Le scuole non possono organizzare concerti natalizi in parrocchia, con tanto di canti, gesti e inni religiosi, spacciandoli come attività di Educazione civica cui tutti gli alunni sono tenuti a partecipare. Lo ha chiarito il Tar del Lazio accogliendo in parte un ricorso patrocinato dall’Uaar. Il caso riguarda una scuola di Roma, che a fine dicembre ha organizzato un concerto di Natale in una vicina chiesa, adducendo motivazioni logistiche, e inserendolo nell’ambito dell’insegnamento curricolare.
La nostra associazione è stata contattata da alcuni genitori, i quali già avevano lamentato l’atteggiamento inizialmente ostile dell’istituto di fronte alla scelta di non far frequentare l’insegnamento della religione cattolica ai figli. L’Uaar ha quindi impugnato le delibere dell’istituto e il caso è arrivato in tribunale, con il Tar del Lazio che è intervenuto con la sentenza 10632 del 9 giugno scorso.

Un pronunciamento che è una vittoria parziale per la laicità, ma comunque fissa dei limiti importanti all’invadenza religiosa nelle scuole. Dal nostro punto di vista non ritenere certe attività scolastiche a carattere religioso illegittime in sé si presta ad ambiguità e apre al rischio di discriminazioni più o meno surrettizie e a un clima ostile nei confronti di chi le contesta, nonché a sempre più fantasiosi escamotage per giustificare l’invadenza confessionale.
La sentenza sconta infatti il richiamo alla laicità “all’italiana” – intesa non come separazione o indifferenza verso la religione – e a precedenti come quelli relativi all’imposizione del crocifisso nelle scuole (il caso Lautsi, di cui proprio l’Uaar è stata protagonista).
Se è vero che il tribunale non è arrivato infatti a dichiarare illegittimi gli atti della scuola, ha comunque riconosciuto che un’attività svolta in chiesa con caratteri religiosi (come è palese non solo dai canti ma pure dai gesti che evocano il culto) non può essere spacciata come curricolare e quindi deve essere organizzata fuori dall’orario di lezione e dev’essere facoltativa.
Non basta che la scuola parli di «parrocchia» intesa come «comunità di fedeli insistente su un territorio» (così da inglobare pure la scuola), che dia a certe attività il velo dell’educazione civica e di progetti legati a concetti laicizzati come “pace” o “solidarietà”, e che per l’occasione sia avvenuta la «preventiva rimozione dalla Chiesa del Santissimo Sacramento», per legittimare queste pratiche immerse in un contesto devozionale.
Altro punto importante è che il Tar laziale riconosce pienamente l’Uaar come «ente esponenziale» per la tutela della laicità dello Stato, in quanto «ente collettivo preposto alla tutela degli interessi dei non credenti, ed in specie per la loro tutela dal contrasto da ogni tipo di discriminazione, giuridica e di fatto anche in campo scolastico», ribadendo quanto già stabilito dalla giurisprudenza negli anni.
«Ci è voluto il Tar del Lazio per sancire l’ovvio, cioè che un concerto in chiesa con canti di Natale che invocano Gesù non può considerarsi “educazione civica”», ha spiegato il segretario nazionale dell’Uaar Roberto Grendene. «Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, seppure in maniera non esplicita, ha richiamato espressamente la sentenza del Consiglio di Stato n. 1388 del 2017 che ha statuito come gli atti di culto e attività simili debbano svolgersi in orario extrascolastico. – ha aggiunto Grendene – Per quanto quindi l’Uaar non condivida il mancato annullamento degli atti di cui lo stesso tribunale ha rilevato le evidenti criticità, comprendiamo che l’annullamento avrebbe portato alla condanna della dirigenza scolastica. Auspichiamo quindi che gli istituti scolastici non confondano gli atti devozionali (seppure musicati), che rischiano di essere discriminanti e divisivi, con le attività proprie dell’insegnamento, che devono invece essere aperte a tutti, inclusive e laiche».
Valentino Salvatore

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