Università, contestati i tagli di Tremonti

I tagli decisi dal consiglio dei ministri con il decreto dello scorso 25 giugno, sorta di ‘assaggio’ della prossima manovra finanziaria, stanno suscitando una crescente mobilitazione nel mondo accademico, coinvolgendo rettori, professori, ricercatori e personale amministrativo. A essere presa di mira, in particolare, è la riduzione del Fondo di finanziamento ordinario, con risparmi stimati in circa 1,5 miliardi di euro fino al 2013: ma suscitano timori anche la stretta delle assunzioni e la trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato.
Dal mondo universitario si leva ora la richiesta di stralciare o quantomeno modificare le novità introdotte prima della conversione in legge del provvedimento. Alcuni atenei hanno già proclamato lo stato di agitazione, mentre il Coordinamento Giovani Accademici ha lanciato una petizione online che ha già riscosso più di quattromila adesioni.

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36 commenti

Stefano Bottoni

La cultura fa paura, e non solo a destra. Mica tutti possono laurearsi in “Scosciamento davanti ad apparecchi atti a riprese fisse o mobili nonchè sintonizzazzione di apparecchi atti a ricevere segnali radiotelevisivi” che è più o meno la laurea della Carfagna. Ci sono ragazzi e ragazze che hanno voglia di impegnarsi a studiare sul serio. Dunque a pensare. Orrore…

gigetta

spezziamo una lancia a favore della Carfagna. è laureata in Giurisprudenza.

Giovanna

E’ tremendo quello che sta accadendo. Del resto con la riconquista dei pieni poteri da parte del nano ridens c’era da aspettarselo. La cultura, l’intelligenza, il senso critico sono i nemici che lui da 25 anni ha sempre combattuto con la sua dittatura mediatica. Non gli resta che dare il colpo finale con la politica.

Giovanna

@ gigetta
Spezziamo una lancia a favore di nano ridens: ha salvato la Carfagna da una possibile carriera tra le “toghe comuniste”.

Stefano Bottoni

@ gigetta

la laurea della Carfagna viene da uno di quei sempre più numerosi sottorami di corsi in cui si prende il “pezzo di carta” senza aprire un libro. Assolutamente inutile. I suoi meriti sono stati ben altri, non facciamo gli ipocriti…

Nifft

Non so che dire… In Italia c’è una volontà precisa di annullare la ricerca. In generale di umilare la cultura. Ogni anno è sempre peggio e sembra che non ci sia limite alcuno. Chi non ha avuto un’esperienza di prima mano non può nemmeno lontanamente immaginare cosa vuol dire fare ricerca in Italia oggi.

Pier

Piano con le critiche: il sistema universitario italiano è tutt’altro che un idilliaco paradiso della cultura e della scienza. Ci sono enormi sprechi, e tra clientelismo e padronati baronali più di qualcuno sarebbe da mandare a casa a pedate. Detto questo, qualunque cosa abbia in mente Tremonti, immagino non sia nullo di buono (e di sicuro non fa i tagli per combattere lo strapotere dei baroni) e concordo perfettamente nell’averne paura.

Mifepristin

spero che non usino di nuovo il denaro pubblico per finanziare l’università dei Legionari di Cristo come hanno fatto l’ultima volta che hanno governato

gigetta

@stefano Bottoni
a me risulta che sia laureata in legge e siccome sto studiando la stessa cosa e mi rendo conto di quanto sia difficile prendersi questa laurea ne deduco che sia una che comunque ha studiato e si è impegnata moltissimo perchè non è affatto una sotto laurea infatti sono un pò arenata con l’esame di diritto amministrativo che non è uno scherzetto alla mia età dovrei già essere laureata e non lo sono ancora pur studiando molto (ma a volte penso che non sia mai abbastanza forse dovrei starci mattina sera e notte) e nonostante sia arrivata in quella facoltà dopo un soffertissimo quinquennio al liceo classico. le riconosco quindi di aver faticato molto almeno per prendersi quella laurea (visto che da quanto ne so si è laureata pure in corso) poi il fatto che non condivido molte delle sue idee non toglie che non ne devo sminuire l’operato.

