Apostasía Colectiva Matilde Landa: la laicità come atto di memoria storica

Nasce in Spagna una campagna di apostasia collettiva come denuncia della persistente influenza clericale nello Stato. Affronta il tema Federica Marzioni sul numero 5/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.


Nel cuore della Spagna ancora attraversata da tensioni irrisolte tra religione e Stato, un’iniziativa collettiva mina le fondamenta strutturali e simboliche del potere clericale. Si tratta del progetto “Apostasía Colectiva Matilde Landa”, una rinuncia manifesta e consapevole alla religione cattolica, che si fa anche esercizio di memoria storica.

La campagna è stata lanciata lo scorso 7 aprile ed è promossa da una piattaforma di cittadine e cittadini di Madrid inizialmente accomunati da una medesima passione, quella delle passeggiate urbane che ripercorrono i sentieri della memoria storica attraverso l’architettura e il tracciato della città. Al principio dell’anno, il collettivo decide di fare un ulteriore passo: spezzare il silenzio attorno a una parte della storia spagnola, volutamente rimossa, passando a un’azione tesa a mettere in discussione l’ingerenza ecclesiastica nella vita civile in Spagna.

Nasce così il collettivo “Apostasía Colectiva Matilde Landa”, con una doppia finalità: la promozione della laicità attraverso attività culturali e il consolidamento di uno “spazio di consulenza” per chi sceglie di formalizzare la propria rinuncia all’appartenenza alla chiesa cattolica (il procedimento è simile all’iter italiano). Ho avuto l’opportunità di conoscere a Madrid una delle promotrici, l’attivista Victoria Morán, che nel corso della nostra conversazione sottolinea più volte l’urgenza di dare risposta a un intenzionale vuoto informativo intorno al libero esercizio del diritto all’apostasia.

Il nome scelto per questa campagna non è casuale. Matilde Landa è una figura dimenticata dai libri di scuola, invisibile nella toponomastica e appena presente nelle commemorazioni militanti: antifranchista, atea, impegnata nella difesa a oltranza dei diritti delle donne.

Matilde Landa nacque a Badajoz (Extremadura) nel 1904, in una famiglia atea e repubblicana. Intellettuale autodidatta, attivista politica nelle fila del partito comunista spagnolo, durante la guerra civile ricoprì ruoli fondamentali nell’organizzazione degli aiuti ai civili, negli ospedali e nel soccorso ai prigionieri politici. Dopo la sconfitta della Repubblica, fu incarcerata dal regime franchista e detenuta nella prigione femminile di Ventas.

La sua cella si trasformò in un luogo di solidarietà tra detenute politiche, sede di un improvvisato punto di aiuto legale, l’“Oficina de Penadas” (L’ufficio delle condannate). Trasferita più tardi presso il carcere di Palma di Maiorca, subì torture fisiche e pressioni psicologiche costanti, alle quali Matilde non cedette mai. Quando fu ordinata la sua conversione forzata al cattolicesimo e programmato il suo battesimo pubblico, preferì gettarsi dal tetto della prigione.

Il suo suicidio fu l’ultimo atto di un’esistenza spesa per la libertà, la dignità e la coerenza. Per anni, il suo nome è rimasto ai margini della storia ufficiale. Era il 26 settembre 1942. Oggi, quell’atto estremo di rifiuto, grazie a un’iniziativa dal basso, è simbolo di una ribellione civile contro la complicità storica e presente tra Chiesa e potere politico. L’iniziativa ha raccolto centinaia di adesioni in diverse città spagnole: da Madrid a Barcellona, da Palma di Maiorca a Siviglia.

In molti casi, si è scelto di presentare congiuntamente le dichiarazioni di apostasia alle autorità ecclesiastiche locali, in chiave di rivendicazione collettiva. In un Paese dove le fosse comuni del franchismo restano ancora parzialmente inesplorate e dove la transizione democratica è avvenuta senza fare davvero i conti con i crimini della dittatura, l’“apostasia Matilde Landa” mette in discussione l’intera architettura della rimozione.

La memoria storica diviene una vera e propria pratica laica: scegliere di uscire dai registri ecclesiastici è rivendicare pubblicamente una rottura con la continuità clericale che pervade ancora l’educazione pubblica, i finanziamenti statali alle confessioni religiose e la narrazione cattolica della storia nazionale. L’articolo 16.3 della Costituzione spagnola del 1978 riflette il modo in cui lo Stato, pur dichiarandosi aconfessionale, continua a intrattenere rapporti istituzionali privilegiati con le religioni, in particolare con la chiesa cattolica.

