Manca circa un mese alla conclusione della campagna di raccolta firme su una proposta di legge che si propone di abolire la cosiddetta “tassa etica”, un’imposizione fiscale aggiuntiva introdotta nel 2005 sui compensi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico, di incitamento alla violenza e di sollecitazione della credulità popolare.
Si tratta di un 25% calcolato sulla parte di reddito derivante da produzioni in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti o nelle quali siano siano previste, in trasmissioni per cui l’utente paga per ottenere prestazioni rese da cartomanti, indovini, taumaturghi e medium o comunque da soggetti che fanno riferimento a credenze magiche, astrologiche, divinatorie e analoghe.

Di fatto, una considerevole parte del gettito IRPEF e IRES derivante dall’applicazione di questa tassa deriva dalle prestazioni di sex worker che vedono le proprie prestazioni professionali tassate in base ad un principio “etico” che non dovrebbe essere di competenza statale almeno fino a che non sia dimostrata una pericolosità specifica. Un po’ come con le leggi antiblasfemia, si colpisce di fatto la libertà di espressione in base a motivazioni bigotte che in uno Stato laico non dovrebbero essere alla base dei principi che ispirano le norme.
A differenza di altre tasse similari pensate per scoraggiare consumi (ad esempio di alcol e tabacco, per i quali peraltro la dannosità è accertata), la tassa etica è applicata non al consumatore ma a chi produce i contenuti, ma solo se lo fa in Italia. L’effetto è che molt* “creator” vanno all’estero.
Abbiamo parlato della campagna con una delle sue più attive promotrici, Luiza Munteanu.
Nella presentazione dell’iniziativa avete detto che la tassa “etica” ha ben poco di etico. Puoi spiegarci perché?
L’etica è una disciplina filosofica che indaga l’origine della morale, riflette sulla concezione di bene e male, sulle sue origini, fondazioni e fondatezze. La tassa in questione non ha nulla a che fare con queste riflessioni: semplicemente assimila una convenzione morale già stabilita, senza alcuna ricerca circa la sua legittimità filosofica. E viene difatti difficile risalire a quali riflessioni (filosofiche ed empiriche) di carattere etico abbiano motivato il governo Berlusconi, autore nel 2005 di questa normativa.
La non eticità della tassa è anche legata al suo contraddire il criterio di progressività delle imposte previsto dall’art. 53 della Costituzione. Io come creator di contenuti per adulti mi trovo a pagare di fatto tasse molto più alte, in percentuale, di chi ha redditi di gran lunga più elevati dei miei.
La tassa colpisce non solo il settore della pornografia, ma anche quello dell’incitamento alla violenza e dell’abuso della credulità popolare. Su questi ultimi due aspetti qual è la tua opinione?
L’incitamento alla violenza è un reato previsto dal codice penale (articolo 414, istigazione a delinquere), quindi non si capisce come si potrebbe tassare un prodotto illegale. L’abuso della credulità popolare tocca borderline il concetto di truffa, a sua volta illegale, quindi viene da chiedersi perché lo Stato dovrebbe tollerare l’esistenza stessa di professioni in questo ambito.
Ed è vero che non c’è in questo caso un profitto direttamente collegato alle prestazioni, ma si potrebbe sostenere che anche la Chiesa sfrutti la credulità popolare, la Rai ospita l’oroscopo, il marketing stesso è per sua natura manipolatorio, eccetera.
In questi settori non ho notizie di sanzioni, però, e risulta quindi chiaro che la durezza si infligga tutta sul settore porno, e questo rivela la natura censoria e religiosa della tassa (che non a caso in altri Paesi si chiama sin tax, tassa sul peccato) [spesso estesa ad altri comportamenti considerati immorali o dannosi, come il consumo di alcool e tabacco e alimenti particolari, oppure il gioco d’azzardo, ndr].
C’è però chi sostiene che l’uso di prodotti pornografici sia in qualche modo da disincentivare in quanto rappresentazione di un modo non corretto di costruire relazioni umane.
A parte il fatto che in ogni genere di fiction ciò che viene rappresentato non corrisponde alla realtà, e che questo lo si impara fin dall’infanzia con le fiabe, c’è da dire che la letteratura scientifica su questi argomenti è spesso viziata da bias che la rendono poco affidabile, perché i dati derivano nella maggior parte da percezioni personali e preconcetti anziché da misure cliniche oggettive. Sul nostro canale Instagram abbiamo affrontato in dettaglio la questione con un’analisi del neuroscienziato Samuele Piermanni. Si potrebbe addirittura arrivare a sostenere il contrario: ossia che il porno faccia bene.
Cosa succede all’estero?
Purtroppo si osserva che tasse del genere sono state introdotte anche in altri Paesi, in un trend di progressiva limitazione delle libertà. Solo per fare qualche esempio, in alcuni stati degli USA si sta introducendo la sin tax a sex shop e club per adulti dove si vende alcol (non a quelli dove si vende alcol e basta), nel Regno Unito sono stati messi al bando contenuti, anche recitati e consensuali, in cui sono raffigurati incontri sessuali tra familiari adottivi (step family) o con alcune pratiche BDSM, pena due anni di carcere.
Per non parlare dell’idea di legare la fruizione dei contenuti all’obbligo da parte del fornitore di verificare l’età, con da un lato possibile violazione di privacy e dall’altro il dirottamento del traffico web, sia di minori sia di adulti, verso siti che non si riesce a oscurare (non è fattibile oscurare tutti), i quali sono però anche quelli che operano meno lecitamente, con contenuti probabilmente rubati, non consensuali, eccetera.
Tornando alla vostra proposta di legge, chi volesse sottoscriverla come può fare?
Si può firmare online, con SPID o CIE, nel sito del Ministero della Giustizia (link veloce: stoptassaetica.it). Stiamo anche raccogliendo firme in presenza in occasione di diverse iniziative in tutta Italia, come molti Pride. La raccolta si conclude il 22 luglio.
Intervista a cura di Loris Tissino

1° Tassare tutte le offerte fatte in chiesa
2° Abolire l’8×1000
3° Supertassare tutti i lasciti immobiliari alla C.d.M.
…tanto per cominciare, poi si vedrà.