Stop alla visita scolastica alla reliquia di Sant’Agata a Zafferana Etnea (CT)

L’Uaar diffida una scuola pubblica di Zafferana Etnea che aveva già organizzato l’uscita degli studenti per andare a «venerare la reliquia della Santa Patrona»: gli atti di culto in orario scolastico sono vietati

Una scuola prima organizza una visita devozionale alla reliquia di Sant’Agata, il suo «sacro braccio», in una parrocchia, per venerarla. Poi, dopo la diffida dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti tramite il circolo Uaar di Catania, fa retromarcia e annulla a tempo di record quella decisione illegittima. Gli atti di culto in orario scolastico sono infatti vietati, come chiarito da norme e sentenze, definitiva quella del Con­si­glio di Stato del 27 marzo 2017.

Stavolta è accaduto a Zafferana Etnea, nel catanese. Qui la dirigenza dell’Istituto comprensivo “Federico De Roberto” aveva pensato di emanare una circolare in cui si prevedeva, per ieri 4 giugno 2026 alle 9, prima la visita delle classi della scuola primaria di un plesso (portando «un tulipano bianco»), poi alle 11,30 quella degli studenti della secondaria di primo grado (con un «fazzoletto bianco»). Gli studenti avrebbero avuto così «la possibilità di accostarsi e venerare la reliquia della Santa Patrona», accompagnati dai docenti. Una visita che non avrebbe nemmeno tenuto conto dei risvolti macabri, dato che l’oggetto esposto sarebbe il braccio del cadavere di Sant’Agata, che l’arcivescovo Luigi Renna ha portato in una parrocchia della cittadina.

Dopo aver saputo la notizia, l’Uaar ha inviato subito una diffida, agendo per con­tri­buire all’affer­ma­zione del supremo prin­ci­pio costitu­zio­nale di lai­cità dello Stato, delle scuole pub­bli­che e delle isti­tu­zioni, e otte­nere il rico­no­sci­mento della piena ugua­glianza di fronte alla legge di tutti i cit­ta­dini indi­pen­den­te­mente dalle loro convin­zioni filo­so­fi­che e reli­giose. L’Istituto dopo poche ore è dovuto tornare sui propri passi, revocando in autotutela quella circolare, tra l’altro «considerato il dovere dell’istituzione scolastica di garantire un ambiente educativo pienamente inclusivo, privo di qualsiasi effetto discriminatorio, diretto o indiretto».

Il dirigente, interpellato dal quotidiano La Sicilia, si è difeso sostenendo che «nessuno ha imposto niente» e che «gli alunni che, a seguito del parere contrario dei genitori, non volevano partecipare alla visita sarebbero rimasti in classe, a fare lezione, all’insegna della piena libertà». Ma qui sbaglia, perché autorizzare la partecipazione a riti religiosi in orario scolastico è illegittimo, anche se chi non vuole non è coinvolto.

Anche perché di fatto, in barba alla privacy, ciò costringe gli studenti a palesare la propria appartenenza confessionale. Non basta vantarsi del fatto che l’istituto è «una grande famiglia, una scuola inclusiva che accoglie tutti e non a caso definita una scuola d’eccellenza»: bisogna anche mettere in pratica certi principi. Infatti l’inclusività non può fare a meno della laicità: significa pure non far partecipare gli studenti “volontari” a riti religiosi quando si dovrebbe fare lezione, discriminando di fatto gli altri.

Tante scuole fanno finta di non sapere che gli atti di culto in orario scolastico sono vietati. Per permettere ai cittadini di tutelarsi, l’Uaar mette a disposizione le istruzioni e la diffida contenute nella pagina “Messe, preghiere, benedizioni e visite pastorali nella scuola pubblica“.

Comunicato stampa

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