Dopo diverse città anche il Comune di Torino introduce corsi prematrimoniali laici, segno di un cambiamento sociale diffuso. Affronta il tema Daniele Passanante sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Le istituzioni si attivano per proporre corsi prematrimoniali laici rivolti alle coppie che scelgono il rito civile o le unioni di fatto. Lo hanno già fatto recentemente con successo i Comuni di Milano e Firenze e presto anche Torino farà partire percorsi di formazione per i futuri sposi. Fino a qualche tempo fa non c’erano alternative e gli unici corsi per affrontare il matrimonio erano quelli proposti dalle parrocchie.
Obbligatori per chi sceglie il rito religioso, sono da sempre tenuti da sacerdoti che, salvo eccezioni, non si sono mai sposati. Mentre i corsi parrocchiali si svolgono sulla base del principio biblico, secondo cui la moglie deve essere sottomessa al marito, affrontando tematiche come la vita di coppia, il significato del matrimonio cristiano, l’irrevocabilità del sacro vincolo, l’obbligo di fedeltà e la sessualità orientata alla procreazione, i corsi laici, tenuti da esperti, propongono un percorso paritario tra i coniugi, che affronta il tema giuridico del matrimonio e gli aspetti psicologici di una relazione di coppia.

A Milano i corsi prematrimoniali laici hanno avuto un risultato molto positivo in termini di partecipazione. Lanciati lo scorso febbraio, dopo una prima sessione primaverile, sono stati riproposti nel mese di ottobre. Il progetto è in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Milano. È offerto un corso di preparazione gratuito per le coppie residenti nel territorio comunale che intendano unirsi in matrimonio in sede civile o costituire un’unione ai sensi della legge numero 76 del 2016. I prossimi due cicli di incontri sono previsti a marzo e ottobre 2026 e si svolgeranno nella sala Brigida di palazzo Marino, sede centrale del Comune di Milano in piazza della Scala.
Ma i corsi prematrimoniali laici non sono una assoluta novità. I primi, realizzati nel 2014 a Genova a cura dell’Uaar con il patrocinio del Comune, erano rivolti a un massimo di dieci coppie. Anche altri Comuni come Genova, Napoli e Brescia li hanno istituiti in passato. Ora, ispirati dalla recente esperienza milanese, saranno introdotti anche a Torino in seguito alla mozione che lo scorso 17 novembre 2025 ha presentato in Consiglio comunale la giovane vicepresidente Ludovica Cioria (Pd).
La mozione, approvata con 23 voti favorevoli e 4 astenuti, è partita dall’analisi dei numeri che evidenziano una crescita significativa dei matrimoni con rito civile. Secondo i dati Istat infatti, nel 2023 sono stati celebrati in Italia 184 mila e 207 matrimoni, di cui il 58,9% con rito civile a cui si aggiungono poco più di tremila unioni civili. In Piemonte su un totale di 12 mila e 754 matrimoni, il 72,8%, pari a 9.280, sono stati celebrati in Comune. A Torino nell’ultimo anno alla data del 30 novembre 2025 sono stati 1.146 i matrimoni e 78 le unioni civili. A livello della diocesi di Torino, i matrimoni religiosi sono passati da oltre 5.000 nel 2002 a circa 1.500 nel 2023 e la tendenza vede un calo sempre più marcato. A livello nazionale, i matrimoni religiosi sono diminuiti dell’8,2% nel 2023 rispetto all’anno precedente, con una flessione costante della quota di matrimoni celebrati con rito religioso rispetto a quelli con rito civile, che sono ormai la maggioranza.
I corsi prematrimoniali offrono quindi alle coppie strumenti utili per affrontare consapevolmente la vita coniugale, trattando temi come la comunicazione, la gestione dei conflitti, l’educazione di eventuali figli e gli aspetti legali ed economici del matrimonio. La proposta di Torino va incontro alla necessità di garantire a tutti i cittadini l’accesso a percorsi formativi che rispondano alle esigenze e ai valori delle coppie, indipendentemente dalla fede o dall’orientamento sessuale.
