Tra profezie sull’anticristo e fanatismo religioso, il magnate dell’IA Peter Thiel confeziona un cristianesimo apocalittico al servizio di élite, militarismo e tecnologie di controllo. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 3/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Nel 1972 papa Paolo VI, quello con l’immagine del riformatore che suggella il Concilio Vaticano II, durante un’udienza generale metteva in guardia sul diavolo: «questo essere oscuro e conturbante esiste davvero», assicurava, invitando a «ristudiarne» la trascurata influenza nella storia. La riesumazione di Satana, che ormai sembrava archiviato nel mondo contemporaneo, curiosamente avrà un grande revival con il film L’esorcista, di William Friedkin, uscito l’anno dopo.
Oggi, in un mondo dove guerre, ideologie e ansie prendono piede, torna di moda l’anticristo. Una figura che, secondo la tradizione, vuole ostacolare l’avvento del regno di dio e sviare l’umanità dalla salvezza ingannandola con false promesse mondane. Mentre sull’anticristo il papa non si pronuncia, il suo inaspettato alfiere pop è il magnate della tecnologia Peter Thiel, tra gli uomini più ricchi e influenti al mondo.

Negli ultimi anni tiene conferenze sul tema, riservatissime e chiacchieratissime. Come quelle del settembre 2025 a San Francisco organizzate da Acts 17 Collective, lobby confessionale attiva nel cuore tecnologico della Silicon Valley, ritenuto refrattario alla predicazione cristiana come lo era il mondo pagano nel capitolo degli Atti degli Apostoli da cui prende il nome, dove il viaggio missionario di Paolo culmina all’Areopago di Atene.
Thiel porta a metà marzo del 2026 il suo verbo anche in Italia. A organizzare il seminario l’Associazione Vincenzo Gioberti, circolo cattolico reazionario intitolato al prete, filosofo e patriota risorgimentale che propugnava il cattolicesimo come asse identitario nazionale. Collabora il Cluny Institute affiliato alla Catholic University of America, ateneo con sede a Washington finanziato dai vescovi.
Quattro lezioni con almeno cento invitati tra giornalisti, intellettuali, politici, imprenditori, preti e la clausola di non registrare o divulgare i contenuti. Smentite le indiscrezioni secondo cui gli incontri si sarebbero tenuti all’Università pontificia Angelicum di Roma, gestita dall’ordine dei domenicani e legata agli Stati Uniti: il niet sembrerebbe arrivato proprio dal Vaticano. Gli incontri sono dirottati a palazzo Orsini Taverna, già residenza nobiliare nel centro storico.
Da leak e racconti di chi ci è stato i turbamenti religiosi di Thiel, che si proclama cristiano «non ortodosso», si mischiano a cervellotiche analisi geopolitiche e sociali infarcite di dotte citazioni e passi biblici. Anticristico è per lui chiunque voglia limitare l’influenza dei capitali e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale – guarda caso i suoi interessi multimilionari – temendone le derive ad esempio su ambiente, stato sociale e conflitti.
In uno sbilenco toto-nomi l’anticristo è accostato a figure come Greta Thunberg, l’irruente attivista che ha riportato nel dibattito pubblico la questione clima; il partito comunista cinese, nemico ideologico dell’occidente; e l’Unione Europea, per i troppi lacciuoli burocratici. Thiel cita pure Il racconto dell’Anticristo dello scrittore e teologo russo Vladimir Soloviev: in quest’opera del 1900 l’anticristo seduce le masse con la sua apparenza di uomo perbene, pacifista e progressista, viene eletto presidente degli Stati Uniti d’Europa e si proclama messia.
Tedesco di rigida famiglia luterana, omosessuale di stampo conservatore (ma sposato con un uomo d’affari e con figli – non è chiaro se nati tramite gestazione per altri), Thiel ha alle spalle una solida formazione filosofica ed è pervaso dalla febbrile convinzione di avere una missione storica trascendente. Si forma all’università di Stanford, entra nel dibattito religioso (ad esempio sulla rivista confessionalista First Things), critica già dagli anni novanta politicamente corretto e multiculturalismo.