Testo dell’articolo 16.3: «I poteri pubblici terranno conto delle convinzioni religiose della società spagnola e manterranno conseguenti rapporti di cooperazione con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni». Da una parte, lo Stato si proclama aconfessionale (articolo 16.1: «lo Stato garantisce la libertà ideologica, religiosa e di culto degli individui e delle comunità, con l’unico limite di tutelare l’ordine pubblico»); subito dopo (articolo 16.3) riconosce esplicitamente un rapporto privilegiato con la Chiesa cattolica, nominata per prima e distinta dalle «altre confessioni», quale favoritismo istituzionale. La religione non dovrebbe avere spazio nell’ambito pubblico, nell’istruzione, nella sanità e nella legislazione (articolo 16.1) tuttavia, grazie all’articolo 16.3:

  • La religione cattolica continua a essere insegnata nelle scuole pubbliche.
  • Le confessioni religiose hanno diritto all’assistenza spirituale nelle carceri, ospedali e forze armate, con fondi pubblici.
  • Lo Stato finanzia indirettamente la Chiesa cattolica tramite l’Irpf (imposta sul reddito).

C’è di più. Mentre lo Stato spagnolo riconosce le credenze religiose, non si fa menzione delle concezioni non religiose della vita. Non viene contemplato il diritto a non credere.

Per ora, tutto il mondo è paese.

La piattaforma “Apostasía Colectiva Matilde Landa” si propone di sostenere chi sceglie di apostatare, di raccoglierne l’esperienza e far luce sull’opacità delle statistiche. In Spagna non esistono dati ufficiali e centralizzati sul numero di persone uscite dai registri della Chiesa perché quest’ultima non è vincolata ad alcun obbligo legale di trasparenza. Molte diocesi rifiutano di annotare formalmente l’apostasia nei registri battesimali. L’Agenzia spagnola per la privacy (Aepd) riceve alcune richieste di cancellazione dei dati religiosi ma si tratta solo di una parte dei casi totali. Secondo il Cis (Centro de investigaciones sociológicas), oltre il 30% della popolazione si dichiara non credente ma non necessariamente ha apostatato.

Il rapporto Laicità in cifre 2024 a cura della Fondazione Ferrer i Guardia (novembre 2024)1 analizza il ruolo della laicità nella difesa dei valori democratici e come strumento di risposta ai discorsi d’odio. La laicità è intesa non solo come separazione tra Stato e religione, ma come difesa del pensiero critico, della razionalità e della libertà di coscienza. Si stima che:

  • Il numero di persone non credenti in Spagna ha raggiunto livelli storici. La percentuale della popolazione totale (48 milioni di abitanti) che si dichiara cattolica è scesa dal 79 % circa nel 2005 al 55–56 % nel 2024. Attualmente, circa il 39–42 % della popolazione si dichiara atea, agnostica o indifferente.
  • I giovani sotto i 44 anni si dichiarano prevalentemente non religiosi.
  • La religiosità è più alta tra gli uomini rispetto alle donne (10 punti di differenza).
  • Catalogna e Paesi Baschi sono le regioni a più alta maggioranza di non credenti.
  • Calano i praticanti religiosi: dal 59% (2000) al 32,5% (2024). La partecipazione a riti religiosi si concentra sempre meno sulla pratica e più su eventi sociali (manifestazioni, volontariato, eccetera).
  • La Chiesa cattolica riceve lo 0,7% dell’Irpf (dichiarazione dei redditi), cioè 1 contribuente su 10 seleziona solamente la casella per la Chiesa. Nel 2023 sono stati assegnati alla chiesa cattolica 273,8 milioni di euro, ciò significa che le donazioni alla Chiesa sono in calo ma quelle combinate (Chiesa + fini sociali) si stabilizzano.
  • Il 20% degli studenti è iscritto a scuole confessionali, quasi tutte sovvenzionate dallo Stato. In regioni come Castiglia e León o La Rioja, oltre il 30% degli alunni frequenta scuole cattoliche. In Catalogna, Paesi Baschi e Baleari, la maggioranza degli studenti non segue l’insegnamento della religione cattolica.
  • Cresce l’adesione ad attività alternative alla religione, specialmente nella scuola pubblica. Si riducono sia gli studenti che frequentano religione sia i docenti di religione (da 40.000 a 35.799 in due anni).
  • Le unioni civili sono l’80% in Spagna; in Catalogna raggiungono il 90%.
  • Per la prima volta, nel 2022, i nati fuori dal matrimonio superano il 50%.

Il rapporto dimostra una crescente secolarizzazione della società spagnola, con una netta diminuzione della religiosità praticata. La laicità è vista come strumento chiave per difendere la democrazia, la diversità e i diritti umani. Eppure il processo di secolarizzazione non comporta ancora una esplicita volontà di azione politica che neghi il supporto istituzionale alla chiesa cattolica. Così come il calo della popolazione che si dichiara credente non implica un’apostasia formale. La campagna “Apostasía Colectiva Matilde Landa” rappresenta un’iniziativa necessaria.

Il 26 giugno circa quindici persone si sono date appuntamento presso l’arcidiocesi di Madrid per una richiesta collettiva di apostasia. È stato loro intimato di entrare uno alla volta, benché non esista alcun divieto di svolgere accompagnati una qualsiasi pratica. Alcune richieste non sono state ammesse perché non allegavano la copia autenticata del documento d’identità, benché la normativa indichi che sia sufficiente la fotocopia del documento d’identità.

Ancora una volta, tutto il mondo è paese.

Federica Marzioni

 


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