L’obiettivo è quello di contribuire a promuovere una cultura di rispetto e inclusione, valorizzando la diversità delle scelte personali. L’attivazione di incontri con commercialisti e avvocati esperti di diritto di famiglia, psicologi, ginecologi, andrologi, sessuologi, potrebbe aiutare le neocoppie a comprendere meglio i diritti e i doveri derivanti da un’unione civile: per esempio la gestione del patrimonio e i regimi economici, le responsabilità genitoriali e i diritti dei figli, le modalità per risolvere eventuali controversie.
Dal 2022 il Consiglio del Comune di Torino ha approvato l’adesione all’iniziativa del “Network family in Italia”, rete dei Comuni amici delle famiglie, proprio per sottolineare il valore e l’importanza socioculturale delle famiglie e di quanto vadano sostenute direttamente, indirettamente e anche preventivamente.
«Lo strumento dei corsi prematrimoniali – conclude la mozione – è sicuramente un mezzo per far conoscere le criticità che possono mettere a rischio la solidità e la durata delle famiglie, come pure per condividere buone pratiche che possano aiutare ad affrontare la quotidianità di una coppia che è a tutti gli effetti famiglia».
Sull’argomento abbiamo intervistato Ludovica Cioria, classe 1989, dottoressa in Scienze del governo, formatrice ed esperta in comunicazione pubblica, politica e istituzionale. Dal 2021 è vicepresidente del Consiglio comunale di Torino.
Quanto è difficile oggi in politica introdurre il tema della laicità, quindi affrontare questioni legate alla laicità?
Sicuramente attraversiamo una fase dove la laicità è più che mai per me un bisogno valoriale, esattamente come tutti gli altri valori che vogliamo affermare attraverso il lavoro nelle istituzioni. È difficile perché la laicità ancora oggi è vista come la negazione di qualcun altro, quando in realtà significa stare al di sopra di alcune differenze e abbracciare una visione collettiva, che però sia basata sulle istituzioni e non meramente identitaria e quindi sulle scelte di vita comune che noi facciamo. È difficile, ma non impossibile e quindi secondo me va fatta.
Quali sono le reazioni che altre forze politiche hanno rispetto a queste tematiche?
Il crinale di reazione più spontanea è quello tra conservatori e progressisti. Sono proprio i conservatori che patiscono maggiormente questo tipo di ragionamenti e non uso questo termine a caso. Loro proprio soffrono, come se affermare la necessità di avere spazi comuni laici diminuisse i loro spazi. E non è assolutamente così. Abbiamo scontato sicuramente un pregiudizio da parte di alcune forze di destra, però quello che ho notato non è più così palese, cioè la critica che si vuole muovere a determinate iniziative non viene mai definita come una critica alla laicità, ma viene sempre definita come una critica organizzativa, contenutistica.
Forse perché ci si è in fondo resi conto anche negli ambienti conservatori che una guerra di bandiera non fa bene neanche a loro. Quindi stanno un po’ cambiando alcune strategie nell’opporsi a determinate iniziative. Però lo fanno. Ed è successo anche nel caso dei corsi prematrimoniali laici. Con la presenza in Consiglio del collega Silvio Viale abbiamo su questi temi una voce molto critica e avanguardistica rispetto ad alcune battaglie. Io sono atea e mi sento parte di una categoria, perché sono atea per scelta consapevole e ragionata e questo non fa sì che io non riesca a capire altre scelte. Quello di cui abbiamo bisogno è non cadere nella trappola della faziosità, perché ci disegnano in un certo modo, ma continuare a tessere questo spazio comune che è quello della laicità dove anche persone che hanno fatto altre scelte si ritroveranno.
In che cosa consistono questi corsi, a chi sono rivolti e da chi saranno tenuti?
