Abbiamo raggiunto e superato oggi la quota di 3.000 sbattezzi registrati e documentati nel portale sbattezzati.it.
Molte persone ci hanno contattato per chiedere come fare a registrare nel sito l’avvenuta annotazione della volontà di non essere più considerati appartenenti alla Chiesa cattolica apostolica romana (o ad altre denominazioni religiose) avendo perso la copia della comunicazione ricevuta all’epoca, e molte altre potrebbero ritenere la questione un fatto privato, quindi il numero di sbattezzi effettivi nel nostro paese è sicuramente molto più alto (almeno venti o trenta volte di più, ma si ipotizzano anche cifre maggiori), come testimoniato dal numero di download del modulo e da dati forniti da alcune diocesi (ad esempio, nel 2016 erano stati indicati dalla diocesi di Udine 127 sbattezzi in cinque anni, che corrisponderebbero ad oltre 600 negli ultimi venticinque, a fronte di solo 26 mappati nel sito).

Almeno una parrocchia ogni dieci presenti nel nostro territorio ha ricevuto una o più richieste di sbattezzo: 2.392 su circa 22 mila. Un dato che dimostra la diffusione del fenomeno in tutto il nostro paese e che emerge immediatamente osservando la mappa delle parrocchie destinatarie delle 3.000 raccomandate di sbattezzo.
La comunicazione in risposta al richiedente è in genere molto formale ed è impostata su modelli standard abbastanza burocratici. In alcuni casi, come nel vicariato di Roma, è apposta l’annotazione “Abiura” sulla scheda dati del battesimo, con tanto di numero di protocollo della stessa.

In questi anni non sono però mancate risposte, diciamo, un po’ particolari. Approfittiamo di questo post per raccontarne (e mostrarne) alcune.
Il parroco di San Bartolomeo e San Michele a Roccabianca (PR) è stato molto sbrigativo («Fatto. Con tanti saluti.»). Dal parroco di San Michele Arcangelo a San Michele Salentino (BR) è arrivata la raccomandazione di informare i familiari perché rispettino la volontà espressa mentre a Sant’Evasio a Parma (PR) viene espressa stima per la coerenza.
Il parroco di San Giorgio Martire a Venezia ha scritto «La informo che la sua decisione non ci addolora affatto e che ci fa molto piacere che persone come lei se ne siano andate dalla Chiesa. Non ne eravate degni.»
Il parroco della Beata Vergine Immacolata di Lourdes a Maranello (MO), scrive «Mi fa sorridere tutta questa foga di far scrivere su un vecchio registro polveroso dove nessuno andrà a cercare, considerando che l’atto del battesimo è avvenuto e nulla cambia aggiungere altro inchiostro. Avremmo risparmiato carta e raccomandate.»
Da San Leonardo Abate a San Giovanni Rotondo (FG), «si precisa che detto atto di defezione, essendo teologicamente e giuridicamente un atto di estrema gravità, a norma dei canoni 1331 e 1364 del Codice di Diritto Canonico 1983, comporta la giusta pena canonica della scomunica latae sententiae.»
Da San Pietro a Bisceglie (BT) si sottolinea che «nonostante tutte le annotazioni e i regolamenti tutelanti la Privacy, il Sacramento del Battesimo è indissolubile, nessuno può cancellarlo, perché non è azione umana ma opera di Dio.»
Il parroco di San Donato a Mondovì (CN) si lamenta di quanto è scritto nella richiesta in merito all’esercizio del diritto e alla tutela della privacy: «Rispetto la sua volontà di non far più parte della Chiesa Cattolica, ma lasci che le esprima la mia amarezza. Non è per me un semplice atto amministrativo e non merito tutta quella serie di minacce e intimidazioni del modello di domanda che lei ha usato.»
Da Santa Maria del Carmine (Arcispedale Santa Maria Nuova) a Reggio Emilia viene detto che «è con immensa gioia che le comunico che lei è stata cancellata dal Registro dei Battezzati. Le comunico altresì che per la Chiesa una, santa, apostolica, romana, il santo battesimo imprime un carattere indelebile che, suo malgrado, lei dovrà portare per tutta l’eternità!»
Quanto alle motivazioni alla base della scelta di “sbattezzarsi”, le testimonianze rivelano un quadro variegato di motivazioni, tutte però riconducibili a un profondo bisogno di coerenza personale, autonomia e dissenso verso l’istituzione ecclesiastica.
