio è la risposta, e la sua esistenza è in questo modo provata. Una notizia clamorosa e un evento epocale, anche se gli altri organi di stampa non sembra ci abbiano fatto caso.

La copertina somiglia a quella del libro di Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies, che è una delle dichiarate fonti di ispirazione di questo numero della rivista. La pubblicazione in realtà non è monotematica, solo metà della foliazione è consacrata ad argomenti religiosi e solo una piccola parte di questa alle dimostrazioni dell’esistenza di Dio.

Molte pagine sono occupate interamente o quasi da immagini non particolarmente significative: ritratti di filosofi e scienziati, galassie e particelle subatomiche, formule matematiche e grafici a caso, una suora che chatta e un Berlusconi crocifero, a pagina 113 c’è persino il manifesto stropicciato di una campagna Uaar. Il linguaggio è spesso roboante o allusivo. Fabrizio d’Esposito per esempio propone una carrellata, rubricata come “inchiesta storica”, dei principali filosofi che si sono occupati di dimostrare Dio.

Va da Anassagora a Tommaso fino a Bergson, Heidegger, Adorno e Jonas. Intanto menziona causa efficiente e causa necessaria, motore immobile e gradi della perfezione, ontologia e teologia razionale, emanazione neoplatonica e logica in sé e per sé. Tanti paroloni, nessuna spiegazione. A chi ne aveva già sentito parlare al liceo forse torna alla memoria qualcosa, agli altri neppure quello.

In ogni caso non viene illustrato alcun argomento né si chiarisce se sia probante o no. Per capire qualcosa, molto meglio un bigino o una pagina di Wikipedia. Anche al liceo spesso prevale il nozionismo, lì però almeno si incontrano pure le obiezioni, da Gaunilone a Hume, e in genere si finisce per prendere ragionevolmente atto che tutte queste prove non funzionano, sono state le fisime di alcuni filosofi ma non sono mai davvero riuscite a convertire nessuno.

Non va meglio con l’articolo di Laura Margottini: “Le scoperte più recenti mettono in discussione conoscenze consolidate. Così riprende vigore l’ipotesi di un ente superiore”. E ancora: “Proprio il progresso scientifico ha messo via via all’angolo l’idea di dio creatore, ma le scoperte più recenti ci avvicinano talmente ai grandi temi esistenziali da rimettere in campo l’ipotesi di un’intelligenza superiore artefice del tutto”.

Di quali conoscenze consolidate si tratta? Quali scoperte recenti le avrebbero messe in discussione? Quali sono i “grandi temi esistenziali” e quando e come sarebbero diventati oggetto dell’indagine scientifica? L’ipotesi di un “ente superiore” o di una “intelligenza superiore artefice del tutto” si trova forse difesa in articoli specialistici pubblicati da qualche rivista scientifica autorevole? Se no, perché? In realtà, come capita sovente con i giornali, l’articolo non mantiene quel che il titolo sembrava promettere.

Anzi. “Ma cosa ne pensano gli scienziati? Ecco qualche risposta”, conclude l’occhiello. Vengono intervistati diversi studiosi, nessuno dei quali tuttavia conferma il ricorso a spiegazioni divine. Tutti invitano piuttosto a considerare i limiti umani, a non cadere nell’antropocentrismo, a non cercare semplicistiche false soluzioni. Telmo Pievani in particolare spiega come il fine tuning sia una tesi pseudoscientifica, un riciclaggio dell’Intelligent Design, sostenuta in ambienti reazionari e fondamentalisti.

È l’articolista a infilare sempre Dio, tra il Big Bang e il sorgere della vita e poi dell’intelligenza umana. Lo studio delle particelle elementari, la relatività generale e la meccanica quantistica, la materia oscura e la teoria delle stringhe sembrano evocati solo per stupire il lettore predisponendolo alla misteriosa rivelazione di qualche indiscutibile autorità superiore.