Arcturus

@ Pier

Piano con le critiche, dici bene. Dato che vedo la cosa dall’interno, ti posso dire che ciò che ha in mente tremonti è atroce. E’ l’esecutore, su mandato del suo datore di lavoro, di un progetto che risale ai tempi della P2 di Gelli, che prevede, accanto allo smantellamento della giustizia (cosa che sta avvenendo), lo smantellamento dell’università pubblica. L’obiettivo è, detto in poche parole, riportare tutta o pressoché tutta l’istruzione inferiore sotto l’egida della chiesa, e quella superiore nelle università private. Ciò permetterà la totale rifondazione della futura classe dirigente, che, per ragioni di casta e di censo, non potrà non provenire dall’alta borghesia. Gli sfigati, i proletari, i poveri, insomma, potranno, per ragioni economiche, frequentare soltanto le poche università pubbliche che decideranno (chissà per quale motivo, visto che saranno tagliati quasi tutti i finanziamenti) di non diventare fondazioni. Ma troveranno, ovviamente, strutture fatiscenti, personale docente demotivato e sottopagato, e resteranno senza alcuna speranza di poter contare su un’istruzione adeguata. Detto questo, perciò, il sistema che tanto deprechi, Pier, tirando in ballo genericamente e impropriamente baronie e ovvietà varie, è in realtà una complessa struttura che ha saputo, sino ad ora, promuovere, pur nelle difficoltà, una ricerca seria e riconosciuta a livello internazionale, e ha saputo democraticamente diffondere la cultura a TUTTI i livelli sociali, cercando di non infierire sulle tasche degli studenti e delle famiglie.

gigetta

“…nel 2001 si laurea in giurisprudenza presso l’università degli studi di Salerno discutendo una tesi in Diritto dell’Informazione e sistema radiotelevisivo riportando una votazione di 110/110 con lode”
a me non sembra un ignorante anzi. diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Maria Rosaria Carfagna quello che è di Maria Rosaria Carfagna.

stefano

x gigetta

ci sono milini di laureati in giurisprudenza e nn mi risulta che tutti facciano i ministri.
stendiamo un velo pietoso sui meriti della signorina M.R.G. oltretutto ha avuto anche la faccia di esprimere giudizi ipocriti e omofobi sul gay pride.

gigetta

infatti a me i suoi giudizi omofobi non piacciono per niente ma fa parte probabilmente del pensiero diffuso nella sua classe politica effettivamente a me non piace tanto neanche il gay pride per un semplice fatto non sono sicura sia il modo giusto di esprimere il proprio disappunto ma di certo è il modo giusto per essere ridicolizzati e dar da parlare agli omofobi io non penso che creda davvero che chi è “costituzionalmente sterile” cosa tutta da dimostrare perchè poi i gay non necessariamente sono costituzionalmente sterili non può costituire famiglia e lo dimostra il fatto che milioni di coppie che davvero sono sterili e la cosa è comprovata da analisi mediche (tra l’altro discriminate da una legge che impedisce loro di curarsi come si deve) sono sposate regolarmente e costituiscono famiglie a tutti gli effetti penso che non osi ne dire ne pensare che queste persone non devono sposarsi perchè non “potrebbero” o meglio in Italia “non possono” procreare.
il fatto che lei sia ministro dimostra solo che è stata oltre che più brava di altri anche un pò più fortunata un pò come succede nei concorsi.

gianfranco

bisogna solo capire se la C. per superare gli esami universitari non abbia usato lo stesso metodo attribuitogli per diventare Ministra..

Manlio Padovan

Io non ho frequentato l’università e quindi, non conoscendo l’ambiente e le sue esigenze, mi astengo dal commentare la notizia…però, c’è un però, cosa si vuole in un paese in cui il presidente della repubblica in visita all’estero si preoccupa delle relazioni tra la chiesa ortodossa e la chiesa cattolica?
Già fece una figura meschina quando, appena salito al trono, ringraziò benedetto di avergli ricordato i valori cristiani, valori che non ci sono né ci sono mai stati e che , in ogni caso, non sono riconosciuti da tutti gli italiani e poi quando affermò che l’antisionismo è assimilabile all’antisemitismo: si può essere più…di così? Che coso gliene frega a lui dei rapporti tra le due chiese?
Adesso è chiaro perché fu eletto. Bello, ricordo, il ritratto che ne fece Massimo Fini: quello di un borghese inutile, grigio e …

stefano

x gigetta

quello che ha fatto la G. non si chiama fortuna.
capisco la tua intenzione di difendere le donne ma nel caso specifico il tuo femminismo solidale è inutile e svaluta le reali capacità di una donna intelligente ( di tutte le donne intelligenti).

