Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.
La buona novella laica del mese di aprile è l’approvazione della delibera della Regione Campania che introduce la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza con modalità farmacologica e senza ricovero. La decisione formale è arrivata con il voto sulla delibera n. 143 del 23 aprile 2026 da parte della Giunta regionale. Il presidente della Campania Roberto Fico ha annunciato l’introduzione del percorso ambulatoriale coordinato e complesso esprimendo soddisfazione e parlando di «un passo concreto per tutelare la salute delle donne, rafforzandone diritti e autodeterminazione». L’assessore alle Pari opportunità della Regione, Claudia Pecoraro, ha ricordato che l’Organizzazione mondiale della sanità «considera l’interruzione farmacologica una pratica sicura e raccomandata, capace di tutelare la salute fisica, emotiva e psicologica delle donne». Per la deputata M5S Gilda Sportiello, molto attiva sul tema, «il provvedimento dimostra che quando c’è volontà politica, i diritti possono essere concretamente garantiti». Sebbene le linee guida ministeriali consentano l’aborto farmacologico senza ricovero già dal 2020, finora gran parte delle Regioni rimane indietro: infatti è possibile solo in Lazio ed Emilia Romagna e nelle provincie autonome di Trento e Bolzano, oltre che in Campania.
Il tribunale di Roma ha archiviato l’indagine per aiuto al suicidio nel caso di Sibilla Barbieri, che per esercitare il suo diritto a un fine vita dignitoso nell’ottobre del 2023 era stata accompagnata in Svizzera dal figlio e da Marco Cappato e Marco Perduca, i quali si erano poi autodenunciati. La donna, malata terminale e in condizioni ormai intollerabili, aveva fatto richiesta per il suicidio assistito in Italia ma la commissione medica della sua Asl non aveva riconosciuto il requisito del sostegno vitale, sebbene farmaci e trattamenti fossero per lei indispensabili per sopravvivere. Secondo la pm Alessia Natale, con motivazione accolta dalla gip di Roma Tamara De Amicis, non era stato considerato l’inevitabile peggioramento delle condizioni di salute della donna.
La Corte d’appello di Napoli ha condannato in sede civile un prete ex docente di Irc e il Ministero dell’Istruzione a pagare un risarcimento di 324 mila euro a una vittima di abusi sessuali per fatti risalenti agli anni Ottanta e denunciati nel 2010. Il sacerdote era stato assolto in primo grado e poi il reato era finito in prescrizione, ma in sede civile è arrivata la condanna.
Le recenti uscite del consigliere comunale di Formigine (MO) Costantino Righi Riva contro aborto e contraccezione hanno suscitato le reazioni di diversi esponenti politici. La capogruppo Avs in Consiglio Serena Mignano si è detta indignata: «Quelle parole non sono innocue: arrivano alle donne che hanno scelto di non avere figli, a quelle che non hanno potuto, a quelle che stanno attraversando percorsi di salute difficilissimi. Puntare il dito contro di loro è aberrante». Dal canto suo Patrizia Belloi, portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche, ha spiegato: «Definire l’aborto un “delitto” o un “costo sociale” non è solo un attacco alla libertà di scelta, ma una negazione della legge dello Stato e delle conquiste democratiche del nostro Paese». «È necessario ribadire che l’interruzione volontaria di gravidanza è un diritto garantito dalla legge 194, norma nata per sottrarre le donne alla clandestinità e tutelare la loro salute», ha aggiunto, «La democrazia non è un perimetro ritagliato sull’ideologia di una parte: le istituzioni hanno il compito di proteggere le libertà acquisite, non di ridurle a una questione di “priorità individuali”». Anche il Movimento 5 Stelle ha espresso sdegno. La consigliera comunale Alessia Nizzoli ha così definito le parole di Righi Riva: «Non siamo davanti a una semplice provocazione, ma all’espressione di una visione ideologica che rimette in discussione diritti fondamentali, libertà personali e conquiste di civiltà che appartengono alla storia democratica del nostro Paese», «chiedere l’abolizione della 194 significa colpire l’autodeterminazione delle donne e riportare il confronto pubblico indietro di decenni». Il coordinatore regionale M5S Gabriele Lanzi ha ribadito che «le parole di Righi Riva devono essere respinte con nettezza, senza ambiguità».
La nuova capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi ha fatto un’apertura verso una legge sul fine vita: «Dobbiamo discutere di una norma di civiltà. Ho chiesto qualche tempo, ho appena ereditato i dossier. Mi auguro di portare a casa una mediazione». Il riferimento di Craxi è sulla controversa proposta di legge presentata dalla maggioranza, con relatori Pierantonio Zanettin (FI) e Ignazio Zullo (FdI) e ferma da mesi nelle commissioni Giustizia e Sanità, che rappresenta di fatto un salto indietro anche rispetto ai pronunciamenti della Corte Costituzionale.
Infine qualche buona novella laica dall’estero.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha bocciato la legge approvata dal governo uscente di Viktor Orban in Ungheria contro la “propaganda” lgbt. Con il pretesto della tutela dei minori, la normativa reazionaria di fatto ha introdotto pesanti discriminazioni all’espressione e all’attivismo delle persone lgbt e promosso la censura verso contenuti che rappresentassero l’omosessualità. Per i giudici del Lussemburgo la legge ha quindi violato l’articolo 2 del Trattato sull’Ue. Il ricorso era stato promosso dalla Commissione Europea con il sostegno di 15 Stati membri e l’eurodeputata Tineke Strik, relatrice all’Europarlamento per la situazione dell’Ungheria, ha plaudito alla «storica sentenza».
L’eurodeputata M5S Carolina Morace ha salutato con «grande entusiasmo» il pronunciamento e chiesto al nuovo governo ungherese di fare un passo avanti: «Adesso toccherà al vincitore delle ultime elezioni Peter Magyar dimostrare nei fatti che è diverso da chi lo ha preceduto». E ha spronato l’Ue a chiedere l’abrogazione della controversa legge prima di sbloccare i fondi europei a favore dell’Ungheria. Inoltre ha fatto notare che tra i 15 Stati a sostegno della causa mancava l’Italia che «dunque, aveva sostenuto implicitamente questa legge chiaramente discriminatoria. Il governo Meloni è dunque fra gli sconfitti di questa decisione della Corte».
Anche in Spagna il governo vuole affermare la tutela del diritto all’aborto in Costituzione. Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma costituzionale per far sì che le autorità garantiscano «l’esercizio del diritto della donna all’interruzione volontaria di gravidanza in condizioni di reale ed effettiva uguaglianza, con tutte le prestazioni e i servizi necessari a tale esercizio». «Un giorno importante per la democrazia spagnola», ha rivendicato la ministra delle Pari opportunità Ana Redondo. La riforma dovrà passare al vaglio del Parlamento e richiede la maggioranza di tre quinti. Mentre la Chiesa cattolica e i clericali si mobilitano contro.
La redazione

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