Pure il resto della rivista non è molto sul pezzo. Persino l’intervista a Piergiorgio Odifreddi può risultare deludente, anche perché il noto polemista ateo qui, anziché occuparsi da par suo delle presunte dimostrazioni, risponde su una varia e vaga spiritualità senza Dio. L’articolo più spassoso è senz’altro l’intervista al già menzionato Bonnassies. Costui sostiene che “tutti dovrebbero essere credenti, lo capisce pure un bambino”, mentre è “insostenibile non riconoscere che Dio esiste”, e unicamente “per ragioni emotive” alcuni si mostrano in disaccordo.

Allora perché nella manualistica delle diverse discipline scolastiche e universitarie non troviamo mai enunciata con chiarezza una tale ovvia verità? Perché mai nei paesi liberi l’esistenza di Dio non fa parte del patrimonio conoscitivo trasmesso comunemente nelle scuole? Perché saper dimostrare l’esistenza di Dio non è una competenza di base prevista per tutti gli alunni? L’intervistatrice si guarda bene dal cercare una risposta a banali domandine come queste.

L’intervistato può così addurre le sue prove proclamate inconfutabili. Oltre all’origine aristotelica del movimento menziona pure lui l’ordine cosmico e il fine tuning, ma soprattutto la bellezza dell’universo, il mistero dell’uomo e l’immortalità dell’anima, il fondamento della morale, la storia del cristianesimo, i santi (Giovanna d’Arco in particolare), le apparizioni, i miracoli (specie quelli eucaristici), e la Sindone. Viene quasi da rivalutare la gamba ricresciuta di Miguel Juan Pellicer, cara al compianto Messori.

Naturalmente al termine della lettura non ci si può non chiedere perché. Il perché di questo numero monografico dedicato a Dio. C’è anzitutto l’ambizione di portare al massimo grado le proprie rivendicazioni ideologiche e il metodo che ne segue. Peter Gomez in apertura proclama che “certi indizi a volte sono più testardi delle prove”. Sembra, per la gioia dei suoi seguaci come dei suoi detrattori, una specie di enunciazione aperta del principio alla base di un certo giornalismo, sia che si tratti di cronaca spicciola sia che si tratti di politica nazionale o internazionale.

Qui si è arrivati ad assaltare l’Olimpo ma la montagna ha partorito uno sparuto topolino. Si coglie poi anche uno sforzo più profondo e pervasivo, con l’intento di rinsaldare il fronte cattocomunista e rossobruno. Su questa linea si segnalano in particolare due interventi finali. La sconfortante pagina di Luca Mercalli, che tesse le lodi di “Papa Francesco [che] con la Laudato Si’ ha saggiamente ricucito le connessioni tra ‘creato’ e umanità, tra scienza e etica”.

E due paginette del recentissimamente scomparso Petrini che, fiero di essere stato definito dallo stesso pontefice “agnostico pio”, si mostra ancora più ostile alla modernità e al progresso, ma trova la soluzione nel “richiamare in causa Bergoglio con alcune sue parole sulla bellezza che acquistano un significato particolare”. Amen.

Andrea Atzeni

 

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10 commenti

galileo

Roba da far cadere le braccia…
Non l’ho letto, ma da quello che ho capito sembra che adotti la consolidata tecnica di selezionare esclusivamente “informazioni pro” storicamente incontestabili al fine di aumentare l’autorevolezza della fonte e anche per stupire il lettore il quale ovviamente, non essendo un esperto in nessuna delle discipline affrontate, non è in grado di richiamare alla mente le “informazioni contro”.

In queste condizioni prevale purtroppo il ragionamento emotivo. La gente comune può facilmente cascare nella trappola perché non è addestrata allo spirito critico e al buon senso basato sulla logica.

Le prove sono prove! Basterebbe per esempio chiedersi come mai miliardi di orientali credenti, ma politeisti o atei (induisti o buddisti), possano essere così stolti da non accorgersi delle cosiddette prove dell’esistenza di un dio occidentale, cioè unico, creatore e onnipotente.
Se così fosse allora anche i presupposti antiscientifici di creazione e onnipotenza dovrebbero essere accettati dagli stessi scienziati occidentali?