Massi

Chi è meritevole negli studi si dice che “ha testa”.
Chi è un bravo calciatore si dice che “ha i piedi d’oro”.
Ma la virtù, come tutti ben sanno, si colloca in punto di mezzo.

Stefano Grassino

@gigetta

Ho l’impressione che tu voglia avere ragione a tutti i costi. Non credo che questo tuo modo di fare possa esserti utile in un confronto con la società nella quale vivi. Io ho 55 anni e di donne che hanno rovinato il femminismo con il loro comportamento sessuale, sul posto di lavoro, ne ho viste fin troppe. Ne ho conosciute alcune, intelligenti e degne del massimo rispetto le quali avrebbero dovuto fare una carriera ben più grande di quella che hanno fatto. Sono state sì bloccate dagli uomini ma anche da quelle che, dotate di un’ottima carrozzeria, hanno saputo soddisfare le bramosie sessuali dei loro grandi capi. Mi sembra strano anche se non ho le prove che all’età della Sig.ra Carfagna si possa avere l’esperienza per fare il ministro. Se non sbaglio, correggetemi, non fù quella che si sedette sulle ginocchia di Berlusconi il quale disse, facendo infuriare donna Vittoria, se fossi più giovane la sposerei?

Azathoth

@ Manlio P.

mi hai tolto le parole di bocca, peraltro speravo di essermelo sognato, ma visto che lo abbiamo visto e sentito in due…

Vash

L’università italiana è già la peggiore d’Europa e penso che peggio di così non possa andare. Di recente ho anche saputo che sia i neo medici che i neo veterinari fanno esperienza su pazienti vivi, senza contare che in generale l’università si basa su un apprendimento esclusivamente mnemonico delle informazioni, un sistema cioè basato sul nozionismo puro. Il laureato italiano da 110 e lode non importa se sia intelligente oppure abbia il quoziente di un limone, purchè abbia un hard disk al posto del cervello ed il successo che avrà dopo la laurea dipenderà dalla sua intelligenza che come detto non interessa alla facoltà.
Quando al corpo docente è vecchio ed in molti casi è stato assunto senza minimamente tenere conto dei suoi meriti e delle sue eventuali capacità.
I libri di testo sono scritti quasi sempre malissimo e sono prescritti solo perchè scritti o dagli stessi docenti o da loro amici o da autori che li nominano come esempi (squallido…).
Gli assistenti sono delle figure enigmatiche che non si sa nemmeno che mestiere facciano visto che se alcuni aiutano gli studenti, altrettanti li trattano come una razza inferiore facendo pesare la loro posizione anche se magari fino ad un anno prima erano studenti anche loro.
Prima bisogna risolvere problemi come questi e trasformare l’università italiana in un’università degna di gareggiare con le altre d’Europa e poi si può pensare ad altro!
Potrebbe anche andare bene un blocco delle assunzioni, nel senso che anzichè aggiungere elementi, basterebbe sostituirli: i capaci al posto degli incapaci!
Può darsi che sia troppo duro ma penso che chiunque frequenti o abbia frequentato l’università capisca quello che voglio dire, bisogna catapultarsi nel terzo millennio e non avere un’università ancorata al medioevo con professori che si fanno quasi fare il baciamano o si atteggiano a faraoni d’Egitto pur senza valere un soldo bucato!

Otto Permille

Temo che in realtà si sia sull’orlo della bancarotta. Comunque l’università italiana, una specie di casta feudale chiusa e nepotistica che si è spartita onori e stipendi, che ha inventato cattedre e insegnamenti inesistenti per moltiplicare la casta, è sempre stata una vergogna agli occhi del mondo. Adesso questa casta è invecchiata e dietro c’è praticamente il vuoto.