Matura come libertario elitario appassionato di tecnologia ma gelido verso la democrazia. Tra i suoi riferimenti c’è il politologo Carl Schmitt, affine al nazismo e assertore della teologia politica, che riattualizza il concetto paolino di katechon (dal greco «colui che trattiene» l’anticristo e l’apocalisse): una forte autorità statale è argine contro anarchia, nichilismo e disfacimento.
Altro ispiratore è l’antropologo cattolico René Girard, suo docente a Stanford, secondo cui il desiderio “mimetico” (cioè imitativo) è alla base del conflitto sociale e per sedarlo serve il capro espiatorio, la cui apoteosi è il sacrificio di Gesù. Un ulteriore richiamo è John Henry Newman, presbitero anglicano vissuto nell’ottocento convertitosi al cattolicesimo, noto anche per speculazioni sull’anticristo.
Thiel ricalca il cosiddetto “illuminismo oscuro”, corrente di pensiero emersa dagli Usa negli ultimi decenni che vuole l’accelerazionismo per un vertiginoso salto tecnologico ma al contempo rigetta democrazia, progressismo e uguaglianza preferendo potere delle élite e gerarchie. Il magnate gli dà uno spiccato retrogusto religioso, distante dal sentore futurista originario.
Nel 2007 pubblica Il momento straussiano (uscito in Italia nel 2025), tributo a Leo Strauss, filosofo di origine ebraica migrato negli Usa ritenuto tra i padrini intellettuali del neoconservatorismo. Nel libro sostiene che il trauma dell’11 settembre segna la fine dell’ottimismo illuminista, accusato di stemperare valori, promuovere un piatto globalismo e rimuovere la violenza, e propugna il ritorno all’autorità e al pragmatismo per “trattenere” l’apocalisse combattendo i nemici – interni ed esterni – della civiltà occidentale cristianamente intesa.
Genio visionario e pioniere del settore tech, già cofondatore di PayPal e investitore in Facebook, Thiel è alla guida di Palantir Technologies. L’azienda nasce nel 2003 con il supporto di In-Q-Tel, braccio venture capital della Cia, applica analisi dei big data e intelligenza artificiale a settori strategici come sicurezza, sanità e guerra: il risultato è una capacità di controllo e previsione sempre più sofisticata, pervasiva e inquietante.
Il nome è preso dalla mitologia creata dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien, cattolico conservatore tra i padri del fantasy moderno: i palantíri sono pietre magiche capaci di mostrare cose lontane nello spazio e nel tempo il cui abuso può corrompere però chi le utilizza. Thiel battezza le sue aziende con rimandi all’epica tolkeniana, in un grottesco ribaltamento del pensiero dell’autore, che metteva in guardia da derive tecnologiche e autoritarie.
Tolkien – che è al fronte nella prima guerra mondiale e avversa nazifascismo e razzismo – in Italia è stato preso a modello dalla destra post-fascista come propugnatore di ideali identitari, spirituali e antimoderni contro il nichilismo contemporaneo. L’organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano ha promosso i “campi Hobbit” – come un mansueto, abitudinario ma tenace popolo dell’immaginario tolkeniano – cui partecipava anche Giorgia Meloni, fan dichiarata dell’autore.
In realtà l’ideologia di Thiel perde la speranza redentrice dell’intellettuale britannico, immergendosi in una visione tragica della storia. Pare più affine alla lugubre lore di Warhammer 40K, gioco di ruolo ambientato in un futuro fantascientifico pervaso da conflitti intergalattici dove scienza e sovrannaturale si fondono e l’avvento del caos è “trattenuto” dall’imperatore dell’umanità, a capo di un impero teocratico in lotta perenne contro razze ostili ed eresie.