Diocleziano

Una persona normale si chiederebbe se quello in cui crede è vero.
Il credente, proprio perché credente, si dà una risposta affermativa ma senza prove.
Dopotutto, chi li ha condizionati, non si è mai preoccupato di darne le prove.

galileo

I credenti vogliono assolutamente credere nella vita eterna, ne sentono il bisogno, pertanto non hanno nessuna intenzione di spendere energie per indagare e per capire se quello in cui credono è vero.
In estrema sintesi, cercare la verità super partes sarebbe rischioso per l’equilibrio psicologico dei credenti. Se proprio sono insoddisfatti della loro chiesa, cambiano fede.
Comunque Diocleziano hai fatto bene a sottolineare il fatto che avere fede significa fidarsi e, per definizione, ci si fida senza prove. Tuttavia c’è sempre qualche credente che sostiene il contrario.

RobertoV

Curioso che un cattolico che vive in un contesto cattolico giunga alla conclusione che il dio così evidente sia chiaramente cattolico.
Citare i santi o la sindone come prove funziona solo in ambito cattolico (e ortodosso), mentre per quanto riguarda i miracoli i protestanti “storici” non ne sono ossessionati come i cattolici.
Cioè le presunte “prove” funzionano solo se sei disposto ad accettarle come prove, non hanno un valore universale, che sarebbe l’unico criterio con cui una cosa potrebbe essere sostenuta come “evidente” e “dimostrata”. Usare il termine “evidente” poi fa parte dei classici trucchi dei ciarlatani per sostenere le loro tesi indimostrabili.
Quando ero ragazzo un prete scoprendo che non fossi credente mi disse che era impossibile non credere in dio, perchè era dappertutto (ovviamente nella versione cattolica). Ora se io sostenessi di vedere Zeus o Thor dappertutto verrei considerato un caso psichiatrico, uno che soffre di allucinazioni, mentre se sostengo di vedere il dio cristiano dappertutto sono una persona spirituale ….(ovviamente se vivo in una nazione cristiana).
Citare molti filosofi che si sono cimentati con la dimostrazione di dio non è una dimostrazione, ma solo frutto della storia e del potere che le religioni avevano/hanno (e a negarlo o anche semplicemente proporre varianti poteva costare la vita o una vita da inferno).
Oltre al problema delle tante versioni di dio che esistono al mondo, ognuna con la sua teologia che funziona solo al suo interno (con differenze notevoli tra di loro), dovrebbero spiegare perchè tra gli scienziati aumentano le persone non credenti rispetto alla popolazione normale.
Di certo e dimostrato c’è solo il potere delle religioni ed i vantaggi di cui godono ancora.
Comunque più le persone si allontanano dalle religioni più i clericali sono attivi a livello politico e mediatico per riproporla come necessaria e positiva, riscrivendone pure la storia in modo opportunistico e propagandistico.

galileo

Evidente?
Ho sentito, da testimoni di G., parlare dell’esistenza divina col termine “evidenza” lasciando intendere che fosse un sinonimo di “prova”.
Ma quando ho chiesto di approfondire il discorso, è saltato fuori che il termine evidenza era utilizzato in realtà come sinonimo di “apparenza”.
Non si aspettavano una richiesta di analisi sull’ambiguità della terminologia usata, perché di solito nessuno si prende la briga di analizzare in modo approfondito il significato delle affermazioni religiose.

Mixtec

Recentemente c’è stato un dibattito sui nuovi programmi di filosofia per il licei perchè non veniva menzionato Spinoza. E non veniva menzionato nemmeno un contemporaneo di Spinoza, Pascal, il quale, come l’altro, aveva chiara la distinzione fra il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, da un lato, e il Dio dei filosofi dall’altro, ovvero fra il dio delle religioni e il dio delle filosofi.
Dopo di che c’è stato un certo Kant, che ha dimostrato che non si può dimostrare l’esistenza del secondo tipo delle due divinità, ed a maggior ragione del primo tipo, essendo quest’ultimo tipo una particolare forma derivata dal primo tipo.
In altre parole, non si può dimostrare l’esistenza di “Dio”, ed a maggior ragione non si può dimostrare l’esistenza di YHWH.
Ma per dimostrare l’inesistenza di YHWH, o di Zeus, o di Thor, non occorre fare ragionamenti astratti: basta semplicemente dimostrare che i testi che ne parlano sono dei falsi prodotti dall’uomo.