RicercatoreAteo

@Vash

Non so dove tu abbia frequentato l’universita’, ne’ se tu l’abbia fatto. Ti garantisco che qui dove sono io (Ingegneria, Pisa) i professori e i ricercatori sono gente preparata, che fa molto piu’ di quello che dovrebbe per contratto, e che riesce a competere col resto del mondo NONOSTANTE le condizioni ridicole in cui lo stato li fa lavorare, usando cervello e buona volonta’ per colmare il divario di finanziamenti.
Io, per esempio, non ho nessun obbligo di tenere corsi (in quanto ricercatore, o, come dici te, “assistente” – ruolo non piu’ presente nell’universita’ da 20 anni, il che tradisce quanto ne sai in materia), ma ne tengo uno, e GRATIS, perche’ e’ cosi’ che si manda avanti la baracca. Lavoro piu’ di otto ore al giorno, pubblico bene e tanto, mi conoscono e mi stimano anche all’estero. E non sono una mosca bianca: nel mio dipartimento le cose funzionano cosi’ – cioe’ bene.
Se passa questo decreto dobbiamo chiudere 5 lauree per mancanza di personale, e gente che aspetta il posto da anni (con contratti da 8/900 euro al mese) il posto se lo sogna, perche’ bloccano il turnover. Se passa questo decreto mi vengono decurtati 150000 (si’, centocinquantamila) euro di stipendio a fine carriera, senza contare TFR e danno sulla pensione, ed il mio stipendio attuale non arriva a 1800 euro. Se passa questo decreto, nonostante tutto quello che faccio, non potro’ mai aspirare ad una progressione di carriera (e di stipendio).
Se a Medicina a Bari c’e’ gente che vende concorsi ed esami sono cavoli loro. Che li arrestino e li licenzino. Ma che non vengano a rompere le scatole a NOI.

E prima di sparare frasi fatte – di quelle che si sentono dire da gente che manipola l’opinione pubblica per difendere i propri interessi – chiediti se hai abbastanza informazioni per esprimere un parere.

#Aldo#

Va bene preoccuparsi per l’università, ma senza dimenticare che quando una pianta s’ammala alle radici muoiono anche le foglie, indipendentemente dalla quantità di cure che alle foglie si riserva. Dunque, i luminari dell’università (e tutti coloro che si lamentano per quel che accade alle università) dovrebbero preoccuparsi anche per quel che accade nella scuola di base, a partire dalle elementari in su. Anche (soprattutto?) sulla scuola di base si abbatte la scure delle manovre di governo, con provvedimenti che hanno influenza direttamente sull’efficacia dell’insegnamento, come ad esempio l’ulteriore aumento della quantità di studenti presenti in ogni classe (già oggi in numero eccessivo). Classi sovraffollate e dunque più probabilmente turbolente rendono impossibile una formazione di base di qualità. Aspettatevi non già una riduzione della qualità delle lauree, ma una netta recrudescenza dell’analfabetismo di fatto, magari mascherato dalla concessione sempre e comunque d’un titolo di studio svuotato d’ogni concreto significato.

Arcturus

@ Vash e altri

Purtroppo il mio intervento è stato “sdoganato” dai moderatori con molto ritardo, perciò, di fatto, non è entrato nel dibattito. In ogni modo, suggerisco a Vash di andare a leggerselo, prima di esternare i soliti luoghi comuni da studente sfigato fuori-sede. L’università vista dal basso, come fa lui, è la solita parodia grottesca dipinta da chi subisce l’università senza capirla e senza sapersene alimentare. Senza voler fare generalizzazioni, nel bene e nel male, il ’68 ha saputo portare una democratizzazione nella possibilità di attingere l’istruzione superiore, cosa che sino ad allora non era mai esistita. Vale a dire: da quella data in poi, anche i figli dei contadini (ovviamente con tutto il rispetto) hanno potuto entrare a pieno titolo all’università senza passare attraverso le foche caudine del paternalismo cattolico-borghese. Se non si capisce questo, è meglio tacere. Adesso, il progetto di questa nuova destra è riportare l’orologio dell’università indietro di 50 anni, quando si poteva accedere a certe facoltà solo se ricchi e raccomandati.

juan valdez

E così mentre l’Europa progredisce noi regrediamo, la ricerca e l’istruzione stagnano in Italia mentre paesi che si trovavano dietro di noi aumentano la loro ricchezza e il loro peso politico.
Questi tagli all’università sono un idiozia perchè vanno a colpire un settore che è gia al lumicino e che non riesce a reggere il passo, proprio per motivi finanziari con le stesse istituzioni nel resto del mondo.
Bisognerebbe spendere di più in cultura e meno in veline e calcio.