A sua volta Thiel è mentore del vicepresidente statunitense e convertito cattolico J.D. Vance, suo ex dipendente e vicino ai frati domenicani. Foraggia generosamente le campagne di Donald Trump e ottiene appalti pubblici su difesa e sicurezza all’insegna di un conflitto d’interessi che veleggia sull’ordine di centinaia di milioni di dollari.
Come viene accolto Thiel a Roma? Il mainstream cattolico sembra in imbarazzo e crea un cordone sanitario attorno all’ingombrante imprenditore filosofo, prendendo le distanze per le tesi troppo esplicite e bizzarre sull’anticristo e la marcata politicizzazione filo-Usa. La gerarchia si smarca, il vicariato smentisce l’autorizzazione per una messa in latino nella basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini a corredo delle lezioni.
Ma una celebrazione in rito tridentino si tiene comunque nella chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini alla presenza di numerosi uditori — tra cui Davide Quadri, responsabile internazionale dei giovani della Lega, che elogia la liturgia tradizionale6.
Il seminario crea fermento nel sottobosco cattolico tradizionalista e negli ambienti della destra alternativa. L’accoglienza include pure uno striscione di benvenuto con la frase «Vedo Satana cadere come la folgore» (citazione dal Vangelo di Luca che è anche il titolo di un saggio di Girard). A vergarlo il portale Welcome to Favelas, virale per la denuncia del degrado e della microcriminalità specie a Roma, in collaborazione con The Right Side, podcast di giovani destrorsi.
I gestori di Welcome to Favelas si erano incontrati nel gennaio del 2025, assieme a quelli di altri siti nostrani “indipendenti”, con i referenti di Elon Musk. Un incontro nella strategia di quest’altro magnate – vicino a Thiel e come lui sostenitore di Trump – per promuovere in Europa media e influencer vicini a istanze populiste e incanalare una svolta conservatrice.
La ciliegina sulla torta arriva qualche settimana dopo il seminario romano, con la diffusione del manifesto7 che sintetizza La repubblica tecnologica, libro da poco uscito anche in Italia. Scritto da Alexander C. Karp e Nicholas W. Zamiska, rispettivamente amministratore delegato e consulente legale di Palantir Technologies, è un programma di controriforma tecno-reazionaria.
Semplificando: Stato più decisionista (e belligerante); rapporto organico tra istituzioni e aziende per AI militare e sicurezza; corsa al riarmo e coscrizione obbligatoria; svilimento del settore pubblico; rigetto del politicamente corretto; darci un taglio alla pretesa “moralistica” dell’accountability per politici, ricchi e vip; lotta alla presunta «intolleranza pervasiva verso la credenza religiosa» che dominerebbe le «élite» (in un mondo in realtà sempre più egemonizzato dai fondamentalismi – anche negli Usa); esaltazione di certe culture rispetto ad altre «regressive»; attacco a pluralismo e inclusività.
Il sofisticato castello ideologico di Thiel e sodali è una sfida per la chiesa cattolica, che si sente tirata per la tonaca da chi vorrebbe una benedizione. Ma anche per il mondo laico, perché racchiude un progetto di rifondazione ideologica antimoderna dell’occidente, dove la religione torna collante identitario, legittimazione politica e chiave di volta culturale. Non possiamo barattare l’insofferenza per le storture di politically correct, multiculturalismo e woke – che pure tanti non credenti sentono – con un salto indietro epocale.
Di fronte a un hackeraggio della società moderna pianificato da certi apprendisti stregoni è urgente riaffermare il cosmopolitismo che supera steccati identitari, l’universalismo dei diritti, la ragione illuminista e scettica, la laicità come conquista civile per credenti e no. Chi invoca algoritmi e apocalissi ha pure ampi poteri ed enormi capitali: un’incarnazione distorta del Palantir tolkieniano nelle mani di novelli Saruman. Ci toccherà vestire i panni degli hobbit, ovvero di riluttanti katechon?
Valentino Salvatore
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