Abbiamo pensato di rivolgerci alle persone che scelgono di sposarsi presso il Comune di Torino. Qualsiasi tipo di coppia, di qualsiasi tipo di provenienza. Quello che conta per noi è che abbiano scelto la città di Torino. I corsi, aperti, liberi e gratuiti sono uno strumento civico, incardinato nel lavoro dell’assessorato e degli uffici che fanno capo all’anagrafe e allo stato civile. Si svolgono inizialmente in collaborazione con gli ordini professionali degli avvocati e delle avvocate, degli psicologi e delle psicologhe.
Abbiamo infatti pensato che fosse importante, al fine di porre basi solide per qualsiasi vita di coppia, tenere saldi due elementi, da un lato quello più squisitamente giuridico: e quindi qual è il significato dell’unione per il nostro Stato, e quali sono non solo i diritti e i doveri che sorgono in seguito a questa decisione. E quindi come lo Stato vede lo spazio comune della coppia, ma anche quali sono le questioni collegate e quindi i servizi che la città di Torino offre rispettivamente alle coppie, e infine le questioni di natura economica rispetto a una unione, le questioni relative alla cittadinanza e ai servizi per i cittadini e le cittadine nel momento in cui diventano una famiglia.
Poi una parte più squisitamente psicologica e quindi di natura relazionale, legata al modo in cui le persone che fanno parte di una coppia devono relazionarsi tra di loro: una comunicazione verbale e non verbale rispettosa, la capacità di riconoscere le crisi come elementi evolutivi e non solo come elementi distruttivi, la capacità di governare i conflitti che ci sono all’interno delle relazioni interpersonali.
È previsto un percorso specifico per le coppie Lgbt+?
In questo momento noi abbiamo strutturato il perimetro di lavoro attraverso l’atto approvato in Consiglio comunale e in questo 2026 saranno sperimentate le prime lezioni e quindi le prime due o più edizioni di questo corso nella sua versione minima. Questo vuol dire che i contenuti previsti saranno fruibili per tutte le tipologie di coppie che si sposeranno nel Comune di Torino e saranno pensati per questo. Infatti nel percorso di ingaggio degli Ordini professionali, che si occuperanno poi di erogare la parte formativa, abbiamo chiarito fin da subito che il corso sarebbe stato rivolto a tutti e tutte. Le cose da organizzare saranno poi collegate alle questioni più pratiche come possono essere quelle della lingua e quindi prevedere ipotetiche traduzioni sia in lingue straniere che in lingua dei segni e con l’eventuale presenza di mediatori e interpreti.
Che numeri ci sono?
Abbiamo numeri gestibilissimi considerato che sarà un’adesione volontaria. Siamo nell’ordine di un migliaio tra unioni civili e matrimoni. Sicuramente l’ordine di grandezza ci chiede almeno due di queste soluzioni in due diversi periodi dell’anno, in modo da abbracciare le due grandi stagioni matrimoniali: la primavera e dopo l’estate.
A partire da quando saranno attivi?
La partenza sarà questa primavera. La cosa che mi fa piacere è che sia a Milano che a Firenze l’iniziativa dei corsi prematrimoniali è partita da due assessore donne, giovani trentenni. Il bello è che questo ci dà anche una prospettiva generazionale, sicuramente una prospettiva di genere, nel senso che il fatto di eleggere giovani donne porta una ventata di novità nelle prospettive di alcuni assessorati. La differenza tra il nostro corso e il loro è che a Torino saremo i primi a inserire l’elemento psicologico relazionale all’interno del corso.
Quest’anno pilota ci restituirà una serie di dati rispetto a come è la partecipazione, quali sono i bisogni, quali le cose da modificare, perché magari si valuterà che c’è una grande richiesta di una versione on line. Inizialmente abbiamo bisogno di partire con versioni in presenza, perché riteniamo che sia molto bello anche il fatto di vedersi fisicamente in questo percorso comune e oltretutto uno dei soggetti coinvolti è il Centro relazioni e famiglie, centro accreditato alla città di Torino dove tutte le figure che sono connesse all’aspetto relazionale-familiare (quello legato alla coppia e quello legato ai minori) lavorano in sinergia per offrire servizi alle famiglie.
Daniele Passanante
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