Vash

@ RicercatoreAteo
Io frequento la facoltà di giurisprudenza di Teramo e dovrei laurearmi l’anno prossimo.
Tu fai l’esempio di ingegneria e riguardo la tua testimonianza non ho difficoltà a crederti ma come io non mi sono basato solo sulla mia università, tu non basarti solo sulla tua.
La mia università non funziona e lo dimostra il fatto che nonostante il corso di laurea in giurisprudenza sia di circa 5 anni, la quasi totalità degli studenti che decide di portare a termine il corso finisce a 28/29 anni e vale per tutte le facoltà di giurisprudenza italiane (io ne ho 27).
Il fatto è che di università che si basano sullo stesso tipo di mentalità non solo c’è giurisprudenza, ma ce ne sono tantissime: lettere, filosofia, scienze politiche, scienze delle comunicazioni ecc.
Si tratta di facoltà in cui le materie non hanno criteri scientifici netti e spesso si basano sulla libera interpretazione del singolo praticante, di conseguenza se si prende una qualunque materia, si forma una somma tra il punto di vista di chi ha scritto il testo, quello dello studente, quello dell’assistente e quello dell’insegnante, sperando che questi ultimi due siano, bada bene, non solo conoscitori della materia ma capaci di insegnare e di interagire con gente che della loro materia non ne saprà mai come loro!
La conseguenza di tutto questo è che ogni esame presenta le seguenti percentuali di difficoltà: 30% qualità dei testi didattici, 30% stato d’animo dell’assistente, 30% stato d’animo del professore, 10% difficoltà della materia.
Ogni volta che c’è un esame da noi, dando per scontato che lo studente si sia impegnato, non si ha assolutamente la certezza di superarlo!!
Per Ingegneria il discorso è molto diverso perchè le scoperte scientifiche di quel genere non sono soggette ad interpretazione o comunque non lo sono allo stesso modo, senza contare che ingegneria non è e non potrebbe mai permettersi di rimanere ancorata a schemi di tipo medioevale perchè altrimenti, tenendo conto della competizione mondiale, l’Italia non produrrebbe più ingegneri ma al massimo operai specializzati ma per fortuna non è così!

vincent vega

A ricercatore ateo e acturus
quelli di vash non sono luoghi comuni ma è sacrosanta verità. Mi fa piacere che a Pisa le cose funzionino bene, ma purtroppo non è dappertutto così. Io frequento l’università di Bari (non la tristemente famosa facoltà di economia) e posso confermare tutto quello che dice Vash. Senza dubbio come dice acturus il 68 ha portato una maggiore democratizzazione dell’istruzione, ma da noi al Sud come sempre si è rimasti indietro. Venite a farvi un giro per vedere quanti professori hanno gli stessi cognomi, quanti stanno lì dai tempi di giulio cesare, finchè morte non li separi, quanti sono degli autentici ignoranti e presuntuosi, che tutto possono fare tranne che istruire, quanti fanno di tutto pur di prendersi i soldi senza lavorare. Per non dire dei servizi offerti. Nelle segreterie ci sono computer vecchissimi e per registrare gli esami ci vogliono mesi. I problemi sono tantissimi. E sto parlando di un’università che è tra le migliori del Mezzogiorno (figurarsi le altre). Detto questo i tagli di tremonti andranno soltanto a peggiorare le cose laddove funzionano. Non serviranno certo a contrastare lo strapotere dei baroni, ad eliminare le inefficienze (che anzi aumenteranno senza soldi). Per risparmiare non potrebbero eliminare i finanziamenti agli istituti privati, dato che sono pubblici quando si tratta di ricevere soldi, privati per il resto? Basta pensare alla Cattolica di Milano che con tutti i finanziamenti pubblici che riceve, si permette di vietare l’accesso a chi non è battezzato.

mari

la carfagna ha sudato talmente tanto nella sua facoltà che non si ricordava neanche il nome della stessa quando ha pubblicato il suo cv sul suo blog……..
Non diciamo scemenze una che afferma che la spagna non è un paese a tradizione cattolica, può avere anche una laurea in ingegneria spaziale, ma sempre una capra rimane.

Vash

@ arcturus
Complimenti per l’apertura mentale e la capacità di analisi!
Non sono uno studente sfigato fuori sede, sono uno studente che cerca di impegnarsi al massimo, ma se sia io che i miei colleghi di tutta Italia ci troviamo mediamente nelle stesse condizioni significa che l’università italiana è in condizioni pietose e non che siamo una massa di sfigati!
E’ meglio che certi epiteti li tieni per te e non li esterni in giro, qualcuno potrebbe reagire molto male!

