La clericalata della settimana, 24: politici integralisti contro il Pride “blasfemo” di Cremona

Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.

La clericalata della settimana è dei politici integralisti che

si sono scagliati contro la “blasfemia” del pride di Cremona, dove alcuni hanno portato un manichino che ricordava una Madonna a seno nudo in versione “sadomaso”.

L’isolata provocazione ha dato il pretesto ai clericali per criticare nel complesso le mobilitazioni lgbt e manifestare una certa omofobia. Lega e Fratelli d’Italia hanno commentato: «Non è così, con questo modo squallido e irrispettoso della fede cristiana, che si rivendicano i diritti». Il leader leghista Matteo Salvini ha scritto su Instagram: «Offendere la fede, la cultura e la sensibilità di milioni di italiani non c’entra niente con la richiesta di diritti LGBTQetc… ma è solo un’esibizione di ignoranza e arroganza». Il senatore della Lega Simone Pillon ha rilanciato un rosario “riparatore” organizzato da integralisti cattolici davanti alla cattedrale. Per l’occasione si è attivata anche la Questura, con indagini della squadra mobile e della Digos, con l’ipotesi di vilipendio dei simboli religiosi. Sul mistico il consigliere provinciale di Trento per Fratelli d’Italia Claudio Cia nella sua indignazione contro il Pride, che «si conferma la kermesse della volgarità, del vittimismo che rivendica diritti che sono desideri, che impone una visione del mondo che disprezza e cancella tutto ciò che non si allinea»: «Satana è sciolto dalle catene, il suo alito fetido aleggia sul nostro tempo».

A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.

Il vescovo della diocesi di Città di Castello, Domenico Cancian, deve ritirarsi per raggiunti limiti di età dopo 15 anni di mandato. Il Consiglio comunale organizza addirittura, per la prima volta nella sua storia, una seduta monotematica per l’occasione: l’unico punto all’ordine del giorno è consentire a tutta l’amministrazione, compresi sindaco, assessori, giunta e consiglieri, di salutare il religioso.

Per il “transito” di sant’Antonio, che con un corteo storico rievoca l’ultimo viaggio del frate fino al santuario dell’Arcella, si sono attivate diverse amministrazioni locali. Il 12 giugno, alle sei di mattina, il sindaco di Camposampiero (PD) Katia Maccarrone ha salutato la benedizione del carro trainato da buoi. Altre istituzioni hanno partecipato ai saluti durante alcune soste: il sindaco di Borgoricco (PD) Alberto Stefani, le autorità di Campodarsego (PD), il sindaco di Cadoneghe (PD) Marco Schiesaro. L’evento, che non si teneva da 59 anni, ha avuto il patrocinio di Regione Veneto, Provincia di Padova e Camposampiero, e si è svolto con la collaborazione delle cittadine padovane di Campodarsego, Borgoricco, Cadoneghe, Vigodarzere e San Giorgio delle Pertiche.

Non solo in quel di Padova le istituzioni si sono inchinate al santo. Addirittura il sindaco di Lamezia Terme (CZ) Paolo Mascaro, partecipando alla messa solenne officiata dal vicario provinciale dei frati cappuccini assieme ad altre autorità civili e militari, accompagnato dal presidente del Consiglio comunale Giancarlo Nicotera ha acceso un cero a nome di tutta la popolazione, rivolgendosi a una effigie «in segno di ossequioso tributo e grata venerazione» e affidando al santo «il cuore di tutti i suoi servi fedelissimi».

La redazione