Molte persone descrivono lo sbattezzo come un passo indispensabile per allineare la propria identità formale con le proprie convinzioni interiori. Si tratta di una scelta profondamente personale, che porta a una sensazione di leggerezza e liberazione. Come dichiarato da una testimonianza, lo sbattezzo è un passo «per coerenza, onestà nei propri confronti e serenità morale». Per altri, è «un regalo che ho fatto a me stessa» o «una liberazione mettere a posto la “cartaccia” e allineare i documenti al proprio sentire». L’obiettivo è vivere in armonia con il proprio pensiero, anche se non sempre questa decisione viene compresa o accettata da amici e familiari.
Una motivazione ricorrente è la contestazione del battesimo imposto in età neonatale, quando l’individuo non aveva la capacità di intendere e di volere. Molti esprimono il desiderio di annullare un legame «forzatamente ammesso», sentendosi «liberato finalmente da un’autorità ecclesiastica non scelta da me». Chi ha subito il battesimo da bambino, senza aver avuto voce in capitolo, vede lo sbattezzo come un modo per «togliersi quella identità che ci hanno dato quando eravamo vulnerabili e impossibilitati di scegliere», o addirittura come la rettifica di una «prima forma di violenza gratuita». Questo atto consente di reclamare la propria identità.
Le critiche alla Chiesa Cattolica sono molteplici e toccano diversi aspetti:
- Insegnamenti discriminatori e retrogradi. Molti non condividono gli insegnamenti della Chiesa, spesso percepiti come «discriminatori e fuori del tempo», «ostili alle donne», o caratterizzati da «razzismo, moralismo, anti-meritocrazia». Viene fortemente criticata la posizione della Chiesa verso la comunità LGBTQ+, il suo «bigottismo» e il suo essere un «sistema che mi discrimina e opprime». Una persona trans scrive di aver sentito «un forte bisogno di dichiararmi assolutamente fuori da questo ente che non riconosce la mia identità».
- Corruzione e abusi. Diverse testimonianze denunciano la «pedofilia gestita», gli «abusi» e i «crimini indicibili» commessi in passato e tuttora dalla Chiesa, definendola un «circolo pieno di ipocrisia e ladrate» o una «associazione a delinquere».
- Ingerenza nella politica e nella società. Un tema centrale è l’opposizione all’«insensato potere sullo Stato laico» e alle «continue ingerenze nell’attività legislativa dello stato Italia». Le persone si sbattezzano per non essere «conteggiati come un numero che a loro fa comodo» o per non alimentare le statistiche che la Chiesa usa per «influenzare la vita politica del paese» e «bloccare i diritti civili». Le dichiarazioni del papa su temi come il DDL Zan e la guerra in Ucraina hanno spinto molti a formalizzare il loro distacco, proclamando «Non in mio nome!».
Lo sbattezzo è spesso visto come un gesto politico fondamentale per promuovere una vera laicità dello Stato italiano. Molti credono che sia l’unico modo per «togliere potere contrattuale alla chiesa» e per «far sentire la voce dei non credenti». Contribuire a «rendere il nostro paese più laico e giusto» è un obiettivo primario. Come sottolineato da più voci, «se tutti i non credenti facessero lo stesso, allora sarebbe davvero un passo enorme verso la libertà di pensiero». Per alcuni, è un «dovere civico» o un «piccolo, importantissimo passo verso l’emancipazione dal credo».
In sintesi, per molte persone lo sbattezzo è un atto che va ben oltre la mera formalità burocratica. È una sorta di dichiarazione di indipendenza intellettuale e morale, un rifiuto consapevole di far parte di un’istituzione che non rappresenta più, o non ha mai rappresentato, i propri valori. Per molti, significa sentirsi «finalmente liberi», «liberati da un senso di oppressione», o addirittura vivere una «rinascita». È un gesto che, seppur «piccolo» nel singolo caso, assume un’«importanza smisurata» a livello collettivo, contribuendo a un futuro dove la libertà di pensiero e l’autodeterminazione siano riconosciute e rispettate per tutti.
Per l’Uaar la cosa importante è il riconoscimento del diritto alla corretta rappresentazione di sé in termini giuridici, anche in considerazione del fatto che la libertà religiosa comprende il diritto di non professare nessuna religione e di non essere considerati sudditi di una Chiesa, dichiarandolo esplicitamente. Le motivazioni personali possono essere molteplici, e tutte hanno una loro dignità.
Loris Tissino