Arcturus

Del tutto casualmente, io e RicercatoreAteo apparteniamo allo stesso ateneo, che, pur tra mille problemi, non ultimo lo sforamento del 90% dei finanziamenti, è tra i migliori d’Italia, sia nel settore scientifico, come sostiene RicercatoreAteo, che in quello umanistico, come posso sotenere io. Perciò sottoscrivo appieno ciò che dice l’ingegnere, rimarcando che i numeri da lui elencati sono autentici, con tutto quel che ne consegue. In più aggiungo una serie di cose che ci differenziano: mentre il settore tecnico-scientifico potrà contrattare con il privato per una parziale sopravvivenza della sua autonomia, il settore umanistico sarà abbandonato a se stesso, perché non produce reddito (o così crede la maggioranza degli ebeti). Una privatizzazione dell’università, oltre a tutti i problemi politici a cui già accennavo, porterà il settore scientifico a una sua sempre più sbracata prostituzione (del tipo che i fondi per la medicina saranno magari dirottati verso la chirurgia estetica e il trapianto del capello piuttosto che verso la cura dell’AIDS), mentre costringerà il settore umanistico nelle maglie strette del volontariato non finanziato, dove, ancora una volta, sopravviveranno soltanto coloro che se lo possono permettere. Circa poi quel che dite sugli atenei del sud, evidentemente non è falso, ma si tratta di un problema diverso. A parte le poche università di tradizione, là si sono voluti costruire dal nulla nuovi atenei con lo specifico scopo di moltiplicare le cattedre stando a una distanza di sicurezza dall’influenza di quelle “baronie”, come le chiamate voi, e cioè da quelle “scuole” che hanno sempre vigilato sulla validità dei candidati. Insomma, se le università del sud vanno peggio delle altre, è perché lì, già da subito, è invalso piuttosto il mercato che non il merito. Se le manovre della destra passeranno, tra le altre cose vedremo l’esportazione del sistema meridionale a tutte le altre università.

Emanuele

Per la mia esperienza di universitario dico solo che la facoltà, qualunque essa sia, si finisce nei tempi stabiliti se ci si impegna in modo serio senzo dedicarsi ad altro come lavorare durante glis tudi. Ovviamente si può decidere di studiare e lavorare contemporaneamente, sacrificando la puntualità della laurea a foavore di una maggiore indipendenza….. è una scelta non meno giusta di quella di dedicarsi solo allo studio(ben inteso, il divertimento ci deve essere in entrambi i casi). Ora io non conosco le situazioni personali di ognuno di voi, perchè ovviamente ogni individuo ha una propria storia….. ma se mediamente in una facoltà ci si laurea 4 o 5 anni dopo il dovuto….bisogna domandarsi quale sia la composizione media che frequenta certe facoltà!Nulla togliendo alla facoltà in analisi: spesso si va a fare Giurisprudenza o Sc.Politiche o Sc delle comunicazioni solo per cercare di prendersi un titolo……lo stesso non si fa per Ingegneria, fisica o Statistica(la mia facoltà)…

Spero di non avere offeso nessuno con le mie personali opinioni!

Vash

@ Emanuele
Il fatto che la gente scelga una facoltà solo per avere un titolo purtroppo è una verità e non posso fare altro che dartene atto.
Possono anche succedere fatti come quello che ha colpito sia me che tanti altri con le mie stesse aspirazioni, ovvero quello di diventare avvocato (io volevo fare il penalista) sognando un grande futuro fatto di sacrifici ma con uno scopo e poi vedersi togliere progressivamente gli obiettivi da davanti agli occhi: concorsi per la magistratura con accessi molto limitati, poi esubero di avvocati tanto da rendere saturo il mercato, poi il fatto che tra l’età della laurea, il praticantato, il concorso da avvocato che si rifà sempre almeno 3 volte e l’ingresso nel giro giusto avrei cominciato a guadagnare qualcosa ben oltre i 30 anni. Alla fine mi è caduto dalle mani l’obiettivo ed ho deciso di svolgere gli ultimi esami trattandoli come compito secondario ed un lavoro come primario, proprio come dici tu per una maggiore indipendenza e per sostituire l’obiettivo che non c’era più!
Potessi tornare indietro nel tempo probabilmente farei tutt’altro genere di studi ma gli sviluppi che ho elencato all’epoca non erano prevedibili, come non era prevedibile il fatto che uno che lavora adesso avrà una pensione pari al 40% del proprio stipendio e di conseguenza devo pensare a mettere via soldi già da ora!
La cosa buffa di tutta la situazione è che i colloqui di lavoro che ho sostenuto ed i lavori che sono riuscito a fare, per non parlare di quello che poi farò definitivamente e per cui dovrebbero chiamarmi a breve derivano tutti da capacità che possiedo a prescindere dagli studi universitari!

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