Diocleziano

Su You Tube abbondano i volonterosi che pensano di mettere in difficoltà gli atei ma regolarmente si dileguano quando gli si fa notare che l’onere della prova spetta a chi afferma qualcosa.
Senza parlare della loro difficoltà di capire che se una cosa (dio) non esiste non è possibile dimostrarlo, e su questo si basa tutta la loro metafisica.

pendesini alessandro

È chiaro che il concetto di democrazia scientifica rimane poco compreso, il che porta a una drammatica confusione tra scienza e tecnologia. La famosa espressione “la scienza senza coscienza non è altro che la rovina dell’anima” è piena di malintesi perché confonde la scienza con le sue applicazioni, e quindi con la tecnologia. I terroristi che hanno fatto schiantare due aerei contro le Torri Gemelle erano fondamentalisti, alcuni dei quali laureati in ingegneria. Harun Yahya, autore di *L’Atlante della Creazione*, incolpa Darwin di questa tragedia, anche se, date le loro convinzioni religiose e la loro formazione, questi terroristi non avevano alcuna possibilità di aver letto Darwin, soprattutto perché i fondamentalisti lo rifiutano e i prelati cattolici adorano il disegno intelligente. Quando la tecnologia viene messa al servizio di opportunisti senza scrupoli o del fanatismo, dov’è la scienza ?

RobertoV

Oggi la distinzione tra scienza e tecnologia è molto più sfumata. Non siamo più ai tempi di un secolo fa in cui l’ingegnere era sostanzialmente un praticone, un inventore che risolveva problemi pratici. Non a caso vi sono diversi premi Nobel per la scienza dati ad ingegneri, quali Natta per la chimica, o l’ingegnere britannico inventore della TAC e così via. Cioè oggi anche un ingegnere ha bisogno di solide basi teoriche e scientifiche e collabora insieme a medici, fisici, ecc. nelle attività di ricerca.
Il problema sta sempre nelle persone che poi utilizzano queste conquiste o queste conoscenze e nell’atteggiamento violento della società. Per esempio il famoso generale Vannacci ci ha spiegato come si possa ammazzare una persona con una matita, spero che a nessuno venga in mente di scagliarsi contro la cattiva tecnologia della matita, sviluppata senza fare considerazioni filosofiche sulle conseguenze di questa scoperta.
E senza ricorrere alla tecnologia abbiamo avuto il caso del Darwinismo sociale in cui dei razzisti hanno distorto delle conoscenze scientifiche dovute a Darwin per i propri fini politici e sociali. E come vedi i fanatici sono pure riusciti a incolpar Darwin per le Torri gemelle.
Per non parlare di tutti gli “studi scientifici sulle razze umane” o psicologici per rendere le pubblicità più efficaci o spingere le persone a comprare prodotti inutili.
E con internet, uno strumento utilissimo se usato in modo adeguato e da persone capaci, abbiamo purtroppo il contraltare di una degenerazione e distorsione della conoscenza col trionfo delle fake news.
Personalmente ritengo che solo una adeguata istruzione, critica, possa porre un argine alle distorsioni delle conoscenze e della tecnologia, ma resta sempre il fatto che una parte della popolazione per logiche di potere, economiche e per la loro criminalità innata cercheranno sempre di distorcerle ed abusarne, ma almeno potremmo limitarle e diminuirne le vittime. Non a caso le religioni non gradiscono tutto questo.

GBK

Il “Fatto” ha qualche buona qualitá, se non altro cerca di distinguersi dai giornaloni. Purtroppo per tenersi sempre popolare e chiaccherato spara presunti “scoop”, basati su indizi stitracchiati, solo per sensazionalismo.
Questo sull’esistenza di divinitá non si puó leggere neanche sotto l’ombrellone. Ho resistito poche righe. Alla fine si vede come il giornale sia conformista e pretofilo, come tutto il circo mediatico nostrano.

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