Il Family day, un’anomalia? Per l’Europa non si direbbe

L’hanno bollata come un’«anomalia». «Solo in Italia – sostengono radicali e sinistra – si assiste a una manifestazione di piazza delle famiglie contro un progetto di legge del governo, contro gli omosessuali e le coppie di conviventi».
A essere «anomali», di per sé, non ci sarebbe nulla di male. Anzi, a volte l’originalità rappresenta una ricchezza e coloro che si autoproclamano paladini dei diritti civili e contro ogni discriminazione dovrebbero ben saperlo. Ad esempio, il dato statistico secondo il quale nel nostro Paese “solo” il 15% dei bambini nasce fuori dal matrimonio rappresenta probabilmente un’«anomalia», in un contesto europeo nel quale tale percentuale oscilla tra il 30 e il 55% e quasi la metà dei piccoli cresce con un solo genitore. Una felice «anomalia», di quelle da difendere con convinzione.
L’accusa rivolta al «Family day», però, altro non è che l’ennesimo tentativo di mistificare la realtà. Anzitutto perché non vi è, nell’intenzione degli organizzatori, neppure il minimo accenno discriminatorio nei confronti degli omosessuali, né alcuna volontà di penalizzare le coppie di conviventi. Al contrario, come testimoniano gli slogan stampati sui manifesti, accanto a un chiaro «no» al riconoscimento delle unioni di fatto, campeggia il «sì» alla tutela dei «bisogni dei conviventi». E poi soprattutto perché, come documentiamo plasticamente nella terza pagina del nostro inserto èfamiglia, solo negli ultimi anni sono state almeno cinque le grandi manifestazioni organizzate dalle associazioni familiari nei Paesi europei. Più precisamente: una in Belgio, una in Portogallo, due in Spagna e – la più recente – in Francia. Tutte convocate sull’onda dell’opposizione a progetti di legge percepiti come lesivi del diritto alla vita, della famiglia, della libertà di educazione e per rivendicare un maggiore impegno a favore dei nuclei familiari. Non un’esclusiva italiana, dunque, ma nel cuore dell’Europa manifestazioni fortemente partecipate, di “popolo” come direbbe la sinistra, se solo si avesse l’onestà intellettuale di guardare alla realtà senza pregiudizi.
E, probabilmente, è proprio in quest’ultima considerazione che sta l’unica vera «originalità» del «dies familiae». Quella che si va preparando per il 12 maggio, infatti, è la prima grande manifestazione dell’ultimo decennio in Italia che non sia stata organizzata da partiti politici o sindacati, né da lobby professionali delle sfilate e delle proteste, ma da una vasta e anche assai composita porzione della società civile. […]

Il testo integrale dell’articolo di Francesco Riccardi è stato pubblicato sul sito di Avvenire

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